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La vita nascosta - Recensione: il grande ritorno di Terrence Malick

La vita nascosta è una maestosa riflessione sulla fede, sull’amore e sul senso stesso della vita: l’ultimo film di Terrence Malick si potrebbe riassumere così.

 

Presentato in concorso alla 72ª edizione del Festival del Cinema di Cannes, La vita nascosta racconta la storia dell'obiettore di coscienza austriaco Franz Jägerstätter, ucciso dai nazisti nel 1943 e beatificato nel 2007.

 

[Trailer internazionale de La vita nascosta]

 

 

Terrence Malick sceglie di allontanarsi parzialmente dallo stile filosofico ma senza una vera e propria sceneggiatura dei suoi ultimi lavori (Song to song e To the Wonder) per avvicinarsi invece al film che gli ha regalato la Palma d’oro nel 2011: The tree of life.  

 

I primi minuti de La vita nascosta ci mostrano la pacifica esistenza di Franz Jägerstätter e la sua famiglia, immersi nella beatitudine delle montagne austriache.

Malick in questo primo atto sceglie di adottare un linguaggio filmico che manterrà per tutta la durata del film.

 

Ne La vita nascosta sono rare le inquadrature a camera fissa, se non per immortalare le austere montagne, mentre i movimenti di macchina che seguono ossessivamente i protagonisti, i grandangoli e il continuo avvicinamento e allontanamento della macchina da presa seguito da un montaggio non convenzionale scandiscono le quasi tre ore di film.

 

 

[La vita nascosta è stato girato fra le montagne di Bressanone, Brunico e Sappada]

 

 

“Cos’è successo al nostro Paese? Saccheggiamo altre nazioni, vessiamo i deboli.”

 

La vita di Franz Jägerstätter, interpretato da un grande August Diehl (Bastardi senza Gloria, Il Giovane Karl Marx), viene a un tratto sconvolta dal germe del nazismo.

La guerra lampo sognata dai tedeschi non si concretizza e Franz è chiamato alle armi e sposare quindi la dottrina del nazionalsocialismo.

 

Qualcosa però smuove la coscienza del contadino austriaco che si rifiuta categoricamente di abbracciare il credo nazista. 

 

Perché migliaia di persone si sono sottomesse al Terzo Reich, sebbene molte di loro non credevano minimamente nelle folli convinzioni di Adolf Hitler?

Malick ci dà la risposta: per paura.

 

Lo fa con un dialogo fra il sindaco di Radegund, il piccolo paese dove si svolge la storia, e Franz.

Quando a Radegund inizia a circolare la voce che Franz si rifiuta di seguire l’Impero nazista le persone cominciano a trattarlo con malignità, e il sindaco si rivolge a Franz con queste parole.

“Loro sono il nemico, ma tu sei un traditore.”  

 

Da questo momento in poi La vita nascosta si evolve, seguendo due strade: quella dell’amore rappresentato da Franziska, la moglie di Franz, e quella tumultuosa della fede.

 

Una dicotomia resa sullo schermo egregiamente dal direttore della fotografia Jörg Widmer.

Quando Malick sceglie di mostrare l’amore ineluttabile di Franziska lo fa rappresentando la natura al suo massimo splendore, accompagnata da una stupenda e coinvolgente colonna sonora, mentre quando assistiamo al processo di Franz i lunghi campi aperti scompaiono, per fare spazio a inquadrature claustrofobiche.

 

 

 

 

“Se Dio ci ha dato il libero arbitrio siamo responsabili di ciò che facciamo e ciò che non facciamo.”

 

Che cos’è la fede?

Franz spesso si interroga su tutto ciò, arrivando alla conclusione che solo noi in quanto uomini possiamo seguire gli insegnamenti che essa ci dà.

Le pitture sui muri delle chiese e il vescovo che esorta Franz a sottomettersi non sono altro che rappresentazioni superficiali di ciò che un credente dovrebbe essere.

 

E da qui passa il significato del film e del titolo stesso: La vita nascosta.

 

Perché Franz decide di mettere a repentaglio l’amore di sua moglie, la vita dei propri figli?

Per amor proprio?

Forse, ma Malick ci suggerisce che anche il più piccolo gesto, la più piccola ribellione che nella storia dell’uomo è solo un granello di sabbia in una spiaggia sconfinata può fare la differenza, può cambiare a suo modo il corso della Storia. 

 

 

[Il connubio fra immagini e colonna sonora è di rara bellezza]

 

“Poiché il bene crescente del mondo dipende in parte da atti non storici; e quelle cose non sono così negative per te e per me come avrebbero potuto essere, in parte a causa del numero di persone che ha vissuto fedelmente una vita nascosta, e riposa in tombe non visitabili. “  

 

L’ultimo lavoro di Terrence Malick è un film assolutamente da vedere, sia per la bellezza sconcertante delle immagini a cui il Cinema del regista de La sottile linea rossa ci ha abituati, sia per la riflessione tristemente attuale a cui Malick ci sottopone.

 

Questa volta con una narrazione lineare di una vita nascosta, ma al tempo stesso straordinaria.

Chi lo ha scritto

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1 commento

Filman

28 giorni fa

Gli ultimi film di Malick non avevano il difetto di non avere una sceneggiatura (ma magari il problema era quello, chissà) bensì quello di avere idee di base veramente poco interessanti.

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