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Il mistero scorre sul fiume - Recensione: la sanità mentale del noir - Cannes 2023

Un thriller piovoso che ci porta in un cinema abbandonato di un villaggio rurale cinese per scoprire le cose che ci tormentano

Il regista cinese Wei Shunjun torna al Festival del Cinema di Cannes con Il mistero scorre sul fiume, presentato nella sezione Un Certain Regard, dopo che nel 2018 aveva meritato una menzione speciale dalla giuria grazie al suo cortometraggio On the Border

 

Il mistero scorre sul fiume è tratto dalla novella del romanziere cinese Yu Hua e ci porta nella Cina degli anni '90 per raccontarci l'indagine del detective Ma Zhe (Yilong Zhu), impegnato a investigare su una serie di omicidi che avvengono nel piccolo villaggio di Banpo. 

 

[Il teaser di Il mistero scorre sul fiume - Only the River Flows]

 

 

Sotto il profilo narrativo Il mistero scorre sul fiume trova il suo senso nel modo in cui il regista decide di inquadrare la storia e tormentare il suo detective, piuttosto che stimolare lo spettatore con un puzzle.

 

Wei Shunjun, al fine di dare al suo film un corpo in linea con le sue ambizioni di messa in scena, gira in 16mm donando alla struttura visiva dell'opera un gusto autentico: quello di una Cina ancora lontana dal paese fortemente industrializzato e dall'espansione futuristica che osserviamo oggi. 

La decadenza dei luoghi rurali si sposa con la pasta del film e a mio avviso rappresenta una scelta calzante rispetto all'idea di incrociare diversi elementi del noir. 

 

Pensando agli anni '90 nei quali è ambientato il film, sembra facile pensare a Seven e alla ricerca di una particolare fascinazione verso le deviazioni fincheriane. 

Il mistero scorre sul fiume vuole invece farci perdere insieme al detective protagonista, schiacciandoci tra le pressioni psicologiche sollevate dal caso e le tensioni date dalla gravidanza della moglie. 

 

Il sentimento raggelante che domina Ma Zhe è che il bambino possa seguire la corrente del fiume oscuro e freddo nel quale sta guardando, facendosi trascinare nella stessa psicosi della quale lui stesso, come i suoi sospettati, sembra protagonista.

 

 

 

 

Siamo in un luogo del racconto che parrebbe sorgere ai confini del mondo e della ragione e i sospettati, capeggiati da una sorta di matto del villaggio, logorano la sanità mentale del detective. 

 

Entriamo in un regno dominato da visioni: spuntano classiche inquadrature in soggettiva che si concentrano sulla lama pronta ad abbattersi sulla vittima, si dà rilevanza alla messa in scena di momenti introspettivi del detective, diventa importante la ricerca di dettagli di varia natura dedicati alla descrizione della Cina di quel momento storico e trovano spazio le parentesi oniriche.

Il mistero scorre sul fiume segue la tradizione dei noir che mettono in dubbio la realtà e l'indagine tende a sfilacciarsi, i pezzi del puzzle scompaiono e riappaiono, gli eventi sembrano sconclusionati e il mistero si lega più all'animo del protagonista che all'idea dell'indagine poliziesca. 

 

Un film che guarda al neo-noir e ai suoi umori e che dichiara i suoi intenti proprio all'inizio, quando la polizia decide di creare il campo base per le indagini in un cinema dismesso, sistemando l'ufficio di Ma Zhe nella sala di proiezione. 

 

Il mistero scorre sul fiume è uno dei film che più mi ha conquistato di questa edizione del Festival di Cannes e spero possa essere il veicolo per portare anche da noi il Cinema di un regista da tenere d'occhio. 

 

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