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Gli spiriti dell'isola - Recensione: le conseguenze del rancore - Venezia 2022

La recensione di Gli spiriti dell'isola, film di Martin McDonagh, che ha convinto tutti a Venezia 79

Gli spiriti dell'isola è la nuova opera di Martin McDonagh, autore di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, arrivata finalmente alla 79ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, rivelandosi un film allo stesso tempo divertente, emozionante, coinvolgente e maturo: ad oggi, la vera perla della selezione.

 

Il film riporta in scena i due attori che avevano caratterizzato l'esordio del regista in In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008) e racconta di una carriera che non è stata solo una costante ascesa verso il riconoscimento internazionale, ma che ha anche seguito un filo conduttore ben preciso.

 

[Il trailer de Gli spiriti dell'isola, di Martin McDonagh]

 

 

La debordante e violenta carica grottesca che ne totalizzava l'esordio, infatti, ha poco alla volta lasciato il passo, pur senza mai scomparire, a una crescente profondità drammatica e tematica di cui qui vediamo l'apice.

 

Gli spiriti dell'isola racconta le conseguenze di un infantile allontanamento tra i due amici Padraic (Colin Farrell) e Colm (Brendan Gleeson) che li conduce in una spirale di rancore, vendette e rispettive offese.

 

L'amicizia trattata come bambini alle elementari diventa così per Martin McDonagh un pretesto per analizzare svariate tematiche: la Storia irlandese, la natura bestiale dell'uomo e la semplice fenomenologia dei rapporti umani.

 

 

[Colin Farrell e Brendan Gleeson con due pinte di stout, birre sempre presenti ne Gli spiriti dell'isola]

 

Ambientato sull'isola di Inisherin, Gli spiriti dell'isola ha come ambientazione un lembo di terra lontano dall'Irlanda - all'epoca in piena guerra civile - caratterizzato da una quotidianità noiosa e bucolica che impone i suoi ritmi e i suoi silenzi: un piccolo tranquillo laboratorio sociologico in cui far muovere i suoi personaggi, figli di una scrittura sopraffina.

 

Da un momento all'altro questa quiete viene rotta da un semplice rifiuto: Colm decide che Padraic non "gli va più a genio" e che quindi non vuole più essere disturbato dal personaggio interpretato da Colin Farrell.

 

Una premessa infantile che però nasconde molto di più, come quasi tutti gli aspetti de Gli spiriti dell'isola: McDonagh è infatti bravissimo a creare un film che sembra semplice e divertente, ma che alle spalle della sua leggerezza nasconde profonde e stratificate analisi umane, intime e storiche.

 

 

[La solitudine di Padraic dopo l'allontanamento di Colm è colmata principalmente dalla sua asinella]

 

 

La faida che si viene a creare tra i due nemici-amici di disneyana memoria ingloberà così l'intero villaggio, dividendo gli abitanti tra chi sta con lo schietto violinista di campagna - la maggioranza - e chi con il pastore quintessenza della semplicità e della gentilezza; Padraic si troverà così solo con i suoi animali, la sorella Siobhan (Kerry Condon) e lo "scemo del villaggio" (Barry Keoghan). 

 

Come ogni scontro le vittime collaterali, le cicatrici e i profondi cambiamenti di indole sono conseguenze inalienabili e portatrici di sofferenza: non faranno eccezione nel caso dei due uomini maturi "che non sono più amici" de Gli spiriti dell'isola.

 

Il tono con cui McDonagh sceglie di mettere in scena questa puerile scaramuccia è un perfetto racconto della sua stessa carriera: parte genuinamente comica e molto grottesca, ma a poco a poco trova spazio una drammaticità sempre più cupa, simbolica e opprimente, che in questo caso obbliga i due uomini a scandagliare le sofferenze dei rispettivi animi.

 

 

[Padraic e lo "scemo del villaggio" Dominic, personaggio secondario che esemplifica la grandissima scrittura de Gli spiriti dell'isola]

 

Il regista de Gli spiriti dell'isola non manca nessuna di queste progressive transizioni di tono e compone un film coerente, che fa di una riflessiva scorrevolezza e dei differenti registri e linguaggi uno dei suoi aspetti più riusciti.

 

Sotto la scorza di una narrazione principale impeccabile McDonagh intesse una fitta rete di sottotrame, sottotesti e simbolismi che impreziosisce il film con una tridimensionalità e densità da Cinema di primissimo livello: ogni elemento è infatti tanto fondamentale tematicamente, quanto in grado di non appesantire l'universale fruibilità. 

 

Al fianco dei due litiganti si muovono svariati personaggi secondari, ognuno dei quali fondamentale e costruito meglio della stragrande maggioranza dei protagonisti che vediamo sul grande schermo ogni anno.

 

 

[Siobhan, la sorella di Padraic, ne Gli spiriti dell'isola]

 

Sia il giovane Dominic, incapace di trovare il suo posto nel mondo e con la sua storia di violenza domestica, sia Siobhan, vero contraltare di questo universo tutto al maschile, sono infatti protagonisti di sottotrame amalgamate e approfondite alla perfezione; la donna in particolare è il vero faro di verità all'interno del film: "siete tutti noiosi!" griderà a un certo punto, riuscendo a smontare agli occhi di ogni spettatore tutta la faida venutasi a creare.

 

La donna, avida lettrice e unico personaggio totalmente positivo, apre così una questione di genere che rinsalda tutto il discorso sulla bestialità dei due litiganti: da punto fermo della vita di Padraic si rivelerà vera e propria attrice principale all'interno della contesa.

 

Gli spiriti dell'isola del titolo, o meglio le Banshee di Inisherin parafrasando il titolo originale, sono così le - femminili - spettatrici di questa deriva annunciata che sottende alle convinzione dell'autore sull'incapacità dell'uomo, sia in quanto animale sia soprattutto in quanto genere, di creare rapporti e di fermare un conflitto prima che questo diventi inalienabile.

 

 

[La costante presenza degli animali nella vita rurale de Gli spiriti dell'isola, sottolinea la centralità del confronto uomo-bestia]

 

Questo fil rouge che attraversa Gli spiriti dell'isola è rinsaldato dall'accostamento che McDonagh crea tra i protagonisti e i loro animali: figure sempre presenti sfruttate come veri e propri personaggi secondari che, pur senza avere il dono della parola, raccontano e sembrano cercare di trattenere i propri padroni dall'infantile idiozia della guerra.

 

Un discorso tanto assoluto quanto storicamente legato alla striscia di sangue e violenze che ha caratterizzato l'Irlanda; un rimando che si percepisce in moltissime delle scelte del film, nonostante la vera guerra a Inisherin non sia arrivata, ma faccia capolino solo attraverso lontane esplosioni e notizie sul giornale.

 

L'autore londinese, ma di origi irlandesi, mette così in scena una visione dell'uomo, della vendetta e della guerra nerissima e senza speranza, che pone l'accento sull'impossibilità di comunicazione e mediazione tra bestie violente interessate solo al proprio orgoglio, come già successo in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. 

 

 

[Un impianto visivo, quello de Gli spiriti dell'isola, che rende ancor più convincente il film di McDonagh]

 

Tolti gli aspetti più contenutistici e narrativi, che potenzialmente donerebbero ancora moltissimi spunti come la noia campagnola, la religiosità di facciata, l'importanza di basi culturali o la figura dell'artista e il suo raporto con il contesto in cui vive, Gli spiriti dell'isola è guidato da una scrittura a livello tecnico di assoluta riuscita a livello di costruzione e sul piano dialogico. 

 

Come già sottolineato, ogni sottotrama e personaggio secondario impreziosisce la narrazione del film, ma soprattutto guardando la struttura da un punto di vista più tecnico si può notare come ogni gancio narrativo, plot-point e schema di parallelismi tra personaggi e situazioni sia sempre ben posto, anticipato e radicato nel testo: tutto è legato nel migliore dei modi e solo alla fine messo in scena.

 

I dialoghi de Gli spiriti dell'isola come sempre sono centrali nel lavoro di McDonagh, hanno tempi comici, ritmo e descrizione dei personaggi in scena che si vedono rarissimamente: basti pensare a come in un momento una sola breve ironica risposta riesca a ribaltare totalmente la visione di un intero personaggio, mostrandone la presuntuosa ignoranza.

 

 

[La centralità dei pub e delle pinte di stout come novelle agorà greche de Gli spiriti dell'isola sarebbe poi un'altra interessantissima digressione]

 

Gli scambi di battute comiche sono poi pregni della capacità di alleggerire il film senza distrarre: una caratteristica tipica della scrittura di McDonagh che porta lo spettatore ancor più in empatia con le vicende e i personaggi de Gli spiriti dell'isola.

 

Temi, direzione e scrittura, ma anche un impianto visivo sempre puntuale e mozzafiato: sia nei molteplici intimi dialoghi in interni, sia quando deve mostrare la piccolezza dell'uomo in opposizione alla maestosità dei paesaggi della terra della stout.

 

Ogni elemento all'interno della composizione dell'inquadratura è sempre funzionale a una scelta registica, drammaturgica o tematica: crocifissi e altre effigi sempre presenti, macabri dettagli dimenticati per terra e divisioni architettoniche tra i due protagonisti sono alcuni degli esempi più significativi.

 

 

[La gestione di tutti gli elementi dell'inquadratura (spazi, colori, orientamenti dei personaggi) racconta più di mille parole ne Gli spiriti dell'isola]

 

Ultima nota per i due grandissimi attori protagonisti della scena: Gli spiriti dell'isola parla del loro odio, della loro bestialità e della loro faida e loro semplicemente esaltano l'opera di McDonagh nel migliore dei modi, passando da momenti di assoluta drammaticità alla leggerezza di altri, da sequenze in cui è richiesto un approccio maggiormente fisico a lunghi dialoghi senza una sbavatura. 

 

Un film davvero tanto riuscito e curato, in cui tutto sembra al giusto posto, nel quale si fa fatica a trovare errori, problemi o imprecisioni: Gli spiriti dell'isola si candida prepotentemente ad essere uno dei migliori film che vedremo quest'anno. 

 

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1 commento

Marco Sangiorgio

3 mesi fa

la recensione conferma le impressioni che avevo avuto guardando il trailer.

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