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Enrico Vanzina: intervista al gLocal Film Festival

In occasione dell'uscita di Carlo & Enrico Vanzina. Artigiani del cinema popolare abbiamo intervistato per voi Enrico Vanzina. 

 

Venerdì 8 marzo sarà presente al gLocal Film Festival di Torino Enrico Vanzina, sia per una proiezione di Via Montenapoleone sia per la presentazione di Carlo & Enrico Vanzina. Artigiani del cinema popolare di Rocco Moccagatta. 

 

Abbiamo avuto modo di intervistarlo per voi. 

 

 



FC - Partirei da quello che è un po' l'obiettivo del gLocal Festival, ovvero sponsorizzare cinema giovane e indipendente, e le chiedo se e come vede questo momento storico per il cinema italiano e cosa manca per una vera e propria nuova ondata di giovani registi e autori.

 

Enrico Vanzina:
"Io ho la sensazione che ci siano alcuni problemi che ostacolano la nascita di un nuovo movimento duraturo e con fondamenta solide.

Primo tra tutti credo che manchino autori giovani che parlino della propria generazione: la mia generazione è riuscita attraverso molteplici strade a raccontare la quotidianità e la società che ci circondava, mentre oggi manca una visione del mondo contemporaneo con gli occhi di chi lo conosce e lo sta vivendo. 

 

Noi possiamo provare a rappresentarlo, ma il nostro sguardo è legato al nostro modo di vedere il mondo, mentre i giovani registi dovrebbero essere in grado di parlare al proprio pubblico con un linguaggio ed un modo di vivere diverso dal nostro.

 

In secondo luogo credo che anni di critica arrembante e un po' talebana abbiano allontanato sia il pubblico sia le nuove leve dal mondo del cinema, creando un mondo di nicchiada festival che ritorna sempre sugli stessi argomenti e luoghi.

 

Credo poi che una parte di questa generazione sia stata fagocitata dal mondo di plastica delle serie televisive, in cui ci sono meccanismi e regole produttive molto rigide.

 

Inoltre c'è da sottolineare che nel contesto televisivo spesso si dirige qualcosa di scritto da altri; io credo che i registi debbano assolutamente tornare ad essere anche sceneggiatori dei propri lavori, autori a tutto tondo e non solo meri esecutori di qualcosa di altri."

 

 

 [Enrico Vanzina con il regista Marco Risi e il cast di Natale a 5 Stelle]

 

 

FC - Oltre alle commedie, lei e suo fratello avete fatto incursione nel cinema di genere. Il fatto che questo tipo di prodotti oggi scarseggi in Italia, secondo lei, è dovuto a un disinteresse dei produttori o a un disinteresse degli autori?

 

EV: "Questo è un altro dei problemi che vedo nel cinema di oggi: gli autori tendono troppo spesso a fare un certo tipo di cinema lontano dalla società e che non rappresenta più una popolazione, ma solo situazioni periferiche e casi particolari. 

 

Tranne pochi casi isolati - mi vengono in mente Gabriele Mainetti, Matteo Rovere o Stefano Sollima - si è persa la tradizione del grande cinema di genere che ha sempre contraddistinto i momenti di maggior splendore del cinema nostrano. 

 

Credo che il cinema di genere sia un pilastro fondamentale: se chiudo gli occhi e penso a cosa significa per me Cinema, la prima cosa che immagino è il western con i suoi spazi immensi, per altri può essere l'horror o il noir, ma il genere deve riprendere il posto centrale che gli spetta."

 

 

FC - Crede che in relazione a questo manchi un po' di coraggio nei giovani autori?

 

EV: "Io penso che prima ancora del coraggio manchi in generale una conoscenza profonda della storia del cinema, in particolare italiano.

Facendo l'esempio della commedia penso che chi cerca di fare commedia dimostri di non conoscere la commedia all'italiana e le sue regole assolutamente rigorose. 

 

Mi accorgo sempre più, anche quando capita di partecipare ad eventi con delle scolaresche in sala, della mancanza di una cultura cinematografica a tutti i livelli e penso che bisognerebbe insegnare cinema nelle scuole.

 

Oltre al fatto che spesso i bambini spesso restano incantati anche dai film più datati, credo che il cinema spesso possa essere una visione della Storia anche migliore del solo studio sui libri.

 

Questo non significa restare inchiodati al passato, ma penso che bisogni portare avanti un discorso che sia capace di unire tradizione e modernità.

Il cinema deve riappropriarsi del suo DNA, tornare ad essere in grado di stupire con qualcosa di nuovo."

 

 

FC - In questo senso 'Natale a 5 Stelle' è stato distribuito come Netflix Originals, prodotto da Lucky Red, crede che queste nuove piattaforme possano portare nuova linfa in questa direzione?

 

EV: "Io trovo che questa polemica che si è venuta a creare sia abbastanza sterile, bisogna sapersi adattare e capire i limiti e le potenzialità di ogni situazione. 

Quello di Natale a 5 Stelle è stato un processo produttivo abbastanza particolare, ma in relazione a Netflix l'unica grande differenza è stata nel sentire una certa lontananza, la mancanza di un contatto diretto.

 

Da spettatore e appassionato l'unica preoccupazione che ho è legata a una sorta di pensiero algoritmico dietro a queste multinazionali e ai loro player: pensare che certe regole rigide e uno schema riprodotto all'infinito possano portare a un'omologazione dei prodotti."

 

FC - Possono essere proprio i festival, anche locali, il giusto bilanciamento di questo nuovo universo.

 

EV: "Io sono un grande sostenitore dei piccoli festival e del loro lavoro di distribuzione e di avvicinamento alle sale ed al confronto.

Credo si debba solo stare attenti a non localizzarsi troppo, ma continuare a cercare di raccontare tutta la società."

 

 

 [Enrico Vanzina con il fratello Carlo, scomparso l'8 luglio 2018]

 

 

FC - Nell'evento dell'8 marzo oltre all'omaggio con la proiezione di Via Montenapoleone presenterà insieme a Rocco Moccagatta il libro Carlo & Enrico Vanzina. Artigiani del cinema popolare.

 

EV: "Già, presenteremo questo libro che raccoglie più di quaranta ore di interviste in cui si parla non solo dei nostri molti film, ma in cui si racconta molto di "cosa c'è dietro" alla loro produzione.

 

Una raccolta di aneddoti e racconti perchè, come veniva detto in un articolo di Antonio D'Orrica sul Corriere della Sera in merito al libro: "Le storie di come si fa (o non si fa) un film sono belle come un film. In certi casi, addirittura di più"."

 

FC - Cosa vede nel futuro?

C'è ancora qualcosa che la interessa e che sente lo stimolo di raccontare?

 

EV: "Non mi piace parlare delle cose su cui sto lavorando, ma credo che ci sia sempre qualcosa di interessante da raccontare: basta sedersi su una panchina e osservare ciò che si ha davanti e prima o poi si troverà qualcosa di stimolante da cui partire.

 

Bisogna trovare un punto di partenza e ricordarsi di parlare sempre di qualcosa che si conosce bene perchè è impossibile risultare realistici e coerenti se si parla di qualcosa che non si conosce. 

Di certo non ho intenzione di fermarmi, ma anzi sento una maggior responsabilità nel continuare. 

_________________________

 

 

A nome della redazione di Cinefacts.it tengo moltissimo a ringraziare Enrico Vanzina per la disponibilità e il gLocal Festival per l'opportunità concessaci. 

 

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