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Black Mirror: Bandersnatch e l'onanismo di Netflix - Recensione

Black Mirror è una serie particolare, che sta subendo un destino altrettanto particolare. 

Nata dalla mente di Charlie Brooker e partita praticamente in sordina nel dicembre 2011 su Channel 4, la serie che ci mette di fronte al nostro malato rapporto con la tecnologia e illustra delle pessimistiche strade possibili per il nostro futuro, è stata acquistata da Netflix dalla terza stagione in poi. 

L'ultima stagione finora trasmessa - la quarta - ha deluso molti fan, che lamentano il fatto che la serie si sia ammorbidita e che abbia perso quello sguardo cinico e disilluso per lasciare spazio a storie più family friendly e lontane dal tema principale: lo "specchio nero" del titolo non è altro che lo schermo spento di un computer, di uno smartphone, di un tablet e di una televisione a schermo piatto, ciò in cui ci riflettiamo fisicamente appena prima o appena dopo aver interagito con i nostri device e ciò in cui riflettiamo il nostro Io e il nostro Es sui social network, sulla rete, dandoci spontaneamente in pasto agli algoritmi col sorriso. 

 

 

 



Black Mirror: Bandersnatch è stato promosso come film interattivo. 


I meno giovani di voi ricorderanno una serie di libri usciti tra gli anni '80 e gli anni '90 chiamata LibroGame: una collana che toccava vari generi, fantascienza, thriller, horror, fantasy, in cui il lettore poteva scegliere diverse strade da far percorrere al protagonista. 
Ogni strada, un racconto diverso. Ogni scelta, un diverso finale. 


Il film prodotto da Netflix vuole riportare in televisione questo concetto e ambienta la storia nel 1984, con protagonista un giovane programmatore di videogiochi che sviluppa un gioco interattivo preso da un libro che tanto assomiglia, appunto, ai LibroGame. 

E la scelta registica di mostrare spesso delle soggettive del protagonista immedesima ancora di più lo spettatore. 

Bandersnatch ci mette immediatamente davanti a delle scelte, da compiere cliccando sullo schermo una delle due opzioni proposte entro 10 secondi di tempo: le prime due, come si capirà in seguito, sono del tutto inutili ma servono a far entrare nell'ordine di idee chi sta guardando il film, a far capire come si svolgerà "l'esperienza interattiva".


Non cambia molto scegliendo di far mangiare al protagonista un tipo di cereali o un altro a colazione, così come non cambia molto fargli scegliere di ascoltare nel walkman una musicassetta o un'altra. 
A parte la colonna sonora, ovviamente. 

 

 

 

Il film, scritto come sempre da Charlie Brooker, sceglie subito di farci capire come tutta la storia sia autoreferenziale e i riferimenti alla scelta, al libero arbitrio o alla mancanza di essi si palesa dopo pochi minuti. 

I riferimenti però continuano e diventano citazioni vere e proprie di altre puntate di Black Mirror: il nome di un famoso videogioco è METL HEDD e reca in copertina il cane robot di Metalhead (4x04), il videogioco a cui lavora il famoso programmatore Colin Ritman ha un titolo similissimo a Nosedive (Caduta Libera, 3x01) e il simbolo che campeggia lungo tutto il film è lo stesso simbolo che si vedeva in White Bear (Orso Bianco, 2x02). 
Già Black Museum, l'ultima puntata della quarta stagione, era una puntata citazionista, ma lì la cosa era giustificata dal racconto. 

Qui però si va oltre, e la citazione diventa onanismo. 

 

 



Il poster di Ubik di Philip K. Dick, romanzo in cui la tecnologia regredisce, e i riferimenti a Pac Man, dove il protagonista è intrappolato in un labirinto dal quale non può uscire e quando riesce a uscire... rientra dall'altro lato, sono ulteriori rimandi alla storia di Bandersnatch
Continui giochini con lo spettatore che a un certo punto danno l'idea di voler essere presenti per urlarti in faccia che le scelte che stai facendo durante il film non servono a nulla. 

E così è. 
Il libero arbitrio non esiste, e l'interattività del film è un pretesto per raccontare sempre la stessa storia. 

I finali sono molteplici e sono tutti negativi: anche nel caso in cui si riesca a evitare la prigione per Stefan (un ottimo Fionn Whitehead) non si può evitare di farlo impazzire, dopo aver ucciso e fatto a pezzi il padre. 


Ma è nel discorso del critico di videogiochi in tv la vera "soluzione" - se di soluzione si può parlare - perché l'autore Charlie Brooker era lui stesso un critico videoludico ed è così che parla con noi: se il critico del film giudica molto bene il videogioco Bandersnatch, allora sapremo di aver fatto delle buone scelte e di aver raggiunto il finale, se invece lo critica negativamente o se addirittura non compare per lasciare spazio a un approfondimento sul destino di Stefan, allora ci toccherà ricominciare. 

Nel ricominicare ci si renderà conto che la stragrande maggioranza delle scelte che si compiono non inficiano il risultato, perché in un modo o nell'altro il racconto va dove gli autori vogliono che vada. 

Di nuovo, nonostante esistano mille strade e mille vite e mille opzioni, il libero arbitrio non c'è. 

Il discorso sarebbe anche interessante e foriero di riflessioni: la stessa esistenza del film Black Mirror: Bandersnatch può far scaturire un discorso sul futuro dell'intrattenimento e sul fatto che paradossalmente andando avanti stiamo tornando indietro. 
Una sorta di viaggio nel tempo, come accade ai protagonisti del film. 

Purtroppo però, l'occasione viene sfruttata da Netflix per fare della grande e spudorata masturbazione. 

 

 



Una delle scelte da compiere nel film, infatti, pone a un certo punto lo spettatore davanti a due opzioni: il protagonista si rende conto che le sue azioni sono controllate da qualcun altro e, al limite della paranoia, chiede a voce alta di chi si tratti e che gli dia per favore un segno della sua presenza. 

Le opzioni da scegliere sono il simbolo di White Bear e... Netflix

Scegliendo la seconda opzione si legge sul computer presente nel film un messaggio, come se fossimo noi a scriverlo, che parla di Netflix al protagonista. 
Il quale ovviamente non ha idea di cosa sia, quindi ecco che il film ci pone subito davanti ad altre due opzioni: possiamo scegliere se "Dirgli di più" oppure se "Provare a spiegare". 

La scelta ovviamente non c'è ed entrambe le opzioni portano allo stesso risultato, che è quello di spendere altre due parole in merito a cosa sia Netflix. 

La cosa prosegue con il protagonista che davanti alla sua analista spiega che Netflix è "una cosa di intrattenimento del futuro", e scegliendo una delle opzioni successive - passando nel caso anche attraverso a una scelta del tutto fuori dal racconto, che sposta il genere del film verso l'azione e le scazzottate - ci si trova sul set del film stesso. 
Sul set di Netflix. 

Niente accade davvero, è tutta una finta, tutta un'illusione e tu non stai vivendo quello che credi di vivere, ma sei all'interno di una simulazione dove stai recitando una parte, senza saperlo, e qualcun altro ti fa credere di vivere quella vita. 
Già sentito, vero? Ok. 

Netflix aveva già provato con Il Gatto con gli Stivali, avventura interattiva per bambini, a giocare con il mezzo televisivo tentando di portarlo altrove. 
Questa volta decide di rivolgersi agli adulti. 

 

 

 



Ma il senso generale dell'operazione secondo me si avviluppa su se stesso al punto di non essere né coinvolgente né appassionante. 


Scegliere che strada prendere alla lunga distrae e Bandersnatch resta davvero a metà tra un film vero e proprio e un'avventura videoludica vera e propria: ha degli elementi di entrambe le cose ma non è né l'una né l'altra. 

L'interattività è fondamentalmente finta, in breve tempo si riescono a percorrere tutte le strade possibili e ci si rende conto che quelle fuori dal "percorso voluto" portano a conclusioni affrettate e banali. 
Era davvero questa l'intenzione? 

 

Farci rendere conto che anche se scegliamo cosa fare in fondo non scegliamo nulla? 


Allora, forse sarò vecchio ma preferisco non scegliere e guardare una storia cercando di carpirne il significato, senza distrarmi e senza pensare a cosa avrei potuto fare e non ho fatto, senza uscire dal racconto ogni 5 minuti, senza vedere un film di Black Mirror che in fin dei conti non è altro che una puntata egoriferita di Netflix che ha tanta voglia di sentirsi dire che sono bravi e originali, e che questo è il futuro dell'intrattenimento casalingo. 

"Hanno l'illusione di avere il controllo, ma sono io che decido il finale" 


Queste le parole di Stefan rivolte ai videogiocatori di Bandersnatch, ma sono evidentemente le parole di Charlie Brooker e Netflix rivolte a noi. 

 

Perché darci l'illusione dell'interattività se poi dichiari spudoratamente che questa interattività non esiste? 
Se lo spettatore deve essere messo al centro del racconto, se davvero si vuole cambiare l'intrattenimento coinvolgendo chi guarda e trasformandolo in sceneggiatore, la strada presa da Bandersnatch è quella opposta, è quella della presa in giro, del divertissement fine a se stesso. 

 

Dichiarato anche dalla dottoressa del film, quando dice 
"Vuoi farmi intendere che tutto quello che stiamo vivendo è creato per divertire qualcuno?" 

La risposta, a questo ennesimo riferimento metatelevisivo, è ancora una volta "sì". 

Ma il divertimento diventa stucchevole in fretta, il giochino è fin troppo palese e tutto il film non regala mai dei veri attimi di tensione o di angoscia o di raccapriccio, e quando finisce l'ultimo percorso disponibile, finisce tutto. 


Non fa riflettere, perché è esso stesso una riflessione dichiarata. 

Black Mirror perde un'altra occasione per essere quel Black Mirror che non ti mollava per giorni dopo aver visto un episodio. 
Che ti faceva preoccupare per i tuoi comportamenti, che ti faceva rivalutare il tuo rapporto con il telefonino e che ti faceva riflettere su quanto fossimo distanti o terribilmente vicini a uno dei futuri raccontati, dove non ce n'era uno che fosse positivo. 

Black Mirror: Bandersnatch non lavora in questo modo sullo spettatore e l'unica riflessione possibile è quella sul futuro dell'intrattenimento e su quale strada sia intenzionata a prendere Netflix, nell'anno che sta per arrivare dove probabilmente avrà un film candidato agli Oscar e dove dovrà affrontare la concorrenza di Disney come piattaforma streaming. 

Al momento, mi pare che la scelta sia esattamente quella lasciata a noi durante il film: una non-scelta. 
Un divertimento che finisce subito, per poi pensare al resto senza guardarsi indietro. 

 

Un esperimento fatto per far parlare di sé, una campagna marketing travestita da film interattivo/innovativo, un prodotto che magari farà la gioia dei giovanissimi e di chi preparerà meme e schemini riassuntivi, e che è pensato per essere appositamente acinematografico. 

 

Ed è buffo che Bandersnatch esca il 28 dicembre, il giorno del compleanno del Cinema. 

Adesso, però, scusate ma vado a vedermi un film. 
Senza decidere niente. 

E senza nessuno che, per finta, mi dica che invece potrei farlo. 

 

 

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33 commenti

Benito Sgarlato

11 mesi fa

Una delusione assoluta, oltremodo noioso. Ha fatto calare a picco l'ottima qualità generale della serie.

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Sasuke

1 anno fa

Dovevo leggere questo articolo prima di guarfarlo, così avrei evitato di buttare del tempo, veramente orribile. Penso sia la cosa più brutta che ho visto su Netflix 🙈

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Mario Tobeb

1 anno fa

Uso un po' troppo spesso il termine meta-cinema. 
Da un lato magari sono io che invecchiando mi ripeto e ricado nel solco profondo delle abitudini; 
Dall'altro è che in effetti, il cinema di oggi, ha impercettibilmente (ma clamorosamente) virato verso il meta-cinema (aridaje). 
E mi trovo, spesso stupito, a osservare l'immotivato hype altrui nel prima/durante/dopo l'uscita di certi "filmoni" che mi fanno dire solo boh.  
E' come se il cinema di oggi si servisse del cinema del passato (o dei fumetti o di un immaginario pop consolidato...) per realizzare i film del presente e non prendesse in considerazione, in breve,  "il cinema". 
Un "film" quindi è bello perché contiene un link, un easter eggs, o è l'ennesimo capitolo di una saga o certe diavolerie da cinefili che ridono leggendo i titoli di coda... 

(A volte succede che ci si allontani dal senso di una cosa -sulle prime magari lo si vive come una variazione sul tema o una miglioria- ma nel tempo e per le nuove generazioni si perde completamente il senso originario) (speriamo non capiti con il cinema).

Personalmente adoro il meta-cinema (e tre), adoro le contaminazioni; mi divertono;
Quando l'uomo bionico ha incontrato la donna bionica per me era Natale. 

Ma il punto è che non può esserci solo meta-cinema (4).
anche se pare che oggi sia così; 
Ma questa è una recensione a Bandersnatch. 
Ci siamo già lamentati di Black Mirror e di come si sia sciacquato dopo il landing su Netflix.
(a proposito Netflix comincia a essere famoso per una variegata selezione di prodotti trascurabili, ma promozionati quasi fossero indispensabili come e più di una flebo). 
Stranger things ne è l'esempio più evidente; Una storia decisamente arbitraria (ovvero con una trama sostituibile) ma "perfettamente" messo in scena.
Meta-cinema insomma. 
Ti piace quel sapore un po' 80's, quel mood da primo Spielberg, le citazioni, gli omaggi, l'abbigliamento che il te bambino avrebbe voluto ... ma quello che succede nel film è poco importante. 
E anche volendolo assolvere a tutti i costi e quindi cercando un senso che, al di la della trama marginale, lo nobiliti....non c'è.
Oddio certo, c'è il senso del cliffhanger. Perché dovrai vedere la prossima stagione.
E quando andrà male faranno un nostalgico finale (con cliffhanger)(perché non si sa mai). 

Ma torniamo al punto. Chi è della mia generazione ha di certo giocato coi libri di Lupo Solitario (i signori delle tenebre, traversata infernale...etc etc...).
Bandersnatch è ne più ne meno quella roba li. Solo si svolge nei meravigliosi, onnipresenti anni 80. E parla di videogame e di libero arbitrio. 
Ma è pur sempre una puntata di Black Mirror. Quindi quando leggo certe recensioni deluse, beh vi sbagliate.
Bandersnatch è un buon prodotto. 
Perché VUOLE essere meta-cinema.  
Non è e non vuole essere un film di Cuaron (Roma)(quello ad esempio è cinema) e l'esperimento che propone è interessante in prospettiva. (Pensate a una serie tutta così: ad un certo punto gli spettatori saranno addicted della stessa serie ma completamente diversa)(se potessi ci investirei dei soldi). 

Inoltre non si prende sul serio e forse l'afflato negativo che alcuni di voi hanno incassato dipende dai percorsi che avete scelto... ma francamente non so capire cosa vi aspettavate. 
Anche se gigionesco (per alcuni, eccessivamente autocelebrativo) il trigger blackmirroriano è (SPOILER) il bivio: Netflix / Џ 

Trasportare il divertito/sadico spettatore, causa della paranoia del protagonista, nella storia è decisamente un buon soggetto per una puntata di Black Mirror. Ed è del buon meta-cinema. 
Insinuare che in un gioco apertamente interattivo il tuo protagonista ti disubbidisca è molto Black Mirror! 
Cioè noi lo stavamo facendo andare alle cozze; per il nostro stupido divertimento. 
E anche questo è Black Mirror. (si in effetti il "ritenta" me lo sarei risparmiato)(ma lo hanno fatto per voi che vi lamentate sempre)(e uroboricamente per farlo assomigliare a un videogioco)(ma non è un videogioco...). 
Per il resto il "film" è ben fatto, come oramai ogni straccio di serie tv e come queste non porta alcun valore diverso da tutto quello che avete già questionato.

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In teoria sarei d'accordo, ma personalmente qualche spunto di riflessione sul libero arbitrio me l'ha lasciato! magari avrei apprezzato di più vedere prima la versione del regista e poi una alternativa dove decide lo spettatore (immagino la difficoltà nel girare tutte le scene alternative).

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Riccardo Sacchi

1 anno fa

Uno dei problemi più grandi è stato essere messo sotto il brand Black Mirror: ormai ogni volta che sentiamo che sta per uscire un nuovo episodio, le aspettative schizzano alle stelle sperando di ritrovare la qualità dei primi episodi, e puntualmente rimaniamo delusi. È certamente un esperimento interessante che sfrutta le nuove tecnologie che abbiamo a disposizione, ma ti lascia un senso di insoddisfazione. Troppa autoreferenzialità e autotcitazionismo, rendono il tutto noioso e pesante. Ottimo il comparto tecnico dalla regia alla fotografia, fino agli effetti speciali e la colonna sonora, ma senza una sceneggiatura avvincente il tutto si perde e dimentica in fretta. Proporrei Netflix di rimontare il film senza scelte, penso possa essere più interessante.

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Federico Rossato

1 anno fa

Netflix: Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? La qualità? È così? La qualità? Beh, mio caro Sceneggiatore... Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito della qualità: le piace guardare! È una guardona giocherellona! Riflettici un po': lei dà all'uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film! Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all'altro per comprendere Lynch, lei che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è una moralista, è una gran sadica! È una padrone assenteista! Ecco che cos'è! E uno dovrebbe adorarla? No, Mai!
Sceneggiatore: Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso! Non è così?
Netflix: Perché no? Io sto qui col naso ben ficcato nello streaming e ci sto fin dall'inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che gli utenti sono stati creati per provare. A me interessava quello che l'utente desiderava e non l'ho mai giudicato e sai perché? Perché io non l'ho mai rifiutato nonostante le sue maledette imperfezioni! Io sono un fanatico dell'uomo, sono un umanista... probabilmente l'ultimo degli umanisti. Chi, sano di mente, Sceneggiatore, potrebbe mai negare che il ventunesimo secolo è stato interamente mio? Tutto quanto, Sceneggiatore! Ogni cosa! Tutto mio! Sono all'apice, Sceneggiatore! È il mio tempo, questo! È il nostro tempo!


Riassunto di come dev'essersi svolta la riunione per la creazione di quella impepata di cozze, come l'avrebbero definita gli sceneggiatori di "Boris".

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Roberto Rotondo

1 anno fa

Come ho detto a diversi miei amici, l'idea in sè è carina, ma la trama fa acqua da tutte le parti... Io ho persino segnato tutte le scelte che ho fatto, pensando di rivedere il film in futuro e cambiando ovviamente le scelte, ma penso che non perderò nuovamente tempo con questo esperimento...

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Charlie Shield

1 anno fa

Non è né il futuro del "cinema" e né una cosa originale. 
E' uno spot carino e autocelebrativo di Netflix.
E' la risposta alla domanda dei pubblicitari "come facciamo a far parlare di noi e invogliare ancora di più a iscriversi a Netflix?". E la soluzione è stata questa: un prodotto spacciato per originale (i libri-game mi hanno sempre un po' annoiato), impossibile al momento da mettere in streaming, quindi ha carattere di esclusività. Tutti coloro che vorranno vederlo (visto che ne parlano tutti) dovranno in qualche modo almeno provare Netflix per un mese.

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Morena Falcone

1 anno fa

(Spoiler qua e là)
.
.
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La scelta tra Netflix e il logo di White Bear: la prima volta che mi è uscita ho pensato che forse la scelta era se continuare a guardare Bandersnatch o se tornare alla home di Netflix. Era fuori da ogni possibilità che ci potesse essere un’auto celebrazione del genere...e invece! Mi sono trovata di nuovo davanti a quel bivio, al che ho deciso di scegliere “Netflix” e le due scelte successive le ho fatte in maniera da prolungare il più possibile l’atto narcisista: incredula, volevo vedere fin dove fossero arrivati!

Non sono mai stata una grande amante dei videogame ma all’epoca della prima PlayStation ne possedevo una anche io e tra i giochi che amavo di più c’era il meraviglioso gioco punta e clicca “Broken Sword: Il Mistero dei Templari”. Giocando si vestivano i panni di George Stobbart, un Americano in visita a Parigi che si trovava coinvolto in un omicidio e decideva di indagare. In base alle interazioni con i vari personaggi intorno e al momento in cui queste avvenivano, George arrivava a nuove conclusioni e si aveva la possibilità di fare nuove scelte.
Ecco, quello è stato tra i miei giochi preferiti...fino a quando non ho capito che indipendentemente dalle mie scelte, a George non poteva andare poi così male. Il peggio che poteva accadere era restare fermi ad un certo enigma per molto tempo ma, anche sbagliando scelta, facendone ad esempio una che portava alla morte di George, si ripartiva poi dallo stesso punto in cui ci si trovava prima della scelta.
Il destino di George era scritto, non doveva morire, sarebbe arrivato fino alla fine del gioco qualsiasi fossero state le mie scelte ed in qualunque ordine le avessi fatte.

È lì che il gioco iniziò a perdere un po’ di interesse, “un po’” perché all’epoca avrò avuto 7-8 anni...ma se dovessi conoscere ora un gioco del genere? Penso che mi annoierei relativamente presto...

Questo è il motivo per cui, dopo l’innegabile iniziale entusiasmo provato per aver fatto mangiare a Steven i, avergli fatto ascoltare i, dopo aver fatto per lui qualche altra “scelta”, capito chiaramente che era djdhdhd che stava giocando con me e non io con Steven (non bisogna poi essere chissà quanto perspicaci dato che ci viene sbandierato(Spoiler qua e là)
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La scelta tra Netflix e il logo di White Bear: la prima volta che mi è uscita ho pensato che forse la scelta era se continuare a guardare Bandersnatch o se tornare alla home di Netflix. Era fuori da ogni possibilità che ci potesse essere un auto celebrazione del genere...e invece! Mi sono trovata di nuovo davanti a quel bivio, al che ho deciso di scegliere “Netflix” e le due scelte successive le ho fatte in maniera da prolungare il più possibile l’atto narcisista: incredula, volevo vedere fin dove fossero arrivati!

Non sono mai stata una grande amante dei videogame ma all’epoca della prima PlayStation ne possedevo una anche io e tra i giochi che amavo di più (e che amo tutt’ora) c’era il meraviglioso gioco punta e clicca “Broken Sword: Il Mistero dei Templari”. Giocando vestivi i panni di George Stobbart, un Americano in visita a Parigi che si trova coinvolto in un omicidio e decide di indagare. In base alle interazioni con i vari personaggi intorno a te e al momento in cui queste avvenivano, George arrivava a nuove conclusioni e tu avevi la possibilità di fare nuove scelte.
Ecco, quello è stato tra i miei giochi preferiti...fino a quando non ho capito che indipendentemente dalle mie scelte, a George non poteva andare poi così male. Il peggio che poteva accadere era restare fermi ad un certo enigma per molto tempo ma, anche sbagliando scelta, facendone ad esempio una che portava alla morte di George, si ripartiva poi dallo stesso punto in cui si era prima della scelta.
Il destino di George era scritto, non doveva morire, sarebbe arrivato fino alla fine del gioco qualsiasi fossero state le mie scelte ed in qualunque ordine le avessi fatte.

È lì che il gioco iniziò a perdere un po’ di interesse, “un po’” perché avrò avuto 7-8 anni...ma se dovessi conoscere ora un gioco del genere? Penso che mi annoierei presto...

Questo è il motivo per cui, dopo l’innegabile iniziale entusiasmo provato per aver fatto mangiare a Steven i Frosted Flakes, per averlo visto inserire nel walkman l’audiocassetta dei Thompson Twins, dopo aver fatto per lui qualche altra “scelta”, capito chiaramente che era Brooker che stava giocando con me tramite la marionetta Steven e non io con Steven (non bisogna essere poi chissà quanto perspicaci per capirlo dato che ci viene sbandierato il messaggio a destra e a manca), lì l’interesse è iniziato a scendere notevolmente.

In seguito al mio suicidio dal balcone, essendo poi tornata a quello stesso punto dopo un’apparente morte definitiva, ho iniziato ad essere distratta dal pensiero di provare a fare la scelta che mi permettesse di prolungare quanto più possibile la storia...e dopo un po’ neanche quello, tanto se la scelta fatta era completamente fuori dai disegni stabiliti, prima o poi mi sarei trovata davanti a quello stesso bivio con la possibilità di “scegliere” di nuovo.

Charlie caro, dillo a Morena tua, che è stato?
Cos’è questa burla del film “interattivo” che poi invece annunci (fieramente ed in maniera volutamente mal celata) essere il contrario?
Chi è stata quella cattivona che alle elementari, forte del suo libero arbitrio, ha messo la X sul “NO” del tuo “Ti vuoi mettere con me?” 💔

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Billizful

1 anno fa

Premetto che non sono un patito di Netflix e che ho approfittato del mese gratis solo per vedere questo episodio. Come detto in un altro articolo, questa nuova era della tv in cui saremo noi a decidere (se mai arriverà) è un po' come il 3D, intrigante all'inizio ma stancante e addirittura inutile a lungo andare. I motivi possono essere diversi ma essere "responsabili" di un episodio o di un film è un aspetto che allo spettatore non piace. Su chi potrebbe puntare il dito contro dopo aver visto ciò che ha visto?!😂
Tornando a Bandersnatch, non ho avuto la fortuna di altri nello scegliere le risposte corrette, quindi mi son ritrovato diverse volte a dover tornare indietro (obbligatoriamente). Non ho curiosato più di tanto e ho visto solo 3 finali su 5 (mi pare siano 5 in tutto). Concordo pienamente con l'articolo, soprattutto sul fatto che questo libero arbitrio in realtà non esiste, e l'aspetto principale su cui punta la puntata si sgretola già alla scelta di accettare o rifiutare il contratto. Ho trovato più limiti che strade aperte e per quanto possa essere stato intrigante, è distraente e non lascia nulla. Come dici tu, non lascia quel senso di angoscia che ti accompagna per giorni. Una puntata che di per sè non trasmette nulla, o veramente poco! Devo ammettere però che la scelta di fare di questa storia l'episodio interattivo è stata geniale. Il tema è perfetto e crea, o per meglio dire avrebbe potuto creare, una sorta di storia nella storia in un loop infinito. Sarebbe potuta essere qualcosa di clamoroso. Sicuramente un bell'esperimento ma che non raggiunge livelli sperati. Probabilmente Netflix non direbbe lo stesso vedendo i numeri, ma penso sia chiaro che gli spettatori raggiunti sono dovuti alla curiosità e a tutto l'hype creato per questa "interazione".
Inoltre triste la scelta di auto-ostentazione e auto-celebrazione da parte di Netflix. Mi è parso come un tentativo disperato di farsi pubblicità.

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