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Romeo è Giulietta - Recensione: il mondo è palcoscenico

Romeo è Giulietta è la nuova commedia di Giovanni Veronesi con protagonista Sergio Castellitto, che ricalca le opere di William Shakespeare in un modo tutto suo 

Romeo è Giulietta: basta inserire un accento per cambiare il senso del titolo della tragedia più famosa di William Shakespeare.

 

L'abbiamo vista in tante versioni al cinema, a teatro, come musical e addirittura anime, non stupisce dunque che Giovanni Veronesi abbia deciso di usarlo come soggetto per un film distribuito il giorno di San Valentino, anche se la storia di per sé contiene tantissimi riferimenti teatrali non solo a William Shakespeare e non solo a questa tragedia in particolare. 

 

[Il trailer di Romeo è Giulietta] 

 

 

La trama di Romeo è Giulietta, innanzitutto, richiama Come vi piace dello stesso William Shakespeare e anche il film Shakespeare in Love dedicato al Bardo.

 

La protagonista femminile è Vittoria, interpretata da Pilar Fogliati che, scartata dal ruolo di Giulietta per l'allestimento dell'opera shakespeariana a opera di un regista narcisista, decide di vendicarsi fingendosi uomo e di presentarsi al provino per il ruolo di Romeo. 

Questo succede sia in Come vi piace sia in Shakespeare in Love ed è da Mulan che la donna travestita da uomo per uno scopo, un inganno, un principio, o per difendere un diritto è un topos della narrazione.

 

A tratti la storia, soprattutto per l'insistenza sulla figura del naso, ricorda anche il celebre Cyrano de Bergerac, seppur ovviamente senza la sua poetica dissacrazione. 

 

 

[Romeo è Giulietta: la scena dei provini]

 

Un espediente narrativo che piace a tutti e che probabilmente ha fatto entrare in sala moltissime persone per vedere Romeo è Giulietta, perché come tutti i cliché crea familiarità e conforto, caratteristiche molto utili per il successo di una commedia. 

 

Il problema a mio avviso è come viene reso. 

Il centro di Romeo è Giulietta si capisce essere prima di Vittoria, l'attrice che si traveste, poi di Federico Landi Porrini, il regista interpretato da Sergio Castellitto.

È anche lui un cliché per il mondo dello spettacolo: omosessuale, cinico, macchiettistico, intellettualoide; dinamico e dissacrante come molti dei personaggi resi da Sergio Castellitto, eccezionale nel mostrare quel briciolo di follia (più di un briciolo) che attraversa tutti. 

 

Il cliché di Landi Porrini - il cui cognome viene insistentemente ripetuto a renderlo ancora di più una figura di movimento e decisiva - è secondo me la cosa più bella del film, probabilmente, perché gli permette di intavolare discorsi sul teatro e di prenderli in giro.

 

Romeo è Giulietta è metacinematografico perché costringe gli attori a interpretare situazioni che vivono davvero nella vita, come i provini mancati, inseguiti e i registi isterici e pretenziosi.

 

 

[Pilar Fogliati in una scena di Romeo è Giulietta]

 

 

Nella scena dei provini di Romeo è Giulietta vengono presi in giro ed elencati tutti i tipi di attori. 

 

Dalla perfettina dell'Accademia di Teatro al tiktoker che ha l'opportunità solo perché porterebbe spettatori, fino alla Miss Italia arrivata sesta, con Landi Porrini indignato che chiede "Ora le prendiamo anche fuori podio?"

Dalla classica donna seducente che vuole puntare sull'aspetto fisico che si allontana quando Landi Porrini le dice che gli piacciono gli uomini - in modo meno politicamente corretto di così - fino al toscano che non conosce la dizione e recita Shakespeare in dialetto.  

 

Romeo è Giulietta fa ridere e intrattiene, ma presenta dei dialoghi a tratti troppo teatrali, a volte quasi casuali e shakespeariani, ma quello che va bene per Shakespeare non va bene per una commedia destinata al Cinema. 

Tuttavia questo non è un elemento troppo disturbante e ci si fa l'abitudine. 

 

A mio avviso il problema principale di Romeo è Giulietta è invece il fatto che sfrutta male proprio la questione donna travestita da uomo, per i motivi più impensabili.

Pilar Fogliati vestita e truccata da uomo è paradossalmente verosimile, non risulta macchiettistica e rende bene, mentre è resa male proprio l'idea centrale: non sappiamo nemmeno perché e come in Vittoria maturi l'idea del travestimento, le sue motivazioni risultano insufficienti e se possibile anche messe a caso.

In una scena molto veloce dice di aver avuto questa idea, ma non vediamo il momento della "epifania" della vendetta e soprattutto non si capisce bene di cosa voglia effettivamente vendicarsi. 

 

Landi Porrini è cinico, scortese, presuntuoso, a tratti sessista, urla "cagna" a un'attrice in un chiaro omaggio a Boris, ma nella motivazione per cui rifiuta Vittoria come Giulietta ha assolutamente ragione: Vittoria non viene presa come Giulietta perché si è macchiata di plagio anni prima, copiando il monologo di un'altra attrice. 

Sostanzialmente Vittoria lo inganna e chiede giustizia perché il regista le ha detto che è brava, ma che non vuole attori ladri nella sua tragedia.

 

Anzi, quando vede che è brava nel ruolo e ancora non sa niente di lei Landi Porrini vorrebbe ingaggiarla, la rifiuta solo quando scopre quello che ha fatto: quindi perché tutto ciò se Landi Porrini ha ragione?  

Nonostante l'evoluzione del film sia gradevole e coerente, quindi, questo elemento stona e risulta troppo affrettato lo svolgimento dell'inganno: seppur sia un tratto originale scegliere di non impostare tutta la commedia sul travestimento, poteva secondo me essere reso meglio. 

Per tutto il film si è in attesa di un ulteriore motivo per apprezzare Vittoria, magari scoprendo che essendo nipote di un'attrice si è sentita sopraffatta da quel mondo ed è ricorsa al plagio per essere all'altezza; sarebbe stato coerente con quanto si racconta sul mondo del Teatro, per rendere la parodia di tutto più brillante e non fine a se stessa, per fare riflettere su un mondo che è meraviglioso a volte ma che tante volte può essere corrotto, difficile, non meritocratico.

 

Vittoria resta invece bloccata nella sua eccentricità come ne Il favoloso mondo di Amélie, ma in modo un po' troppo scanzonato. 

 

 

[Romeo è Giulietta: Serena De Ferrari e Pilar Fogliati recitano rispettivamente Giulietta e Romeo]

 

 

Un'altra interpretazione possibile ed efficace sarebbe quella che vede Vittoria come attrice e in quanto tale al di fuori da ogni convenzione morale, perfino fuori dalle leggi normali, quindi non condannabile, perché essendo destinata a questo può andare oltre, ma neppure questa interpretazione è stata effettivamente esplicitata, magari solo suggerita velatamente dal finale. 

 

Romeo è Giulietta fa comunque sorridere soprattutto in quel finale e permette di passare un paio d'ore in relax.

 

Soprattutto è un film che riflette sul Teatro e sul Cinema e incanta con alcune splendide ambientazioni del nostro territorio: le scene girate a Villa Borghese a Roma e a Spoleto restituiscono un patrimonio inestimabile, quanto quello shakespeariano.

 

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