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Un anno difficile - Recensione: satira politica o commedia romantica?

Un anno difficile è l'ultima fatica del duo francese composto da Eric Toledano e Olivier Nakache, una commedia sullo spirito dei tempi che tenta la satira socio-politica senza però convincere fino in fondo    

Un anno difficile è stato presentato in anteprima alla 41ª edizione del Torino Film Festival, tenutasi dal 25 novembre al 2 dicembre nel capoluogo piemontese.

 

La proiezione è stata tra le più partecipate, il film infatti era uno dei pochi titoli attesi anche dai non addetti ai lavori per via della fama ottenuta dalla coppia di registi grazie a Quasi Amici, film che solo in Italia ha incassato 15 milioni di euro ed è stato visto al cinema da 2 milioni e mezzo di spettatori. 

 

[Il trailer originale di Un anno difficile]

 

 

La proiezione di Un anno difficile comincia bene: una sequenza montata di video di ex Presidenti della Repubblica francese che con aria contrita pronunciano a favor di camera: "È stato un anno difficile".

 

Stacco, cominciamo a vedere i protagonisti del film che seguiamo contemporaneamente grazie a un montaggio alternato che ci mostra le loro camminate per Parigi: indossano tutti uno zaino e si guardano attorno con circospezione, finché non confluiscono tutti di fronte a un vagone della metropolitana riunendosi e lì capiamo che stanno tramando qualcosa.

 

Sono un gruppo di ecoattivisti in tutto simili a quelli di Ultima Generazione e stanno organizzando un'azione in un centro commerciale: è il Black Friday, le code chilometriche cominciano già prima dell'apertura dei negozi e assistiamo a uno scontro napoleonico tra gli attivisti che sono come i 300 di Leonida, pochi ma uniti, e i consumatori compulsivi, un'orda inferocita che ha poca pazienza e tanta voglia di comprare. 

 

La prima scena mette subito in luce quali saranno gli sviluppi narrativi del film, capiamo che ci sarà un intreccio romantico quando la macchina da presa si posa su Cactus, uno degli attivisti, e su Albert, uno degli aspiranti consumatori, seguendoli nello scontro verbale feroce, negli sguardi sprezzanti che lei rivolge a lui e nella sufficienza con cui lui la approccia. 

 

 

[Albert e Cactus a confronto in Un anno difficile]

 

 

Albert lavora all'aeroporto che è anche la sua casa, ha contratto prestiti con tutte le banche di Francia, con amici, colleghi e familiari ed è in cerca di una soluzione per farsi estinguere tutto dal Ministero Francese.

 

Cactus è un'ex studentessa di Business School che ha incontrato il collasso climatico lungo la sua strada e ha stracciato le vesti della donna in carriera per assumere i panni dell'attivista, vive in una casa gigante, ma spoglia, non accetta regali che non siano usati e ogni volta che qualcosa entra in casa sua deve sbarazzarsi di una cosa che ha già. 

I due si incontrano già all'inizio di Un anno difficile, ma a quanto pare lei non ricorda di averlo conosciuto perché quando si ritrovano si ripresenta come se avesse cancellato dalla sua memoria quel primo scontro.

 

Albert conosce Bruno, un uomo disperato e al verde quanto lui, e decide di entrare nel gruppo di attivisti climatici per appropriarsi dei mobili che gli attivisti raccolgono dalle case troppo piene dei ricchi parigini e rivenderli. 

 

 

[Bruno e Albert in una scena di Un anno difficile]

 


Lo scontro di Un anno difficile dunque è questo: due cinquantenni disillusi che approfittano di un gruppo di giovani sognatori, apparentemente privilegiati, che lottano contro le grandi banche, l'iperconsumo e lo spreco alimentare.

 

A fronte di un'ottima prova attoriale di tutti i protagonisti, che regalano momenti godibilissimi e battute sagaci, è la sceneggiatura che a mio avviso manca di sostanza: la prima metà del film è la trasposizione cinematografica di azioni che siamo abituati a vedere riprese dai telegiornali come l'imbrattamento dei quadri, il blocco umano delle strade, la scelta di incatenarsi ai monumenti; poi la vena "attivista" scompare per lasciare spazio a quello che sin dalla prima scena sapevamo essere il sottotesto di Un anno difficile: la commedia romantica. 

 

La sala rideva, alcune battute sono godibili e le contraddizioni degli attivisti vengono ben rappresentate, eppure mentre ridacchiavo mi domandavo: "Dunque... qual è il punto?" 

A che cosa serve scrivere e realizzare un film che non si distanzia minimamente dalla narrazione dominante di Twitter e Instagram condito in sala rosa, dove alla fine la vena ecologista scompare - e dunque il suo intento politico - per fare spazio a un lieto fine da commedia hollywoodiana romantica? 

 

Forse è ancora troppo presto per far sì che una commedia a sfondo climatico risulti efficace.

Troppo facile cadere da una parte nel puro attivismo e dall'altra nella critica aprioristica di ragazzi che cercano semplicemente di darsi uno scopo e di non far sì che quella sia, veramente, l'ultima generazione. 

 

[articolo a cura di Matilda Ferraris]

 

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