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Sound of Freedom - Recensione: la strumentalizzazione trumpiana dei temi etici

Le teorie dietro a Sound of Freedom - Il canto della libertà, arrivato nei cinema italiani dopo essere stato un caso cinematografico e politico negli Stati Uniti

Sound of Freedom - Il canto della libertà del regista messicano Alejandro Monteverde, alla sua terza opera in diciassette anni, prodotto da Eduardo Verástegui, ha suscitato molto clamore negli Stati Uniti durante l'estate del 2023.

 

Il film racconta la storia vera di Timothy Ballard, un agente governativo statunitense impegnato per tutta la vita nella lotta contro il traffico di esseri umani minorenni in Colombia.

 

Il ruolo è interpretato da Jim Caviezel, noto soprattutto per il ruolo di Gesù ne La Passione di Cristo di Mel Gibson, e per una fede religiosa che avrà un peso specifico anche in Sound of Freedom - Il canto della libertà. 

 

 

[Il trailer ufficiale di Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

L'idea di Sound of Freedom prende vita nel 2015 e le riprese, svoltesi tra Cartagena de Indias e Calexico, vegono completate nel 2018 per 20th Century Fox, con un budget totale di 14,5 milioni di dollari; dopo l'acquisizione della casa di produzione da parte di Disney il progetto viene però accantonato per 5 anni.

 

Nel 2023 entrano in gioco gli Angel Studios che producono la pellicola e la distribuiscono nelle sale statunitensi il 4 luglio - data non casuale - poco prima del fenomeno dirompente di Barbie e Oppenheimer, usciti in contemporanea il 21 luglio. 

Con un'accoglienza inaspettata, Sound of Freedom incassa 185 milioni di dollari solo negli Stati Uniti.

 

Per meglio inquadrare i contorni entro cui si inserisce Sound of Freedom - Il canto della libertà occorre fare qui una breve digressione su cosa siano gli Angel Studios e su quali siano i suoi valori portanti. Il punto è centrale perché altrimenti agli occhi di un italiano non particolarmente esperto delle dinamiche di soft power statunitense il film potrebbe apparire come un tentativo coraggioso e indipendente di dare finalmente spazio a un argomento - quello della pedofilia - rimasto un tabù nelle sceneggiature holliwoodiane. 

Gli Angel Studios sono una società di distribuzione fondata dai fratelli Harmon e da Benton Cran, vicina agli ambienti ultraconservatori di stampo religioso, radicata su un modello di proselitismo che si muove tra gli streaming gratuiti e i pagamenti anticipati delle proiezioni in sala. 

 

Il suo raggio d'azione si inserisce nello spazio vuoto lasciato da Hollywood nei confronti di una fetta di popolazione trumpiana e reazionaria, con la promozione di opere di intrattenimento che sposano gli estremismi politici di destra, la supremazia bianca, l'intransigenza cattolica e il cospirazionismo contro i "nuovi ordini mondiali" di QAnon, trovando terreno fertile nella repressione morale mormonica della Rust Belt degli Stati Uniti.

 

 

[Jim Caviezel e Timothy Ballard durante un'intervista di Jan Jekielek, redattore di The Epoch Times e conduttore dello show American Thought Leaders]

 

 

In Italia Sound of Freedom - Il canto della libertà esce come film-evento il 19 e 20 febbraio grazie a Dominus Production - anche qui, come per gli Angel Studios, nomen omen - una piccola società di produzione e distribuzione fiorentina fondata da Federica Picchi Roncali, basata sugli stessi valori conservatori che, secondo statuto, "diffondono bellezza e valori etico-educativi e umanitari”.

 

Nel suo catalogo annovera, tra gli altri, il pro-vita Unplanned - La storia vera di Abby Johnson, film contro le cliniche Planned Parenthood negli Stati Uniti.

 

Di cosa parla Sound of Freedom? Siamo a Tegucigalpa, in Honduras, dove Roberto (José Zúñiga) vive in condizioni di estrema povertà con due figli piccoli, Miguel e Rocío. Per questo motivo quando incontra Giselle (Yessica Borroto Perryman), una ex reginetta di bellezza che si offre di filmare i suoi figli in cambio di contratti nel settore della moda d'infanzia, accetta senza alcuna riserva. Al termine del servizio fotografico, però, i bambini sono scomparsi; si scoprirà presto che sono stati venduti per essere usati come schiavi del sesso proprio da Giselle, mediatrice nel reclutamento dei minori per la tratta. 

 

Giselle viene rappresentata come una donna potente e spietata, che agisce sempre con circospezione. Durante il servizio fotografico fittizio, funzionale a creare un catalogo da inviare poi agli acquirenti pedofili, Giselle fa leva soprattutto con le bambine sul desiderio di bellezza che nell'infanzia si esprime di solito con l'imitazione dei rituali estetici della figura materna, trasformando il gioco innocente di un rossetto indossato davanti allo specchio in una sessualizzazione forzata, esigendo ammiccamenti che lo sguardo adulto rende maliziosi.

 

Questa dinamica che si instaura in particolare tra lei e Rocío racchiude forse l'unico momento davvero disturbante del film che, per il resto, decide di lasciar intendere più che di far vedere. Nonostante il motivo risulti abbastanza chiaro, quel passaggio sembra essere il più sincero cinematograficamente parlando, perché è il solo in cui l'attenzione viene rivolta davvero al tema principale: lo sfruttamento dei bambini.

 

Altrove il focus resta attaccato addosso al protagonista, nobilitato dall'intento, ma ammantato di una patina di retorica che provoca una distanza emotiva nello spettatore.  

 

 

[Sound of Freedom: la reclutatrice di minori per la tratta sessuale Giselle, interpretata da Yessica Borroto Perryman]

 

 

Tim Ballard è un agente speciale per le indagini sulla sicurezza interna (HSI), che lavora a Calexico, in California, e si occupa di arrestare persone che possiedono e distribuiscono materiale pedopornografico.

 

Il peso psicologico di un lavoro del genere è acuito dalla consapevolezza che nel tempo sono stati arrestati molti pedofili, ma non è stata salvata nessuna vittima, dato che la maggior parte dei bambini viene portata fuori dagli Stati Uniti. 

Grazie a uno sforzo di risorse investigative Tim riesce per la prima volta ad arrestare un responsabile di tratta sessuale di minori e, contemporaneamente, a salvare il bambino rapito: si tratta proprio di Miguel, figlio di Roberto e fratello di Rocío. 

 

Miguel racconta a Tim l'esperienza con i trafficanti, rivelando alcune informazioni utili alle indagini, chiedendo di aiutarlo a ritrovare sua sorella.

A fine conversazione Miguel dona a Tim la collana che Rocío gli aveva dato subito prima che i trafficanti li separassero, sulla quale è inciso il nome "Timoteo", traduzione in spagnolo di Tim e riferimento biblico. 

 

Il dialogo tra loro è emblematico di come in Sound of Freedom - Il canto della libertà il picco di drammaticità venga raggiunto quando l'obiettivo diventa religioso.

"I figli di Dio non sono in vendita", dirà più volte Tim, avvolgendo il suo impegno di un afflato religioso; salvare Rocío è ora la sua missione, opponendosi all'oscurantismo di chi va contro il volere divino, quasi come se la gravità del reato non avesse più una dimensione umana - e quindi civica - ma riguardasse un livello superiore e insondabile.  

 

Va detto che fino alla prima metà di Sound of Freedom - Il canto della libertà, quando lo spettatore è immerso nel racconto e non ha ancora una visione d'insieme, il sottotesto religioso è evidente ma non invadente. 

 

 

[Tim (Jim Caviezel) e Miguel in Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

Dalla seconda metà in poi però alcuni cliché prendono forma.

 

Tim decide di partire per Cartagena, in Colombia, dove ritiene che gli affari del cartello siano intrecciati con quelli del traffico sessuale di minori; la scelta di partire viene sostenuta appieno dalla moglie (Mira Sorvino) che in quanto madre sembra comprendere la spinta etica che muove il marito. 

 

A mio avviso qui emerge una delle problematicità di Sound of Freedom - Il canto della libertà: la "crociata" di Tim per salvare Rocío assume le fattezze di una questione personale, diventa quasi un'ossessione, una sfida con sé stesso da raggiungere per essere in pace con la propria coscienza e con il proprio credo religioso (e, in controluce, politico).

Il punto di vista è quello dell'uomo bianco, statunitense quindi - nell'equazione - civilizzato, colonizzatore, che compie il viaggio dell'eroe per salvare i bambini innocenti da un sistema corrotto. Senza dubbio il sistema criminale dei predatori di bambini è corrotto, ma nel racconto viene meno la lucidità di un ragionamento che, per un tema così delicato, avrebbe potuto essere più corale, riempito di un significato collettivo che invitasse tutti a porre maggiore attenzione ai reati legati all'abuso di minori, al di là dei motivi individuali della propria confessione spirituale. 

In Colombia Tim incontra l'ex contabile del cartello, soprannominato "Vampiro" (Bill Camp) che, dopo una sorta di conversione illuminante, ora lavora per salvare i bambini dal traffico sessuale.

Il personaggio di Bill Camp è ben scritto, possiede una tridimensionalità intuibile dai gesti e dallo sguardo, dalla sapienza con cui occupa la scena.

 

In questo caso lo stereotipo riguarda più il modo di rappresentare il Sudamerica dal punto di vista della fotografia: l'utilizzo di una color grading sui toni del giallo e di un'atmosfera piena di fumo e colori brillanti rievocano un immaginario tradizionale trito e ritrito, ormai saturo nella sua espressività.

 

 

["Vampiro" (Bill Camp) in Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

Con Vampiro Tim avvia un'operazione sotto copertura fingendo di voler aprire un sex club in Thailandia, in modo da convincere Giselle a vendere loro un gran numero di bambini.

 

Vampiro contatta un agente di polizia colombiano, Jorge (Javer Godino), che li aiuti nella missione ma il supervisore HSI di Tim non è in grado di fornire i finanziamenti necessari e gli chiede perciò di rientrare negli Stati Uniti; Tim decide allora di dimettersi dalla sua posizione pur di non abbandonare la ricerca di Rocío.

Il viaggio dell'eroe appare così rafforzato: a tutti gli effetti ora le azioni sono guidate esclusivamente da una volontà individuale ferrea, sulla scorta di un volere divino. 

Tuttavia il suo ex capo riesce a convincere il personale dell'ambasciata degli Stati Uniti in Colombia ad assisterlo nell'operazione di salvataggio.

Giselle viene convinta a vendere loro 54 bambini e, una volta arrivati sull'isola, tutti i cospiratori vengono arrestati e i bambini liberati. 

 

Tra loro però Rocío non c'è.

L'ossessione-missione di Tim per salvare quella singola vita umana prosegue. 

Jorge scopre che Rocío è stata venduta alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, trincerate nelle profondità della regione naturale amazzonica, una giungla selvaggia non mappata, considerata una no-fly zone dal governo colombiano.

 

Vampiro spiega però che i medici delle ONG sono ammessi nella regione per motivi sanitari e così Tim, fingendosi un medico che trasporta vaccini contro la malaria, riesce a entrare nell'area nemica.

 

 

[Tim (Jim Caviezel) nel territorio dei ribelli in Amazzonia in Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

Lì trova finalmente Rocío, detenuta nel campo, resa una schiava sessuale di proprietà personale del leader dei ribelli, El Alacrán (Gerardo Taracena), "lo Scorpione", costretta a schiacciare foglie di coca per produrre la cocaina che finanzia la guerra dei ribelli contro il governo colombiano.

 

Tim riesce a uccidere El Alacrán e a seminare gli altri ribelli, portando in salvo Rocío. 

La spedizione è dunque conclusa: Tim restituisce la collana che Miguel gli aveva affidato alla legittima proprietaria e, come vuole il copione dell'eroe bianco, torna nel suo amato paese, pieno di orgoglio nazionale.

 

Rocío intanto torna nella sua casa in Honduras, ricongiunta con il padre Roberto e il fratello Miguel, verosimilmente nella stessa identica condizione di indigenza in cui si trovava prima. 

 

 

[Rocío, nel territorio dei ribelli in Amazzonia, vede per la prima volta Tim (Jim Caviezel) in Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

Il film fornisce a questo punto alcune informazioni di contesto: grazie alla testimonianza del vero agente Timothy Ballard davanti al Congresso degli Stati Uniti, il governo ha approvato leggi che obbligano alla cooperazione con paesi stranieri nelle indagini sul traffico sessuale.

 

Si afferma inoltre che ci sono più persone ridotte in schiavitù oggi che in qualsiasi altro momento della Storia, comprese le epoche in cui la schiavitù era legale. 

Quest'ultima dichiarazione risulta difficile da verificare mantenendo le giuste proporzioni tra la popolazione di allora e quella di oggi, ma resta un fatto che secondo un report del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) nel 2022 sono 50 milioni le persone nel mondo ridotte in condizioni di schiavitù moderna

La tratta sessuale dei minori, inoltre, è preoccupante anche in Italia: secondo i dati di Save the Children il fenomeno è in aumento dal 2022, con numeri in crescita provocati dall'aggiunta della "tratta digitale", consolidatasi particolarmente nel periodo post-emergenza pandemica.

 

Guardare Sound of Freedom - Il canto della libertà porta inevitabilmente a riflettere sulla mancanza di un'educazione digitale nell'esposizione dei minori online e sull'analfabetismo tecnologico di oggi che provoca un'indifferenza sui rischi correlati alla circolazione delle immagini dei minori sul web. 

 

È evidente dunque che il tema scelto dal regista messicano poteva trasformarsi in un'occasione per creare un dibattito pubblico sullo stato delle cose, ma le polemiche intorno al film hanno finito per distogliere l'attenzione dal vero centro nevralgico.

A dire il vero, però, Alejandro Monteverde è estraneo alle strumentalizzazioni politiche: il progetto infatti è nato nel 2015, prima dell'era trumpiana e delle teorie complottiste e Monteverde stesso, che tra l'altro non guadagna nulla dagli incassi del film perché vincolati ai finanziatori, si è detto amareggiato per la direzione che ha preso Sound of Freedom - Il canto della libertà, che aveva invece come scopo quello di parlare a tutti in modo trasversale.

 

La polarizzazione d'altro canto è stata alimentata proprio dal produttore Eduardo Verástegui che, per esempio, sostiene che ci sia un collegamento tra la pedofilia e l'omosessualità, o dallo stesso Jim Caviezel che aderisce al movimento che crede nell’esistenza di un’organizzazione che usa il sangue dei bambini per un elisir di lunga vita e che fa capo ai Democratici. 

 

Ciononostante il successo di Sound of Freedom - Il canto della libertà è indubbio e si deve soprattutto al cosiddetto "Pay it forward" spiegato dall'attore protagonista con un video durante i titoli di coda.

 

 

[La clip di Jim Caviezel proiettata durante i titoli di coda di Sound of Freedom - Il canto della libertà]

 

 

Smessi i panni del suo personaggio, Jim Caviezel si rivolge direttamente agli spettatori seduti in sala invitandoli ad acquistare un "biglietto sospeso" per chi volesse guardare Sound of Freedom - Il canto della libertà ma non potesse permetterselo.

 

Questa forma di promozione è in linea con la mentalità degli Angel Studios, secondo cui ogni prodotto deve essere accessibile a tutti, ma è stata anche utile a gonfiare gli incassi: l'acquisto del biglietto sospeso non assicura matematicamente un corrispondente ingresso al cinema. 

Sound of Freedom - Il canto della libertà è tutto sommato secondo me un film ben recitato, con alcuni frangenti interessanti e molti punti critici, che assume però un sapore diverso a seconda di quante informazioni collaterali si conoscano. 

 

È però soprattutto un'ottima operazione di marketing repubblicano e, al contempo, un'occasione sprecata, nella misura in cui sposta il tema della pedofilia su un piano mistico-religioso-cospirativo invece di indagarlo sull'unico piano utile per tutti: quello umano. 

 

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