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Scene al microscopio: Jackie Brown - Il testa a testa tra Ray e Jackie

Aspettando C'era una Volta a... Hollywood, Mattia Corselli ripercorre la carriera di Quentin Tarantino analizzando una singola scena di ogni suo film: è la volta di Jackie Brown e della scena del confronto tra Ray e Jackie.

 

Tre anni dopo il clamoroso successo di Pulp Fiction per il terzo film di Quentin Tarantino nel 1997 le aspettative sono ovviamente alte e, dopo l’esordio scoppiettante e originale con Le Iene più una Palma D’Oro e un Oscar per la sceneggiatura di Pulp Fiction, il nostro era in un certo qual modo atteso al varco.

 

Quello che ci si aspettava era ovviamente un film che seguisse la scia dei precedenti, in particolare di Pulp Fiction.

 

Gli ingredienti che apparentemente andavano in quella direzione non mancavano.

Per cominciare, il genere cui si inscrive la storia è il crime, come i due precedenti lavori dello sceneggiatore/regista, e i suoi protagonisti sono cool badass che vivono o comunque lambiscono il mondo della malavita. 

 

 

 

A proposito dei protagonisti, altro elemento che rimanda ai lavori pregressi è ovviamente la presenza nel cast principale di Samuel L. Jackson, il cui Jules Winnfield è un perfetto emblema di ciò che ci si aspettava dalla nuova fatica di Quentin.

 

In quest’ottica, anche l’aver resuscitato Pam Grier, icona sexy del cinema blaxploitation, rimandava ad uno stile scoppiettante e ironico e ad un’atmosfera briosa che, ovviamente in modo diverso rispetto a quel genere di film, troviamo nei due precedenti film di Quentin..

 

Anche la stessa trama del film si prestava in questo senso.

 

Un’assistente di volo di mezza età, che lavora per una compagnia di terz’ordine, viene beccata da due agenti mentre trasporta illegalmente il denaro di un piccolo trafficante d’armi, Ordell Robbie, interpretato da Samuel L. Jackson. 

 

 



Da qui parte un avvincente e pericoloso gioco di equilibrismo da parte di Jackie Brown, che con l’aiuto del garante di cauzioni Max Cherry metterà in piedi quello che può definirsi non un doppio, ma un triplo gioco con il quale la hostess cercherà, riuscendoci, di farla franca con la legge portandosi pure in dote il malloppo di Ordell, facendo credere all’agente Ray Nicolette di collaborare con loro, a Ordell di fare il doppio gioco con la polizia aiutandolo a salvare il suo denaro mentre in realtà sta perseguendo soltanto il proprio tornaconto e facendola in barba a entrambi.

 

Aveva tutto per essere girato con quello che ormai, dopo appena due film, veniva già identificato come lo stile tarantiniano.

 

Partendo da questi presupposti era quindi lecito aspettarsi una sorta di nuovo Pulp Fiction.

 

Invece è arrivato Jackie Brown che, pur partendo da quanto sopra, si distacca notevolmente dal dittico Le Iene - Pulp Fiction, anche perché è il primo non scritto da Tarantino ma tratto da un romanzo esistente, Punch al Rum di Elmore Leonard. 

 

 



Innanzitutto il film è molto più contemplativo rispetto ai precedenti; certo non mancano dei dialoghi fulminanti - su tutti il monologo di Ordell mentre spiega il proprio lavoro a Louis Gara/Robert De Niro e il surreale scambio di battute tra quest’ultimo e Melanie/Bridget Fonda prima di “scopare” - e vi è qualche esplosione improvvisa di violenza - si pensi alla morte della stessa Melanie per mano di Louis.

 

Ma in generale in Jackie Brown la storia e Tarantino si prendono il loro tempo, tra l’altro con un vero approfondimento dei protagonisti: prima volta nella filmografia del regista, che fino ad allora lasciava il lavoro di scavo nei personaggi sulla superficie, seppur dall’alto di caratterizzazioni, anche con poche battute o poche scene, che in pochi sanno fornire.

 

Ma dove Jackie Brown si distingue maggiormente dai film precedenti, e più in generale all’interno della produzione tarantiniana, è nell’atmosfera che pervade la pellicola, intrisa di una certa malinconia.

 

Certo, non è mai una malinconia pesante od oppressiva - è sempre un film di Tarantino, suvvia! - ma cresce lungo tutti i 154 minuti in cui si sviluppa quest’opera, culminando nel finale dolceamaro, a dire il vero più tendente all’amaro.

 

Nel finale, infatti, assistiamo alla mancata realizzazione della storia d’amore tra Jackie e Max.

Inutile negare che alla fine del film quando Jackie, prima di partire, si presenta al suo ufficio, tutti avremmo voluto che il garante di cauzioni lasciasse il lavoro e tutto il resto seguendola in Spagna.

 

 

 

Dalla folgorazione iniziale che ha Max quando vede Jackie all’uscita della prigione, che dal suo punto di vista ci viene mostrata quasi come l’apparizione di una venere nera, alla scena in cui lui acquista la cassetta dei Delfonics che lei gli aveva fatto sentire la sera prima e che poi ascolta in auto, fino alle lunghe chiacchierate attraverso cui, con elegante discrezione, i due si avvicinano, dopo aver visto il lento svilupparsi del rapporto tra i due, avremmo voluto che l’epilogo tra loro fosse un lieto fine.

 

Non sarà così, ma il finale che Jackie Brown ci offre è però più coerente con i caratteri dei due personaggi.

 

Se li dovessi definire con una sola parola, infatti, per Max sceglierei il termine “Immobilismo”, mentre per Jackie quello di “Opportunismo”.

 

Max professionalmente può dirsi realizzato, ma sembra qualcuno che va avanti per inerzia, come ad un certo punto del film lui stesso sembra chiedersi

“Ma che ci faccio qui, che gioco è? Diciannove anni di questo schifo”.

 

Soltanto la presenza di Jackie Brown è per lui una spinta tale da farlo uscire fuori dalla sua routine, fino al punto di rischiare aiutandola a fare qualcosa di illegale e allo stesso tempo pericoloso. 

 

 



Ma questo suo essere così immobile è alla fine così prevalente che neanche la presenza di Jackie, che gli propone di seguirla in Spagna, riesce a fargli dare una svolta definitiva alla sua vita.

 

Addirittura, ammette che Jackie gli fa un po' di paura.

 

Jackie invece la si può definire opportunista ma, si badi bene, nel suo senso più letterale ovvero saper cogliere - e nel caso di Jackie anche crearsi - le opportunità.

 

Jackie Brown, come vedremo meglio più avanti, è la prima di una lunga lista di grandi donne nella filmografia di Quentin Tarantino che, pur venendo da una situazione di sconfitta - lavora sottopagata per un'infima compagnia aerea - riesce a trasformare un episodio che poteva essere la sua definitiva rovina, l’essere beccata dagli agenti, in un’occasione per svoltare la propria vita.

 

Jackie Brown dunque come donna forte, e la scena che ho scelto di affrontare ne è una dimostrazione.

 

Tale scena, che potremmo chiamare “Testa a testa tra Ray e Jackie”, si pone come punto di passaggio tra il seconod e il terzo atto del film, costituendo l’epilogo della parte centrale ma allo stesso tempo, come vedremo, gettando anche l’attenzione sull’elemento attorno cui ruoterà la parte conclusiva della pellicola.

 

La Scena (minuto 2:04.06)

 

Il testa a testa tra la nostra protagonista e l’agente speciale Ray Nicolette interpretato da Micheal Keaton si svolge dopo che lo scambio di soldi, che la polizia crede debba portarli ad acciuffare Ordell, si conclude con Jackie che inventa che Melanie è entrata nel camerino rubandole la busta con il denaro, dopo che in realtà Max, indisturbato, ha invece portato via quest’ultima e infine dopo che Melanie, a seguito di uno spassoso spezzone in cui si rende assolutamente insopportabile, viene uccisa da Louis e questo a sua volta è fatto fuori da Ordell.

 

Dopo tutto ciò, ritroviamo Jackie Brown al’interno di una stanza per gli interrogatori.

 

Inquadrata in primo piano, sta fumando nervosamente una sigaretta.

 

Sullo sfondo, inquadrato da sotto il mento fino alle ginocchia, entra nella stanza Ray Nicolette il quale, allargando le braccia con disappunto, esordisce dicendo a Jackie:

“Non mi avevi detto che avresti fatto spese”, riferendosi al fatto che la donna, al negozio dove è avvenuta la materia del contendere, abbia trovato il tempo per acquistare un completo.  

 

 



Completo che, tra l’altro, è lo stesso indossato da Mia Wallace in Pulp Fiction la sera dell’appuntamento con Vincent Vega e che, in Kill Bill, è indossato da Elle Driver al momento dello scontro con La Sposa.

 

L’agente parte dunque subito all’offensiva, seppur a marce basse, cercando sin dalle prime battute di metterla in difficoltà.

 

Jackie non comincia benissimo, rispondendo con un

“Credevo di sì”, improvvisato come peggio non si potrebbe.

 

Ray, seguito dalla macchina da presa, si siede di fronte alla donna, dal lato opposto del tavolo.

Questi, che Keaton interpreta con una gestualità e una mimica assai marcate che trasmettono in modo ancora più efficace delle parole i suoi pensieri, prosegue puntando su questo possibile punto debole di Jackie, dicendole

“Se al tuo posto ci fossi stato io e avessi avuto addosso tutti i casini che ti ritrovi tu... non lo so, non avrei pensato alle spese”.

 

Qui Jackie Brown, provando a riprendere la situazione in mano, comincia a raccontare una versione che possa apparire un minimo credibile e quando Ray, che sembra una molla pronta ad esplodere, va subito per interromperla lei, con un’azione che è una prima dimostrazione della sua capacità di prendere la situazione in pugno, lo ferma, prima che prenda il sopravvento:

“Ehi, ehi un momento. E che cazzo!

Aspetta un momento, d’accordo? Fammi finire.”

 

Questa battuta, che Pam Grier recita con una fantastica naturalezza, mi fa impazzire (in senso positivo) per il suo realismo, non potendo che richiamare alla mente di tutti noi le migliaia di volte in cui, nella nostra quotidianità, l’abbiamo potuta dire agli altri che ci interrompevano prima ancora che potessimo finire di spiegarci o al contrario tutte le volte che, per la stessa ragione, l’abbiamo sentita rivolgere a noi.

 

 



La capacità di inserire nei suoi dialoghi, accanto a battute epiche ed iconiche, queste frasi prese direttamente dalla vita di tutti giorni in cui tutti noi possiamo rivederci, è una capacità di Tarantino che a mio avviso rimane ad oggi insuperata e che provoca sempre un sorriso nello spettatore.

 

Conquistata la possibilità di fornire la propria versione, Jackie Brown dice a Ray Nicolette che ha provato il vestito perché era arrivata in anticipo, e che se tutto fosse andato come doveva si sarebbe cambiata prima dell’arrivo di Sheronda e tutto sarebbe filato liscio.

 

“E invece non è andata così”, interviene l’agente speciale, a cui Jackie risponde invocando la propria estraneità all’azione di Melanie

“Io non c’entro niente” e, con una seconda dimostrazione di prontezza di spirito, accusa della sparizione dei soldi la ragazza, sfruttando sapientemente a suo favore il suo assassinio.

“E infatti qualcuno l’ha uccisa per questo”.

 

Jackie si sta rimettendo in carreggiata.

 

A questo punto Ray si alza in piedi e, dopo una strizzatina al pacco, deciso a fare luce su tutti i possibili angoli bui della vicenda, chiede alla donna che fine abbia fatto la busta di Melanie, ma Jackie ha la risposta pronta:

“Non ha lasciato nessuna busta, quella Melanie non faceva parte del piano”.

 

Gli spiega come la biondina di Ordell avrebbe fatto irruzione nel camerino rubandole la busta coi soldi, mentre lei era in mutande e quindi impossibilitata a rincorrerla immediatamente. 

 

 



Allora lei, per fare prima, si sarebbe infilata la prima cosa a disposizione che ha trovato, cioè il completo che stava provando, ma ormai era troppo tardi.

 

L’agente Nicolette gli contesta allora il fatto di aver perso tempo fermandosi a pagare alla cassa.

 

Qui Jackie gli rigira completamente la frittata ribattendogli:

“Ho dovuto, ero fuori di me, non sapevo cosa fare!", lasciando intendere che non pagando il vestito avrebbe vommesso un reato. 

 

Qui Keaton raggiunge a mio parere l’apice nell’interpretazione del suo personaggio basata sulla mimica, di cui accennavo prima.

 

Di fronte alla domanda dell’hostess, Ray va per due volte per risponderle, ma si interrompe in entrambi i casi prima di farlo, rimanendo letteralmente a bocca aperta, perché di fatto non ha come controbatterle su questo punto.

Persa questa “battaglia”, ma non ancora la “guerra”, Nicolette si gratta la fronte sconsolato e le chiede cosa abbia fatto dopo.

 

Jackie Brown non molla la presa, continuando a rigirare la questione contro l’agente.

Spiega infatti che lei è andata subito

“A cercarlo dove tu avresti dovuto essere secondo gli accordi, ma tu non c’eri.

Che avrei dovuto fare? Non mi avevi detto cosa fare in un caso del genere”.

 

In un colpo solo evidenzia all’agente ben due mancanze addebitabili a lui: non era dove doveva essere e non l’aveva preparata per un’evenienza simile.

Nicolette però non demorde. 

 

 

 

 

Dopo una piccolissima pausa di riflessione le chiede se Melanie fosse accompagnata da qualcuno, ma Jackie Brown risponde che in camerino è entrata da sola.

 

L’agente si alza nuovamente appoggiandosi per qualche secondo faccia al muro, sospirando.

 

Ancora una volta Michael Keaton è magistrale nel rendere la tensione che attanaglia il suo personaggio.

Il montaggio stacca su Jackie Brown che guarda preoccupata l’agente cercando di capire se stia riuscendo a convincerlo.

 

D’improvviso Nicolette si sporge con le mani sul tavolo e, con un affondo frontale, tenta la carta dell’attacco diretto:

“Tu non sai che fine hanno fatto quei cinquantamila, non hai la minima idea, giusto?

Nemmeno la benché minima idea?”.

 

Jackie si ritrova nel momento di maggiore difficoltà di questo confronto, Ray la incalza ripetendogli a raffica la stessa domanda ma ancora una volta la donna regge il gioco, rispondendo anche lei a raffica in un dialogo serrato in cui le domande e le risposte dei due si sovrappongono in un modo che, ancora una volta, così tanto richiama quanto avviene nelle discussioni di tutti i giorni.

 

Questo breve ma intenso scambio si conclude con l’agente che prova a calare il carico da novanta, chiedendole

“Ti sottoporresti alla macchina della verità?” a cui Jackie Brown risponde immediatamente, senza neanche pensarci,

“Sì, se la cosa ti fa sentire tranquillo! Non ho niente da nascondere!”.

 

Una risposta che la donna getta lì in modo precipitoso ed impulsivo ma che proprio per questo, per quanto rischiosa, la salva. 

 

 



Se avesse mostrato un minimo di esitazione di fronte allo spauracchio della macchina della verità, avrebbe perso ogni speranza di farla franca con Ray.

 

L’agente si siede.

I due si guardano.

Nicolette non è convinto, ma Jackie gli controbatte su tutto e non è ancora riuscito a trovare qualcosa che la smentisca apertamente.

 

Ray però l’avverte:

“Spero che tu non abbia fatto fesserie Jackie”.

 

A questo punto Dargus, il collega di Nicolette, entra nella stanza chiedendogli di raggiungerlo un attimo.

Ray lancia un ultimo sguardo a Jackie, con cui sembra dirle “lo so che mi stai mentendo, spera che non ne trovi le prove”.

 

Poi raggiunge il collega, lasciandola sola nella stanza.

La macchina da presa indugia su Jackie Brown, la quale si asciuga una lacrima mentre muove nervosamente il labbro inferiore, mostrando per un attimo tutta la tensione accumulata.

“Cazzo”, dice a se stessa.

 

A questo punto Ray rientra nella stanza e, sedendosi nuovamente dinanzi alla donna, le comunica che Louis Gara è stato ritrovato morto e che hanno perso le tracce di Ordell.

“Credevo gli sareste stati addosso, cazzo!” impreca Jackie, visibilmente preoccupata.

 

Dopo che Nicolette gli spiega come li abbia seminati, a Jackie che gli chiede che cosa faranno ora, risponde serafico

“Prenderemo Ordell, è sospettato di tre omicidi”, aggiungendo, dopo una piccola pausa, “E poi abbiamo te”.

 

Quest’ultima postilla non può che allarmare Jackie, che subito chiede

“E che mi farete?”.

L’agente speciale replica beffardo

“Che ti faremo?”, al che la donna, ovviamente in ansia, gli chiede “Credi che quei soldi li abbia io?”.

 

È il momento della verità tra Jackie e Ray. 

 

Dalla risposta che questi le darà, la donna saprà finalmente se è riuscita a farla franca con la legge oppure no. 

 

 

 

 

Le parole dell’agente ci dicono che Jackie Brown è riuscita ad uscirne pulita.

 

Nicolette infatti le risponde

“Io non posso accusarti di niente. Non hai usato le banconote segnate per quel vestito, e questo mi fa piacere.

Ci hai aiutati, ci hai detto di Melanie, di Louis.

 

E Melanie è stata trovata con una mazzetta di banconote segnate dentro le mutande, e questo naturalmente va a tuo favore.
Mi accontento di incastrare Ordell con i soldi.”

 

 

Prima di concludere però, tutt’altro che convinto, l’agente si avvicina a Jackie lanciandole un monito:

“Ma se c’è qualcos’altro che non mi hai detto, bella, allora diventerà una faccenda tra te e Ordell.

E su questo aggiungo: spera che lo troviamo, prima che lui trovi te”.

 

Quest’ultima frase, con cui si conclude la nostra scena, introduce l’ultimo atto del film, che ruoterà attorno al tentativo di Jackie, coadiuvata da Max, di sfuggire alla reazione del pericoloso Ordell che, ingannato da lei, è intenzionato a tutti i costi a riavere indietro i suoi soldi.

 

Ma alla fine Nicolette uccide Ordell.

Come la stessa Jackie Brown gli dirà dopo che l’agente ha sparato:

“Ray, ricordi? Speravi di trovarlo prima che lui trovasse me.... Ci sei riuscito. Grazie”.

 

 



Tornando alla scena di cui abbiamo parlato, il motivi per cui l’ho scelta sono due.

 

Il primo è che mi piace moltissimo questa partita a scacchi verbale tra i due, l’alternanza degli equilibri tra loro, le reazioni, le espressioni facciali.

 

Lui che cerca di smascherarla, ha il sentore che qualcosa puzzi ma deve riuscire a farla cedere, mettendola sotto pressione.

Lei che deve resistere a quest’attacco.

 

È il momento in cui si gioca tutto dal lato della legge.

Se riesce a farsi credere, con Ray è riuscita ad uscirne pulita.

 

Ciò ci porta alla seconda ragione che mi ha fatto propendere per questa scena, nonostante non fosse la mia scelta iniziale - che era ricaduta invece sulla scena di Beaumont.

 

Tale ragione è che Jackie ce la fa.

 

Riesce a superare anche questo scoglio. Risponde colpo su colpo ad ogni tentativo di farla cedere da parte di Ray e in non pochi momenti prende il sopravvento, spiazzando l’agente.

  

 



Questa scena è infatti una di quelle che mostra più di tutte la forza di questa hostess afroamericana di mezza età; forza che si esprime al suo meglio nella capacità di reggere la pressione, di sapere gestire le situazioni rischiose senza perdere il controllo e anche nell’abilità di saper girare le cose a suo favore, come fa anche in questa scena ad esempio con la morte di Melanie, di cui sottolinea subito l’essere un elemento che rafforza la sua versione.

 

Ed è proprio grazie a queste sue capacità, oltre che all’aiuto di Max, che Jackie riesce a spuntarla su Ray, su Ordell e più in generale sulla vita, riuscendo grazie ai risparmi accumulati di Ordell, di cui è si è impossessata, a lasciare il Paese e la sua precedente vita per un futuro migliore.

 

La Jackie Brown che vediamo all’inizio del film infatti, prima ancora di venire beccata dagli agenti a trafficare per Ordell, era comunque in un certo qual modo una persona sconfitta dalla vita.

 

A quarant’anni passati, per essere stata in passato beccata dalla polizia insieme al marito con della cocaina, si ritrova a lavorare per

“Una mezza cagata di compagnia, una linea aerea messicana del cazzo”, come direbbe l’agente Dargus, con una paga misera.

 

 



Ma questo è il passato, ora ha i soldi per rifarsi una nuova vita.

 

Ora è una vincente.

Jackie Brown apre così, quindi, la lunga lista di donne forti del cinema di Tarantino.

 

Sarà seguita, a distanza di ben 6 anni, dall’eroina tarantiniana per eccellenza: Beatrix Kiddo aka The Bride aka Black Mamba aka Mommy.  

 

[Mattia Corselli]

 

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1 commento

Filman

24 giorni fa

Ad oggi si direbbe il film meno tarantiniano di Tarantino, eppure è quello che più trasuda il "lento" cinema di Leone. Il condimento noir e la base blaxploitation lo rendono il solito cocktail di cinema ideato dal regista.

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