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Come le tartarughe - Recensione: viaggio introspettivo in un armadio

L'attrice Monica Dugo ha debuttato come regista con un progetto parallelo alle attività della Mostra del Cinema di Venezia 

Come le tartarughe, opera prima dell’attrice e regista Monica Dugo, è l’unico film italiano in concorso alla 31ª edizione di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival che si è svolta dal 15 al 24 marzo 2024.

 

Come le tartarughe racconta la storia di una famiglia che vive in una residenza elegante nel cuore storico di Roma ed è composta da quattro membri: mamma Lisa (interpretata dalla stessa regista), papà Daniele (Angelo Libri), la figlia diciassettenne Sveva (Romana Maggiora Vergano) e il figlio più piccolo Paolo (Edoardo Boschetti).  

 

Daniele è un medico legale e trascorre le sue giornate immerso nel lavoro, mentre Lisa è una madre a tempo pieno.

 

[Il trailer di Come le tartarughe]

 

 

L'armonia familiare viene improvvisamente interrotta quando Daniele, tormentato dalla depressione, decide di partire abbandonando casa e famiglia, lasciando dietro di sé soltanto un breve biglietto per la moglie e poche parole alla figlia.

 

Lisa, colta dall'improvvisa marea di emozioni, decide quindi di rifugiarsi nell'armadio della sua stanza da letto, cercando in esso un luogo in cui potersi sentire al sicuro circondata dai i suoi vestiti e da tutti i ricordi che condivide con suo marito Daniele. 

 

Questo gesto lascia Sveva, la loro figlia adolescente, a confrontarsi con una realtà improvvisa e spiazzante, trovandosi ad assumere a soli diciassette anni il ruolo di custode della famiglia, prendendosi cura del fratellino Paolo e cercando di sostenere una madre tormentata e sconvolta che rifiuta categoricamente di abbandonare il suo rifugio (o, per rimandare al titolo dell’opera, il suo guscio).

 

 

[I protagonisti di Come le tartarughe]

 

La trama di Come le tartarughe ruota completamente intorno alla figura dell’armadio, che svolge il ruolo di una soluzione dai tratti onirici dentro cui poter vivere una sospensione del tempo e una disconnessione dalla realtà fisica del mondo esterno.

 

Lisa infatti, rinchiusa in questo suo peculiare rifugio, sembra iniziare a vivere ed esistere in una dimensione separata dalla quale non ha l’esigenza di uscire, neppure per soddisfare i suoi bisogni fisiologici essenziali.

Il concetto di armadio come luogo in cui Lisa esplora pensieri ed emozioni permea l'intera durata di Come le tartarughe; la figlia Sveva reagisce tuttavia con netto dissenso alla scelta della madre, dando quindi vita a una tensione che oscilla tra il drammatico e il comico, alimentando un conflitto di ribellioni divergenti. 

 

Mentre Sveva cerca la verità con franchezza quasi cinica, la madre si aggrappa al desiderio di rimanere rinchiusa in un mondo tutto suo, cercando di convincere chi la circonda della normalità della situazione.

 

 

[Monica Dugo è Lisa, la protagonista di Come le tartarughe]

 

Sin dalle prime scene di Come le tartarughe il film dimostra tutte le intenzioni di immergere profondamente lo spettatore all’interno di un universo del tutto nuovo: un universo dentro cui può accadere l’impensabile e grazie al quale è possibile stabilire un contatto con sé stessi e le proprie emozioni.  

 

Le intenzioni però non bastano, e a mio avviso è un peccato che la sceneggiatura del film prosegua senza mai andare realmente a esplorare e approfondire i bisogni dei personaggi, limitandosi invece ad accennarli.

Tra tutti, l’unico personaggio di cui si riesce a osservare un percorso narrativo più approfondito è quello di Sveva, una ragazza adolescente che da un momento all’altro si ritrova a dover sentire il peso di una serie di responsabilità che non dovrebbero appartenere a lei, bensì alla madre e al padre. 

Sono proprio queste responsabilità che portano il personaggio di Sveva a vivere un percorso narrativo interessante e di forte crescita personale. 

 

Lo stesso non si può dire di Lisa: madre di cui durante tutto il film riusciamo a conoscere ben poco e di cui è inevitabile percepire un’emotività troppo statica e bidimensionale, del tutto dissonante rispetto alla storia che Come le tartarughe si propone di raccontare e di cui Lisa stessa è protagonista.

 

 

[Romana Maggiora Vergano è Sveva, la figlia maggiore in Come le tartarughe]

 

Lo stesso discorso è applicabile anche alla figura del padre Daniele, che viene descritto come un personaggio affetto da depressione ma che, nel corso dell’intera pellicola, sebbene appaia come un individuo debole e incapace di affrontare le dinamiche della realtà che lo circondano, non riesce mai a trasmettere un reale senso di dolore e sofferenza allo spettatore, risultando a conti fatti un personaggio poco sviluppato ed approfondito.

 

In sintesi, Come le tartarughe è un film dall’incipit narrativo indubbiamente originale e accattivante, ma che con il passare dei minuti va a rendere più flebile la sua tridimensionalità, rendendo così sempre più debole l’approfondimento riguardante l’elaborazione del distacco vissuto dalla madre e rendendo pian piano l’armadio non più un luogo di riflessione e riabilitazione psicologica, ma un semplice nascondiglio in cui Lisa si rifugia quasi per capriccio. 

 

Tuttavia è bene ricordare che Come le tartarughe non è altro che l’opera prima di Monica Dugo e, in quanto tale, ha tutte le carte in regola per poter essere apprezzata come l'inizio di un promettente percorso dietro la cinepresa.     

 

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