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Just Mercy: antidoto ai veleni di un mondo vendicativo - Recensione - TIFF 2019

Just Mercy, tratto dall'omonimo libro scritto dall'avvocato attivista Bryan Stevenson, racconta la vera storia dell'impegno civico di Stevenson e dei primi passi mossi quando ha intrapreso la professione trasferendosi in Alabama per assistere detenuti sentenziati per la pena di morte senza un giusto processo. 

 

I due casi centrali del film sono quelli di Walter McMillian (Jamie Foxx), arrestato e condannato a morte in base ad una falsa testimonianza e una quasi totale assenza di prove e Herbert Richardson (Rob Morgan), veterano vittima di una profonda sindrome post traumatica il cui caso è stato affrontato senza nessuna considerazione delle perizie psichiatriche o del suo passato al servizio del Paese.

 

Just Mercy mette lo spettatore di fronte a quello che potrebbe sembrare un canovaccio già visto, un racconto drammatico sulla battaglia contro sistemi di giustizia barbari e molto spesso basati su istinti razziali, come nel caso dello stato dell'Alabama, e forme di corruzione pregiudizievoli dei sistemi giudiziari, obnubilati da una cultura talmente radicata su sentimenti di odio e xenofobia, da guardare alla condanna di uomini innocenti come a dei pesi sacrificabili per bilanciare il quieto vivere del Sogno Americano WASP.

 


 

 

Mississippi Burning, con Gene Hackman e Willem Dafoe, ha raccontato similari abomini e come una parte degli Stati Uniti d'America covi un sentimento di odio viscerale verso la comunità afro-americana, reprimendola a quella favoletta demenziale da Zio Tom. 

 

Eppure il problema della White America è ancora presente all'interno di una società che affronta questo contrasto da molto tempo e che fino ad oggi ha sempre trovato forti opinioni, grida, movimenti di protesta e mai la ricerca di un antidoto, generando molti altri contrasti ideologici.

 

Just Mercy, invece, dedide di dare all'intera vicenda un taglio molto più universale e umano, mettendo via i nazionalismi della Justice for All della costituzione americana e concentrandosi sulle persone, sul sentimento che porta gli uomini a creare risposte semplici a questioni e sentimenti complessi da curare o da gestire, bandendo la retorica e prendendo a parlare di giustizia nella sua purezza, nelle sfaccettature umane e nell'ideale perseguibile del "fiat iustitia, ruat caelum".

 

 

 

[Jamie Foxx e Micheal B. Jordan in una scena di Just Mercy]

 

 

Just Mercy riconduce a Sacco Vanzetti e al loro ingiusto e pregiudizievole processo, all'odio brutale che ha portato Stefano Cucchi a morire in una cella, un discorso interconnesso alle viscere della razza umana, ai suoi lati più oscuri e istintivi e così potenti da spengnere la ratio dell'evidenza, dei fatti e della ragione per dare invece erba secca da incendiare al fuoco intestineo della sete di vendetta, della brutale necessità di crocifiggere qualcuno, lasciando che Barabba sulla croce non ci salga nemmeno, perché un colpevole, basta che sia diverso, vale l'altro.

 

Destin Daniel Cretton mette in scena un film estremamente collegato ai sentimenti del pubblico e si allontana da ogni elemento retorico che taluni userebbero come appiglio per chiamare al vittimismo e decide di mettere in primo piano il coraggio di singoli contrapposti a istituzoni e sovrastrutture create e sostenute dal potere di altri singoli.

 

Cerca la strada dell'antitesi al male attraverso il coraggio e la virtù di donne e uomini che avendo avuto qualcosa, come la possibilità di essere un uomo di colore laureato ad Harvard, decidono di utilizzare il loro talento, la loro determinazione e i ricordi delle miserie che si sono lasciati alle spalle, per restituire altro, cercando la vera giustizia e prendendosi cura di quelli che rimangono indietro.

 

In Just Mercy viene detto che una nazione, non l'America, si giudica in base alla sua capacità di prendersi cura dei poveri e dei derelitti, di quegli ultimi senza forma, colore o razza.

 

 

 

[Michael B. Jordan è Bryan Stevenson in Just Mercy]

 

 

Il discorso messo in scena da Just Mercy è centrato su come sia necessario allontanarsi dalle deprorevoli reazioni emotive di egoismo e di ritorsione verso l'estraneo, perché l'estraneo siamo tutti per chiunque e perché non ha senso defraudare un uomo di 7, 10 o 30 anni della sua vita poiché la sua "faccia ci diceva che era colpevole".

 

In quanto essere umani siamo chiamati dalla nobiltà delle nostre arti, della nostra natura, della nostra ratio, della nostra immaginazione, a spingere le barriere di quello che possiamo essere e possiamo fare, allontanando le facili risposte di antagonismo come soluzione a quello che ci opprime, che ci terrorizza o avvilisce.

 

Siamo esseri capaci di pietà, di altruismo, di gesti eclatanti e pieni di grazia, di atti eroici, di compassione e dovremmo innalzarci ogni qual volta che un bruto, seppur eletto per merito o per inganno, ci nega responsabilità, ci rassicura con vecchi giochi di parole e utilizza il nostro dissenso e le nostre insicurezze per spostare la ragione e dare spazio alla pancia e alle barbarie.

 

 

 

[Il cast di Just Mercy al Toronto Film Festival: alla destra di Michael B. Jordan trovate il vero Bryan Stevenson]

 

Just Mercy è un film che prende lo spettatore allo stomaco, che ci costringe a sederci nella sala di una pena di morte per guardare un uomo, che noi stessi abbiamo rotto, sussurrare ultime parole di compassione prima di essere spento per sempre da una scarica elettrica.

 

Ci porta dietro le vite di uomini comuni minacciati, collusi con il potere peggiore, spaventati da istituzioni dominate da uomini malvagi e le oppone alle comunità, alla paura di chi non solo è ultimo ma deve essere consapevole di essere vittima sacrificale di una società che può sentenziarne la morte ogni qual volta ne sente il bisogno.

 

Siamo di fronte alla voce di un'America che sente necessità di cambiare il proprio modo di guardare alla propria società, che ha incarcerato e sentenziato a morte, di per se una pratica disumana, una quantità inaccettabile di uomini innoccenti e che solo grazie alla battaglia dell'avvocato Stevenson ha evitato l'ingiusta esecuzione di altre 140 anime. 

 

Un film estremamente umano, fondato sul cuore di una questione senza nazione, senza lingua, senza colore e che colpisce se pensate a quanto recenti siano certi fatti, se pensate a quanto attuali siano i movimenti di Black Lives Matters, a quanto ora stia diventando realtà anche nel nostro paese. 

 

Just Mercy vive di una regia al totale servizio di un racconto di coraggio, di grazia, di atto civico di un singolo individuo armato dei principi costituzionali di giustizia scritti e pensati da uomini riveriti, giusti, umani, mortali eppure consci di dover fare qualcosa per il futuro della loro società.  

Una pellicola fondata sulle performance piene di decoro e rispetto di attori formidabili che hanno messo il Cinema e il loro talento al servizio di un messaggio alto e che hanno costruito, grazie alla storia di Bryan Stevenson, un antidoto all'indifferenza e non un ennesimo grido d'indignazione. 

 

Negli Stati Uniti d'America vengono ancora sentenziati uomini e molti di loro sono ancora innocenti: ogni giorno tremende ingiustizie vengono compiute verso uomini e donne di colore ritenuti colpevoli per nascita e il cui unico modo per sopravvivere è spesso tenere bassa la testa e sperare che vada tutto bene. 

 

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