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How to Have Sex - Recensione: quando la festa finisce

Il debutto di Molly Manning Walker ha vinto nella sezione Un Certain Regard all'ultimo Festival di Cannes: un film importante e necessario che conferma lo stato di grazia delle nuove autrici del Cinema britannico 

How to Have Sex, film vincitore della sezione Un Certain Regard all'ultimo Festival del Cinema di Cannes ha senza dubbio un titolo ingannevole, quasi da teen-comedy; ma l'esordio alla regia di Molly Manning Walker è in realtà un lucido ammonimento, scevro da facili moralismi, sui rischi connessi all'essere adolescenti, soprattutto se ragazze, in un mondo pronto ad approfittarsi della propria fretta di crescere e sete di vita. 

 

Film tutto al femminile, How to Have Sex è un coming-of-age immerso nel sole della Grecia e nella frenesia dei party notturni, che ha causato paragoni con film come Spring Breakers di Harmony Korine e Aftersun di Charlotte Wells.

 

Se col primo ha in comune la capacità di immergere lo spettatore nell'atmosfera di perdizione dei paradisi per turisti festaioli, è col secondo che il film condivide più somiglianze, a partire dall'uso della vacanza come momento di passaggio, di apparente pausa dalla realtà in cui si formano sia felici ricordi che traumi indelebili.

 

[Il trailer internazionale di How to Have Sex] How to Have Sex

 

 

Tara (Mia McKenna-Bruce), Em (Enva Lewis) e Sky (Lara Peake) sono tre ragazze adolescenti di Londra che decidono, alla fine dell'anno scolastico e in attesa dei risultati degli esami, di partire insieme alla volta di Malia, isola della Grecia nota come meta di pellegrinaggio per i teenager festaioli di tutta Europa.

 

Le tre amiche sono molto diverse tra loro: Em è la più diligente del gruppo, Sky sembra più matura per la sua età ma è anche la più frivola, mentre Tara è la più spensierata e spiritosa, capace di scherzare su tutto e sempre pronta a prendere l'iniziativa.

Con il duro anno scolastico alle spalle e un futuro incerto davanti le tre amiche si pongono un obiettivo: divertirsi come pazze ogni sera, conoscere gente nuova e, perché no, perdere la verginità: "I can't die a virgin!", proclama Tara, e con questo spirito le ragazze si immergono nei festini selvaggi di Malia.

 

Una volta giunte sul luogo le ragazze conoscono Badger (Shaun Thomas), Paddy (Samuel Bottomley) e Paige (Laura Ambler), altri giovani inglesi in vacanza con cui stringono amicizia; l'incontro con questo nuovo gruppo cambia il corso della vacanza, innescando gelosie e insicurezze tra le amiche, fino a quando una particolare infelice esperienza cambia radicalmente la vita di Tara.

 

 

[How to Have Sex: da sinistra verso destra Sky (Lara Peake), Em (Enva Lewis) e Tara/Taz (Mia McKennza Bruce) sono tre amiche adolescenti che partono per Malia con l'obiettivo di passare la migliore estate della loro vita prima di trovare la loro strada]

 

 

How to Have Sex conferma il momento di grazia del Cinema indipendente britannico e, per certi versi, raccoglie il testimone di quell'Aftersun che l'anno scorso ha fatto incetta di premi e critiche positive. 

 

Il film segna il debutto alla regia di Molly Manning Walker, già direttrice della fotografia del recente Scrapper (ancora senza un distributore italiano) e autrice di diversi cortometraggi, figlia d'arte della regista televisiva Lesley Manning, autrice dell'indimenticabile programma Ghostwatch, che in Inghilterra ebbe un effetto simile alla trasmissione radiofonica de La guerra dei mondi a opera di Orson Welles.

 

Manning Walker dimostra sin da subito di avere le idee chiare e affronta l'opera prima col piglio della veterana: non solo il film è pienamente riuscito sul piano visivo, con inquadrature e movimenti che offrono un'immersione totale nel microcosmo di Malia, ma la regista, anche sceneggiatrice, riesce a gestire benissimo i cambi di registro di un film che affronta senza timore e con lucidità tematiche attualissime e preoccupanti, come le esperienze sessuali in età minorenne e la fragilità dei confini del consenso, specie in un contesto che facilita la manipolazione, il gaslighting e l'abuso e rende ogni ragazzo un potenziale aggressore.

 

 

[Mia McKenna-Bruce ha ricevuto diversi riconoscimenti per la sua interpretazione di Tara, Taz per le amiche, in How to Have Sex, compreso un British Independent Film Award per la Migliore Interpretazione Femminile e una nomination al BAFTA]

 

 

A reggere il peso di How to Have Sex è l'impressionante prova di Mia McKenna-Bruce (premiata ai British Independent Film Awards) nei panni di Tara, ragazza intelligente e spensierata, spesso costretta a mascherare la propria sensibilità a causa dalla pressione sociale esercitata dalle amiche Em e, soprattutto, Sky. 

 

Fin dall'inizio impariamo a conoscere queste ragazze, spensierate adolescenti britanniche in vacanza come tante, ma ognuna a suo modo unica: con loro ci prepariamo a uscire, facciamo festa fino a star male e diventiamo partecipi dei loro discorsi, delle paure, dei sogni.

Le ragazze, sebbene ancora minorenni (anche se le attrici sono di qualche anno più anziane), giocano a sentirsi più mature e navigate, o almeno flirtano con un'idea fantasiosa e spregiudicata di cosa voglia dire essere indipendenti. 

 

Il rapporto tra le tre ragazze è uno degli aspetti più affascinanti di How to Have Sex e Manning Walker restituisce con estrema accuratezza le dinamiche che governano i gruppi di amiche, tra gesti sinceri di solidarietà e piccole invidie e cattiverie che possono però avere l’effetto di una valanga sulla confidenza che una persona ha di se stessa.

 

 

[In How to Have Sex Shaun Thomas interpreta Badger, infatuazione estiva di Tara; per il suo ruolo ha vinto il British Independent Film Award come Migliore Attore non Protagonista] How to Have Sex

 

 

A complicare le cose è l'incontro con altri tre personaggi, quasi speculari a Tara e le sue amiche: Badger nasconde la propria sensibilità dietro una veste da tamarro proprio come fa Tara, Paddy è affascinante e manipolativo come Sky e Paige è riservata come Em, con la quale sboccia subito un'intesa.

 

La somiglianza tra gli elementi dei due gruppi è accentuata dalla posizione delle camere e dei balconi, posti uno di fronte all'altro, in modo da creare sempre una certa distanza nella comunione. 

 

Tara sin da subito è attratta da Badger e viceversa: i momenti di intimità tra i due sono tra i più teneri del film e siamo portati a credere che l'attrazione reciproca possa portare a una fugace storia d'amore estiva; ma il modo in cui il ragazzo si comporta durante i festini selvaggi dell'isola turba profondamente Tara, risvegliata così bruscamente da un sogno fugace di mezza estate.

 

 

[Mia McKenna-Bruce e Shaun Thomas in una scena di How to Have Sex] How to Have Sex

 

 

In un non-luogo come il centro di villeggiatura di Malia non c'è tempo per i sentimenti, ma solo per più alcol, più divertimento, più sesso.

 

Corpi e anime vengono oggettivati, banalizzati, umiliati in giochi sempre più spinti, tanto grotteschi quanto realistici - la regista si è infatti ispirata a situazioni veramente accadute durante le sue vacanze a Ibiza e Magaluf - in nome della velocità, del consumo, della latenza di attention span e dell'accontonamento di emozioni e sentimenti.

Proprio l'imperativo "Just do it" e la pressione sociale portano Tara a un momento e a un luogo che cambierà per sempre il corso della sua vita.

 

"What happens on holiday stays on holiday" [Quello che succede in vacanza rimane in vacanza] dice Paddy a Badger, aprendo una porta su possibilità infinite e, proprio per questo, terribili.

 

In questo "paradiso" artificiale, Tara perde il controllo di se stessa e si rende facile vittima di chi non si preoccupa che è solo una ragazza, ed ecco che il titolo diventa un ammonimento sulle gravi conseguenze che vengono dalla violazione delle regole del consenso; ma Manning Walker decide di raccontare la storia della ragazza anche in relazione a come il gruppo interagisce con lei.

Lo shock di Tara viene minimizzato dalla competitiva Sky, che le dà della guastafeste, mentre Badger, proprio come il tasso da cui prende il nome, sembra mettere la testa sotto la terra e solo Em sembra intuire che qualcosa non va, anche se presa dalla sua stessa avventura con Paige.

 

Tara perde la spensieratezza di "Taz", come la chiamano le amiche, e si chiude sempre più in sé stessa, nella sua vergogna, nel suo non poter confessare a sé stessa o agli altri che la vacanza dei sogni è diventata un incubo.

 

 

[Enva Lewis (Em) e Mia McKenna Bruce in un momento di festa in How to Have Sex: Em è la ragazza più diligente del gruppo, con buoni voti e un gran cuore; sarà lei a convincere Tara dell'importanza di affrontare i problemi insieme] 

 

 

Nella sua immersività e realismo, How to Have Sex rappresenta un'esperienza sensoriale a tutto tondo, a partire dalla musica EDM sparata a tutto volume per arrivare all'odore dei cocktail da pochi soldi, del profumo e del sudore. 

 

Il film di Manning Walker è appiccicoso, vischioso, difficile da lavarsi di dosso; la regista equilibra magistralmente le scene di folla e il passaggio dalla luce accecante del sole estivo ai neon della vita notturna.

Niente è nascosto, tutto è alla luce ma è comunque difficile per i personaggi vedere: Paddy è (strumentalmente) cieco al disagio di Tara e il disagio sempre maggiore di Tara è ignorato dalle amiche, fino a una scena finale piena di dolore, ma anche di speranza. 

 

L'inquadratura più memorabile del film è proprio quella in cui Tara si dirige verso l'albergo all'alba, in mezzo alle strade deserte di Malia: Manning Walker la riprende come se stesse girando un film post-apocalittico, a significare che la fine del mondo di Tara coincide con la perdita della sua innocenza.

 

 

[How to Have Sex: la prima luce del giorno coglie Tara di rientro dalla notte più importante della sua vita]

 

 

Pur trattando temi pesanti Manning Walker è brava a tenere il film in perfetto equilibrio tra hangout estivo, ironia e dramma senza scadere nel patetico, ma mantenendo un realismo e un linguaggio al passo dei tempi, per questo ancor più efficace. 

 

Ad assistere la regista debuttante due collaboratori di livello come il direttore della fotografia canadese Nicolas Canniccioni, attivissimo in patria e già collaboratore di Xavier Dolan, e Fin Oates al montaggio; a quest'ultima il difficile compito di gestire il ritmo di un film costretto a cercare la tenerezza in mezzo alla frenesia dei party e alle emicranie del giorno dopo.

A mio avviso il film non è certo scevro da difetti, soprattutto nella scrittura dei personaggi che, nel tentativo di rendere il messaggio del film ancora più chiaro, sono rappresentati in maniera stereotipica, se non a volte caricaturale, nonostante il buon lavoro degli attori. 

 

How to Have Sex ha però un gran cuore ed è in grado di reggere il suo contenuto educativo con uno stile visivo di livello; Mia McKenna-Bruce è una protagonista talentuosa, disposta a mettere la propria anima a nudo in ogni momento del film, da quelli più spensierati a quelli più traumatici. 

 

Nel finale inoltre emerge della speranza nell'amarezza: With a little help from the friends non si può cancellare il passato, ma almeno tornare ad avere speranza in un futuro in cui non si sarà più costrette a nascondersi.

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