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Quella volta che Gary Oldman mi passò lo zaino

Qualcuno una volta ha detto che ''non bisognerebbe mai incontrare i propri miti, perché visti da vicino ti accorgi che hanno i foruncoli''

 

In più di vent'anni di professione - come cameraman televisivo - ho avuto innumerevoli occasioni di incontrare e lavorare con personaggi famosi: attori, musicisti, scrittori... e spesso mi sono trovato a concordare con quella frase, pronunciata da Gérard Depardieu in Una Pura Formalità, film di Giuseppe Tornatore del 1994. 

Non tanto per i foruncoli, ma per una serie di delusioni che derivano soprattutto dal fatto di rendersi conto - nonostante lo si sappia in anticipo - che i personaggi sono prima di tutto delle persone, che l'aspetto pubblico è molto diverso da quello privato e che, in quanto persone, hanno ovviamente tanti difetti che vanno inesorabilmente a offuscare quell'aura di 'mito' con i quali siamo soliti ammantare la loro figura. 

 

Ma ci sono le eccezioni. 

 

 



Nel 2011 ho lavorato alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia e, tra le altre cose, un pomeriggio ho avuto a che fare con Gary Oldman in un simpatico siparietto.

 

L'attore si trovava alla Mostra per presentare La Talpa, di Tomas Alfredson

 

Nella foto lo vedete sulla sinistra con un completo bianco, accanto a lui il compianto John Hurt, Svetlana Khodchenkova e Benedict Cumberbatch: scusate per la qualità, ma la foto la feci con il telefono che avevo ai tempi e per "salvarla" dallo schifo che era uscito misi un filtro digitale, che però invece che salvarla peggiorò la situazione.

 

Alla fine dell'intervista a 4 che vedete qui ci furono le interviste singole agli attori: Gary Oldman aspettava il suo turno in un angolino della minuscola stanza riservata a Rai Movie, che aveva un piccolo corridoio largo un metro scarso subito dopo l'ingresso, ingresso che veniva chiuso ad intervista iniziata.

 

Io mi trovavo lì semplicemente per "vedere gli attori da vicino", dato che dovevo lavorare nella sala della conferenza stampa ma al mio impegno mancava ancora un'oretta, quando a un certo punto mi accorsi che il tempo iniziava a stringere. 

 

Dovevo andarmene ma avevo lasciato lo zaino all'ingresso, in fondo al piccolo corridoio che in quel momento era occupato da un omone della security e da… Gary Oldman

 

 

 



Feci per cercare di raggiungere il mio zaino, ma l'uomo della security mi bloccò dicendomi di uscire dalla parte opposta: mentre gli spiegavo a bassa voce - l'intervista a John Hurt era in corso a circa due metri dietro di me - che per potermene andare dovevo prima recuperare lo zaino con dentro l'attrezzatura, e mentre questo continuava a non volermi ascoltare, intervenne Oldman che mi si rivolse chiedendomi di cosa avessi bisogno. 

 

Un po' stupito gli risposi che stavo cercando di raggiungere lo zaino, al che lui si guardò intorno e una volta trovatoselo accanto ai piedi lo prese chiedendomi

"È questo, giusto?" ed io confermai. 

 

Me lo passò sopra la testa dell'uomo della security che intanto non si spostava di un centimetro, e la situazione fece sorridere sia me che Oldman. 

 

 

 

 

 

È buffo perché pensandoci a posteriori si tratta di una cosa semplicissima, banale educazione e disponibilità che dovrebbe far parte di ogni essere umano, eppure in quelle situazioni avere a che fare in un modo così ordinario con un attore - per me - straordinario mi stranì, anche perché non mi sarebbe mai venuto in mente di chiedergli una mano per recuperare quel benedetto zaino. 

 

Ma non ci sarebbe stato niente di male se l'avessi fatto, come mi ha dimostrato lui. 
Sono atteggiamenti normali: anche i divi vincitori di Oscar e interpreti di decine e decine di ruoli indimenticabili sono delle persone normali. 


Fanno la spesa,  guardano la tv, vanno in vacanza, si lavano i denti, giocano con le app sullo smartphone, leggono, hanno sonno, ridono, piangono... 

 

 

Però spesso ce ne dimentichiamo e finiamo con il mitizzarli, come se il personaggio pubblico che mettono in mostra ai gala e nelle interviste, sui red carpet e alle ospitate televisive fosse una persona reale. 
Non lo è: quello che vediamo è un personaggio, che in quel momento sta vendendo se stesso e il prodotto nel quale ha lavorato. 

Sappiamo tutti perfettamente quanti attori, produttori e registi amati dal pubblico nella vita privata siano ben diversi da ciò che appare.

Invece, pur coscienti di tutto ciò, tendiamo a dimenticarcene e fondere persona e personaggio, come fosse un tutt'uno.  

 

 

 



Come se non ci ricordassimo che anche noi semplici spettatori di cinema siamo, spesso, persone diverse a seconda di chi abbiamo di fronte. 

E non per ipocrisia, ma semplicemente perché l'attitudine è spesso quella di "vendere" la migliore versione di noi stessi al prossimo: se chiedessimo a chi ci conosce di descriverci, otterremmo risposte diverse a seconda del rapporto che chi risponde ha con noi. 


Con la nonna non ci comportiamo allo stesso modo che con gli amici di una vita, così come modifichiamo leggermente noi stessi se ci rivolgiamo a un collega o a un impiegato della banca. 
A uno sconosciuto per chiedere un'informazione per strada, a nostro fratello, a chi ci sta valutando durante un colloquio di lavoro. 


Diventiamo forzatamente persone diverse. 

Che poi è uno dei motivi per i quali, quando succedono le tragedie, i vicini di casa dell'assassino che vengono intervistati rispondono nella maggior parte dei casi  
"Sembrava una brava persona, salutava sempre". 

 

Ma la digressione è durata fin troppo, e vi ho lasciati con uno zaino sospeso a mezz'aria tra me e Gary Oldman sulla testa di un omone poco simpatico a pochi metri dalla spiaggia del Lido di Venezia. 

 

Appena preso lo zaino ringraziai Oldman, e lui mi fece una sorta di piccolo inchino sorridendo, come per dire "dovere mio" e si rivolse all'uomo della security dicendo

"Il ragazzo aveva bisogno dello zaino, grazie per il suo aiuto!"

 

Dall'espressione dell'uomo credo che non conoscesse l'inglese, il suo sguardo torvo divenne smarrito e il quadretto che avevo di fronte con lui che evidentemente non capiva e Oldman che lo guardava sardonico ce l'ho ancora davanti agli occhi. 

 

Mi misi a ridere, ringraziai nuovamente Oldman e quatto quatto uscii dalla stanzetta per andare a lavorare. 

 

Pensando che da quel momento in poi avrei potuto raccontare... "quella volta che Gary Oldman mi passò lo zaino". 

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13 commenti

Nicolò Murru

5 mesi fa

Questa è IL cinefacts della pagina.

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Andrea Tramacere

6 mesi fa

Lo zaino è ancora incorniciato al muro in una teca di vetro rinforzato? 😂😂

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Jaimy

6 mesi fa

Piango 😂 che bel racconto

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ZERO

7 mesi fa

Awww =')

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Gianluca Florio

7 mesi fa

Una storia semplice e al contempo stupenda, sarà solo un passaggio di zainetto ma l'hai descritta in maniera troppo divertente! Ahaha grande Teo, io in quel momento avrei disimparato l'inglese in tipo due secondi e avrei fatto una figuraccia colossale, sicuro😂😂

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Mattia Giberti

7 mesi fa

Il bello di essere umani 😊  Sarà un bel ricordo Teo!

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Alice

7 mesi fa

È una storia bellissima 😍

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Eros Biazzi

7 mesi fa

E poi ci sono quelli che appena hanno un po' di visibilità in più delle persone comuni, ti guardano dall'alto in basso e ti considerano una nullità. Non diamo per assodato che i vip siano persone "normali" che fanno gesti semplici, in quanto molti non lo fanno e quindi è da questi piccoli gesti che si vede la vera grandezza di una persona.

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Sam_swarley

7 mesi fa

e da quel giorno non lavò più lo zaino... e la mano... e la spalla.. e la maglietta... e... 😂😂

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Cornelius

7 mesi fa

Sam_swarley
La leggenda narra che non lavò più nemmeno l'uomo della security.

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Sam_swarley

7 mesi fa

Cornelius
AHAHAHA giusto... anzi, lo adottò😂😂

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Benito Sgarlato

7 mesi fa

Sam_swarley
La prima cosa che ho pensato 😂

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