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Calm With Horses - Recensione: il plumbeo smeraldo irlandese

Calm With Horses è la pellicola irlandese che segna il debutto alla regia di Nick Rowland su sceneggiatura di Joe Murtagh: adattamento dell’omonimo racconto breve scritto da Colin BarettPresentato al Toronto International Film Festival 2019 è stato distribuito nelle sale irlandesi poco prima dell’inizio della pandemia, arrivando poi sulla piattaforma streaming nazionale Volta.

 

 

Esistono poetiche immortali, rese tali dal loro configurarsi come pilastro della storia dell’uomo e totem del nostro tempo e della nostra società e scheletro perfetto a costruire una metafora utile a costruire un teorema dei peccati del nostro vivere. 

 

Uno scrittore o uno sceneggiatore si serve di un microcosmo per descrivere quello macro e condannarne i difetti, poiché è la stessa realtà a suggerire come l’uomo sia sostanzialmente un animale abitudinario che riproduce i suoi schemi e le sue strutture una volta che queste sono entrate a far parte del suo vivere. 

 

Gli studi delle piccole comunità, nella finzione, si rendono utili nel portare al pubblico un concentrato affascinante di tutti i piccoli e grandi peccati di una società più grossa e per questa ragione difficile da analizzare, poiché arricchita dalle complessità delle città, delle megalopoli, delle regioni, degli stati, dei continenti e, infine, del mondo. 

 

 

 

Una storia circoscritta, un modello in un ambiente controllato e studiato dall’autore per riprodurre nel micro tutti i comportamenti e le sfaccettature del macro, è sempre affascinante poiché sopra le righe, spinta oltre il limite di quella che è la ragione del quotidiano. 

 

Da un lato perché serve al creativo a far arrivare il messaggio e dall’altro perché si rende necessario rendere affascinante e avvincente un racconto, ma soprattutto perché nelle piccole comunità, soprattutto in quelle rurali abbandonate dalla civiltà evoluta e strutturata, si sfogano i lati peggiori e più ancestrali dell’uomo in declinazioni del male portate dalla modernità.

 

Più il cerchio si stringe, più le realtà si fanno rarefatte e le azioni degli uomini diventano crudeli macchinazioni. 

 

Tutto è lontano dai grandi disegni, apparentemente inosservato e proprio per questa ragione si tinge di tinte surreali e conturbanti quanto va a delineare i protagonisti e le loro azioni. 

 

 

 

 

Se nella tragedia greca l’uomo e la sua sua superbia si scontrano contro gli dei, deus ex machina del destino degli esseri umani, nel mondo moderno il dramma parte da Shakespeare per costruire il conflitto dei desideri, romantici o macabri o intrisi di potere, di uomini a confronto con quelli di altri uomini. 

 

Nella tragedia moderna sono i disperati a creare i contrasti o gli eroi necessari a raccontare una vicenda.

 

Più il racconto è circoscritto, più i protagonisti sono disperati, più il loro traguardo è lontano e più le avversità sembrano piegarli a compiere azioni violente o tragiche, più le storie, per quanto semplici, acquisteranno fascino, descrivendo spaccati di una realtà resa estrema dal suo essere ai margini.  

 

In Calm With Horses quello che si fa è prendere la società degli ultimi.

 

Quella di un pugile costretto alla disgrazia da un peccato involontario e la cui indulgenza gli viene negata da una società che lo sta già brutalizzando in quanto invisibile. 

 

 

[Se volete recuperare qualche film tratto da Shakespeare, Kenneth Branagh è una garanzia assoluta]

 

 

Douglas 'Arm' Armstrong, il protagonista del film, è sovrapponibile al Terry Malloy interpretato da Marlon Brando in Fronte del Porto.

 

Avrebbe potuto avere classe, diventare un campione. 

 

Avrebbe potuto diventare qualcuno ma, suo malgrado, deve spaccare la faccia di derelitti e pervertiti, cercando una soluzione a mali irreversibili - perdonatemi se ho parafrasato e rimescolato le parole di Brando.

 

Douglas ‘Arm’ Armstrong è invece Ree Dolly, la Jennifer Lawrence di Un gelido inverno, è il Marcello del Dogman interpretato da Marcello Fonte, è il Luke Glanton di Ryan Gosling in Come un tuono, è il Russel Baze di Christian Bale de Il fuoco della vendetta - Out of the furnace

 

 

[Se non avete mai visto Fronte del Porto... fatevi un favore]

 

Uomini e donne protagonisti di un microcosmo a parte, dominato da quella poetica di abbandono, di decadenza e da Far West che è comune a ogni stato e continente, poiché racchiude il concetto di una società che resiste al progresso dell’uomo ma che spesso è conseguenza del nostro non guardare.

 

Sono uomini e donne con molti problemi, poche speranze, soluzioni estreme e disperate, il cui destino li porta a subire e compiere azioni parte di un destino spesso senza soluzione di continuità. 

Un gioco a perdere o, in alcuni casi, l’ultima vera battaglia prima della redenzione.  

 

Douglas ‘Arm’ Armstrong ha un figlio autistico che non comprende e al quale cerca di imporre la normalità come se rifiutasse di accettare l’enorme mancanza che ha imposto, insieme alla compagna, come una maledizione al suo stesso figlio. 

 

Ha una ex compagna, interpretata da una magnetica Niamh Algar, che cerca di scappare, più lucida e conscia delle conseguenze dei suoi peccati. 

 

Ha un socio che vorrebbe essere signore in un mondo criminale dove violenza genera violenza e nel quale il dominio è un gioco da uomini con le mani sporche di sangue. 

 

 

[I due protagonisti Cosmo Jarvis e Niamh Algar]

 

Calm With Horses descrive uno spaccato dell’Irlanda rurale più remota e affascinante ma nella quale la violenza cade nella desolazione di fattorie costruite in mezzo al nulla, dove la droga è un business, una soluzione e un abuso, dove l’onore delle famiglie e la loro egemonia passa sempre tramite la vendetta e la vendetta è violenza e la violenza è sangue e morte e non contempla perdono.

 

Che senso ha perdonare in una campagna dove non c’è nessuno ad ascoltare?

 

Il film di Nick Rowland evoca Fronte del Porto di Elia Kazan Drive di Nicolas Winding Refn e nel fondere i due personaggi in Douglas ‘Arm’ Armstrong, interpretato da Cosmo Jarvis e supportato da Barry Keoghan - visto in Dunkirk Il Sacrificio del cervo sacro - ci porta invece lontani dal contesto urbano per spostarsi sulle coste di un’Irlanda grigia, inquietantemente silenziosa e fatiscente. 

 

Un Far West freddo e plumbeo a fare da cornice a una storia semplice ma resa affascinante dall’occhio di Rowland nella messa in scena. 

 

Un film che mette lo spettatore sulle tracce di un protagonista condannato dalla sua stessa condizione e dalla storia raccontata, ma la cui ribellione alla realtà lo porta a tentare di dare una nuova vita alla ex compagna e al il figlio autistico. 

 

 

 

 

Calm With Horses è un film semplice, piccolo, una perfetta pellicola d’esordio per un regista che valorizza il suo racconto con le immagini più che con la parola e che viene appoggiato da una sceneggiatura a tenere tutto molto ancorato alla realtà, senza fronzoli, senza eccessi nel descrivere la droga o la violenza, pacando i toni. 

 

Altrettanto fa la regia, capace di sfruttare i suoi personaggi rimanendo attaccato con i primi piani, allargando quanto basta sui luoghi di un isola che, nel suo film, come in certe realtà, di verde smeraldo e di fortunato non ha nulla. 

 

L’Irlanda di Rowland richiama invece molto bene l’isola fredda e inospitale descritta dai romani come “Hibernia”, si allontana dai cliché dell’alcol e dei personaggi a là Trainspotting comuni a molti paesi del Nord Europa e ci consegna invece un dramma poco romanzato, crudo, essenziale e amaro. 

 

 

 

 

Calm With Horses trova il suo pregio nella forma che dà al come, utile a raccontare una storia quadrata, lineare e classica, una sua poetica, richiamando forse con qualche insistenza alcune velleità del Drive di Refn nell’utilizzo della musica elettronica e di qualche interno, ma non dei silenzi.  

 

Un film affascinante e che potrebbe segnare la nascita di un nuovo autore, ma che al tempo stesso soffre di una regia che non è sempre costante nel perseguire una linea narrativa per immagini ben delineata e una propria voce, soffrendo forse, in qualche momento, di un racconto troppo essenziale.   

 

Calm With Horses è un film che consiglio a chiunque ami questo tipo di archetipo narrativo a raccontare gli spaccati delle piccole criminalità rurali nelle quali la legge e la civiltà non sembrano esistere, sulle tracce di un eroe decadente.

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