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1937-1999: l'evoluzione dei Classici Disney

I Classici Disney. Un’espressione che si carica di significato, ricordi, malinconia, bellezza.

Dagli anni ‘30, decennio dei primi lungometraggi animati Disney fino ai giorni nostri, l’infanzia di ogni bambino del mondo non poteva dirsi completa senza l’iniziazione al cinema Disney, che nel corso del tempo è diventato sinonimo di cinema d’animazione tout court.

 

 

 

 

Oggigiorno, questo risulterebbe essere un giudizio limitativo e offensivo, sia nei confronti dei capolavori del cinema d’animazione nipponico che si è affermato con prepotenza nell’ultimo trentennio (da Takahata a Miyazaki, passando per Oshii, Otomo e Kon), ma che in un qualche modo, anche per la complessità delle trame si rivolgevano a un certo tipo di pubblico adulto ancora prima che a quello fanciullesco; sia nei confronti della stessa Disney, intesa nella sua accezione più ampia di major tra le più grandi e potenti di sempre.

 

Nel 2018, infatti, i “Classici Disney” costituiscono solo una delle tante divisioni in cui è articolata la Walt Disney Company, multinazionale che è riuscita nel corso degli anni a estendere il proprio raggio d’azione su tutti i campi dell’intrattenimento moderno, dall’animazione digitale ai lungometraggi live action, dai parchi a tema alle emittenti televisive.

 

Ma un tempo, in particolare duranti gli anni di vita del suo fondatore Walter Elias Disney (1901-1966), la sezione dei cosiddetti classici (classici perché ideati, prodotti e distribuiti dalla Walt Disney Feature Animation secondo un canone ufficiale) rappresentava a tutti gli effetti il più grande contributo che fosse mai stato offerto al cinema d’animazione americano e mondiale, nonostante il fenomeno degli “Animated Cartoons” avesse già avuto origine e diffusione sin dai primi anni del XX secolo; basti pensare a celebri personaggi come Popeye e Betty Boop, e ad autori quali McCay e i fratelli Fleischer.

 

Cinquantasei titoli in totale, lungo una linea storica che parte da Biancaneve e i sette nani del 1937 e che arriva fino a Oceania del 2016.

In mezzo, si sono alternate epoche storiche e correnti artistiche, che tanto nel cinema tradizionale quanto in quello d’animazione hanno contribuito a definire pagine importanti della storia della settima arte e che, all’interno della stessa Walt Disney Pictures, hanno reso possibile una chiara demarcazione di diverse fasi creative e una conseguente suddivisione critica in ere.

 

Si possono identificare all’interno della casa di produzione cinque grandi macroaree, cinque periodi storici nell'ambito dei quali i lungometraggi realizzati risultano essere accomunati da specifiche caratteristiche, sia a livello di forma che di contenuto, che hanno sempre reso i classici riconoscibili agli occhi del pubblico e che ancora oggi, a posteriori, fanno sì che essi possano essere ricondotti con una certa facilità alla relativa fase storica di appartenenza.

 

 

 

 

La prima fase del ciclo Disney è per definizione quella classica, la cosiddetta epoca d’oro.

 

Si può far coincidere questo primo periodo con la vita e l’opera di papà Walt, che aveva direttamente prodotto tutti i titoli dal 1937 al 1966 (anno della sua scomparsa), supervisionandone la realizzazione in prima persona.

Da Pinocchio a Cenerentola, da Peter Pan a La bella addormentata nel bosco, da Alice nel paese delle meraviglie a La spada nella roccia, da Dumbo a La carica dei 101, da Bambi a Lilli e il Vagabondo, ognuna di queste opere è dotata di un’aura magica e di un fascino immortale, che avevano permesso a critica e spettatori dell’epoca di indicare nella figura di Walt Disney il più importante cineasta di tutti i tempi nel cinema d’animazione.

 

L’avvento dei classici Disney si inseriva nel più generico quadro del cinema narrativo hollywoodiano, che a quel tempo era già al suo apice; i lungometraggi animati targati Disney avevano quindi come prima esigenza quella di rispettare tutte quelle regole e quegli stilemi, definiti appunto classici, che avevano attirato nelle sale americane spettatori di ogni strato sociale e che costituivano il punto di riferimento per ogni addetto ai lavori.

Così come implicavano, sul piano meramente contenutistico, storie dall’andamento lineare, personaggi squisitamente stereotipati in cui identificarsi (il principe coraggioso, la bella principessa da salvare, un cattivo da sconfiggere) e l’immancabile lieto fine con il trionfo del bene sul male, intesi nella loro accezione più generica, allo stesso modo, sul piano strettamente tecnico, essi cercavano anche di rispettare il cosiddetto decoupage classico, assimilando quindi i principi teorici che governavano ogni aspetto della produzione di un film, dall’uso armonioso delle inquadrature alla regia invisibile, passando per il montaggio analitico.

 

Molte di quelle storie avevano un vero e proprio impianto narrativo fiabesco, in cui l’elemento fantasy, testimoniato dalla presenza di incantesimi, mostri e, soprattutto, di fate e maghi/e (Azzurra in Pinocchio, Smemorina in Cenerentola, Merlino ne La spada nella roccia, Malefica ne La bella addormentata nel bosco, ecc.) ben si sposava con l’esigenza di un buon divertissement infantile, da sempre priorità essenziale nella filosofia disneyana.

 

Nel quadro della Hollywood classica degli anni ’30 e ’40, risulta facile capire come Disney sia stato certamente una delle figure, alla pari di Frank Capra o di Howard Hawks, che più sono riuscite a cogliere e a far loro lo spirito cinematografico del tempo, pur senza mai perdere una certa indole di sperimentazione, non così scontata per l’epoca.

Emblematico a questo proposito è il caso dei cinque film collettivi a tecnica mista realizzati consecutivamente dal ’42 al ’48: Saludos Amigos, I tre caballeros, Musica Maesto, Bongo e i tre avventurieri e Lo scrigno delle sette perle; ma anche (e soprattutto) del precedente Fantasia (1940), straordinario terzo lungometraggio che cercava di unire le idee delle avanguardie europee (tedesche, su tutte) con il modello commerciale made in USA, e in cui la narrazione di ogni singolo episodio era accompagnata da pezzi di musica classica diretti dal maestro d’orchestra Leopold Stokowski.

 

 

 

 

Il cambiamento della società e della cultura americana di inizio anni ’60 si rifletté inevitabilmente anche sul cinema, e la venuta della televisione nel mercato contribuì a far precipitare in una profonda crisi l’intero sistema hollywoodiano, compreso dunque quello d’animazione (che era il riflesso del cinema narrativo classico).

 

Se per la pellicola tradizionale questo significava un’esigenza di un rapido cambiamento, che sarebbe poi stata bene impersonata dalla generazione di nuovi talentuosi registi della New Hollywood, in casa Disney al contrario, complice anche la tragica scomparsa di Walt nel ‘66, le cose andarono diversamente e un processo di rinnovamento faticò a compiersi.

Con l’uscita de Il libro della giungla nel 1967, diciannovesimo lungometraggio che può essere considerato quindi come l’ultimo dei classici in senso stretto, si aprì per la casa d’animazione un difficile periodo di crisi, protrattosi per circa un ventennio.

 

Senza la presenza carismatica di Walt Disney, che aveva indirizzato le scelte e le produzioni della major per tutta la sua esistenza, i nuovi animatori e registi sembravano come sperduti, come un gregge senza pastore.

L'incertezza interna si riverserà sullo scarso rendimento commerciale dei film, che nonostante avessero comunque continuato a far breccia nel cuore dei più piccoli (chi non è affezionato a Robin Hood o a Gli Aristogatti?), risultavano qualitativamente inferiori ai classici dei decenni precedenti.

In particolare, erano la qualità del disegno e la profondità delle storie a risultare ridimensionate, palesemente lontane dai fasti del passato.

 

Questa fase storica viene oggi definita “Medioevo Disney”.

 

Fu un periodo di transizione difficilmente inquadrabile, che registrò in primis un netto allontanamento degli spettatori, i quali iniziarono a rivolgere la propria attenzione ad altri celebri film d’animazione dell’epoca.

Le vicissitudini della casa di Burbank, infatti, si intrecciavano in quel periodo con il lavoro di Don Bluth, assistente e aiuto animatore della Disney a inizio carriera, regista e produttore indipendente nei decenni a seguire. Negli anni ’80 girò i suoi due film più famosi con la Sullivan Bluth Studios (fondata insieme all’amico Gary Goldman), destinati a riscuotere maggior successo rispetto ai coevi classici Disney: Fievel sbarca in America e Alla ricerca della valle incantata.

Il secondo titolo, in particolare, fu un successo strepitoso sia di pubblico che di critica, nel vecchio come nel nuovo continente, al punto da generare una miriade di sequel e spin-off, una cosa mai vista nel cinema d’animazione fino a quel momento; basti pensare che al suo debutto nel 1988, il film di Bluth incassò al botteghino nordamericano una cifra record di 7.526.025$, contro i 4.022.752$ di Oliver&Company, ventisettesimo classico uscito al cinema nello stesso anno.

 

Fu certamente uno dei punti più bassi di tutta la storia della compagnia, ben testimoniato appunto dal sorprendente sorpasso che la casa di Burbank dovette subire nel circuito cinematografico prima, e nel mercato Home Video poi. 

 

La debacle servì da scossa decisiva, che fece risvegliare i produttori dal loro torpore creativo e ritrovare lo smalto perduto di un tempo; fu proprio Oliver&Company il titolo che in un certo senso sancì la fine di questo secondo periodo e che allo stesso tempo funse da punto di partenza per il successivo, soprattutto grazie alla sua inusuale abbondanza di pezzi cantati, che gli fece comunque attirare critiche positive.

 

Ritengo la definizione di "Medioevo Disney" pienamente appropriata, soprattutto per la visione che si ha oggi del medioevo inteso come periodo della storia dell’uomo. Fu certamente un'epoca funestata da guerre, epidemie, carestie, peste bubbonica, ma anche un momento di profondo cambiamento e rinnovamento sul piano artistico e culturale, che avrebbe preparato il terreno per il magnifico Rinascimento (e tutto ciò che ne è conseguito).

Anche per questo oggi, riflettendo sulla fase Disney in questione, molti spettatori non riescono comunque a disdegnare i titoli che ne hanno fatto parte.

E in effetti, analizzando questo periodo con gli occhi del nuovo secolo, si sente comunque l’esigenza di una rivalutazione, dettata più che altro dall’affetto che lo spettatore degli anni ’80 e ’90 ha continuato imperterrito a nutrire nei confronti di questi titoli.

 

Dovendo avere invece uno sguardo prettamente critico, la sensazione è che la pur innegabile bellezza di singoli e precisi momenti delle pellicole, come ad esempio la separazione della piccola volpe Red dalla sua anziana padrona in Red&Toby, che resta uno dei momenti più toccanti, dunque emotivamente più efficaci nella storia dei classici, o lo scontro finale all’interno del Big Ben tra Basil e il malvagio Rattigan, che è certamente degno di un moderno film d’azione, sia per spettacolarità che per ambientazione, non riesca comunque a garantire nel loro insieme un livello qualitativo ottimale in confronto ai classici del periodo precedente.

Titoli deboli quali Taron e la pentola magica e Le avventure di Winnie the Pooh non riuscirono mai a far pienamente breccia nei cuori degli spettatori; e furono per questo dimenticati in fretta.

Detto ciò, nulla vieta che possano comunque essere apprezzati nella loro interezza, anche grazie a un certo fascino vintage che essi conservano.

 

Oggi si tende ad essere benevoli nei loro confronti e a considerare il periodo in questione come intermezzo, piuttosto che come una crisi di idee vera e propria.

Questo è stato possibile anche grazie al giudizio dei millennial, la cui collezione di VHS non ha mai conosciuto discriminazioni temporali.

 

 

 

 

Si tende a far terminare questo periodo nel 1989, con l’uscita al cinema del grande successo de La sirenetta.

Se il periodo precedente era stato ribattezzato “Medioevo Disney”, questo ha segnato a buon merito il Rinascimento della casa d'animazione, dopo le apnee e gli smarrimenti dei decenni bui '70 e '80.

I produttori hanno capito che serviva un cambio di strategia, una svolta radicale sia nelle forme che nei contenuti, per poter riportare in sala gli spettatori e riappropriarsi di nuovo di quella magica aura nella quale la major era stata avvolta per tutti i suoi primi trent'anni di vita.

 

Tre le mosse vincenti che hanno ridato linfa vitale, si segnalano:

 

1) Le canzoni e il soundtrack. Credo che nessuno si possa scandalizzare se questi film venissero definiti come dei musical animati; una media di cinque-sei canzoni per titolo, che diventano quindi parte attiva della narrazione e non fungono solo da semplice cornice. Un ritorno alle origini, per certi aspetti, perchè c'è da precisare che anche i pezzi musicali di Cenerentola o Biancaneve erano rimasti impressi nella mente, ma è indubbio che qui il passaggio avvenga in un modo ancora più esasperato.

Vennero chiamati autentici giganti del mestiere a comporre musica e testi, da Elton John a Phil Collins, passando per Hans Zimmer, Alan Menken e Tim Rice. La scelta venne premiata: oltre venti nomination totali all'Oscar in dieci anni e ben undici statuette conquistate, contando appunto le categorie di Miglior canzone originale e Miglior colonna sonora; l'unico Oscar vinto in carriera da Hans Zimmer fu proprio quello del 1995 per Il Re Leone, ad esempio. 

 

2) Una nuova generazione di talentuosi registi/animatori, tra i quali spiccano gli eclettici e prolifici Ron Clements e John Musker, che resero il disegno meno spigoloso rispetto al passato e maggiormente riconoscibile.

 

3) Nel mettere a punto le sceneggiature, l'aver preso a modello celebri opere preesistenti, conosciute e già apprezzate da una moltitudine di appassionati in tutto il mondo: dalle fiabe di Andersen al mito di Ercole, dalle novelle de Le mille e una notte al ciclo di romanzi di Tarzan, passando per il Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

 

4) L'aver dato vita a splendidi personaggi secondari, usati come spalle comiche ed entrati nella memoria collettiva, in alcuni casi anche in maggior misura rispetto ai protagonisti veri e propri: Lumière, il Genio, Mushu, Sebastian, Filottete, Timon&Pumba.

 

5) L'universalizzazione e la modernizzazione delle storie: un eroe arabo in Aladdin; una eroina cinese in Mulan, la prima principessa Disney a non essere "salvata" dal principe azzurro di turno (anzi, avviene l’esatto contrario); gli animali non antropomorfizzati protagonisti assoluti per la prima volta, ne Il Re Leone (Bambi non fa testo, visto che in quel caso l'uomo, pur non mostrandosi in modo esplicito, era una presenza decisiva che influenzava comunque la narrazione); una guerriera nativa pellerossa in Pocahontas, primo film che vede personaggi di colore tra i protagonisti.

 

Le risposte di pubblico e critica furono entusiasmanti, in poco tempo la Disney si era ripresa lo scettro di major dominante nel cinema d’animazione.

 

L’incredibile successo del Rinascimento è testimoniato da due eventi in particolare: la nomina all’Oscar per il Miglior film de La bella e la bestia all’edizione 1992, primo lungometraggio d’animazione della storia a riuscire nell’intento; e il record d'incassi vicino al miliardo di dollari per Il re leone, che divenne (e lo è tuttora) il film d’animazione tradizionale di maggior successo economico di sempre.

 

Furono dieci anni incredibili: per coloro nati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, titoli quali Aladdin, Il re leone, La sirenetta, Hercules, Il gobbo di Notre Dame o La bella e la bestia furono immediatamente riconosciuti come fondamentali per la corretta formazione cinefila di ogni bambino.

I progressi tecnologici, inoltre, permisero la realizzazione di alcune straordinarie scene d’azione, impossibili da realizzare fino a qualche decennio prima; esemplare il caso di Mulan, la cui battaglia sulla neve resta una delle sequenze d’animazione più spettacolari del decennio, o di Tarzan, per cui l’animatore ricreò al computer le acrobazie di un noto snowborder freestyle per ricreare quelli stessi movimenti che l’uomo delle scimmie avrebbe compiuto sugli alberi e tra le liane.

Fu proprio Tarzan nel 1999 il titolo fanalino di coda che chiuse trionfalmente il decennio.

 

Dall’uscita successiva, la Disney sarebbe stata costretta a rimettersi totalmente in gioco…

 

 

 


*** Per leggere la seconda parte dell’articolo, clicca qui ***

Chi lo ha scritto

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109 commenti

Matteo Tocci

11 mesi fa

Bellissimo articolo! 
Tra i motivi elencati del Rinascimento disneyano ritengo il salto di qualità nelle musiche e nelle canzoni il più significativo. 
Nonostante sia nato nei primi anni '90 e dunque cresciuto parallelamente al terzo periodo, il mio cuore appartiene ai primi classici, difatti i miei tre Disney preferiti ad oggi sono ancora "Pinocchio", "Dumbo" e "Fantasia". Per quanto riguarda invece la fase del Medioevo, fatta eccezione per "Basil l'investigatopo", nessun film mi ha mai fatto impazzire, e mi ha incuriosito il fatto che, a fine lettura, mi sia reso conto che appartenessero ad un periodo storico preciso della compagnia.

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sharon_holmes

1 anno fa

Secondo me sono proprio le colonne sonore e la musica in generale ad aver fatto la differenza rispetto agli altri film d'animazione

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Tazebao

1 anno fa

Un articolo unico e meraviglioso che amo rileggere. Un résumé condito alla perfezione da ottime analisi. 
Attenzione!
Il commento che segue è, ahimè, di parte!
Sono lontano anni luce dal mondo Disney o per meglio dire dal mondo dei classici Disney (questa distinzione risulterà fondamentale alla fine del commento). 
Dei periodi esaminati trovo unico, fondamentale, innovatore e ricco di ispirazione solo lo spezzone che annovera opere del calibro di Mulan, Aladdin, Pocahontas etc. Credo che questo ricco periodo sia l'unica vera e grande rivoluzione nel mondo Disney. Donne indipendenti, sangue, vero dolore, emarginazione sociale ecc. sono temi, soggetti e situazioni che hanno reso immortali opere come queste; così come credo che siano fin troppo mortali i film della nuova generazione Disney definiti impropriamente da critica e pubblico "rivoluzionari". 
Il periodo degli inizi non mi ha mai entusiasmato: oggettivamente e soggettivamente parlando. Pur peccando di partigianeria, trovo che il lavoro condotto dai Fleischer Studios o dalla Warner  non sia inferiore al lavoro svolto dalla Disney. L'unica realtà degli inizi che trovo geniale, piena zeppa di invenzioni, una fonte inesauribile di materia creativa sono i capolavori dei corti animati Disney. Insomma: esiste qualcosa di più geniale della serie Mickey Mouse o di quella di Donald Duck o di Pippo? Ancora oggi li riguardo con amore, ancora oggi sono qualcosa di inarrivabile. Ancora oggi mi chiedo perché non distruggiamo - simbolicamente parlando - i classici Disney e innalziamo sull'Olimpo dell'animazione questi corti?

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Maria Angelillis

1 anno fa

L'inserimento dei personaggi comici si è rivelato a mio avviso una mossa vincente! Presente ancora adesso anche nei titoli più recenti (chi non ama il polletto idiota di Oceania? 😂)

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Marta Fancello

1 anno fa

Bellissimo articolo! Tutti i cartoni Disney, compreso l'inquietante Taron e la pentola magica, mi hanno fatto sognare da bambina e continuano a farlo oggi! Curiosissima di leggere la seconda parte 😊

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Vi.

1 anno fa

Articolo stupendo! Devo leggere la seconda parte! La Disney ha fatto e continua a far sognare, naturalmente cambiano le morali dei film ma penso che questo sia il progresso e il bisogno di adattarsi ai tempi moderni! Lo scopo finale resta sempre quello di aiutarci a crescere con dei sani principi 😊

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Dav 9000

1 anno fa

Non esisterà mai nulla di così emozionante e, allo stesso tempo, così classico. Walt Disney va messo di diritto tra i più grandi ideatori della storia.

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Alessandro Davani

1 anno fa

Praticamente qua si parla di una grossa fetta della mia vita. Ci sono cresciuto e tutt'ora non riesco a fare a meno dei Classici Disney.

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Sam_swarley

1 anno fa

Non posso commentare, son troppo di parte 😊 siamo cresciuti con i vhs della disney, inattaccabili

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Jambo

1 anno fa

Credo che alla Disney, dopo la morte del Genio signor Disney, si siano voluti allontanare dall'infantilità paradisiaca disneyana classica, per potersi concentrare anche su temi al di fuori della storia, come uguaglianza tra i popoli e tra i sessi, e poi anche qualche "gag" che intrattenesse anche i genitori che accompagnavano i propri pargoli, producendo scene che potessero piacere e divertire più generazioni. Scelta a mio parere più che azzeccata.

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Ciulia

1 anno fa

Jambo
Concordo pienamente

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Jambo

1 anno fa

Ciulia
Un esempio di scena che possa piacere e divertire più generazioni, andando un secondo fuori tema, viene descritta da Yotobi nel video dedicato a Fantozzi, ossia la scena del pane.

Non son qui per spammare, ma in questo lo spiega benissimo:

https://www.youtube.com/watch?v=6P4vj1egmlg

E credo che alla Disney abbiamo voluto concentrarsi su un aspetto molto simile.

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AriannaGaratti .

1 anno fa

Ci credo che Taron e la pentola magica fa parte del periodo "buio"...

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AriannaGaratti .

1 anno fa

Articolo stupendo!!! Molto completo e adoro l’argomento trattato 😍

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The_Watcher_TV

1 anno fa

Gli anni '90 (i miei anni) hanno sfornato dei capolavori assoluti!

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IlBuonVecchioNick

1 anno fa

in effetti dei cartoni disney degli anni 70/80 se ne parla poco e se ne ricordano ancora meno. per fortuna negli anni 90 si sono svegliati tirando fuori capolavori senza tempo e senza età

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SandroSandro

1 anno fa

Ottimo, ottimo articolo, un'analisi semplice, asciutta e per questo efficacissima, un eccellente punto di partenza per chi vuole avvicinarsi ad un discorso critico più profondo circa questo mastodontico argomento. In rete e su youtube si trovano decine e decine di video o articoli scritti con sciatteria e vera e propria ignoranza, dunque sono ancor più entusiasta per questo pezzo. Ammetto che per motivi storico-produttivi tendo a preferire una ulteriore suddivisione della golden age in tre periodi (1937-1942, 1942-1949, 1950-1967), ma il tuo discorso resta comunque completo, sintomo di una grande competenza. Attendo con ansia la seconda parte, lì sì che ci sarà da sviscerare!

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Pierluca Parise

1 anno fa

SandroSandro
La tua è una giusta osservazione. Come ho scritto sotto un altro commento, ho scelto di far coincidere il primo periodo con la vita di Walt Disney; credo ci sia un filo rosso (anche simbolico) che unisca in effetti tutti i titoli dal '37 al '66. E per lo stesso motivo penso quindi che la "silver age" possa essere sì considerata come una seconda corrente (dal '50 al '66, più o meno), ma sempre nel più ampio contesto della più generica epoca classica. Nel mio articolo ho messo infatti maggiormente l'accento sul carattere "classico" delle opere, in linea con il cinema tradizionale dell'epoca, piuttosto che su altri fattori; è il tipo di taglio che ho deciso di attribuire all'analisi. E nemmeno a farlo apposta, la morte di Disney ha coinciso davvero con la fine definitiva del cinema narrativo hollywoodiano classico dei decenni precedenti (quindi il parallelismo cade a fagiolo) e, ovviamente, è stata un evento spartiacque all'interno della stessa major. Da qui anche la decisione di considerare come "Medioevo" il periodo tra il 1970 e il 1989, cioè quello immediatamente successivo alla morte di Walt, necessario per elaborare la perdita del punto di riferimento di una compagnia intera :)
Comunque grazie!

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Bella analisi. Articoli come questi sono un piacere.

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TenenbaumWannabe

1 anno fa

bellissimo articolo, complimenti!

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Luca Porcino

1 anno fa

io winnie the pooh non l'ho proprio visto e taron non me lo ricordo... li andrò a recuperare. grande articolo!

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Drugo

1 anno fa

Come molti, con la Disney ci sono cresciuto, complimenti per l' articolo

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Mr Blonde

1 anno fa

Analisi completa e accurata dell'universo Disney. Da leggere voracemente, in attesa della seconda parte..

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Matteo de Feo

1 anno fa

Articolo fantastico. E' bello vedere come una casa di produzione così grande è partita da molto poco.

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Lorenzo Nuccio

1 anno fa

Per gli Aristogatti un amore incondizionato

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Sara Genovesi

1 anno fa

Fantastico articolo! Tra l'altro vorrei  fare la tesi di laurea più o meno su questo argomento! Più nello specifico sull'evoluzione della figura della donna nella società attraverso i personaggi femminili Disney. Questo articolo mi ha dato conferma su delle cose che già avevo trovato/pensato, ma soprattutto mi ha dato un sacco di spunti in più!
La mia tesi è ancora tutta da scrivere e da pensare, ma se dovessi farlo non mancherò di citare il tuo articolo! Grazie!

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Pierluca Parise

1 anno fa

Sara Genovesi
Troppo gentile, ti ringrazio. E in bocca al lupo per la tesi ;)

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Sara Genovesi

1 anno fa

Pierluca Parise
Grazie! Viva il lupo 😉

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lycorisra9

1 anno fa

Leggendo questo articolo mi sono resa conto di un sacco di cose: il “Medioevo Disney” è una /divisione/ che nella mia mente avevo sempre fatto e adesso ho appena scoperto che, realmente, ha un nome. Tuttavia trovo che quest'articolo evidenzi molto bene determinati /aspetti/ che spesso passano inosservati. C'è una divisione di "ciò che ha ridato la linfa vitale" e, un occhio attento, sa notarlo. A me piace troppo fare paragoni ( tecnici e non ) fra un film e l'altro, di anno in anno. E parto sempre dall'inizio: dalla prima pellicola.

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Pierluca Parise

1 anno fa

lycorisra9
Anche a me piace molto, in generale; è un tipo di esercizio che cerco di fare con le singole filmografie dei registi.

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Nicola Terzaghi

1 anno fa

Che meraviglia 😍

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iena plinsky

1 anno fa

Quanti ricordi ❤️ Bei tempi 😢 momento nostalgia

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Dalila Croce

1 anno fa

Bellissimo articolo!! Hai fatto riemergere molti ricordi. L'arte con cui era disegnato ogni fotogramma dei primi lungometraggi è imparagonabile alle tecniche moderne. E poi... Come mi manca sentire il rumore del nastro che si riavvolge!

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Pierluca Parise

1 anno fa

Dalila Croce
E' vero, conserva sempre il proprio fascino!

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Serena Scarpi

1 anno fa

Wow, articolo spettacolare, non vedo l'ora di leggere la seconda parte, sono grande fan dei Classici Disney, quindi saperne di puù è sempre piacevole

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Joaquin Phoenix

1 anno fa

Apparte zootropolis gli ultimi della disney non mi piacciono molto

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Matteo Sinigaglia

1 anno fa

Troppi ricordi, nostalgia canaglia

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Max Rockatansky

1 anno fa

Taron e la pentola magica 😢 che nostalgia. Articolo comunque davvero bello e professionale, complimenti.

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Erika

1 anno fa

Bellissimo articolo! Quanti ricordi!

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Angela

1 anno fa

Spero che nella seconda parte dell'articolo ci sia una sezione dedicata ai "9 Old Men" che hanno tutti contribuito a realizzare il primo classico "Biancaneve e i sette nani" nonchè a stillare la lista dei 12 principi dell'animazione studiata in tutto il mondo se si parla di animazione, è un argomento che adoro e non si possono non citare quando si parla di disney :)

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Samantha Mandurino

1 anno fa

Articolo bellissimo! Aspetto la seconda parte 😍 La lacrimuccia scende obbligatoria. È stato un vero viaggio nell’infanzia, prima è arrivata l’emozione e poi la nostalgia. Ci passavo pomeriggi interi a guardare e riguare questi classici, era un continuo riavvolgere le vhs. (Taron e la pentola magica incluso, mi piaceva anche quello ahaha). Tempi così non ritornano più
Comunque devo davvero farti i complimenti, non è facile riassumere i tanti anni di vita di un impero come quello disney. Hai scritto un articolo preciso, interessante e per nulla “freddo”

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Pierluca Parise

1 anno fa

Samantha Mandurino
Ti ringrazio!

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Teo

1 anno fa

Articolo davvero interessante, un'analisi molto approfondita su ciò che è stato.
Non ho ben capito come mai Robin Hood e gli Aristogatti dovrebbero essere di qualità inferiore ai loro predecessori, però: è per il famoso caso di riciclo di studio d'animazione? (vedi: il ballo di Biancaneve / Lady Marian, o l'applaudere le mani a tempo dei nani / del popolo di Nottingham?

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Pierluca Parise

1 anno fa

Teo
Intendevo principalmente qualità tecnica: un disegno meno fluido, con i contorni neri delle figure ben visibili, che unitamente a fondali disadorni ed "essenziali" contribuiscono a rendere l'immagine più piatta e bidimensionale. Detto questo, nulla vieta che essi possano comunque essere apprezzati, ovviamente :)

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Angela

1 anno fa

Articolo stupendo, aspetto la seconda parte, mi ha fatto entrare nell'ottica di quei tempi e di come un uomo come Walt sia riuscito nonostante tutto a realizzare tutto ciò che ha sempre desiderato!

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Maatz

1 anno fa

Quanti ricordi, non ce la faccio ahah 
Bell'articolo, aspetto il seguito!

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Kappa

1 anno fa

ottimo articolo!!

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Roberto Rotondo

1 anno fa

Bell'articolo, Chapeau!
Sei riuscito a trascrivere con chiarezza le vicissitudini del primo 50ennio disneyano, complimenti!😊

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Kenji Endo

1 anno fa

Sono l'unico a credere che Winnie the Pooh sia un buon film? Ha quel tocco di delirio e nonsense nei personaggi e nelle situazioni che me lo fa amare 😂

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Benedetta Ricci

1 anno fa

Bell'articolo, quanti ricordi #lacrimuccia

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giulia gambaro

1 anno fa

👍❤️ e lacrimuccia.

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Raff

1 anno fa

No vabbè l'articolo della mia vita che con i film Disney ci sono praticamente cresciuto, ho rovinato le videocassette a furia di rivederle. Complimenti, aspetto la seconda parte 😍

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Duilio Colombo

1 anno fa

Bell'articolo, ho letto tantissime cose che non sapevo. e non vedo l'ora di leggere la seconda parte dell' articolo.

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BubbleGyal

1 anno fa

Chissà se mai qualcuno farà dei cartoni con le trasposizioni fedelissime alle fiabe originali.

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Duilio Colombo

1 anno fa

BubbleGyal
Avevo letto da qualche parte che non tutte le storie originali finiscono "bene" anzi alcune lasciavano anche un gusto cattivo per essere delle fiabe o sbaglio?

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BubbleGyal

1 anno fa

Duilio Colombo
Esatto, praticamente tutte quelle che conosciamo dai cartoni sono in realtà diverse, spesso senza una morale o un lieto fine.Recuperale se riesci perché  rimarrai stupito  dalle grosse differenze.

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Roberto Rotondo

1 anno fa

Duilio Colombo
Dite bene, molte storie finiscono in modo davvero tragico 😅

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Rebecca Pettirossi

1 anno fa

Quanto mi mancano i classici Disney, cartoni come La valle incantata, Fievel...giusto mercoledì stavo riordinando a casa di mia nonna e ho trovato delle VHS che a casa non trovavo, così da poter completare la mia collezione Disney. E niente, potranno continuare per anni a fare cartoni in computer grafica con canzoni sempre più orecchiabili, ma come i vecchi cartoni Disney non ce ne saranno più. Bellissimo articolo, mi ha fatto venire una lacrimuccia dalla nostalgia, mi sono rivista da piccola davanti alla tv a guardare tutte le mie VHS. Grazie!

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Pierluca Parise

1 anno fa

Rebecca Pettirossi
Anche io, nello scriverlo, ho provato le stesse sensazioni ;)

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Sirio

1 anno fa

Questo articolo dovrebbe essere letto da tutti, amanti del cinema e non. Questa è storia!

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Claudio Serena

1 anno fa

E praticamente la mia conoscenza dei film Disney si ferma allo stesso punto dell'articolo 😁

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Niente potrà mai essere come i Classici Disney

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Niccolò Musillo

1 anno fa

Bellissimo articolo

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Gioze

1 anno fa

Quanta storia.

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James Flint

1 anno fa

Un articolo molto interessante. Bravo. E soprattutto per niente noioso!

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Pierluca Parise

1 anno fa

James Flint
Ti ringrazio!

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Paino

1 anno fa

Aaaah la disney, ci ha cresciuti, con i suoi messaggi subliminali per poi un giorno lavorare per questo grande colos... ehm volevo dire che belli i cartoni, questo articolo ci fa tornare bambini.

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Dedina83

1 anno fa

Mi sono immersa in questo articolo favoloso, mi sono tuffata nella mia infanzia e per fortuna la bambina che è in me attaccata ai classici esiste ancora e non se ne andrà mai, sto trasferendo la mia passione a mio figlio di 3 anni, adoro vedere il suo entusiasmo mentre vede per la prima volta un classico e penso chissà se proverà quello che ho provato io la prima volta che ho visto “Alice nel paese delle meraviglie”, “Robin Hood”, “Basil, l’investigatopo” “Gli Aristogatti” ecc (per ora il suo preferito è “il libro della giungla”
Quindi grazie per le curiosità che non sapevo e le emozioni che ho provato leggendo.
Ah li ho visti tutti noi non me ne manca nessuno.
Aspetto il seguito

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Pierluca Parise

1 anno fa

Dedina83
È bello che tu faccia vedere a tuo figlio i film che ci hanno accompagnato lungo la nostra infanzia. Non potrà che essere contento della cosa; anche perché, come ho scritto, la maggior parte dei classici conserva davvero un fascino immortale e regge quindi alla perfezione la prova del tempo.

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Barbara G.

1 anno fa

Molto interessante, non vedo l'ora di leggere la seconda parte!

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solipsoJoe

1 anno fa

Bellissimo articolo!

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Giacomo Camilli

1 anno fa

Inizialmente c'era la curiosità, poi la nostalgia ed infine l'emozione. Grazie per questo articolo. È stato come rivivere la propria vita.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Giacomo Camilli
Ti ringrazio! L’intento era anche quello... farci tornare tutti bambini

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Lynch Walk With Me

1 anno fa

Quanto era stato innovativo Alice per i tempi, troppo strano e inquietante per gli anni cinquanta ma assai in linea con la moda psichedelica dei sessanta.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Lynch Walk With Me
Verissimo!

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Lynch Walk With Me

1 anno fa

Pierluca Parise
Poi se ci pensi, il film a differenza del libro fa molte  allusione visive agli allucinogeni e agli stati d'animo che può causare. A mio parere con una rivisitazione in chiave apertamente psichedelica potrebbe venire fuori qualcosa di fresco

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Pierluca Parise

1 anno fa

Lynch Walk With Me
Ora come ora non riuscirei a immaginare una nuova rivisitazione (anche perché sono influenzato dal fatto che l’agenda Disney è già abbastanza piena di progetti e revival per il futuro), ma in ogni caso concordo con te e credo che questa sua atmosfera onirica e surreale, che lo rende un classico unico nel suo genere, come sospeso nel tempo, sia proprio la ragione per cui il film sia invecchiato così bene nel corso dei decenni e ancora oggi conservi intatto il proprio fascino.

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Filippo Soccini

1 anno fa

Aspetto il seguito e mi complimento per l'interessante lavoro di analisi e ricerca storica

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Davide Sciacca

1 anno fa

Quello che più mi dispiace è che secondo me Basil l'Investigatopo, sia in fatto di musiche (non canzoni cantate, sia chiaro), sia in fatto di personaggi e brio, non ha da invidiare a molti altri prodotti della Disney. Spesso e volentieri lo vedo saltato da chi cita i classici Disney, passando direttamente da Taron a Oliver & Company. Considerato che è basato su una delle ispirazioni maggiori delle storie di detective occidentali, Sherlock Holmes, io fatico davvero a comprenderne il motivo. E molti miei coetanei ne ignorano completamente l'esistenza.

Detto ciò, complimenti per questa prima parte di articolo, è molto interessante! Del "Medioevo Disney" ero a conoscenza giusto perché vi si fa ricadere all'interno Basil. Aspetto la seconda parte!

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Pierluca Parise

1 anno fa

Davide Sciacca
Anche a me piace molto Basil. Una cosa in particolare che ho sempre apprezzato è la caratterizzazione del villain; Rattigan ruba la scena a tutti!

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Davide Sciacca

1 anno fa

Pierluca Parise
Oh Rattigan!! Più forte tu sei!! Oh Rattigan! Oh Rattigan!! -
Oh Rattigan, diabolico ... ratto! - CHE COSA HAI DETTO?!

Fenomenale.

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Ester Lucci

1 anno fa

Articolo interessantissimo, aspetto il seguito!

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Il Cionco

1 anno fa

Complimenti per l'articolo non vedo l'ora di leggere il seguito!
Leggere la storia della Disney è un tuffo nella propria infanzia.

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RogueMar

1 anno fa

Articolo molto interessate! Sono curiosa di leggere il continuo!

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Condivido in pieno l'articolo: la prima fase era ricca di film uno più bello e innovativo dell'altro, poi una serie di alti e bassi (nei quali comunque salvo assolutamente gli Aristogatti, la scena con i gattini che dipingono con le zampe è una delle sequenze animate che amo di più in assoluto), poi gli anni '90, e qui fare una classifica risulta davvero difficile, anche se probabilmente il più iconico rimane il Re Leone.
Anticipandomi sulle fasi successive, cioè dal 2000 ad oggi, c'è da dire che secondo me la qualità è nettamente calata, gli ultimi film davvero memorabili sono Le follie dell'imperatore e L'isola del tesero (troppo poco elogiato). Per il resto si è assistito al triste passaggio alla computer grafica, che non ho mai compreso dal momento che Disney di lì a poco avrebbe acquistato la Pixar, già specializzata in quel campo. Negli ultimi anni salvo solo Ralph Spaccattutto (probabilmente per le citazione videoludiche che me lo hanno fatto apprezzare) e Zootropolis.

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Pierluca Parise

1 anno fa

Antonio Ciriello
Tra gli ultimi titoli, a me è piaciuto anche Oceania... avremo modo di parlarne meglio nella seconda parte:)

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Pierluca Parise
Non vedo l'ora di leggere anche il prosieguo dell'articolo.

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James Flint

1 anno fa

Antonio Ciriello
Sull isola del tesoro sono d accordo con te.. Troppo sottovalutato. La caratterizzazione dei personaggi la trovo una delle più profonde

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Antonio Ciriello

1 anno fa

James Flint
Decisamente, e dire che da ragazzino me l'ero perso, l'ho visto solo un paio di anni fa

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James Flint

1 anno fa

Antonio Ciriello
Io lo guardai solo perché sapevo che nella colonna sonora c era la musica di max Pezzali.. 😂😂

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Pfepfer

1 anno fa

Una volta iniziato l'articolo non riuscivo a fermarmi. Uhhh. Aspetto con ansia domenica per il seguito!

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Joe Riga

1 anno fa

Quanti ricordi 😌 La base della nostra infanzia...

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Charlot

1 anno fa

Non che abbia importanza, ma da quel che sapevo la cosiddetta Golden Age della Disney era limitata ai primi cinque titoli (da "Biancaneve" a "Bambi"), prima quindi dei film a episodi; poi ci sarebbe la silver age dei film fatti negli anni 50-60, la bronze age degli anni 70 e il Medioevo Disney da "Red e Toby" a "Oliver & co." Comunque sia, niente toglie ai Classici Disney il loro posto nella storia del cinema. Il mio preferito in particolare è Pinocchio

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Yuri Palamini

1 anno fa

Charlot
Non credo si possa considerare un "periodo" fatto da 5 film e soprattutto soli 5 anni, forse potrebbe essere un sottoinsieme indicando appunto i film a episodi/film di propaganda nel periodo bellico... E poi tutto ciò che è stato toccato da Walt Disney è oro 😉

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Pierluca Parise

1 anno fa

Charlot
Ho scelto di far coincidere il primo periodo con la vita di Walt Disney; credo ci sia un filo rosso (anche simbolico) che unisca in effetti tutti i titoli dal '37 al '66. E per lo stesso motivo penso quindi che la "silver age" possa essere sì considerata come una seconda corrente (dal '50 al '66, più o meno), ma sempre nel più ampio contesto della più generica epoca classica. Nel mio articolo ho messo infatti maggiormente l'accento sul carattere "classico" delle opere, in linea con il cinema tradizionale dell'epoca, piuttosto che su altri fattori; è il tipo di taglio che ho deciso di attribuire all'analisi. E nemmeno a farlo apposta, la morte di Disney ha coinciso davvero con la fine definitiva del cinema narrativo hollywoodiano classico dei decenni precedenti (quindi il parallelismo cade a fagiolo) e, ovviamente, è stata un evento spartiacque all'interno della stessa major. Da qui anche la decisione di considerare come "Medioevo" il periodo tra il 1970 e il 1989, cioè quello immediatamente successivo alla morte di Walt, necessario per elaborare la perdita del punto di riferimento di una compagnia intera :)

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Eugenio

1 anno fa

Molto interessante. Mi chiedo se l'uso di sequenze d'animazione ricalcate da film precedenti potrebbe corrispondere col periodo di crisi affrontato dalla casa. Quelle, per intenderci, di Robin Hood pressoché identiche a Il libro della giungla e Biancaneve. Potrebbe essere legato per l'appunto ad una scelta di economia o è una prassi più diffusa di quanto si pensi?

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Pierluca Parise

1 anno fa

Eugenio
Non saprei dirlo con certezza.
Credo si possa trattare anche di una sorta di autocitazione; la Disney che omaggia sé stessa.

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Angela

1 anno fa

Eugenio
Di solito quando i tempi sono stretti ed è tempo di consegna si ricorre a questi trucchetti e si risparmiano anche tanti soldi

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Yuri Palamini

1 anno fa

Bell'idea raccontare la storia dei classici Disney! Il periodo "Medioevo" nonostante alcuni titoli bruttini (Le avventure di Bianca e Bernie e Le avventure di Winnie the Pooh) ha regalato perle ed è fondamentale per la storia dei classici stessi, anche se ai tempi avrebbero sicuramente voluto evitare quel periodo.... Personalmente mi fa impazzire quando rileggo la passione e la meticolosità che ci metteva Walter Elias in ogni lungometraggio d'animazione, erano le sue creature e le voleva come le aveva in mente lui! Una curiosità sul periodo "Rinascimentale", oltre ad essere tutti film musicati il protagonista doveva essere orfano di almeno un genitore (eccezion fatta per Mulan)....

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Pierluca Parise

1 anno fa

Yuri Palamini
La seconda parte dell’articolo che pubblicheró domenica contiene un concetto che si collega proprio a quanto hai detto tu alla fine del tuo commento; parlando di famiglie;)

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Yuri Palamini

1 anno fa

Pierluca Parise
Ops, spoiler! ahahaha

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Pasquale Massara

1 anno fa

Condiviso all'istante. Aspetto domenica :D Oltre al fatto che scorre meravigliosamente 👍😁

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Kenji Endo

1 anno fa

Probabilmente il miglior periodo, oltre ad essere quello più costante a livello qualitativo, è stato quello del rinascimento. Vero che quasi tutti i titoli di quel decennio presentano una componente musicale che forse non convince oppure non ha convinto ai tempi i più puritani, ma la maggior parte sono dei film d'animazione incredibili, Il re Leone in primis.
Ovviamente anche negli anni precedenti ci sono stati titoli ottimi tipo Bambi oppure Fantasia senza dimenticare tutti gli altri onesti mestieranti.
Mi dispiace che Red & Toby sia così sottovalutato tanto da essere considerato un film minore. Come migliori degli ultimi 10 anni dico Rapunzel e Zootropolis su tutti.

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James Flint

1 anno fa

Kenji Endo
Nessuno lo ha definito un film minore, ma è vero che è stato realizzato in un periodo di bassa marea per la Disney.

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Kenji Endo

1 anno fa

James Flint
Forse non lo è per gli amanti dell'animazione oppure dei classici Disney ma, a livello generale, è innegabilmente considerato un film minore. Se provi a chiedere in giro molti non sanno nemmeno cosa sia, a differenza di un Re Leone, per esempio.

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James Flint

1 anno fa

Kenji Endo
Ti ripeto.. Viene da un brutto periodo per la Disney, quindi anche se bellissimo non ha la rilevanza delle migliori epoche. Per quanto mi riguarda, red e Toby è molto conosciuto invece. (personalmente mi piace molto, tra l altro). Il re leone, invece, viene da un periodo d oro per la Disney. Film minore potrebbe essere Oliver & Co, che effettivamente non è così rinomato.

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Andrea Lucietti

1 anno fa

Penso che Walt Disney sia stato uno dei più grandi geni del XX secolo. Ha cresciuto generazioni. Sono legato come non mai alle sue produzioni e penso che siano una porta al mondo dei sogni. Mi emoziona anche solo leggerne in questo bellissimo articolo. E nonostante ora la Disney sia anche "altro" per me resterà sempre quella fabbrica di magia che, anche oggi, mi fa tornare ad essere un po' bambino...

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Pierluca Parise

1 anno fa

Andrea Lucietti
Grazie! Condivido il pensiero su Walt Disney.

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