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Tra le tante scene memorabili de L'estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli, ce n'è una accompagnata dal brano Nessuno dei Baustelle, che recita: "E dammi figli e oscenità, e tenerezza e dignità".
Un breve passaggio che, a mio parere, coglie in pieno il senso di un'opera ambiziosa su più livelli, che nello stile di Paolo Strippoli è sia un coinvolgente thriller psicologico sia un appassionato racconto dei legami umani.
[Trailer ufficiale de L'estranea]
2026: Anna (Jasmine Trinca) irrompe nell'appartamento romano della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) con la stessa furia della tempesta che impazza sulla città.
Il motivo, dice Anna, è quello di raccontare alla figlia la vera storia della loro famiglia.
1999: i Colonna sono tra le famiglie più invidiate e rispettate di Bari.
Anna è una donna fiera e devota a marito e figli, Walter (Adriano Giannini) è un imprenditore di successo, il tredicenne Tobia una giovane promessa del calcio e la piccola Alice una bambina intelligente che Anna vuole fare entrare nel mondo dello spettacolo.
Un tremendo incidente durante uno sfarzoso ricevimento è la miccia che porta Anna nella traiettoria di una misteriosa estranea (Valeria Bruni Tedeschi), la cui influenza futura sulla famiglia Colonna rimarrà un segreto inconfessabile per quasi trent'anni.
Mentre il racconto si dipana, il motivo della visita di Anna ad Alice diventa sempre più chiaro: porre fine a quella spirale di orrore del quale l'estranea sembra non avere mai abbastanza.
[Giornata dura per Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Andrea Genovese in una scena de L'estranea di Paolo Strippoli]
Già apprezzato fuori concorso a Venezia 2025 con La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli si laurea con L'estranea alla competizione principale.
L'estranea è senza dubbio l'opera più ambiziosa dell'ancora giovane carriera di Strippoli.
Ambiziosa perché Strippoli tenta, in un colpo solo, di elevare l'immagine del Cinema di genere in Italia, di creare un thriller coinvolgente (e pure divertente, nonostante la cupezza dei temi trattati) e di raccontare al contempo la spirale di disgrazia di una famiglia apparentemente perfetta e circa trent'anni di storia italiana, dall'alba del nuovo millennio a oggi.
Paolo Strippoli continua con L'estranea a usare l'horror per parlare della sofferenza interiore, come già fatto in Piove e ne La valle dei sorrisi, con i quali quest'ultimo film forma un'ideale Trilogia della Pioggia.
Scritto con Salvatore De Chirico, L'estranea si struttura come racconto a ritroso a capitoli, intitolati non con i nomi dei personaggi, ma con i ruoli svolti nella famiglia: la figlia, il figlio, il padre, la madre, avvicinandosi sempre di più alla catarsi del capitolo finale.
Ecco quindi che il film stesso diventa un macrocapitolo che li contiene tutti, l'albero da cui partono i rami: una struttura interessante che traspone il controllo dell'estranea sulla famiglia Colonna anche al di fuori della dimensione diegetica, nel titolo stesso.
Anche ne L'estranea i personaggi di Strippoli vogliono liberarsi dalla sofferenza e ricorrono a ogni mezzo per far tacere il proprio male, venendo puniti da un fato ancora peggiore.
È quello che fa Anna - una Jasmine Trinca per la quale ho ormai finito gli elogi - che nel patto faustiano che accetta dall'estranea (una luciferina Valeria Bruni Tedeschi, capace di comandare la scena come poche), finisce per perdere il controllo e innescare una spirale senza fine di causa e conseguenza.
Proprio il terrore di perdere il controllo è quello che avvicina l'estranea ad Anna, come uno squalo che annusa il sangue in acqua e si fionda a fauci aperte; in questo caso, in fondo allo stomaco dello squalo c'è un abisso infernale.
Ne L'estranea il tema del patto faustiano non viene reinventato, ma adattato alla condizione socioeconomica dell'Italia del nuovo millennio: i Colonna emergono dal tessuto sociale barese per la loro astuzia, bellezza e bravura, ma soprattutto per la loro capacità di arricchirsi col commercio locale e "comprarsi" la propria immagine di perfezione.
Il patto diabolico di Anna con l'estranea, invece di essere un autentico motore del cambiamento (in peggio) dei Colonna, diventa dunque l'allegoria di un declino inevitabile in una società che si trasforma e non lascia scampo a chi non riesce a stare al passo.
Strippoli non giudica Anna né gli altri suoi personaggi, si limita a descrivere le conseguenze della disperazione, svelando nel frattempo le priorità di una famiglia che sono anche quelle di un paese: tutto si può sacrificare al preservamento dell'immagine, dal talento agli affetti.
[Romana Maggiora Vergano e Jasmine Trinca sono rispettivamente figlia e madre ne L'estranea di Paolo Strippoli]
L'angolo interessante scelto da Strippoli ne L'estranea (o The Spiral, come suggerisce il titolo internazionale e i numerosi rimandi visivi presenti nel film) è quello di suggerire che il patto col demonio non sia la diretta causa dei mali, ma lo svolgimento e l'espressione di malesseri già in nuce, come il rifiuto dell'omosessualità di Alice, che Anna non riesce ad accettare, o le eccessive richieste di Walter a Tobia, che forse inevitabilmente avrebbero instradato il ragazzo in un percorso di sofferenza psicologica.
Il comparto tecnico aiuta a elevare ulteriormente L'estranea a opera atipica nel panorama produttivo italiano: la pregevole fotografia di Cristiano Di Nicola regala inquadrature di grande impatto, soprattutto durante una sequenza maestosa e quasi sorrentiniana, ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria del Mondiale di Calcio 2006; gli effetti visivi - pratici e digitali - curati da Paolo Galliano e Giuseppe Squillaci sono di ottima fattura e il montaggio pregevole di Federico Palmerini permette al racconto di dipanarsi su più livelli temporali, culminando in una notevole sequenza di attraversamento di diverse fasi della vita dei Colonna.
La scelta di usare Narcotic dei Liquido come canzone di accompagnamento de L'estranea, nei trailer e nel film stesso, mi sembra calzante (oltre che filologicamente corretta, essendo stata la hit dell'estate 1999): confortevole ed esplosiva allo stesso tempo, capace di evocare i tempi passati con la forza della nostalgia e di comunicare la violenza del cambiamento e l'impossibilità di tornare a quel sogno di poter diventare perfetti.
Il ghigno diabolico di Valeria Bruni Tedeschi ci consegna alla dura realtà su cui nessuno di noi ha mai avuto veramente il controllo; mentre la fragile forza di Romana Maggiora Vergano ci ricorda la dignità della lotta personale, senza scorciatoie, che ci aspetta.
E che possiamo vincere.
Il fatto che queste due anime convivano nello stesso film mi sembra una cosa bellissima.
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