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DreamWorks contro Disney: breve storia di una vendetta

Il 12 ottobre 1994 veniva fondata DreamWorks Pictures 

Sebbene DreamWorks Pictures sia uno studio di animazione conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, quando si pensa al mondo dell’animazione il primo nome che viene in mente è sempre uno solo: Disney.

 

Come potrebbe non essere così?

D’altra parte stiamo parlando di una casa di animazione che ha avuto quasi il monopolio del mondo dell’animazione occidentale dal 1937 al 1995; sebbene esistessero altri autori e case di produzione impegnate nella produzione di film d’animazione nessuna di queste è mai riuscita a produrre più di due opere di successo senza poi fallire.

 

Se non si pensa a Disney sicuramente si penserà a Pixar, una casa di produzione che è però stata acquistata nel 2006 proprio da Disney stessa, portando a mio avviso a uno sbiadimento di quelli che erano gli originali confini tra le due aziende e rendendo i loro film, oggi più che mai, difficili da attribuire a una o all’altra con assoluta certezza. 

C’è però un’altra casa di produzione animata, un’azienda la cui fondazione affonda le sue radici in un forte, profondo e fiero sentimento di vendetta: DreamWorks Pictures

 

Quale miglior giorno se non quello dell’anniversario di fondazione di DreamWorks per ricordare la sua storia e raccontare di come il sentimento di rivalsa di un uomo come tanti abbia portato alla creazione di una delle case di distribuzione cinematografica più famose di sempre?  

 

[La nuova presentazione DreamWorks Animation, dal 2023]

 

 

Per raccontare la storia di DreamWorks occorre partire da qualche anno prima della sua nascita: più precisamente dal 1988, anno in cui Disney stava finalmente riuscendo a riprendersi da un periodo di collasso finanziario generale grazie agli incassi ottenuti con Chi ha incastrato Roger Rabbit, per la regia di Robert Zemeckis.  

 

In quel periodo in Disney vi era una sorta di triade del potere, uno schema piramidale al cui vertice vi era il presidente della compagnia Frank Wells e, immediatamente sotto, il produttore e junior partner Jeffrey Katzenberg e l’amministratore delegato Michael Eisner, quest'ultimo da sempre in difficili rapporti con il collega Katzenberg perché spingeva continuamente per la produzione di film basati su fiabe come La sirenetta, La bella e la bestia, Aladdin, Il re leone e così via.

 

Ma da cosa nasce il sentimento di vendetta su cui si fonda DreamWorks?

Semplice: da un abuso di potere.  

 

Dopo la morte di Frank Wells a causa di un incidente in elicottero, Michael Eisner colse l’occasione per autoproclamarsi direttore della compagnia, licenziando Katzenberg ed eliminando persino il suo nome dai titoli di coda de Il re leone, al quale aveva lavorato durante tutta la sua produzione. 

Qualunque altra persona avrebbe potuto semplicemente incassare il colpo, andarsene e pretendere un risarcimento morale e monetario - cosa che in effetti Katzenberg richiese, facendo causa a Disney per 90 milioni di dollari, vincendola e ottenendo il triplo - ma Katzenberg no: per lui questo non era sufficiente. 

 

Lui doveva vendicarsi di Disney e per farlo non era sufficiente ottenere dei soldi e rubare, come effettivamente fece, tre film a cui la casa di distribuzione stava lavorando in quel periodo: un film Disney, un live action e un film Pixar. 

 

È da qui che parte, finalmente, la storia di DreamWorks SKG, oggi conosciuta come DreamWorks Pictures: casa di distribuzione di film d’animazione che nacque il 12 ottobre del 1994 per volontà di Jeffrey Katzenberg, Steven Spielberg (regista di punta che in quel periodo aveva tra le mani alcuni libri da cui partire per creare un film animato) e David Geffen, produttore discografico nonché uno degli uomini più ricchi al mondo.  

 

 

 

 

Katzenberg conosceva bene il motto “La vendetta è un piatto che va servito freddo”, ed è per questo che calcolò con precisione ogni sua azione d’attacco nei confronti di Disney Pictures.  

 

In quel periodo Pixar Animation Studios aveva appena rilasciato nelle sale Toy Story, film che dimostrò al mondo che era possibile creare film completamente al computer, perciò era necessario contrattaccare al più presto. 

DreamWorks (o meglio, Katzenberg) tirò fuori il suo primo asso dalla manica, ovvero il film Pixar che rubò agli studi Disney prima del suo licenziamento: la storia di una formica che vuole elevare il suo status quo essendo stanca della vita che conduce ogni giorno all’interno del formicaio.  

 

In quel periodo infatti Disney annunciò l’uscita in sala del film A Bug’s Life e DreamWorks interruppe le altre produzioni su cui era impegnata per dedicarsi completamente al film Z la formica: un film che racconta (ma che sorpresa!) la storia di una formica che vuole elevare il suo status quo ed è stanca della sua vita da formica.  

 

 

 

 

Katzenberg si assicurò che il film DreamWorks uscisse nelle sale esattamente un mese prima di A Bug’s Life, così da bruciare a Disney le speranze di poter sbancare al botteghino con quello che sarebbe risultato a tutti gli effetti una copia scadente di Z la formica, nonché un film con nulla di nuovo da raccontare. 

 

Due mesi dopo l’uscita di Z la formica (film che fu a tutti gli effetti il primo grande successo DreamWorks), uscì in sala Il principe d’Egitto, un film a cui lavorarono tutti gli animatori licenziati da Disney e che ebbe un grande successo perché fu in grado di fare ciò che Disney non fece mai, a partire dalla rappresentazione di bambini uccisi divorati dai coccodrilli fino ad arrivare a una scena in cui il protagonista uccide un uomo rimanendo impunito. 

 

Insomma: Disney stava perdendo sempre più soldi e puntava tutto sull’uscita prevista per il 2000 di un suo film intitolato L’impero del Sole.  

 

 

 

Non c’è bisogno di dire che DreamWorks non si fece sfuggire questa occasione e, dal momento che questo film non era altro che uno dei tre film rubati da Katzenberg quando fu licenziato, prima che questo potesse essere effettivamente essere pubblicato si vide l’uscita in sala di un nuovo film DreamWorks, intitolato La strada per El Dorado.

 

Dato che Michael Eisner in Disney definiva l’Impero del Sole “Il nuovo re leone”, Katzenberg decise di assumere Hans Zimmer ed Elton John per farne la colonna sonora, vale a dire coloro che ai tempi lavorarono alla creazione della colonna sonora proprio de Il re leone.  

 

El Dorado sul momento fu un flop e non seppe regalare a DreamWorks il successo sperato; in compenso però, Disney perse l’opportunità di pubblicare l’Impero del Sole dal momento che era troppo simile a El Dorado, e decise di riciclarne alcune scene per creare il film conosciuto oggi come Le follie dell’imperatore.

 

 



DreamWorks in quel periodo era alla ricerca di una IP, ovvero una proprietà intellettuale specifica da cui poter poi eventualmente creare un intero franchise con storie derivate, prodotti e merchandising, ottenendo così un successo garantito.

 

In questo momento della storia inizia a partecipare Steven Spielberg, regista che in quel periodo aveva avuto l’occasione di leggere un libro per bambini che narrava la storia di un orco che decide di viaggiare per il mondo e incontra tanti diverse creature e personaggi, libro che gli piacque così tanto da volerci creare un film. 

 

Il libro si intitolava Shrek, ed è il testo su cui si basa il film DreamWorks che mise ufficialmente in ginocchio Disney. 

 

 

 

Shrek è un film divertente e in perfetto stile Disney, ma allo stesso tempo non è altro che una feroce critica nei suoi confronti.

 

La città di Duloc è il posto apparentemente perfetto ma gestito da un uomo piccolo e con la sindrome di Napoleone chiamato Lord Farquaad, e non è altro che la rappresentazione di Disney come un parco divertimenti gestita da un direttore esecutivo autoproclamato e megalomane come Michael Eisner

 

Non a caso il volto e le movenze di Lord Farquaad sono proprio quelle di Eisner, così come non è un caso che la canzoncina di benvenuto a Duloc sia molto simile a quella che viene cantata ai nuovi impiegati assunti in Disney. 

 

La pellicola richiese 5 anni di lavorazione e venne creata con animazione al computer così da far capire al pubblico di non essere un prodotto Disney (diventando di fatto il primo film in CGI con protagonisti umani di tutti i tempi), ma allo stesso tempo si presenta con la stessa struttura narrativa dei film Disney creati fino a quel momento e che avevano garantito alla Casa del Topo l’enorme successo di cui godeva e gode tutt’ora. 

 

 

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La differenza? 

 

In Shrek questi elementi venivano trattati come cliché da abbattere e da criticare. 

Nel film Shrek si pulisce il culo con un libro di fiabe e l’intera struttura narrativa si basa sull’inversione dei ruoli: il brutto è buono e il bello è invece il cattivo.  

 

Dopo Shrek nessuno poté più utilizzare la solita, vecchia e ormai banale struttura narrativa targata Disney senza andare incontro a un potenziale fallimento; dopo Shrek, la Disney non seppe come rispondere se non creando dei film con il solito schema narrativo che ammazzarono del tutto la compagnia, facendole perdere credibilità agli occhi del pubblico.  

 

Il primo film a vincere il Premio Oscar come Miglior Film di Animazione non fu un film Disney, come in molti si aspettavano accadesse, ma fu proprio Shrek: un film DreamWorks. 

 

 

 

Per la prima volta nella Storia Disney perse il suo trono e il suo ruolo cominciò ad essere messo in dubbio, lasciando che altre case di produzione come Blue Sky (creatrice de L’era glaciale) e Studio Ghibli (creatore di opere come La città incantata) trovassero spazio nel mercato statunitense, e tutto questo fu soltanto grazie a DreamWorks

 

Katzenberg non accennò a volersi fermare e anzi, continuò a percorrere la strada della vendetta facendo uscire nelle sale nel 2002 Spirit - Cavallo selvaggio: film che veniva definito dai suoi creatori “Il Bambi di DreamWorks”, per poi sferrare un nuovo e feroce colpo a Disney con Shrek 2 a cui iniziarono a lavorare prima ancora che il primo film di Shrek fosse uscito in sala. 

In questo sequel il regno di Molto molto lontano è una palese parodia di Hollywood, ed è proprio qui che si trova il castello che non è altro che una parodia del castello Disney.

 

Per crearlo vennero sviluppate nuove e avanguardistiche tecniche di animazione e si fece uno straordinario lavoro di casting, affidando il ruolo della Regina Lillian a Julie Andrews, attrice del live action Disney Mary Poppins, e quello della Fata Madrina a Jennifer Saunders, scartata da Disney durante i provini per dare la voce a Ursula de La sirenetta.

 

Il 12 ottobre non è quindi solo il giorno della fondazione di DreamWorks, è anche quello in cui si celebra come, nel giro di pochi anni, questa casa di animazione abbia saputo sbattere in faccia a una Disney monopolizzante una lezione che non dimenticherà facilmente: un re può perdere il suo trono in ogni momento. 

 

D'altronde non c'è miglior vendetta se non quella di ottenere un grande successo e dimostrare al mondo di essere migliori di chi ci ha fatto un torto. 

 

"Specialmente se il torto proviene da un direttore-dittatore esecutivo megalomane e incapace", aggiungerebbe probabilmente Jeffrey Katzenberg.  

 

[articolo a cura di Anna Arneodo]

 

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2 commenti

LaTati23

4 mesi fa

Molto interessante, mi mancavano alcuni retroscena sulla nascita della Dreamworks.

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