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Guai per Netflix: accusata di corrompere i critici cinematografici

Netflix sta senza dubbio nominando l'attuale Awards Season: ai Critics Choice Awards ha ottenuto 61 nomination, quasi il doppio del competitor più vicino, e ai Golden Globe ben 14. 

 

 

Il gigante dello streaming ha anche tra le mani il film con il maggior numero di nomination: The Irishman di Martin Scorsese ne ha ricevute 14 ai CCA e 5 ai Golden Globe, dove 4 dei 10 candidati a Miglior Film sono produzioni o co-produzioni Netflix.

 

Le nomination non sono poi così sorprendenti, dato il successo del film di Scorsese, ma adesso si sta addensando qualche ombra su alcune delle politiche promozionali di Netflix.

 

Il Washington Post ha appreso che Netflix ha pagato voli aerei e soggiorni costosi ai giornalisti che avrebbero poi votato ai CCA a Los Angeles e New York: una potenziale violazione sia dell'etichetta del premio sia dell'etica del giornalismo.

 

 

 

Questo periodo dell'anno è noto per la generosità di Hollywood: la Awards Season - che convenzionalmente si apre con il Toronto Film Festival a settembre per chiudersi con gli Oscar a febbraio - vede regolarmente membri dell'industria cinematografica e dei media ospitati a ricevimenti, a proiezioni a Los Angeles e New York, e non è raro che ricevano gadget e oggetti promozionali legati ai film che si contendono le nomination. 

 

L'obiettivo è ottenere supporto e, spesso, voti. 

 

Quest'anno però il Post ha appreso di almeno quattro viaggi non troppo in linea con le abitudini promozionali delle major: tutti includevano soggiorni in hotel di fascia alta e incontri privati ​​con registi e star, secondo tre persone che vi hanno partecipato ma che non sono autorizzate a parlarne pubblicamente.

 

Le interviste con 10 dirigenti di studio, consulenti ed esperti - molti dei quali hanno parlato a condizione che venga loro garantito l'anonimato a causa della sensibilità della questione - suggeriscono che i viaggi per i membri dell'Associazione Critics Choice sono diventati ormai fonte di promozione. 

 

Tre dei "viaggi di Netflix" - per The Irishman, Dolemite is my Name e I Due Papi - erano a Los Angeles.

 

Un quarto, per il film drammatico Storia di un Matrimonio, era a New York. 

 

 

 

I giornalisti sono stati ospitati in hotel che includevano il W Hollywood, il Four Seasons e il Beverly Hilton a Los Angeles, e il JW Marriott Essex House a New York.

 

Un membro della CCA che ha accettato un viaggio per I Due Papi ha affermato che il pacchetto includeva i biglietti aerei per Los Angeles, una colazione con i registi, i biglietti per una premiere al TCL Chinese Theatre di Hollywood e un soggiorno al Beverly Hilton, l'hotel dove vengono presentati i Golden Globe.

 

Il membro ha affermato che il viaggio non ha influito sul suo voto ai Critics Choice.

 

Il viaggio per The Irishman prevedeva una conferenza stampa privata con i protagonisti del film, tra cui Martin Scorsese e Al Pacino, i biglietti per la prima al TCL Chinese Theatre - che per l'occasione è stato trasformato in una strada di New York piena di auto d'epoca - un pacchetto di buoni per il servizio Uber e un soggiorno al Four Seasons.

 

Le sistemazioni dell'hotel vanno dai 500 dollari per la camera più semplice agli oltre 2000 per una suite con una camera da letto.  

 

 

 

Il viaggio per Dolemite is my Name è stato in occasione di evento più ampio sponsorizzato dalla CCA - dove è stata onorata la star del film Eddie Murphy e altri attori afroamericani di altri studi - ma il viaggio e il soggiorno ai giornalisti sono stati pagati da Netflix. 

 

Netflix inizialmente ha rifiutato di commentare, ma dopo che questa storia è stata pubblicata online un portavoce ha inviato via e-mail la seguente dichiarazione:

"Siamo incredibilmente orgogliosi dei nostri film e questo è ciò su cui ci stiamo concentrando.

Ospitare membri dei media ai junkets, alle conferenze stampa e agli eventi è una pratica di lunga data nel settore - e che tutti gli studi utilizzano."

 

Il CCA include giornalisti cinematografici e televisivi provenienti da tutti gli Stati Uniti.

Un numero considerevole proviene dal Midwest, dal Sud e da altre aree del paese senza un'alta concentrazione di media di intrattenimento. 

 

I sostenitori di Netflix affermano che i viaggi non sono altro che un'estensione della pratica comune dei junkets di Hollywood: viaggi pagati per i giornalisti, spesso in luoghi da sogno, con l'obiettivo di promuovere un film o uno show televisivo. 

 

 

 

Nelle ultime settimane Fox Searchlight e Sony Pictures, ognuna con più di un film nella Awards Season, hanno portato i membri della Hollywood Foreign Press Association - che vota ai Golden Globe - in luoghi tropicali come le Hawaii e Cabo San Lucas in Messico per far loro visitare i set dei film in uscita. 

 

I critici di Netflix, tuttavia, fanno una distinzione tra tali viaggi e ciò che la compagnia ha fatto con i suoi viaggi a New York e Los Angeles.

 

"Non c'era nessun junket e quindi nessuna ragione per i giornalisti di essere lì, nessuna storia [significativa] ne è venuta fuori", ha detto un dirigente di una società rivale che ha chiesto di non essere identificato perché non autorizzato dalla società a parlare con i media.

"Era semplicemente un regalo, così avrebbero votato per i loro film." 

 

Va sottolineato che, nonostante l'alto numero di nomination ricevute da Netflix, alcune di quelle che alla vigilia erano date per scontate non si sono poi concretizzate, come ad esempio quella per Robert De Niro in The Irishman o quella per Eddie Murphy in Dolemite is my Name.

 

Nessuno dei due attori ha ricevuto nomination mercoledì dalla Screen Actors Guild, un gruppo con regole più rigorose sulla campagna dei premi. 

 

 

 

Le cosiddette corporazioni - che includono anche registi, produttori e altri - hanno controlli più severi su ciò che gli elettori possono accettare.

 

Ancora più rigorosa è l'Academy che sovrintende agli Oscar, che vieta persino qualsiasi contatto diretto tra nominati ed elettori: uno di questi incidenti nel 2017 ha comportato il ritiro della nomination di Greg P. Russell, montatore del suono di 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, che aveva telefonato ai suoi colleghi membri dell'Academy per parlare del film. 

 

"Quando sei un critico, vieni pagato per la tua opinione e ciò di cui il pubblico ha bisogno è che la tua opinione sia degna di fiducia.

Se un critico viene portato da Netflix a Los Angeles e alloggia al Four Seasons, e scrive poi un'opinione su Storia di un Matrimonio, il pubblico lo troverà meno affidabile.", ha dichiarato Kathleen Culver, direttrice del Center for Journalism Ethics presso l'Università del Wisconsin a Madison.

 

Samuel Freedman, che insegna a un corso di etica giornalistica presso la Columbia University Graduate School of Journalism, ha affermato che l'onere spettava ai giornalisti, che avrebbero dovuto rifiutare le offerte di Netflix. 

 

"Non incolpo Netflix per aver tentato di influenzare il voto - che è quello che stanno facendo", ha detto Freedman.

“Incolpo le organizzazioni giornalistiche, sia a livello di singolo critico sia a livello di chiunque sia responsabile dell'etica.

Non credo sia un segreto per nessuna organizzazione giornalistica che non si dovrebbe accettare un omaggio, in particolare un viaggio in una grande città che ti mette alla presenza di un regista con l'intento di abbagliarti e farti girare la testa “.

 

 

 

Per alcuni veterani di Hollywood di lunga data, la notizia dei "viaggi di Netflix" ha sollevato lo spettro di un'era precedente: Harvey Weinstein.

 

Il modo in cui l'ex produttore corteggiava gli elettori divenne così noto all'Academy che la stessa elaborò norme più severe, scritte specificamente per fermarlo.

 

Ma non si hanno racconti di Weinstein che pagava viaggi aerei e soggiorni di lusso ai critici cinematografici in giro per gli Stati Uniti. 

 

"Questo è Harvey sotto steroidi", ha detto un dirigente rivale, parlando a condizione di restare anonimo. 

 

E i paragoni con le aggressive campagne di promozione di Harvey Weinstein non sono in fondo così casuali: la campagna sulla Awards Season di Netflix è gestita da Lisa Taback, una dirigente che una volta ha aiutato a supervisionare le campagne di Weinstein.

 

Taback ha rifiutato di commentare l'argomento.

 

Le voci continuano a rincorrersi e la bomba è stata lanciata: se davvero si dovesse concretizzare l'accusa di corruzione, per Netflix sarebbe un danno non indifferente. 
Oltre a perdere le nomination ottenute, il danno andrebbe sicuramente a ledere l'immagine del brand agli occhi di critica e pubblico. 

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6 commenti

Nuriell

3 mesi fa

Sapete, hanno fatto tanto per bloccare Netflix e mettergli i bastoni fra le ruote nelle nomination ai premi che contano, in primis tentando proprio di eliminarla del tutto relegandola ai premi per la tv, che sono portato a credere che questa sia più che altro una campagna di diffamazione tramite notizie ingigantite.

Il semplice fatto che mi venga automatico pensare questo credo faccia capire quanto male sta facendo hollywood in questo frangente.

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Claudio Bertelle

3 mesi fa

Questa è una strategia veramente infame. Che siano colpevoli o no ormai non ha più alcuna importanza, l'ombra del dubbio è stata gettata e i pregiudizi si stanno già insinuando nelle teste dei votanti ... che tristezza !!!

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Mike

3 mesi fa

ho paura che andrà a ledere anche sui film nominati!

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Teo Youssoufian

3 mesi fa

Mike
Quello credo accadrà anche solo per colpa di queste accuse: come può ora un critico votare serenamente per un film con il dubbio che da fuori potrebbe sembrare averlo farlo in quanto "prezzolato"? 

Che siano fondate o no, queste accuse gettano un'ombra fastidiosissima e già dannosa così. 

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Teo Youssoufian

3 mesi fa

Mike
Dopo aver visto i Golden Globe 2020... dicevamo?

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Mike

3 mesi fa

Teo Youssoufian
.... bruttissimo davvero! The Irishman meritava qualcosa! 
Non so davvero cosa pensare, è stato davvero tutto montato per frenarla?

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