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Spider-Noir segue la storia del detective privato Ben Reilly (Nicolas Cage), segretamente The Spider, che come nel più classico dei noir ha un passato tormentato e si barcamena tra alcol e piccoli casi di tradimento sullo sfondo urbano di New York, durante la Grande Depressione.
La morte tragica di Ruby ha portato il protagonista alla deriva, da inflessibile eroe da cinecomic a un cinico, duro e dissoluto detective privato tipico della mitologia hard boiled.
Un Philip Marlowe con i superpoteri, insomma.
È come se il travaglio interiore del protagonista e l’elaborazione del lutto avessero creato una frattura nei codici e consentito un passaggio da un genere all’altro, con il cinecomic che cede il passo al noir: i poteri sono praticamente dismessi e la dimensione super-eroistica è messa alla porta per gran parte della narrazione, in un’ibridazione che diventa struttura, non mero travestimento.
Spider-Noir si prende così gioco dei tropi della tradizione noir vestendoli al parossismo uno a uno, con uno stile spiccatamente caricaturale e ironico.
[Trailer ufficiale di Spider-Noir]
La dimensione noir
L’intera storia si trascina per inerzia su una detection sgangherata e compassata in cui il detective Ben Reilly finisce un po’ per caso e rimane invischiato.
Il suo personaggio non ha troppa stima di sé, è stanco, imbolsonito e vive una stasi emotiva dalla morte della compagna Ruby di cinque anni prima, come tutti i personaggi che lo circondano non fanno che ricordargli.
Quando rimane incastrato in una storia di intrighi di potere, storie d'amore e tradimenti, l’indagine che prende piede non procede tanto per acume o abilità investigative, quanto piuttosto per quella capacità unica e a tratti mistica dei detective hard boiled di diventare parte dell’ambiente, di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, di fidarsi ciecamente del proprio istinto e trascinarsi, sospinti da una caratura morale che è al tempo stesso la qualità e la condanna di questi eroi tragici.
[Sopra Spider-Noir; sotto La signora di Shanghai
Inizia così la danza noir di Ben Reilly, che viene rimbalzato tra le figure archetipiche del genere, come il gangster Silvermane (Brendan Gleeson), la segretaria tuttofare Janet (Karen Rodriguez), il giornalista indefesso Robertson (Lamorne Morris), gli sgherri Winston e Flint, ma soprattutto la femme fatale Cat Hardy (Li Jun Li).
Misteriosa, silenziosa e letale, il personaggio di Cat Hardy si costruisce su riferimenti e interpretazioni del passato: tra Lauren Bacall, Marlene Dietrich e altre, l’icona con cui intrattiene un dialogo più significativo è quello di Rita Hayworth.
L’immagine di Cat si moltiplica negli specchi come nelle sequenze iconiche di Elsa Bannister ne La signora di Shanghai; Cat si esibisce nel locale di Silvermane The Alcove e ciò risponde al topos della "cantante del night" come Rita Hayworth in Gilda e, sempre come Gilda, Cat è incastrata in un pericoloso ménage à trois.
Anche il personaggio di Nicolas Cage, Ben Reilly, è un’ironica attualizzazione dei suoi antenati hard boiled, da cui prende le inflessioni, il dialogo brillante, le pose e la pronuncia impastata all’eccesso; nelle scene action è goffo e rallentato come un classico perdente del noir hollywoodiano, rendendo di fatto anti-spettacolari anche i pochi attimi da cinecomic della serie.
[A sinistra Humprey Bogart in Casablanca; a destra Nicolas Cage in Spider-Noir]
Gli autori ironizzano sulla natura pastiche del suo personaggio, nato tra Humphrey Bogart, James Cagney, Edward G. Robinson e altri grandi, e lo fanno proprio letteralmente quando Cage è in una sala cinematografica e recita a memoria le battute di James Cagney in Pugno di Ferro.
La scena ha una funzione narrativa - perché porta avanti la storia per cui Ben dopo aver preso i poteri ha dovuto re-imparare a comportarsi da umano dai film di Hollywood - ma attesta anche un esplicito gioco meta sulla natura citazionista della serie.
Un gioco che passa, oltre che per i personaggi, anche per un citazionismo più diretto: tra i riferimenti più palesi il già citato La signora di Shanghai, con la moltiplicazione dei volti e corpi sugli specchi e le dinamiche della sparatoria finale; così come La morte corre sul fiume, evocata dai flashback della morte di Ruby con un’estetica che riporta al capolavoro di Charles Laughton.
[A sinistra La signora di Shanghai; a destra Spider-Noir]
I riferimenti abbondano con i film più classici del filone come Il mistero del falco, Il grande sonno e L’infernale Quinlan.
Tra i tanti è importante citare L’ombra del passato, a cui è legato emblematicamente il topos dell’amnesia, in cui il protagonista, come accade a Cage, viene rapito, picchiato e drogato: è uno dei momenti ricorrenti del genere dove l’eroe tragico del noir si mostra vulnerabile.
Non solo grandi titoli, ma anche film meno conosciuti come Le forze del male, nelle dinamiche di potere e corruzione, o Giorni perduti, nell’estetica dell’esperienza febbrile e allucinatoria dei dormitori.
[A sinistra La furia umana; a destra Spider-Noir]
Forme e caratteri del noir
C’è poi la dimensione della messa in scena, che fa delle scelte visive ed espressive un ulteriore omaggio al genere, codificato sulla celebre estetica di matrice espressionista tipica del noir.
È una regia cadenzata da oggettive irreali, che gettano uno sguardo distorto sul mondo narrato e i suoi personaggi, così che la bieca realtà urbana dell'universo di Spider-Noir diventi ancora più affilata, attraverso tecniche quali dutch angle, plongée e contre-plongée che con le loro geometrie e verticalità fanno degli ambienti luoghi ancora più taglienti, cupi e minacciosi.
La fotografia in bianco e nero allo stesso modo si attesta su un piano di genere classico, che mette abilmente in rilievo la lotta estetica e morale tra luce e oscurità: ombre che distorcono e si allungano sulle pareti, fasci di luce che tagliano le stanze, neon e vicoli bui.
Prime Video dà la possibilità di scegliere se vedere Spider-Noir in bianco o nero o a colori, ma a mio avviso l’estetica della serie è evidentemente pensata per il bianco e nero.
[Un esempio dei giochi di luci e ombre di Spider-Noir]
Generi e sovrapposizioni
Sicuramente la dimensione citazionista, tra omaggio e divertissement è ciò che contraddistingue Spider-Noir.
Tuttavia, la serie riesce anche a giocare in modo intelligente con la mitologia noir in modo che i tratti super-eroistici si insinuino tra gli stilemi del noir e in qualche modo si camuffino.
Per esempio il tipico hunch (quell’intuito emotivo) del detective vive una sorta di contingenza con il senso-di-ragno tipico di Spider-Man, dando vita così a un cortocircuito di concomitanze tra gli stilemi di due generi lontanissimi.
Accade la stessa cosa, in maniera più profonda, con la storia della genesi dei poteri di Ben Reilly, che va a toccare nervi più profondi del genere.
[Lamorne Morris in Spider-Noir]
La scoperta che Ben Reilly (così come i suoi nemici storici Lonnie Lincoln/Tombstone, Flint Marko/Sandman e Dirk Leyden/Megawatt) sia diventato The Spider dopo gli esperimenti tedeschi nella Francia della Prima Guerra Mondiale sbriglia il tema della guerra, che ha sempre giocato un ruolo allo stesso tempo cruciale e nascosto nel noir classico, un fuoricampo febbrile con cui il genere intratteneva un dialogo costante, soprattutto come rimosso e come non-detto.
Nel noir quel rimosso aveva radici nel trauma della Storia e generava violenza latente, amnesie e ricerca di identità dei suoi personaggi.
In questa rivistazione del genere che è Spider-Noir c'è la stessa cosa: i personaggi sono smarriti e non trovano il loro posto nel mondo e la dimensione della guerra è inizialmente negata e rilegata nello spazio del rimosso, nascondendo l'enigma della serie e della detection.
Il momento dell'agnizione e del riconoscimento di quel passato comune trasforma il rimosso noir in una origin story da cinecomic, risveglia i personaggi e li indirizza verso un posto più preciso nel mondo, che sia tra i buoni o i cattivi, in una storia di doppi tipicamente noir.
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