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Animali Notturni e l'Arte come catarsi irraggiungibile

Il film di Tom Ford parla di Arte molto più di quanto parli di vendetta

In Animali notturni ci sono due trame: la prima racconta del rapporto dello scrittore Edward (Jake Gyllenhaal) con la sua ex moglie, Susan (Amy Adams): lei lo ha lasciato “in maniera brutale” e si è risposata, dopo vent’anni lui la riavvicina inviandole il suo ultimo manoscritto, dedicato a lei. 

 

La seconda trama è quella del libro: una storia violenta e brutale, che racconta il trauma di Tony (interpretato dallo stesso Jake Gyllenhaal, punto di contatto tra le due storie), incapace di impedire lo stupro e la morte della moglie (Laura, interpretata da Isla Fisher) e della figlia (India/Ellie Bamber).

 

[Trailer internazionale di Animali Notturni]

 

 

Il libro si conclude con la vendetta di Tony, che insieme al detective Bobby Andes (Michael Shannon) riesce a trovare e “giustiziare” Ray Marcus (Aaron Taylor-Johnson) e Luo (Karl Glusman), i due assassini.

 

La storia “esterna” si chiude con un’altra vendetta, più subdola: Edward invita a cena Susan, che si presenta al ristorante ma viene lasciata da sola.

 

Le due trame corrono su binari paralleli, unite dalla presenza attiva di Edward/Tony e quella passiva Susan, che alterna lettura e flashback svelandoci, poco a poco, le due storie. 

 

Edward e Susan si incontrano per caso a New York, dopo essere cresciuti insieme; escono insieme, si frequentano e decidono di sposarsi, nonostante l’opposizione della madre di Susan: 

"He is a romantic. But he is also very fragile […]

The things you love about him now are the things you’ll hate in a few years"

[È un romantico. Ma è anche molto fragile [...]

Le cose che ami di lui adesso sono le cose che odierai tra qualche anno.]

 

È quello che succede: Edward è uno scrittore dedicato, ma incostante, refrattario alle critiche e agli stimoli di Susan.

 

 

[Due frame, speculari, di Edward e Susan in Animali Notturni]

 

 

L’inconciliabilità dei due va oltre allo scontro individuale, perché si allarga nello scontro tra l’idealismo dell’artista e il cinismo della (futura) gallerista, molto più brava a giudicare che comprendere. 

 

Susan: "I really wanted to be this person that you thought I was, I really did, but I’m just not that person. I’m cynical, I’m pragmatic."

Edward: "No, look…"

Susan: "No: I am. I’m a realist."

Edward: "You’re afraid. You’re afraid."

Susan: "No, I’m not afraid."

Edward: "We’ve been through this so many times before."

Susan: "I’m not scared, Edward. I’m not scared. I’m unhappy. I’m just really, really unhappy." 

[Susan: "Volevo davvero essere la persona che tu pensavi fossi, davvero, ma non sono quella persona. Sono cinica, pragmatica."

Edward: "No, guarda..."

Susan: "Lo sono. Sono realista."

Edward: "Hai paura. Sei spaventata."

Susan: "No, non ho paura."

Edward: "Ci siamo già passati così tante volte."

Susan: "Non ho paura, Edward. Io non ho paura. Sono infelice. Sono solo davvero, davvero infelice.] 

 

Per Edward è tutta una questione di volontà, e così finisce per vedere solo quello che vuole, riconducendo tutti i loro problemi alla venialità di lei.

 

Ma la rottura tra i due è molto più profonda: si consuma nella distanza tra il realismo di lei che diventa freddezza e l’idealismo di lui, che diventa evanescenza. 

Susan è influenzata da Edward e vive questi problemi come una sua colpa: l’amore di Edward - così idealista, così alto - finisce per soffocarla.

 

Per questo motivo, la rottura con lui non può che essere traumatica. 

 

"I panicked and I did something horrible to him. Something unforgivable, really." 

["Sono andata nel panico e gli ho fatto qualcosa di orribile. Qualcosa di imperdonabile, davvero."]

 

Il riferimento è al (soffertissimo) aborto del figlio concepito con Edward e alla successiva separazione.

 

Nel romanzo l'aborto è impersonificato da quei mostri che rapiscono e uccidono la moglie e la figlia di Tony.

Leggendo questa storia Susan non può che sentirsi chiamata in causa: più che un omaggio, l'opera di Edward diventa un’accusa e leggendolo non può che sentirsi colpita nel personale. 

 

Dopo la rottura con Edward, Susan non è mai riuscita a perdonarsi.

Nel frattempo si è trasferita a Los Angeles, dove ha spostato Hutton Hutton (interpretato da Armie Hammer) ed è diventata una gallerista di successo.

 

La sua è una vita apparentemente perfetta, ma i suoi occhi tormentati - evidenziati dai tanti particolari e primissimi piani - non riescono a nasconderne la tristezza e il vuoto. 

 

 

[In Animali Notturni la macchina da presa indugia spesso strettissima sul volto e il corpo di Amy Adams]

 

 

Possiamo capire Edward solo tramite il suo doppio, Tony, il protagonista nel libro.

 

Leggendo la storia Susan vede solo le sue colpe e nel libro si vede sia nel ruolo della vittima che in quella del carnefice; lo stesso discorso vale anche per Tony, impotente davanti all’agguato.

Del resto, la passività del protagonista è anche la passività di Edward, che non ha fatto nulla per impedire la fine del suo matrimonio.

 

In Animali Notturni i demoni sono parte di Edward quanto parte di Susan ed è anche per questo che quando è ora di vendicarsi Tony resta immobile, ancora una volta incapace di agire.

Quando riuscirà a farlo finirà per uccidere anche se stesso o, meglio, quella parte di lui che sente colpevole.

 

Quella stessa parte che aveva riversato su sua moglie tutte le colpe della loro traumatica separazione. 

 

Susan si sente ancora responsabile e interpreta il libro come un gesto di riavvicinamento; in realtà quello di Edward è un commiato, la testimonianza che è finalmente riuscito a comprendere e accettare la fine del loro rapporto.

 

Per Edward scrivere questo libro è un processo di catarsi: lo aiuta a mettere ordine nella sua sofferenza, analizzandola e oggettivandola, “portarla fuori”.

Tutto il suo dolore si è spostato sulle pagine del libro, e con la morte di Tony può finalmente mettere la parola fine.

La forza dell’arte è proprio questa: processare le proprie emozioni, e in un certo senso distaccarsene.

Una volta fatto, ti senti più leggero. 

 

Susan non ha questa possibilità.

 

Nel corso del film dice più volte di non poter essere un’artista: è troppo cinica, e non è abbastanza creativa. 

 

"I think that to be really, really good, you have to come from some place inside that I’m just not sure I have."  

["Penso che per essere davvero, davvero bravi, si debba partire da un posto dentro di te, che non sono sicura di avere."] 

 

 

[I parallelismi tra Arte, realtà e rappresentazione in Animali Notturni sono ovunque]

 

 

Susan non sa creare: per questo motivo cambia indirizzo universitario passando a Storia dell’arte ed è per lo stesso motivo che decide di diventare gallerista.

 

Per certi versi, è anche il motivo per cui ha deciso di abortire.

 

Animali Notturni è stato visto come il racconto di una vendetta, quella dello scrittore fragile e sensibile contro l'amante fredda e crudele.

La realtà, come spesso accade, è molto più complessa: non ci sono vendette, non ci sono cattivi. 

 

Gli antagonisti sono dentro Edward e Susan in egual modo, ed entrambi sono allo stesso tempo vittime e carnefici.

Del resto, il trauma della loro separazione è simile a quello che accompagna ogni rapporto: non è mai colpa di una persona sola. 

 

La fine della storia ha ferito entrambi, ma Edward è riuscito a fare i conti con la sua sofferenza.

Susan non sa come esprimere i suoi sentimenti: tutta la paura, il dolore e la sofferenza restano dentro di lei. 

 

Non ha gli strumenti per la catarsi: la sua esistenza è andata avanti, ma nonostante la vita patinata, i soldi e il successo non è riuscita a togliersi di dosso la sofferenza e il senso di colpa.

 

Ed è per questo che non dorme dopo il tramonto, come uno dei tanti animali notturni.

 

[Articolo di Angelo K. Pisani]

 

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