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2000-2018: l'evoluzione dei Classici Disney

Avevamo concluso la prima parte dell’articolo (se non l'hai ancora letta, clicca qui) parlando del Rinascimento Disney, la terza era della Walt Disney Animation Studios dopo quella classica coincidente con la vita di papà Walt e quella “minore” immediatamente successiva alla sua morte, che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 era riuscita a tornare alla ribalta e a mettere a segno un successo dietro l’altro, riacquisendo lo smalto perduto di un tempo e il primato al box office nel campo del cinema d’animazione. 

Questo era stato possibile grazie alla modernizzazione delle storie, all’eccellente qualità del disegno, all’inserimento di azzeccatissimi personaggi secondari comici (quasi tutti animali) e, soprattutto, al riuscito connubio immagini-musica, che rendevano i classici del periodo dei veri e propri musical animati e che avevano portato nelle tasche della major ben undici premi Oscar, nelle categorie di Miglior colonna sonora e Miglior canzone originale. 

 

 

[Elton John e Tim Rice festeggiano la vittoria dell’Oscar come Miglior canzone originale per “Can You Feel the Love Tonight” de Il re leone, edizione 1995]

 

Arriviamo così alle porte del 2000.

 

Se immaginassimo l’intera filmografia dei classici Disney come un parco attrazioni, questa quarta fase storica, che definiremo della sperimentazione e che copre tutta la prima decade del nuovo millennio sarebbe equiparabile alla più impervia delle montagne russe.

Analizzando i film realizzati dal 2000 al 2009, infatti, è facilmente constatabile un’indubbia discontinuità artistica, unitamente alla rottura di schemi storici.

 

In primis, viene meno uno dei più importanti topoi narrativi che era sempre stato al centro dell'intera produzione Disney: la storia d'amore tra il principe e la principessa, tra l’eroe e l’eroina, tra il protagonista e la protagonista.

Viene posta maggiormente l’attenzione sulle storie individuali e si tende dunque a intraprendere percorsi alternativi mai battuti in precedenza, sia nei contenuti che nelle forme.

 

Parlando di forma, non si può non cominciare con il nominare Dinosauri, il primo classico Disney in assoluto a essere realizzato interamente al computer e il secondo, dopo Il re leone, ad avere come protagonisti esseri animali non antropomorfizzati (terzo contando anche Bambi, in cui però la figura dell'uomo non si riduceva a mero contorno, anzi era decisiva nell'indirizzare la narrazione).

Da segnalare la spettacolare sequenza del meteorite, che sembra essere uscita da un film di Terrence Malick.

 

Come non parlare poi de Il pianeta del tesoro, il primo classico Disney fantascientifico, sempre poco citato nei discorsi sui classici.

Prendendo spunto da una storia ultra conosciuta come L'isola del tesoro di Stevenson, i produttori e il regista ebbero la geniale idea di modernizzarla e attualizzarla ai tempi correnti, trasportando trama, personaggi e dinamiche nello spazio profondo, e andando così incontro ai gusti dei millennial, anche grazie a straordinari effetti visivi che abbelliscono oltremodo la già coinvolgente narrazione.

 

E che dire di Atlantis, che ha rinnovato i canoni dell'avventura animata e che ha cercato di rivolgersi anche a un pubblico adulto, attraverso legami con i romanzi di Jules Verne, scene di violenza esplicita e personaggi dalla dubbia integrità morale?

Tra l'altro, nel ricavare la sceneggiatura del film, era stata presa a modello direttamente l’omonima opera di Platone riguardante appunto il mito della città perduta di Atlantide e, al di là delle opinioni che si hanno in merito, è evidente come anche questo film, insieme a Il pianeta del tesoro sopracitato, strizzi l'occhio all'ampia cerchia di appassionati di una certa fantascienza anni ’90; è chiarissima a tal proposito l'influenza che un film come Stargate del 1994 possa aver esercitato sul cartone, basti già solo pensare al protagonista, l’occhialuto Milo, ricreato fisicamente e caratterialmente sul modello del dottor Jackson, interpretato da James Spader nel film di Roland Emmerich.

 

E ancora, le commedie semplici e a basso budget come Lilo & Stitch e Le follie dell'imperatore, entrambe caratterizzate da ambientazioni essenziali, durata limitata e assenza di qualsivoglia tecnicismo formale (a cui al contrario eravamo stati abituati in passato), che registrarono, in particolare, un cambio drastico rispetto al disegno delicato e rassicurante del decennio precedente.

 

E pensare che il primo titolo del periodo sembrava invece porsi in linea diretta con il passato; il riferimento è ovviamente a Fantasia 2000, una specie di remake/spin-off del film originale del 1940, nel quale da una parte si attuava una sorta di adattamento all’epoca coeva (vedi l’episodio delle megattere, di chiaro stampo ambientalista), dall'altra si cercava di conservare lo spirito originario dell’opera, cercando di raccontare le storie dei vari episodi attraverso un calibrato uso della musica classica e ammiccando sia ai nuovi che ai vecchi spettatori (ritroviamo ad esempio il celeberrimo Topolino apprendista stregone).

Fantasia 2000 è in effetti il titolo che più di tutti gli altri simboleggia l’eterogeneità di tale ciclo.

 

Tuttavia, per quanto alcuni fossero davvero meritevoli di lode, i film di questa fase non riuscirono mai in generale a ottenere esiti soddisfacenti al box office e a entrare appieno nella memoria collettiva degli spettatori, soprattutto rispetto alle opere degli appena trascorsi, gloriosi anni ‘90.

Un presagio di quello che sarebbe accaduto per tutto il lustro successivo...

 

Nel 2003, infatti, con l'uscita al cinema del pur lodevole Koda, fratello orso fu ufficiale l'inizio di una nuova fase di crisi per la major, come era già successo nel periodo di transizione quando morì Walt Disney; una crisi economica e di idee.

Titoli mediocri come Mucche alla riscossa, Chicken Little, I Robinson e Bolt non ottennero i risultati sperati, anzi incontrarono lo sfavore di critica e pubblico ed è emblematico come ancora oggi essi vengano considerati come le pecore nere della casa d’animazione o, in casi estremi, risultino addirittura sconosciuti.

 

Storie poco entusiasmanti e personaggi dalla scarsa introspezione psicologica; ed ecco che ci fu, per la seconda volta nella sua storia, un significativo allontanamento anche da parte del pubblico più fedele, che scelse di premiare gli sforzi della nascente casa d'animazione concorrente, la DreamWorks, fondata tra gli altri da Steven Spielberg e, caso vuole, da un ex animatore disneyano, Jeffrey Katzenberg.

E’ curioso, tra l’altro, come l’espressione Rinascimento Disney, che indicava il decennio degli anni ’90, fosse un’espressione coniata proprio dall’animatore Katzenberg, che all’epoca era responsabile della Walt Disney Pictures (e che in seguito diede le proprie dimissioni).

 

Esattamente come durante il "Medioevo Disney" degli anni '70 e '80 giovani e adulti si erano riversati nelle sale per vedere Fievel sbarca in America e Alla ricerca della Valle Incantata, allo stesso modo, a inizio millennio furono i vari Shrek, Madagascar, Kung Fu Panda e Dragon Trainer a macinare una grossa fetta di popolarità e a vincere la sfida a distanza; a questi vanno poi aggiunti validi titoli come L'era glaciale e I Simpson (successoni della 20th Century Fox), i capolavori del cinema nipponico targati Miyazaki, la cui fama aveva varcato l'Europa ed era giunta anche in America (La città incantata venne addirittura premiato con il premio Oscar nel 2003) e altre opere varie, prodotte da case di produzioni minori e/o indipendenti (come il bellissimo Coraline e la porta magica della Laika).

 

In pochi anni, in casa Disney, la divisione Classic divenne il parente brutto, lontano e sfigato della Pixar, che al contrario era meritatamente in ascesa sin dalla fine del secolo grazie a gioielli computerizzati quali Toy Story, Monsters&Co, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Wall•E, Up.

A riprova di ciò, fa riflettere il fatto che ci vollero ben dodici anni prima di vedere trionfare un classico Disney nella categoria di Miglior film d’animazione, istituita dall’Academy nel 2002.

 

Serviva insomma un cambio di rotta immediato, una nuova rivoluzione, che si sarebbe verificata solo a partire dalla stagione 2009-2010…

 

 


Prima di parlare dell’ultima fase, quella contemporanea, urge una precisazione: sono assolutamente consapevole che per poter analizzare al meglio un determinato periodo storico bisognerebbe guardarlo da lontano, solo una volta terminato, anche per poterne cogliere maggiori sfumature e dettagli, come se fosse un campo lungo di Lubezki.

 

Detto ciò, sono comunque ravvisabili alcuni tratti essenziali comuni, che si può dire caratterizzino quest'ultimo ciclo, definito a più riprese di “Restauro”:

 

1) L'influenza della Pixar, sia nella forma che nei contenuti.

Emblematico il fatto che in quasi tutti i film di questo periodo ci sia lo zampino anche di John Lasseter, il direttore creativo della Pixar nonchè naturale erede di Walt Disney, nelle vesti di produttore o produttore esecutivo.

Un tipo di ruolo che da giugno di quest'anno ha cessato di ricoprire, a seguito delle accuse di molestie sessuali che l'hanno costretto ad abbandonare definitivamente l'azienda.

 

2) Una rivoluzione narrativa.

Le storie raccontate sono emotivamente più coinvolgenti rispetto alla fase antecedente e ricche di spunti e riflessioni sulla società odierna; le trame sono ben articolate e dotate di profondi (e nemmeno troppo nascosti) messaggi di fondo: il diritto di essere sé stessi e l’assenza di una distinzione manichea tra buoni e cattivi per natura in Ralph Spaccatutto; il tema del razzismo bianchi/neri e la paura del diverso in Zootropolis; la possibilità di ottenere la vita dei propri sogni malgrado il destino ti abbia dato in mano carte perdenti ne La principessa e il ranocchio, in cui la principessa in questione, tra l'altro, è in assoluto la prima protagonista afroamericana di un classico Disney; il sacrificio in nome dell'amicizia in Big Hero 6; il messaggio ecologista in Oceania (Moana nel titolo originale).

Non c'è più spazio dunque unicamente per le risate, ma anche per momenti di sincera commozione e riflessione; questo attento equilibrio è uno dei principali fattori che hanno consentito il successo degli ultimi film.

 

3) Gli incassi vertiginosi.

Era dai tempi de Il re leone che nella sezione Classic della Disney non si registravano cifre di tale portata; sono addirittura due i film ad aver superato il miliardo di dollari di incasso (senza tener conto dell’inflazione): Frozen e Zootropolis.

Frozen, in particolare, con i suoi 1.276.480.335 $, detiene anche il record di film d'animazione in generale con il più alto incasso della storia del cinema; tale record apparteneva precedentemente a Toy Story 3 della Pixar, uscito nel 2010.

 

4) L'investitura ufficiale da parte dell'establishment americano, attraverso la vittoria dei premi più ambiti.

Negli ultimi anni, infatti, sono arrivati in totale quattro premi Oscar e due Golden Globe; la vittoria del 2015 nella categoria Miglior film d'animazione in particolare fu clamorosa, visto che Big Hero 6 dovette superare la concorrenza dei più quotati Dragon Trainer 2 e The LEGO Movie (io tifavo per il film DreamWorks, ma questa è un'altra storia).

Da segnalare inoltre anche la vittoria dell'Oscar alla Migliore canzone originale da parte di "Let It Go" di Frozen, singolo cantato da Idina Menzel, che il 15 febbraio 2017 ha toccato la soglia di un miliardo di visualizzazioni su YouTube, record assoluto per una canzone di un cartone animato. Tra l’altro, era dall'edizione 1995, con "Can You Feel The Love Tonight” firmata Elton John/Tim Rice, che mancava in bacheca la statuetta di questa categoria.

 

5) Le ambientazioni fantasiose, colorate e variegate.

La New York animalesca di Zootropolis; il regno di ghiaccio di Frozen; la metropoli futuristica di Big Hero 6, un incrocio tra Tokyo e San Francisco; la splendida New Orleans di inizio novecento de La principessa e il ranocchio; la Mitteleuropa, tipica dei fratelli Grimm di Rapunzel; lo sfondo videoludico di Ralph Spaccatutto; l'affascinante continente oceanico di Moana.

 

6) Il fattore duo.

Ritorna con prepotenza il protagonismo della coppia di turno, composta da improbabili colleghi, diversi ma dal cuore generoso, impegnati nel portare a termine la loro missione (un topos da sempre caro alla casa d’animazione): Hiro e Baymax; la coniglietta Judd e la volpe NickFelix Aggiustatutto; e il sergente Tamora; la graziosa Moana/Vaiana e il semidio Maui.

 

7) Il ritorno della "Febbre sequel".

Esattamente come i successi della Rivoluzione Disney avevano convinto i produttori a realizzare i vari Mulan 2, Il re leone 2, Pocahontas 2, ecc., destinati però al solo mercato Home Video, allo stesso modo è stato già messo in cantiere il seguito di Frozen, annunciato per il 2020, si mormora di un secondo episodio di Zootropolis (che per alcune fonti è già in produzione) e si è in attesa dell'uscita di Ralph Spacca Internet, prevista per fine novembre di quest'anno.

A proposito di questo punto, c’è da precisare che la scelta di ricavare sequel dai recenti classici rientra in un piano più generico e strategico della Walt Disney Company, che con la nuova politica aziendale di Bob Iger è decisa a sfruttare al massimo i propri marchi e beni intellettuali, e che ha quindi coinvolto anche le altre divisioni della casa: Lucasfilm, Marvel e, come si è visto negli ultimi anni, anche la Pixar, che ha infatti deciso, dopo la fusione totale con la Disney, di alternare opere originali (Inside Out, Coco) a seguiti di successi precedenti, quali Monsters University, Cars 2 e 3, Alla ricerca di Dory, Gli Incredibili 2 (uscito in Italia proprio in questi giorni) e Toy Story 4 (previsto per il 2020).

 

8) La supremazia della CGI.

Cinque film su sette (gli esclusi sono La principessa e il ranocchio e Winnie the Pooh) sono stati realizzati interamente al computer; dagli anni '90 fino al 2009 era successo solo in altre quattro occasioni.

A tal proposito, è innegabile costatare il miglioramento delle espressioni facciali dei protagonisti e come la grafica eccelsa sia capace di curare anche il più piccolo dei dettagli. Dall'altra parte, è altrettanto legittimo considerare questo ottavo punto come più debole rispetto ai precedenti, vista la larga cerchia di proseliti disneyani che, vuoi o non vuoi, continuano a restare romanticamente legati al disegno tradizionale e ai fogli lucidi del passato.

 

In ogni caso, anche l’ultimo lavoro, Oceania è stato realizzato in tecnica CGI e a giudicare solo dalla precisione con cui i capelli ricci della protagonista vengono increspati dal vento o dall’attenzione rivolta alla realizzazione dei movimenti dell’acqua, è pacifico pensare che questa nuova formula vincente continuerà a essere utilizzata dalla major per diversi classici a venire…

 

 


Da quasi un secolo, i Classici Disney formano l’infanzia di milioni di bambini in tutto il mondo e li accompagnano lungo il loro percorso di crescita, pur senza mai aver nascosto (in modo più o meno velato) un certo rigetto nei confronti del nucleo famigliare tradizionale: Cenerentola che viene cresciuta dalla crudele matrigna; Pinocchio che viene “creato” da Geppetto, che lo cresce come un bimbo in carne e ossa; Aurora che viene cresciuta dalle tre madrine; Dumbo che viene strappato alla madre quando è ancora in fasce; l’orfano Semola de La spada nella roccia, che vede in Merlino la figura paterna che non ha mai avuto; la piccola Penny de Le avventure di Bianca e Bernie che ha trascorso l’infanzia in un orfanotrofio; e ancora, per arrivare ai giorni nostri, Belle e Ariel cresciute solo dai rispettivi padri; il piccolo Simba costretto a vedere in diretta la morte di Mufasa; lo scavezzacollo Jim de Il pianeta del tesoro, cresciuto invece solo con la madre (e abbandonato dal padre); e così via, gli esempi non mancano.

 

E’ sempre stato il sublime paradosso disneyano: film per famiglie, ma senza la famiglia al loro interno.

Questo carattere rivoluzionario e anticonformista (con qualche sporadica eccezione qua e là) è forse uno dei pochi fili rossi che collegano tutti e cinquantasei i lungometraggi classici.

 

Nonostante le crisi e gli stravolgimenti temporali, comunque, la casa di Burbank non ha mai smesso di far sognare intere generazioni, riuscendo a conservare nel tempo il proprio inconfondibile tratto distintivo e a risollevarsi dalle cadute, ogni volta più forte.

 

In un periodo storico in cui lo streaming e il web rendono difficoltoso il lavoro delle case cinematografiche, la Disney è forse quella che più di tutte gode di buona salute; non solo grazie alle azzeccatissime scelte e logiche imprenditoriali del nuovo corso, impersonificato dal già citato CEO Bob Iger, ma soprattutto grazie al continuo impegno messo in campo da animatori e sceneggiatori, nel far sì che le storie raccontate potessero continuare ad andare incontro ai gusti dei più piccoli e allo stesso tempo a strizzare sempre più l’occhio al mondo degli adulti.

A giudicare dal successo strepitoso degli ultimi titoli (Frozen, Zootropolis e Oceania su tutti), appare evidente l’avvio di un ennesimo, prosperoso “New Deal” disneyano.

 

Lunga vita ai Classici.

 

 

Chi lo ha scritto

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92 commenti

Matteo Tocci

1 anno fa

Complimenti Pierluca per la splendida analisi divisa in due articoli. 
Poco da dire sull'ultimo decennio, ogni film sfornato dalla Pixar l'ho adorato alla follia, in particolare "Inside Out", "Coco" (che mi hanno emozionato fino alla commozione) e "Zootropolis", forse un po' più per bambini rispetto ai precedenti nonostante la tematica di fondo importante, tuttavia mi ha divertito tantissimo ed ho apprezzato le numerose citazioni presenti.

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Danilo Canepa

1 anno fa

per me zootropolis è un piccolo gioiellino, un film d'animazione estremamente attuale nelle tematiche trattate e al tempo stesso molto divertente(chiamare flash un bradipo è un ossimoro geniale e spiritoso)

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Tazebao

1 anno fa

Ralph Spaccatutto, per me, dovrebbe essere la linea guida della Disney del futuro. Perfetto in ogni aspetto, rivoluzionario nel vero senso della parola. 
Atlantis, nonostante sia lontano nel tempo l'ultima visione, è stato un cartone per me fondamentale: l'amore e lo studio che riverso sulle antiche civiltà, è un merito che va anche al sognatore e linguista Milo.

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Maria Angelillis

1 anno fa

Sarebbe interessante approfondire lavori forse sottovalutati  dalla critica ma apprezzatissimi dal pubblico come Le follie dell'imperatore, soprattutto riguardo al suo stampo ironico.

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Filippo Soccini

1 anno fa

L'unica cosa che i un po' mi spaventa è che il futuro cinematico della Disney sembri sempre di più puntare su live-action dei classici e personalmente io ne farei anche a meno. Comunque bellissima analisi complimenti😃

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Samantha Mandurino

1 anno fa

Anche la seconda parte dell’articolo è interessantissima come la prima.
Io tra l’altro faccio parte di quella cerchia di romanici legati al vecchio foglio lucido e al classico stile disney. Sicuramente le tecniche al computer sono migliorate e non poco, ma continuerò sempre ad amare il vecchio stile. Anche se ho amato tanto classici come Rapunzel e Oceania... per non parlare di Coco.
Riguardo ai sequel...mmm... non mi hanno quasi mai fatto impazzirre. Pochaontas 2 è stato un trauma, così come La Sirenetta- Ritorno agli abissi. L’unica eccezione forse è stata il Re Leone 2. Quindi ho sinceramente paura del sequel di Frozen

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Luca Rodo

1 anno fa

Lunga vita ai Classici.

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Giorgio Bizzaro

1 anno fa

Solo leggendo "Dinosauri" mi sono venuti i brividi, guardavo così tanto quel film che la cassetta VHS era distrutta, idem per Hercules, accompagnato dal gioco per la Playstation 1 che era una bomba

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Pierluca Parise

1 anno fa

Giorgio Bizzaro
Vero, l’avevo consumato quel gioco. Una vera chicca!

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Il Cionco

1 anno fa

Giorgio Bizzaro
Che bello Hercules per la Play cosa mi hai fatto ricordare!

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Personalmente preferisco i Classici dal Rinascimento in poi, non per altro il mio Classico preferito è senza dubbio Aladdin. Film come Le Follie Dell'Imperatore (come si fa a non amare Kronk?) e Hercules sono dei veri e propri punti fermi della mia vita, e leggere la storia di tutti questi classici mi ha portato alla memoria varie pellicole che dovrei recuperare o riguardare!

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Marta Fancello

1 anno fa

Molto interessante anche questa seconda parte! Per quanto riguarda la "febbre sequel", in passato sono stati per me quasi sempre delle delusioni, tranne qualche eccezione, ma devo dire che questi nuovi sequel mi ispirano molto! Poi vedere dei cartoni Disney al cinema fa sempre un certo effetto, impossibile non andarci!

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Davide Sciacca

1 anno fa

Ottima seconda parte! Non apprezzo molto la febbre sequel perché per dire per Frozen e Zootropolis non ne vedo proprio la necessità. Per la CGI, finché la qualità è quella dimostrata ben venga, potrebbero riscoprire in toto i bei vecchi metodi per un film che valorizzi questa scelta anche tematicamente / narrativamente. Vedremo, lunga vita ai classici!

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Rebecca Pettirossi

1 anno fa

Quanti ricordi! Anche in questa fase ci sono tanti cartoni che ho adorato come Koda Fratello Orso, Il Pianeta del Tesoro, Atlantis e Lilo&Stitch!!!!

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Marta

1 anno fa

Sono sempre stata un'amante dei classici Disney, conosco a memoria le battute di molti film del "Rinascimento" Disneyiano.
Ma studiando cinema, teatro e spettacolo mi son resa conto di quanta cura Disney ha sempre messo nello strutturare i propri film, ricercando e contestualizzando i personaggi a seconda di epoca, luogo ecc..
Mi spiace che mettano in ombra altri film di animazione altrettanto validi come "l'arte della felicità" di Rak o lungometraggi/cortometraggi russi.
Ma senza dubbio Disney sarà sempre un passo avanti, almeno per adesso.

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Morena Falcone

1 anno fa

James Pleiadi Hawkins 💛 E giustizia è stata fatta verso uno dei cartoni Disney che ho più amato! Ogni volta che ne parlavo (ne parlo) con qualcuno, mai nessuno che lo conoscesse... Quando uscì Il Pianeta del Tesoro passai un periodo in cui ogni pomeriggio prendevo la vhs e la guardavo, fino al punto in cui iniziai a doppiarlo dall’inizio alla fine!

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Davide Sciacca

1 anno fa

Morena Falcone
Sul serio nessuno conosceva Il pianeta del tesoro...? Ma per quelli nati in una certa fascia d'età ha pure un perfetto adattamento di Max Pezzali dell'originale I'm still here, come fa a non essere conosciuto :O

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Morena Falcone

1 anno fa

Davide Sciacca
La cosa per me strana fu che in realtà non ero precisamente in età da cartone animato preferito a palla, ogni giorno... Avevo 11-12 anni e, per carità, i cartoni continuo a vederli anche ora, ma questa cosa delle visioni ripetute a distanza di poco l’una dall’altra mi capitava quando ero davvero piccola, per Il Pianeta del Tesoro fu stranissimo...ma non riuscivo a smettere di guardarlo! :)

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Davide Sciacca

1 anno fa

Morena Falcone
Quando uscii Sinbad della Dreaworks di anni ne avevo 10 e la situazione fu esattamente la stessa guarda ahahah, pero' anche sul Pianeta del Tesoro rimasi per un po'

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Gioele Simionato

1 anno fa

la Disney rappresenta l’infanzia di tutti.
Chi non conosce tutte le canzoni a memoria?
Chi non ha mai rovinato una cassetta (VHS) o un DVD perchè l’ha visto troppe volte?
Chi non ha un peluche, un portavhiavi o altro di un personaggio Disney?
Disney ha creato un impero che è assai difficile da eguagliare o superare e soprattutto che regala sogni a grandi e piccini ancora oggi.
#Disneyforlife❤️

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Essendo cresciuta tra gli anni '90 e i 2000, anche io adoro i classici Disney e a volte cito perfino a memoria le battute. L'unica cosa che mi dispiace è che la loro supremazia degli ultimi anni ha oscurato altre bellissime pellicole come "Si alza il vento", "La storia della principessa splendente", "Quando c'era Marnie", "La tartaruga rossa" o "La canzone del mare" soprattutto ai premi Oscar.

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Grazia173

1 anno fa

Se solo avessi tempo recupererei tutti i film della Disney 😍 Raramente mi ha delusa

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Salvo Scarpaci

1 anno fa

Molto interessante

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La mia infanzia in un articolo!

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Joe Riga

1 anno fa

Ogni film visto migliaia di volte 😍

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Vi.

1 anno fa

La Disney continua ad azzeccarci, può sbagliare un film, ma si riprende subito con il successivo. Sinceramente ho adorato Le follie dell'imperatore come ho adorato poi Frozen e Oceania. Domanda: ma Ribelle non è anche un Disney-Pixar o è solo Pixar?😅

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Pierluca Parise

1 anno fa

Vi.
Non esiste in realtà una distinzione tra Disney e Pixar, esiste una distinzione tra Disney Classic e Disney Pixar.
All'interno della Walt Disney Company (cioè la holding) i due studi d'animazione sono distinti:
- Walt Disney Pictures (cioè i classici, secondo il canone ufficiale);
- Pixar Animation Studios (da Toy Story a Gli incredibili 2).
Per rispondere alla tua domanda: Ribelle è Pixar ;)

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Vi.

1 anno fa

Pierluca Parise
Ah okay perfetto! Grazie per la delucidazione😝😁

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Greta

1 anno fa

Un intero articolo scritto divinamente riguardo una delle pagine più importanti della mia infanzia?
Wow, non potevo chiedere di meglio😍

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Serena Scarpi

1 anno fa

Sono molto affezionata ai titoli degli anni '90, per ovvi motivi, ma sto amando gli ultimi classici usciti, alcune rare eccezioni a parte. La nuova grafica è a dir poco spettacolare

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BubbleGyal

1 anno fa

L'ultimo in ordine di tempo che ho visto è stato Oceania ed è pazzesco! Mi sono innamorata dei colori e della colonna sonora e non capisco perché non abbia vinto un Oscar o un Golden Globe nonostante le candidature.

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Pierluca Parise

1 anno fa

BubbleGyal
Beh, Oceania è piaciuto anche a me, però onestamente aveva dei giganti come avversari per la vittoria dell'Oscar nelle due categorie in cui era nominato: City of Stars di La La Land come Miglior canzone originale e Zootropolis come Miglior film d'animazione. Alla fine ci sta che sia rimasto a secco, per me ;)

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BubbleGyal

1 anno fa

Pierluca Parise
Contro La La Land capisco, comprendo un po' meno la vittoria di Zootropolis non perché non mi sia piaciuto ma Oceania mi è piaciuto mooolto di più.

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Pierluca Parise

1 anno fa

BubbleGyal
No ma ci sta, figurati. Cercando di mettermi nei panni dell'Academy, credo semplicemente che un film come Zootropolis abbia fatto più presa, per temi trattati e messaggio trasmesso...
Per dirti, a me era piaciuto tantissimo anche La tartaruga rossa (più di Zootropolis e Oceania), che faceva parte della cinquina di nomine, ma sapevo già che le sue speranze sarebbero state poche, a priori. A volte, per capire le scelte dell'Academy, bisogna imparare a mettersi nei panni dell'Academy, che segue logiche e regole proprie. E' un esercizio che ho imparato a fare nel corso del tempo ;) Detto ciò, Oceania è davvero carino e ben fatto, sicuramente.

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BubbleGyal

1 anno fa

Pierluca Parise
La tartaruga rossa mi manca, la lista si alluuungaaa hehe :)

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Dav 9000

1 anno fa

Al giorno d'oggi, la Disney non è più sola e forse questo ha giovato in termini di motivazioni e progressismo (almeno in principio). Personalmente, sono davvero pochi i film disneyani degli ultimi 5-10 anni che mi hanno emozionato e sono sempre più propenso alle visioni nipponiche o "rivali".

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Luca Buratta

1 anno fa

Non perdonerò mai alla Disney l'abbandono dell'animazione 2D, per quanto pare che finalmente abbiano imboccato la strada giusta anche con il 3D, Zootropolis è decisamente un bel film. Ma per me il 2D avrà sempre qualcosa in più, il tratto del disegnatore sul foglio ha un fascino che il computer non avrà mai... pensiero personale.
Tra i film citati dall'articolo invito chi non lo ha visto a recuperare Atlantis... gran film molto poco conosciuto, godibilissimo anche da adulti essendo un vero e proprio film d'avventura.

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Solo ora leggendo questo (splendido) articolo, mi sono resto conto di non aver mai visto alcuni film di inizio 2000...CORRO A RIMEDIAAAARE!

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Alessandro Davani

1 anno fa

Ho amato praticamente qualsiasi film d'animazione targato Disney. Quindi non posso che adorare questo articolo, complimenti!

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Sam_swarley

1 anno fa

Tempi nuovi comportano cambiamenti, che sia la trama o personaggi più buffi però è sempre bello staccare la spina con qualche cartone

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I lavori disney pixar sono sempre i migliori, solo un anno ci fu un film della concorrenza che avrebbe meritato maggiori riconoscimenti ( dragon trainer 2)

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Jambo

1 anno fa

La Disney negli ultimi anni sta producendo troppi musical a mio parere, o meglio... Se una volta la canzone accompagnava e poi rappresentava un'opera Disneyana, ora non si può passare più di 10 minuti senza canzoni.
Io sinceramente Frozen non son riuscito a godermelo a pieno come storia Disney.

Io personalmente attendo con più entusiasmo lavori Disney-Pixar, son Pixaro si xD

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RogueMar

1 anno fa

I dinosauri😍😍
Fu il primo film che vidi al cinema! Avevo 4 anni!
Quanti ricordi...

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Roberto Rotondo

1 anno fa

Meraviglioso articolo su un argomento a me molto caro😊
Sarà che ultimamente la Disney, pur di far cassa, fa trasposizioni Live Action (spesso singolari) di classici intramontabili o sequel che potrebbero comodamente evitare, ma ciò non toglie che le idee non manchino...

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alessandro d'amico

1 anno fa

Noooo non ci posso credere che i Robinsons fu' un flop:( Era un capolavoro futurista e, come se non bastasse, il protagonista da grande era doppiato da Giovanni Muciaccia! Certo in America non lo sapevano, ma avrebbero dovuto ecco!  Che pazzo mondo!

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Josephin Overwood

1 anno fa

Ormai la distinzione dei classici, non serve molto perché vengono quasi classificati tutti classici, o no?

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Pierluca Parise

1 anno fa

Josephin Overwood
In che senso? La distinzione in cinque gruppi è di carattere storico. Ma tutti e 56 i titoli sono ovviamente considerati "Classici", da Biancaneve del 1937 a Oceania del 2016.

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Simone Antonino

1 anno fa

Essendo del "93 sono nato con i grandi classici, ma mi sono goduto per bene anche i film più "nuovi", degli ultimi 10/15 anni. Mi ha fatto piacere leggere finalmente un articolo che non parli dei soliti Biancaneve, la Bella e la Bestia, Cenerentola, ecc...che sono capolavori sì, sempre attuali, ma di cui ormai si è già parlato e riparlato, ma che invece si concentri sugli ultimi anni, da "Il pianeta del tesoro", "Atlantis", per arrivare fino a "Zootropolis" ed "Oceania".

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Valeria Olindo

1 anno fa

Complimenti per l'articolo, davvero interessante!
Io sono un'amante dei film Disney e (credo) come tanti, amo i classici della Disney: dalle storie delle principesse (tranne Biancaneve perché era troppo ingenua) ai giocattoli parlanti di Toy Story.
Probabilmente già guardando all'evoluzione delle storie delle principesse si può capire quanto sia importante la società che ci circonda e quanto ci influenzi: Biancaneve era molto insicura e attendeva con ansia il principe azzurro, mentre Ariel è molto più determinata e cerca la sua libertà e la sua strada.
Purtroppo ho dei problemi con i sequel, quelli che ho visto non mi hanno convinto tranne quello di Toy Story; non hanno davvero retto il confronto con i primi film.
Su Frozen ho davvero molti dubbi; sicuramente cattura molto la fantasia dei bambini ma credo che dopo questo film ne siano venuti fuori di migliori.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Valeria Olindo
Grazie! Toy Story comunque non fa parte dei Classici, è Pixar ;)

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Valeria Olindo

1 anno fa

Pierluca Parise
Sisi era una discorso generico sul tipo di storie trattate e come sono state raccontate a differenza di film più recenti =)

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Valeria Olindo
Credo che Frozen, oltre alla meravigliosa parte grafica e musicale, mandi un messaggio unico, anche “in contraddizione” con i messaggi che prima erano stati mandati con i precedenti film d’animazione. Il “gesto di vero amore” non è il classico bacio del principe (vedi Biancaneve), che anzi qui è il cattivo, ma è il riavvicinamento delle due sorelle. Trovo che sia profondamente rivoluzionario, soprattutto se si pensa che viene guardato dalle bambine, che sono appunto abituate a vedere il principe che salva la principessa in pericolo. Credo che sia la giusta direzione per i nuovi film d’animazione.

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Andrea Manganella

1 anno fa

A parer mio la Disney riesce sempre nel suo intento di colpire al cuore sia i bambini che gli adulti. Non ha mai deluso. I classici, che da piccoli vedevamo con gioia, oggi ci fanno venire la nostalgia. I nuovi film riescono ad emozionarci nel profondo.

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Elena Raffaele

1 anno fa

Alcuni film si meritavo più successo di quello ottenuto e film che hanno sbancato il botteghino sono stati altamente sopravvalutati (tipo Frozen a mio avviso). Comunque i film Disney ti fanno tornare bambino e spero che facciano parte dell’infanzia di altri bambini ancora per molti anni

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Innanzitutto complimenti per la completezza e la complessità dei due articoli. Come dicevo in risposta al primo, l'ultimo corso Disney mi fa un pò storcere il naso, film come Frozen o Oceania, per quanto validi, impallidiscono di fronte ai predecessori di quello da te giustamente definito come Rinascimento. Il loro incredibile successo, sia di pubblico che di critica, credo sia dovuto sia al fatto che fossero usciti dopo una fase davvero brutta per i film Disney, come da te detto, ma soprattutto alla massiccia campagna pubblicitaria che li ha accompagnata. Dopotutto, grazie anche ad internet, ormai la casa di Topolino non bada a spese in questo senso, quando uscì Frozen le immagini di Elsa erano praticamente ovunque. Anche il successo agli Oscar degli ultimi anni mi sembra oltremodo esagerato, ma ormai quei premi c'è da dire che vanno analizzati con le pinze (dopotutto la stessa Disney sta per riuscire a far candidare come miglior film Black Panther, che non è nulla più che un discreto film d'azione). Anche la scelta di sfornare dei sequel canonici conferma la volontà di voler proseguire la strada della vittoria facile, e nasconde secondo me una certa difficoltà nel produrre qualcosa di davvero innovativo (in passato i sequel dei classici come Il re leone 2 e simili infatti uscirono solo in home video, e non vengono annoverati tra i classici). 
Nonostante tutto, comunque, come dici tu alla fine dell'articolo, i film Disney rimarranno nell'immaginario collettivo di ogni generazione, plasmandone l'infanzia, come successo alla nostra, e ognuno tenderà poi a difendere la validità dei prodotti usciti quando si era bambini, mossi dall'inevitabile effetto nostalgia. In ultima analisi, quindi, lunga vita alla Disney.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Antonio Ciriello
Grazie.
Concordo sul discorso di prendere con le pinze le recenti vittorie agli Oscar; sia perché la Disney esercita da sempre una grande influenza sull'Accademia (mi sento di dire che si tratta della major più potente del mondo, ad oggi), sia perché, in ogni caso, non c'è scritto da nessuna parte che gli Oscar debbano necessariamente premiare il film migliore in assoluto in una certa categoria. Alla fine seguono delle regole proprie, non sono un festival (come Cannes o Venezia), ma uno show, con il quale Hollywood celebra e pubblicizza se stesso. E qui si aprirebbe un altro discorso lungo, ci vorrebbe un articolo a parte ahah. Nulla di strano, comunque; è una cosa che va accettata. Anzi, do praticamente per scontata la nomination di Black Panther come Miglior film alla prossima edizione.

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Gianluca Florio

1 anno fa

Davvero un bell'articolo (compreso il precedente)! Grazie di questo approfondimento, molte cose non le sapevo! La Dinsey andrà sempre più a dominare in questo ambito e forse non ci dispiace neanche tanto eheh

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AriannaGaratti .

1 anno fa

Secondo me Frozen è carino e ci sta…  ma tutto quel successo è esagerato, ci sono stati film a parer mio Migliori.

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Pierluca Parise

1 anno fa

AriannaGaratti .
Concordo. A me è piaciuto davvero poco...

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Rebecca Pettirossi

1 anno fa

AriannaGaratti .
Io lo detesto, ormai tutto questo parlarne mi ha nauseata, per non parlare delle frasi del tipo "primo film in cui viene mostrata la forza dell'amore tra sorelle" (e Lilo&STich? Nani e Lilo hanno mostrato per prime che l'amore tra sorelle è forte!), "Elsa prima donna emancipata e indipendente, non ha bisogno del principe!" (Mulan ha salvato la Cina e il suo principe da sola). Non è niente di che

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AriannaGaratti .

1 anno fa

Rebecca Pettirossi
Si guarda,ho visto Frozen una volta e mi è bastata...
Vogliamo parlare delle canzoni?!
Come se le canzoni di Tarzan per esempio di Phil Collins non fossero 300000090009998584939 volte meglio di quelle...!

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Rebecca Pettirossi

1 anno fa

AriannaGaratti .
Esattooooo! Altro che Let it Go. Comunque in generale questo senso di disgusto è rifiuto lo provo per quasi tutti i film Disney che escono di recente: come i Classici non li fanno più, mi dispiace.

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AriannaGaratti .

1 anno fa

Rebecca Pettirossi
Sono d’accordo 👍🏻

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Paino

1 anno fa

Fatti molto bene per tutte le categorie, da bambini non capisci il significato, e non disturba troppo, e sembra solo un cartone, da adulto non vedi più un semplice cartone, ma un vero e proprio film con vari temi.

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Dalila Croce

1 anno fa

Verissimo!! Disney è fantastica nel trattare i temi più disparati e profondi con una sensibilità adatta a grandi e piccoli.

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Andrea Lucietti

1 anno fa

Per me questa fase è come non esistesse. Non sono per niente attaccato a questi prodotti. Ma devo dire che la lettura è stata davverl piacevole...complimenti all’autore 👏🏻

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James Flint

1 anno fa

Atlantis.. L avevo quasi rimosso! Grazie di avermelo fatto ricordare, così come di aver scritto del pianeta del tesoro. Film veramente troppo sottovalutati, hanno una profondità dei personaggi che difficilmente si ritrova nell'animazione. Ormai si, la Disney è in netta ripresa,. Anche perché ormai non sfida più i suoi avversari... Li compra! 😄

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Luckyboy

1 anno fa

Io sono un amante dei film di animazione, sono quasi sempre spensierati, li posso guardare con mio figlio e molti fanno anche riflettere, però con tutto il digitale di adesso ogni tanto sento la nostalgia dei classici disegnati a matita, non metto in dubbio che sia un lavorone creare un film al computer, ma quelli disegnati a mano secondo me erano tutt'altra poesia, i disegni della carica dei 101, gli aristogatti, o un più moderno lilo e stitch, dove gli sfondi sono fatti con disegni ad acquerello, mi danno una sensazione di arte che si è persa negli anni

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Dalila Croce

1 anno fa

Luckyboy
Verissimo!! Per non parlare di Bambi o La Bella Addormentata. Sono arte pura che non può essere paragonabile a Frozen o a Zootropolis

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IlBuonVecchioNick

1 anno fa

Credo che, per fortuna, il momento di calo è stato breve anche grazie alla pixar che con la disney surclassava i risultati medio bassi, per non dire bassi, dei classici. Per fortuna negli ultimi anni i classici sono tornati in auge e con i film disney-pixar ci fanno vivente ancora bei momenti. Anche se ho notato che i classici quasi puntano più a un pubblico maggiormente femminile la maggior parte delle volte, mentre i film disney-pixar prevalentemente a un pubblico maschile

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James Flint

1 anno fa

IlBuonVecchioNick
Per esempio? Non riesco a capire la distinzione del pubblico a cui ti riferisci

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IlBuonVecchioNick

1 anno fa

James Flint
i classici fanno quasi solo film con le principesse ormai 
mentre la pixar guarda a un pubblico promiscuo

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Barbara G.

1 anno fa

Bell'analisi, come la prima parte

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George Nadir

1 anno fa

Interessantissima coppia di articoli.
Da buon Millennial che sono adoro i classici con cui sono cresciuto, anche quelli del "Medioevo" (Robin Hood, Gli aristogatti, Red&Toby, Basil l'investigatopo per me sono capolavori). Gli ultimi che ho apprezzato sono Alla ricerca di Nemo e Gli incredibili, poi mi sono un po' perso il contatto esclusivo Disney buttandomi più su altre case. 
Non sono molto d'acccordo, invece, sull'uso intensivo dei marchi con i vari sequel forzati e, novità degli ultimi anni, la riproduzione dei classici in live-action. Secondo me, dovrebbero concentrarsi di più sulle nuove idee e limitarsi ai soli sequel con una trama apprezzabile, non ripetitiva.
Alla fine, sempre e comunque, lunga vita ai cartoni e chi li produce!

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Pierluca Parise

1 anno fa

George Nadir
Alla ricerca di Nemo e Gli incredibili non sono Classici Disney, sono Pixar ;) 
Per quanto riguarda il punto sui sequel, mi sono giusto limitato a considerarlo come fattore che accomuna i titoli appartenenti al periodo del "Restauro" e che fa parte di un piano strategico della casa madre (che coinvolge quindi anche le altre divisioni), senza entrare nel merito se questo possa essere effettivamente considerato come un punto di forza o meno; per quello servirebbe un articolo a parte, visto che il discorso sarebbe lungo e articolato. 

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George Nadir

1 anno fa

Pierluca Parise
😅Pardon... 
Errata corrige:
Gli ultimi che ho apprezzato sono Le follie dell'imperatore e Lillo&Stitch...
Grazie della correzione

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Francesca Sica

1 anno fa

Percorrendo questa carrellata sono arrivata alla conclusione che c'è un film preferito per ogni fase (tranne il periodo buio di Chicken Little & co.) forse perché oltre alla crisi e ai cambi del personale, avvenivano dei cambiamenti 'filosofici e tecnici' alla base dei film che ovviamente rispecchiavano il periodo storico in cui sono inseriti. Sono fermamente convinta che la scelta del classico preferito non la si fa con un sguardo tecnico, ma sull'esperienza infantile: il film che avrai visto più volte quando eri bambino sarà sempre il tuo preferito.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Francesca Sica
Sai che non lo so... o almeno, per me questo principio non vale. Nel senso che io, millennial nato nel 1990, sono cresciuto guardando al cinema e riguardando tante volte in VHS i titoli del Rinascimento; sono quelli che mi hanno accompagnato lungo la mia infanzia, di fatto.
E nonostante io abbia visto ad esempio Il re leone e Pocahontas molte più volte rispetto a Il pianeta del tesoro o Alice nel paese delle meraviglie, sono questi ultimi due che oggi troverebbero spazio in una mia ipotetica Top5 All Time, mentre Il re leone e Pocahontas no.
Al di là di questo, comunque, un film preferito per periodo ci sarà sempre; quello sì.

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Francesca Sica

1 anno fa

Pierluca Parise
Beh forse la mia non è una teoria universale, lo ammetto. Nel mio caso, però, se pur col tempo ho rivalutato molti classici e ho apprezzato al cinema gli ultimi film con dei messaggi molto profondi, nessun film riuscirà a scavalcare nel mio cuore 'Le follie dell' imperatore', che ormai conosco a memoria per il numero delle volte che ho visto 😂😂

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James Flint

1 anno fa

Francesca Sica
Periodo veramente buio.. I film disney sembravano usciti con lo stampino, tutti uguali. Animali (più ingenui sono in natura, meglio è) che lottano per la libertà. Punto, stop. Niente caratterizzazione, niente di memorabile. Solo un paio di risate qua e là

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Francesca Sica

1 anno fa

James Flint
Ma anche i tempi erano lentissimi: mi addormentavo sempre nella parte centrale 😂

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The_Watcher_TV

1 anno fa

La Disney ci sa sempre fare, è l'infanzia di ogni bambino, in un modo o nell'altro sforna dei prodotti fantastici!  Ora non ci resta che vedere cosa ci aspetta...

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Yuri Palamini

1 anno fa

Il periodo sperimentale è forse il periodo più variopinto (almeno per me) comprendendo classici della mia personale top10 e quello che considero il meno riuscito, si parlo di Chicken little amici per le pinne...
Il presente invece dice che i classici sono tornati ai loro tempi migliori, pur non avendo ancora l'effetto nostalgia dalla loro....
Complimenti ancora per il doppio articolo su quella che è un po' la casa di tutti noi (o almeno del nostro lato "bambinesco" )

Lunga vita ai Classici!!

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Pierluca Parise

1 anno fa

Yuri Palamini
Grazie!
Pensa, al periodo sperimentale appartiene uno dei miei film d’animazione preferiti di tutti i tempi (quindi non solo tra i Classici Disney), che è Il pianeta del tesoro. L’ho adorato sin dalla prima visione al cinema.

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Yuri Palamini

1 anno fa

Pierluca Parise
Bè si, Il pianeta del tesoro è anche nelle mie grazie... Come scrivi nell'articolo, utilizzare la storia de L'isola del tesoro trasportata nello spazio (con le "navi spaziali" che sono a forma delle imbarcature classiche) l'ho trovata da sempre una scelta eccezionale!

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Attendiamo i prossimi film d'animazione (Frozen 2 tra tutti)

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