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Miss Marx - Recensione: uno spettro si aggira per il Cinema

Susanna Nicchiarelli ci racconta la storia della terza figlia di Karl Marx, Eleanore detta Tussy, che porterà avanti l’eredità del padre

Dopo essere stato in concorso alla 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è uscito nelle nostre sale Miss Marx, un film scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli.


Miss Marx racconta la storia della terza figlia di Karl Marx, Eleanore (Romola Garai), detta Tussy, che nella sua vita porterà avanti l’eredità di suo padre, ma contemporaneamente si troverà intrappolata in una relazione tossica con il suo compagno Edward Aveling (Patrick Kennedy).

 

[Trailer italiano di Miss Marx]

 


Dopo il successo del bellissimo Nico, 1988 del 2017, Susanna Nicchiarelli gira un altro film in inglese con un cast internazionale, confermandosi una delle registe più interessanti del nostro Cinema non deludendo le aspettative.

Il pregio maggiore di Miss Marx è che pur essendo un film in costume non dà l’idea neanche per un momento di essere un film vecchio o passatista.


Sia il linguaggio cinematografico che i temi trattati rendono Miss Marx un film del nostro presente.

 

 

 


Dal punto di vista narrativo questo è stato possibile grazie a un’intuizione geniale della regista.

Come lei stessa ha raccontato nel Q&A che c'è stato in seguito a una delle proiezioni del film, per scrivere i dialoghi si è basata sulle lettere originali che la vera Eleanore scambiava con le persone a lei care.

Leggendo queste lettere la regista e sceneggiatrice si è resa conto che la famiglia Marx e tutte le persone che le gravitavano intorno avevano gli stessi nostri problemi e gli stessi nostri sentimenti.

Insomma: erano vive.

Se a questo uniamo il fatto che le lotte per una giustizia sociale più equa portate avanti dalla protagonista sono praticamente le stesse di oggi, ecco che Miss Marx diventa irrimediabilmente contemporaneo.

 

 

 

 

A rendere il film così moderno dal punto di vista formale è, inoltre, la scelta di inserire una colonna sonora rock.

In particolare il commento sonoro è affidato, come nei precedenti film di Susanna Nicchiarelli, alla band torinese Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo che ha riarrangiato in chiave post-rock alcuni pezzi per pianoforte del romanticismo ottocentesco.

Per descrivere gli stati d’animo della protagonista e farci entrare nella sua testa, Susanna Nicchiarelli ha scelto invece le canzoni del gruppo punk statunitense Downtown Boys.

 

 

 


Miss Marx, dal punto di vista tecnico, è inappuntabile.

 

A fare da contraltare alle invenzioni di regia, infatti, c’è la fotografia perfetta di Crystel Fournier, mai piatta, con all'interno dei contrasti cromatici che rendono il film ricchissimo dal punto di vista visivo senza però sforare nel pacchiano.

Non ci troviamo mai a vedere la patina monocolore realizzata in post-produzione come nella maggior parte dei film contemporanei.

Quando nel film viene raccontata la condizione di sfruttamento dei lavoratori dell’epoca sullo schermo appaiono foto originali di repertorio scattate dentro e fuori le fabbriche, ricordando molto il lavoro che fa Spike Lee nei suoi film.

La politica in Miss Marx è presente ma, come in tutti i film di Susanna Nicchiarelli, non si mangia il film.

 

 

Al centro rimangono sempre i personaggi, con le loro convinzioni politiche, certo, ma soprattutto con le loro debolezze e le loro contraddizioni.

 

 

 


Sono proprio le contraddizioni a rendere Eleanore Marx una donna complessa perché, nonostante le sue lotte per l’emancipazione femminile, cade vittima dell’amore per un uomo che la fa soffrire.

Tuttavia le sue convinzioni non perdono certo forza a causa della sua vita privata, anzi le rafforzano: su di lei si vede quello che un uomo ha il potere di fare a una donna.

Come Eleanore stessa ci dice nel film sfondando la quarta parete - cosa che avviene diverse volte in Miss Marx - nonostante i progressi che sono stati fatti in tempi recenti, la donna rimane ancora moralmente sfruttata dall’uomo, così come il lavoratore salariato è direttamente sfruttato dal suo padrone.

In Miss Marx il femminismo non è solo di facciata, è inserito in un contesto più ampio di sfruttamento sociale.

Non si può essere socialisti e relegare la donna a un ruolo marginale, così come non si può essere femministe senza essere contro l’oppressione tout court.

Le lotte contro l’oppressione vanno condotte su tutti i fronti come fa Eleanore che, oltre a combattere per l’emancipazione femminile, era anche una sindacalista che lottava per migliorare le condizioni dei lavoratori, andando nelle fabbriche a parlare direttamente con chi in quei luoghi ci passava la propria vita: uomini, donne e purtroppo anche bambini.

 

 

 

 

Miss Marx è un film che va visto per due motivi.

 

Il primo è per capire che l’eredità di Karl Marx non è vecchia e non invecchierà mai finché esisteranno le disuguaglianze sociali di razza e di genere.

Il secondo è per capire come andrebbero scritti e girati i biopic: senza retorica, nostalgia o passatismo, ma con la voglia di innovare e attualizzare con intelligenza personaggi e situazioni che sono lontani nel tempo, ma che ci accomunano in quanto esseri umani.

Susanna Nicchiarelli è una regista da tenere d’occhio, perché fa un Cinema nuovo e di cui c’è bisogno per forma e contenuto.

Miss Marx è ora in alcuni cinema selezionati, sperando che il suo film venga proposto all’Academy per essere inserito nella cinquina dei film stranieri in concorso ai prossimi Oscar, così da avere in futuro una ridistribuzione più capillare.

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