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Madame Web - Recensione: la tela (del ragno) non esiste

Nelle sale è arrivato Madame Web, nuovo film Sony impegnato nella costruzione della tela live-action dello Spider-Verse e la cui tessitura sembra passi per zampe che stringono maldestramente un martello pneumatico: il risultato finale è molto lontano da una geometria aggraziata

L’annuncio dell’adattamento di Madame Web aveva fatto strillare il mio senso di ragno, distorcendo i sogni e le speranze di un live-action supereroistico al femminile legato al mondo di Spider-Man.

 

Venom e Morbius hanno già mostrato a mio avviso quanti errori riesce a inanellare una produzione Sony nel trattare personaggi legati a Spidey, dribblando abilmente ogni soluzione di sceneggiatura e di messa in scena dignitose e coerenti rispetto a un universo condiviso che, secondo le voci, dovrebbe spianare la strada ai famigerati Sinistri Sei.

 

Madame Web, con grande dispiacere, non si propone come l’eroina in grado di rompere la maledizione e segnare un nuovo corso per lo Spider-Verse Sony, presentandosi come opera in continuità rispetto a quanto visto in passato. 

 

 

[Il trailer internazionale di Madame Web]

 

 

La prima tradizione che rispetta è ormai un meme, una filastrocca che passeremo alle prossime generazioni come un coro da cantare tutti insieme attorno al fuoco di un campo scout: il film mi è sembrato come se fosse stato girato nei primi anni 2000. 

 

A onor del vero, potrebbe essere anche una scelta calzante, considerando che Madame Web è ambientato nel 2003. 

Peccato che sarebbe bene non riprodurre anche gli stilemi peggiori di quelle produzioni e aderire a un Cinema che da quella parentesi storica si è discostato, evolvendo strutture di scrittura e regia. 

Prima di giungere a quelli che secondo me sono i dolorosi problemi di sceneggiatura, voglio proprio soffermarmi sugli aspetti tecnici del film, perché mettono lo spettatore di fronte a cose mai viste in una produzione da 80 milioni di dollari. 

 

Madame Web ha un montaggio piuttosto fantasioso che dona al film un incedere strambo, da lasciare di stucco. 

Alcuni establishing shot accompagnati dalla musica di Johan Söderqvist vengono mozzati senza un senso rispetto al racconto o al ritmo e, in linea generale, di tanto in tanto il cervello dello spettatore viene preso a schiaffi. La regista S.J. Clarkson inquadra inseguimenti e scene d’azione poco leggibili e le soluzioni di messa in scena di molte sequenze del film sono spesso ingenue.

 

Madame Web si apre con una scena ambientata in una giungla che sembra un fazzoletto di terra con qualche albero, ma la magia del Cinema, che dovrebbe dare allo spettatore l’illusione che sia davvero il Perù, non è pervenuta. 

La gestione dei pochi effetti visivi è accettabile, se non fosse che alcune evoluzioni di chi ha poteri simili a Spidey ricordano le ridicole animazioni che davano velocità ai vampiri di Twilight.  

In linea di massima penso che Madame Web abbia una regia e una messa in scena meno avvincenti, rocambolesche e pulite di quelle di Paddington 2, il cui budget ammonta a circa 40 milioni.

Non male.

 

Prima di andare oltre, devo togliermi un sassolino dalla scarpa.  

Chiedo di concedermi questo sfogo personale: Dreams, pezzo straordinario dei The Cranberries, la cui cover è parte del meraviglioso Hong Kong Express, non meritava di stare nei titoli di coda di questo film. 

 

Chiusa parentesi.

 

 

[Madame Web e il cortile di qualcuno a.k.a. il Perù]

 

Villain e buoi dei paesi tuoi

 

Se fosse una persona, Madame Web sarebbe quell’amico/a che fa di tutto per autosabotarsi. 

 

La sua vita va a rotoli perché ogni sua azione è un chiaro tentativo di rendere ogni giornata un inferno in Terra.

I quattro sceneggiatori dietro la stesura dello script sono dei terroristi del genere e non nell’accezione positiva e sovversiva intesa da Lucio Fulci.

Lo sono in quanto sabotatori dell’incipit della loro stessa storia, cercando di complicarla quanto più possibile fin dal principio per negare al film ogni possibilità di coerenza rispetto a sé stesso.

 

Partiamo da una soluzione che ormai faccio fatica a digerire, perché la ritengo incredibilmente pigra: villain e buoi dei paesi tuoi.

 

La sceneggiatura è conflitto, il che significa che bisogna creare nell’intreccio una forte motivazione che muova i personaggi, definendo un arco dell’avventura che dia spazio anche alla loro crescita: nella fattispecie, il cammino dell’eroe di Madame Web.

Hollywood ha spesso l’abitudine di creare conflitto imparentando/avvicinando i personaggi, costruendo un grosso villaggio vacanze di amici, amanti, cugini e conoscenti.

Uno stilema un po’ troppo abusato e pigro in un mondo così evoluto come il nostro, nel quale le complessità che aprano a un conflitto non mancano, soprattutto in un racconto che si basa su eroi e villain, ergo lo scontro tra bene e male. 

 

Al tempo stesso, guardando a villain ed eroi, si può notare come un ottimo punto di partenza per un conflitto sia generare una diversa reazione a un comune evento.

 

Per il villain è "il mondo mi ha fatto del male, quindi io farò del male al mondo".

Per l’eroe è "il mondo mi ha fatto del male, quindi io impedirò al mondo di fare del male ad altri". 

Ezekiel Sims (Tahar Rahim) sta cercando di ottenere il potere di un raro ragno di una foresta del Perù, capace di donare qualità straordinarie, sostanzialmente parte dei poteri di Spidey e altre abilità psichiche.

 

Per avere tale potere è disposto a tutto e questo tutto causa il fallout che porta alla genesi di Madame Web.

 

 

[Il villain di Madame Web... nella tela del ragno... circa!]

 

Il tutto è raccontato abbastanza laconicamente, ma non è questo il punto focale. 

 

Anzi, il problema è: perché Ezekiel vuole tale potere? Cosa vuole farci? 

Non è davvero chiaro. 

 

Lo bofonchia in una linea di dialogo, ma la motivazione è debole. Ezekiel ha usato il suo potere per diventare ricco?

Lo deduco io perché ho letto i fumetti di Spider-Man, ma uno spettatore che non sa nulla trova un personaggio cattivo per esigenza di sceneggiatura e il cui contrasto morale con l’eroe è dato per scontato e non viene raccontato. 

 

Nell’universo di Spidey, l’idea di potere e responsabilità è centrale e in qualche modo poteva essere rielaborato, ma qui non esiste e in questo modo, senza un vero conflitto, l’eroe non ha alcun sapore e il villain è una figurina.

 

In tutto questo Madame Web butta nella mischia Ben Parker (il futuro zio di Peter) e Mary Parker (madre di Peter), li lega alla figura di Cassandra Webb (la nostra protagonista), ma dimentica totalmente di definire i rapporti tra di loro.

Anche in questo caso si intuisce che Cassandra e Ben abbiano una sorta di rapporto stretto, ma nulla è raccontato davvero e lungo il film la presenza di questi personaggi appare come un foreshadowing che guida il pubblico verso un vicolo cieco.

È un elemento di fan service che ha un discreto minutaggio a schermo, ma che in nessun modo ha una qualsivoglia utilità emotiva o tematica nell’intreccio.

 

La storia cerca di tessere una tela che connette “morte” e “responsabilità”, ma nel mappazzone butta anche il misticismo delle visioni e Canto di Natale, lasciando lo spettatore così sperduto da sperare che si apra un portale della TVA per assistere all’ingresso in scena del neonato Marvel Jesus: Deadpool!

 

 

[Madame Web ha speso molto in costumi]

 

Madame Web spreca a mio avviso una valanga di tempo a presentare personaggi e situazioni senza alcun valore all’interno del racconto.

 

Il film accarezza inoltre più volte l’idea di riferirsi direttamente a Peter, accendendo la speranza che Madame Web possa fare riferimento al futuro dello Spettacolare Spider-Man, dando un senso alla presenza della famiglia Parker.

La mia sensazione è che le quattro penne accreditate in sceneggiatura abbiano rimaneggiato lo script tante di quelle volte da averlo devastato oltre ogni possibilità di recupero, infilando idee e concept poco a fuoco e in conflitto tra loro, risolvendo il tutto con dei compromessi creativi senza destinazione.

 

Torniamo però su Ezekiel e su come la sua scrittura rompa il film irrimediabilmente.

 

In Madame Web il motivo per il quale Ezekiel perseguita le giovani protagoniste è basato su una visione, definendo il carattere di un villain pronto alla strage di massa se non trova il tonno al supermercato. 

Il suo non avere scopo né identità lo rende ansioso e confuso e lo spettatore lo guarda nella speranza di trovare in lui qualcosa.

Qualsiasi cosa.

 

Andiamo oltre questo punto.

 

Siamo nel 2003, le visioni non sono una scienza esatta e lui non ha modo di rintracciare tre ragazze i cui volti (nelle visioni) sono parzialmente coperti da maschere, e sono pure spostate nel tempo di diversi anni.

Come risolvere la situazione?

Sarebbe stato opportuno tornare indietro e riscrivere l’incipit per creare un punto di partenza meno spinoso; gli appigli, legati al misticismo dei poteri messi in gioco e di un personaggio come Madame Web, c’erano e in una sequenza sono anche messi in scena.

Non è stato fatto.

 

In un 2003 fatto di personal computer con monitor CRT e videocamere di sorveglianza in potato quality, Ezekiel ruba una tecnologia inapplicabile rispetto al contesto, che non è tanto quello del nostro 2003, ma quello raccontato dallo stesso film.

Anche volendo accettare questa costruzione, il personaggio non ha alcun fascino e in generale Ezekiel vorrebbe essere una sorta di assassino da film horror slasher, la cui presenza pende sulla testa dei personaggi creando una tensione perenne.

Vorrebbe, ma non posso assolutamente dirvi cosa fa la protagonista per aprire l'ultimo atto del film.  

 

Sarebbe stato bello se Madame Web avesse lavorato in tal senso, considerando che Sydney Sweeney è vestita come un personaggio da slasher fine anni '90/'00, pronta a essere trucidata da un wendigo in una baita remota.  

 

 

[Madame Web è per certi versi uno slasher. Indicativamente]

 

Il tessuto della pellicola è inoltre pieno di situazioni surreali, introdotte per creare tensioni che poi non portano a nulla lungo lo snodarsi degli eventi.

 

La protagonista viene ricercata dalla polizia con una soluzione di messa in scena improbabile, ma questa difficoltà poi scompare; un personaggio fa riferimento a zio Jonah (wink wink), ma questa cosa decade e come riferimento è piuttosto blando, se non anonimo; Ezekiel si sposta a piedi scalzi per New York - perché nel fumetto esteticamente è spesso scalzo per altre ragioni - ma tale scelta non torna rispetto al fatto che ha un costume il cui impiego è fumoso.

Non sappiamo se il personaggio sia di spicco nella sfera pubblica o nel mondo degli affari - e quindi ha bisogno di celare la propria identità quando compie certe azioni - o se semplicemente sia un retaggio della sua avventura in Perù.

 

Insomma: il film è pieno di domande che non trovano risposta e la sceneggiatura è un buco circondato da elementi di scrittura sommaria.

 

 

[Dopo Madame Web voglio riguardare The Butterfly Effect]

 

Madame Web

 

Madame Web si conclude senza scene post-credit e con una protagonista che non ha nulla da dire, consegnando al pubblico un gruppo di eroine indefinite. 

 

Sony dovrebbe seriamente mettere in discussione il proprio reparto creativo, apparentemente lasciato in balìa degli eventi.

Non c’è un disegno, non sembra esserci qualcuno che abbia idea di come presentare questi personaggi allo spettatore, di quale tono dare alle pellicole e di quale progetto di adattamento impostare. 

Quello che non capisco è perché queste operazioni siano così disperatamente senza identità alcuna, affidate spesso alla speranza che il nome della proprietà intellettuale porti spettatori in sala.

 

Lo Spider-Verse Sony definisce il concetto di follia cinematografica: ripetere continuamente la stessa produzione aspettandosi un risultato diverso.

 

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1 commento

Andrea Zanini

1 mese fa

Mamma mia che immondizia di film

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