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Pet Sematary - Una recensione simpatica (ma non troppo)

- Signor Direttore Editoriale, non so se voglio recensire Pet Sematary.

- Perché no?
- Demolire un film non mi diverte.

- Beh, se devi farlo, fallo con eleganza. Magari con simpatia.
- Ochéi, ci provo.

**C'è un romanziere horror del Maine che si chiama Stefano Re.

Dopo aver visto l'adattamento cinematografico del suo Shining, diretto da un certo Stanlio Cubrìco, lo definì per gli anni a venire come la peggior trasposizione in pellicola fra i suoi lavori**

Ba-dum Tss!

No? Non vi ha fatto ridere?

Vabbè, magari ritento a fine articolo.

Passiamo oltre.

 

 

["Not funny. Not funny at all, mr. Meis"]


La storia di Pet Sematary, ormai nota ai più, racconta dello stimato dottor Louis Creed (Jason Clarke) e della sua allegra famigliola, composta dalla moglie Rachel (Amy Seimetz), i figli Gage (Alexander Guzev), Ellie (Alice Ladibi) e il gatto Church, appena trasferiti da Boston nella boscosa provincia del Maine. 

Di fronte alla nuova - e imponente - casa dei Creed, passa una statale percorsa incessantemente da TIR e autocisterne che viaggiano a velocità supersonicBUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

(rumore di un camion che passa strombazzando a velocità supersonica).
Uh. Bello questo jumpscare, speriamo che lo ripropongano!

L'anziano vicino di casa, il burbero Jud Crandall (John Lightgow.

Ve lo ricordate? Era il serial killer Trinity in Dexter), mette in guardia la famiglia sulla pericolosità della strada e dei misteriosi boschi, ovviamente pieni di nebbia.

Ma nebbia bassa, eh.

 

Quella da ghiaccio secco, non da pianura padana, che circonda la zonBUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Cavoli, quanto mi piace questo jumpscare! È così originale!

 

[Louis Creed - Jason Clarke in mezzo alla nebbia della Tangenziale Ovest di Milano]


A rendere ancora più sinistra la situazione, c'è questo mortifero cimitero degli animali, pieno zeppo di sinistre lapidi e verso il quale si dirigono sinistre processioni di bambini mascherati...

Uh, è tutto così... sinistro!

Alla morte di Church, il tenero gattino che viene sfrittellato da uno dei camion della statalBUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Emmòbbasta però! 

 

Il dottor Creed - con l'aiuto del vicino - per non arrecare dolore alla figlioletta incredibilmente legata al felino, deciderà di seppelire il cadavere poco oltre il cimitero degli amici quadrupedi.

 

Il terreno, però, è in realtà una zona mistica abbandonata dai nativi americani Micmac in quanto infestata dalla demonica presenza di un Wendigo che riporta in vita i defunti.

 

[Bambina spaventata in un film che vuole spaventare con gli spaventi]



Church sarà contento di ritornare in vita?

 

Mangerà ancora i Friskies con la stessa felicità di una volta?

O sarà inca****o come una lince, putrescente e con grumi di pelo che non gradisce gli vengano spazzolati?

Quali saranno le conseguenze per la famiglia Creed?


La risposta a tutte queste domande la trovate in Pet Sematary, film diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, nelle sale italiane dallo scorso nove magBUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
...e vabbè.

 

A questo punto dovrei proporre il consueto pippone, presente in trilioni di recensioni, dove si elencano le  pellicole "meritevoli" tratte dall'opera del Re del Terrore (Shining, Misery non deve morire, Le ali della libertà ecc.) con lo scopo di stabilire con il lettore un tacito accordo che definisca la linea qualitativa dove ciò che sta sopra è "ok" (o "oltre la media") e quello che sta al di sotto di essa va dimenticato il più velocemente possibile.

Oppure potrei garantirvi che, chi scrive, sedendosi in sala ha evitato di attuare qualsivoglia paragone con modelli letterari o cinematografici precedenti.

 

 

["Carini e coccolosi! Mi raccomando ragazzi: carini e coccolosi!"]

 

 

Ma sarebbe inutile. 

 

Pet Sematary, scritto da Jeff Buhler e David Kajganich, è infatti un agglomerato di dialoghi a tratti imbarazzanti, jumpscare e scelte stilistiche anonime, se non addirittura dannose.

Dalla messa in scena - nel 2019 abbiamo acora bisogno di nebbia onnipresente e "sussurri in serpentese" fra gli alberi per creare atmosfera? - passando per l'accompagnamento sonoro del mostro sacro dell'horror Christopher Young (Hellraiser, Nightmare - Dal profondo della notte) fino alle performance - anonime - del cast, è improbabile che Pet Sematary possa soddisfare qualcuno.

Non farà felice lo spettatore occasionale che ignora completamente l'opera di King e il precedente Cimitero vivente di Mary Lambert e che, molto probabilmente, considererà il film come "discreto" dimenticandolo però a un'ora dalla sua fine.

Vista la mediocrità che permea la pellicola, non farà felice neppure lo spettatore dal palato fino che detesta i paragoni e giudica il film come opera "a sé stante".

E, ovviamente, non farà felici i "kinghiani di ferro" che si aspettavano che i temi caratteristici del romanzo del 1983 venissero rispettati.

 

[Processioni sinistre di bambini con maschere sinistre]


L'argomento delicato dell'accettazione della morte è praticamente assente, se non addirittura scimmiottato, e rimarcato pleonasticamente per tutta la durata del film.

 

 

A un certo punto mi aspettavo che comparissero delle infografiche luminose a forma di freccia che indicassero la moglie Rachel per sottolineare come "Lei ha dei problemi con l'accettazione della morte. PROPRIO LEI! Sì, LEI, AVETE CAPITO BENE, IDIOTI!"

Le dinamiche - terribili e dolorose - e la caratterizzazione che conducono il personaggio di Louis fino all'alienazione e alla follia sono impercettibili, tanto da far "girare a vuoto" un buon interprete come Jason Clarke (avevamo parlato di lui nella recensione de L'uomo dal cuore di ferro) e rendere Amy Seimetz un impalpabile fantasma.

A malincuore c'è da sottolineare come, all'interno di Pet Sematary, gli unici fattori salvabili sono la resa in scena dell'attore felino (l'ho scritto davvero?) e alcune sequenze ben rappresentate: la morte di Victor Pascow, il ragazzino di colore all'inizio del film, il racconto sul Wendigo e i Micmac o la chiacchierata davanti al fuoco fra Louis e Jud. 

 

Sequenze che però hanno un forte debito nei confronti della potentissima narrazione letteraria di Stephen King.

 

[Daje! Ancora una volta, la regola de "il nero è il primo a morire nei film horror" è salva!]


Per fortuna, durante i titoli di coda, ci sono almeno i Ramones che ci deliziano con la loro Pet Sematar... ah, no.

 

C'è una cover dimm***a. Peccato.


[La recensione è mia e ci metto la colonna sonora che voglio]


Quindi il mio consiglio, cari amanti dell'orrore, è di investire meglio il vostro tempo.

 

 

Magari leggendo Creepshow, la nostra rubrica per gli appassionati  del brivido, o aspettando Scary Stories to Tell in the Dark, prodotto da un certo Guillermo del Toro.

 

[Il camion: premio Oscar al miglior attore non protagonista in Pet Sematary]

 

 

E ora, come promesso, ci riprovo:

**C'è un romanziere horror del Maine che si chiama Stefano Re. Dopo aver visto in anteprima il secondo adattamento del suo Pet Sematary dichiara...
"It's f*cking great!"**

Ba-dum Tss!

No? Non vi ha fatto ridere?

 

Vabbè, ci becchiamBUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

 


Voto: 47%

(perchè sono buono) 

 

Chi lo ha scritto

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6 commenti

Alex Fanelli

3 mesi fa

Grazie a te e questo articolo, stasera mi evito una delusione al cinema, che spesso fa più male di una delusione d'amore

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Adriano Meis

3 mesi fa

Alex Fanelli
Infatti io ci sono proprio rimasto male. Non tanto per il film, quanto per il pensiero di King.

(Caro Stephen, quando tu scrivevi il tuo romanzo pensavi a una roba come questa? No, perché mentre io lo leggevo immaginavo una cosa completamente differente) 😰 mismatch paurosi

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Alex Fanelli

2 mesi fa

Adriano Meis
Provai una cosa simile per Misery, amore e anche un po' d'angoscia dal libro; delusione (non eccessiva) per il film

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Peter from Space

3 mesi fa

Non ho mai riso tanto leggendo una recensione

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Benito Sgarlato

3 mesi fa

Peter from Space
Anch'io! 😂
La bellezza dell'articolo compensa la mediocrità del film (?)

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Nuriell

3 mesi fa

Non è il mio genere ma ero curioso, ora molto meno.

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