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L'uomo dal cuore di ferro - Recensione

Come nasce un mostro? E soprattutto, come si fa a ucciderlo?

L'uomo dal cuore di ferro, il terzo lungometraggio del regista francese Cédric Jimenez (salito agli onori della cronaca principalmente per French Connection con Jean Dujardin e Gilles Lelluche), racconta la carriera militare e l'assassinio di Reinhard Heydrich, gerarca nazista, braccio destro di Himmler e cervello portante della "soluzione finale".

Un tipetto tutto burro e marmellata, capite bene.

La prima sezione del film è ambientata a Berlino qualche anno prima dell'ascesa al potere di Adolf Hitler
Reinhard Heydrich (Jason Clarke), l'uomo che venne affettuosamente ribattezzato dal Führer come "L'uomo dal cuore di ferro", è un ufficiale della marina tedesca caduto in disgrazia: dopo essere stato congedato con disonore per essersi intrattenuto in rapporti promiscui con una minorenne, sembra aver perso ogni scopo nel mondo.


A salvarlo da quella che potrebbe diventare una rovinosa e autodistruttiva parabola discedente è la comparsa in scena di Lina (Rosamund Pike), sua futura moglie, che vede nell'uomo un potenziale da coltivare.


Ma se per Eva lo strumento di tentazione fu la mela della conoscenza, Lina insidia, conquista e fa maturare l'ambizione di Reinhard mettendogli in mano il "libro della lotta" più in voga del momento: il Mein Kampf.

 



Dopo essersi iscritto al Partito Nazionalsocialista che cresce vertiginosamente nei consensi in una Germania ferita e disarmata dal resto d'Europa, Heydrich conosce Heinrich Himmler (Stephen Graham, reso incredibilmente somigliante al gerarca nazista da trucco e parrucco) che gli affiderà il compito di guidare le SS nella sanguinosa lotta ai dissidenti politici e, in seguito, della pulizia etnica che ebbe il suo culmine nella progettazione della "soluzione finale".

Seguendo l'inarrestabile ascesa di Heydrich, osserviamo la sua mutazione da soldato devoto a bestia sanguinaria: un uomo freddo, spietato e senza scrupoli.

 

Il prototipo del generale modello desiderato da Hitler, che lo insignì della carica di Protettore di Moldavia e Boemia, inviando l'uomo dal cuore di ferro a Praga con lo scopo di ripulirla dall'infestazione giudaica.

 



Più grande è il male, più forti sono gli eroi.

Proprio a Praga prende il via la seconda sezione del film, che è dedicata a Jan Kubis (Jack O'Connell) e Jozef Gabcìk (Jack Reynor), amici e commilitoni della resistenza Ceca, addestrati in Inghilterra e incaricati di portare a termine l'Operazione Antropoide, che prevede l'agguato e l'esecuzione di Heydrich, il quale, nel frattempo, per la ferocia dei rastrellamenti ordinati si è conquistato i titoli di "il Boia", "la bestia bionda" e "Macellaio di Praga".


Ad aiutare i due nell'impresa c'è la rete della Resistenza, nelle cui fila milita Anna (Mia Wasikowska) che si innamorerà di Jan durante la preparazione dell'attentato.

 



Tratto dall'acclamato romanzo di Laurent Binet "HHhH", acronimo di Himmlers Hirn heißt Heydrich (il cervello di Himmler si chiama Heydrich), il film di Jimenez propone l'accurata trasposizione di una vicenda storica dai contorni tanto drammatici (il genio diabolico di Heydrich fu il motore di alcune della peggiori atrocità del Terzo Reich) quanto epici (l'uomo dal cuore di ferro fu il comandante nazista di grado più alto ad essere mai stato assassinato durante la Seconda Guerra Mondiale).

Girato in 35mm per meglio caratterizzare l'epoca in cui è ambientato il racconto e per dare maggior forza alle immagini, L'uomo dal cuore di ferro gode di un buon lavoro del direttore della fotografia Laurent Tangy e di un montaggio (curato da Chris Dickens, collaboratore di Danny Boyle per The Millionaire) che - secondo l'opinione di chi scrive - è uno dei punti di forza della pellicola .

 

 

 


Jason Clarke (noto ai più per i ruoli di Malcolm in Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie e quello di John Connor in Terminator Genisys) offre una performance recitativa di livello, ma decisamente non trascendentale. 

Recuperando nella memoria la sua prova in Lawless di John Hillcoat e considerando l'ottimo potenziale fisionomico (il phisique du role da nazista catti-cattivissimo c'è tutto) era lecito aspettarsi qualcosa di più.

 

Uscendo dalla sala, si ha l'impressione - forse dovuta alla bipartizione del racconto - che il suo personaggio sia leggermente "decentrato" rispetto a quanto titolo e soggetto promettono allo spettatore.

Il che è un vero peccato, visto il meticoloso lavoro di ricerca operato da Clarke per entrare nella parte dell'uomo dal cuore di ferro.


Decisamente più riusciti i personaggi femminili, interpretati da Rosamund Pike e Mia Wasikowska, disimpegnatesi meglio nei ruoli di Lina e Anna rispetto al duo maschile O'Connel-Reynor, i giovanissimi protagonisti dello storico attentato.



L'uomo dal cuore di ferro è un film visivamente elegante, appagante ("pellicola, vi prego, dateci più pellicola", urla l'occhio), con qualche spunto registico di livello e che offre una narrazione scevra da facili ed esasperati lirismi che era possibile preventivare visti i contorni drammatici e storicamente rilevanti della vicenda rappresentata.

Qui puoi recensire anche tu il film e vedere il voto della redazione. 

 

 

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3 commenti

Paolonexus

1 mese fa

Al di là della bellezza formale della fotografia e della ricostruzione ambientale della Germania antecedente alla presa del potere di Hitler, il film non mi ha entusiasmato. L'ho trovato piatto, a volte noioso e poco avvincente , insomma " senza anima ". Rosamunde Pike avrebbe meritato una parte meno marginale.

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Federico Rossato

5 mesi fa

Citando "Quasi Amici", dopo aver visto questo film m'è venuta una strana voglia d'invadere la Polonia. Scherzi a parte, l'ho trovato un film più che gradevole ma niente più. La parte che la fa da padrone indiscusso è la fotografia, veramente piacevole ed elegante, ma non è riuscito a farmi vibrare tanto quanto avrei pensato avrebbe potuto, ergo il problema potrebbe essere esclusivamente mio, legato alle mie aspettative ed i miei pensieri, ma chissà: tutto è possibile sotto il cielo.

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Adriano Meis

5 mesi fa

Federico Rossato
Mi trovi perfettamente d'accordo, Federico. E' un buon film. Cast funzionale, buona fotografia e un montaggio - a tratti - molto interessante. Infatti (non che conti qualcosa) gli ho dato un 68%. A scuola sarebbe stato un quasi "distinto". Non male, ma non eccezionale.

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