close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#articoli

Hit Man - Killer per caso - Recensione: uccidi il Super-io

Il 27 giugno nei cinema italiani arriverà Hit Man - Killer per caso, il nuovo film di Richard Linklater che attraverso un professore di filosofia ci diverte e istruisce riguardo le maschere che indossiamo e come possiamo costruire la nostra persona per essere felici

Hit Man - Killer per caso, contrariamente a quanto sembra suggerire il giocoso sottotitolo, non è una commedia degli equivoci incastrata in tre pedanti atti.

 

Se conoscete il Cinema di Richard Linklater sapete bene che al regista e sceneggiatore di Houston i compitini e gli stilemi piacciono poco e non lo divertono per nulla. 

In fondo Linklater è il regista che ha creato una trilogia sull’amore tra due personaggi e da Prima dell’alba (1995) a Before Midnight (2013) i due protagonisti, Ethan Hawke e Julie Delpy, attraversano i mutamenti del loro rapporto navigando le fasi della vita.

 

Quella che nel 1995 poteva sembrare una languida storia d’amore è diventata qualcosa di molto più complesso.

 

[Il trailer di Hit Man - Killer per caso]

 

 

Hit Man - Killer per caso non fa differenze e Linklater si avvale ancora una volta di un articolo di Skip Hollandsworth, pubblicato dalla rivista Texas Monthly, per raccontare una storia vera, arricchita da elementi di finzione.

 

Se in Bernie (2011), film che rimette insieme Jack Black e Richard Linklater, c'era una storia criminale degna di David Fincher, in Hit Man - Killer per caso assistiamo alla lezione di filosofia più brillante e divertente che sia stata mai tenuta da un professore universitario. 

 

Hit Man - Killer per caso racconta la storia di Gary, un professore universitario di filosofia interpretato da Glen Powell, che per quanto mite, anonimo e apparentemente incapace di provare passione, come seconda attività collabora con il dipartimento di polizia come tecnico assegnato alle operazioni sotto copertura: il suo ruolo è quello di installare e supervisionare microfoni, cimici e microcamere per cogliere sul fatto delle persone alla ricerca di un killer a pagamento.

 

Tutto cambia quando l’agente assegnato a queste indagini viene sospeso poco prima di un’operazione e il mite professore scopre di avere molte più maschere dietro quella dell’insegnante di filosofia, trasformando in arte il lavoro sotto copertura.

Le cose si complicano quando incontra Maddy (Adria Arjona), una donna oppressa da un marito abusivo e violento che Gary rimette sulla retta via, salvo poi innamorarsene perdutamente ma, come potrete intuire, non in quanto Gary bensì in quanto Ron, il personaggio da lui interpretato quando si sono incontrati.

 

Richard Linklater sorprende ancora una volta, perché Hit Man - Killer per caso è davvero una lezione di filosofia incastrata in una commedia thriller brillante, capace di sovvertire le aspettative dello spettatore tanto quanto quelle del genere di riferimento.

L’essere umano spende una quantità folle di tempo e risorse a chiedersi quale sia il senso della propria vita e come poter essere felici. 

Rimaniamo in tema accademico e parliamo di Arthur C. Brook un (vero) professore di Harvard seriamente convinto che avere uno scopo nella vita sia fondamentale per trovare la felicità.

A tale fine si rende necessario saper rispondere a due domande: perché sei vivo e per cosa sei disposto a morire.

 

Se non avete una risposta probabilmente scatenerete una crisi esistenziale, ma sappiate che è tutto normale e positivo dato che trovare una soluzione a questi due interrogativi sarà il percorso verso la vostra felicità e vi aiuterà a definire la vostra persona.

 

 

[Richard Linklater sul set con i due protagonisti di Hit Man - Killer per caso]

 

 

Il professore di filosofia del film sembra piuttosto convinto di aver trovato una quadra riguardo la propria esistenza attraverso la costruzione di una personalità ben definita; i suoi due gatti si chiamano Es e Io. 

 

Quanto rimane quindi da discutere è il Super-io, ovvero l’idea di Gary di perfezione della sua esistenza e che prevede una vita piuttosto mite, ordinata, priva di impulsi, esplosioni di carattere e passione; i suoi studenti vengono però istruiti su come si renda necessario correre rischi, combattere il Super-io e trovare la propria persona mettendo in dubbio se stessi. 

Tuttavia Gary guida una Honda Civic anonima tanto quanto i suoi vestiti e la sua ordinata casa in un quartiere residenziale.

Siamo quasi portati a pensare che Gary possa rivelarsi davvero come un efferato serial killer che colleziona le teste delle sue vittime nel congelatore del garage.

 

Hit Man - Killer per caso applica invece le lezioni di Gary, che diventa un gatto cavia chiuso in una scatola filosofica nella quale trovare risposta alle domande di Arthur C. Brooks.

Nel momento in cui Gary si trova costretto a diventare l’infiltrato scopre di avere molte maschere nel portabagagli della sua anonima Honda Civic (ovvero la persona che si è creato) e, contrariamente a quanto dice, scopre anche di poter cambiare e che certi impulsi e certe passioni sono sempre state dentro di lui.

 

Hit Man - Killer per caso mette in scena questi ragionamenti esercitando una commedia brillante nella scrittura delle battute che mette in bocca a Glen Powell - co-autore della sceneggiatura, al suo esordio in scrittura - straordinariamente poliedrico nel dare vita a molti personaggi diversi, tanto quanto nella costruzione delle situazioni e nel definire i comprimari; Jesper, il poliziotto sospeso interpretato da Austin Amelio, è formidabile.

 

Anche la Maddy di Adria Arjona trova uno stupendo magnetismo con Powell e i due aprono completamente il film, semplificando in modo pratico concetti filosofici che appartengono anche al nostro tempo attraverso il racconto, messi in scena con una storia in parte assurdamente vera e in parte di pura finzione.

 

 

[Glen Poweel mattatore di Hit Man - Killer per caso]

 

 

Hit Man - Killer per caso, tramite Gary aka Ron, ci mostra quanto sia importante porre enorme attenzione alla definizione che diamo di noi stessi, perché potrebbe diventare una trappola ma potremmo anche creare una persona che risponde davvero al nostro bisogno di trovare uno scopo e, quindi, la felicità.

 

In fondo la nostra persona è un costrutto, un qualcosa di artificioso sul quale lavoriamo inconsciamente e come Gary possiamo cambiare questa narrazione di noi. 

Hit Man - Killer per caso è filosofia per le masse, resa pop e divertente attraverso una sceneggiatura brillante e un Glen Powell che fa suo ogni segmento del film, portando sul grande schermo l’eredità di una persona che si usa definire “larger than life”.

 

Guardate Hit Man - Killer per caso, costruite la vostra persona, ponetevi le due domande, entrate in una crisi esistenziale e siate felici. 

 

Become a Patron!

 

CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare ad esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!  

Se ti piace quello che facciamo e il nostro modo di affrontare il Cinema, sostienici entrando tra Gli Amici di CineFacts.it: aiuterai il sito, i social e il podcast a crescere e a offrirti sempre più qualità!

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Articoli

Articoli

Articoli

Lascia un commento



close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni