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Parigi, 13Arr. - Recensione: corpi nudi contro geometrie soffocanti

È un Cinema di sentimenti quello messo in scena da Jacques Audiard con Parigi, 13Arr., il suo ultimo film presentato in concorso al Festival del Cinema di Cannes lo scorso anno.

 

Eppure la nuova fatica del regista francese si apre con delle panoramiche sui grattacieli del quartiere parigino di Les Olympiades, immagini che trasmettono la schematizzazione delle strutture, dove i balconi e le finestre non danno vie di fuga soffocando quasi ogni slancio vitale.

 

[Il trailer di Parigi, 13Arr.]

 

 

In questi spazi perfettamente geometrici si incastonano e si intrecciano le storie di tre personaggi: quella del professore Camille, dell’impiegata di call center Émilie e dell’agente immobiliare Nora.

 

Adattando la raccolta a fumetti di Adrian Tomine e coadiuvato in fase di scrittura dalle penne di Céline Sciamma e Léa Mysius, Jacques Audiard tratteggia questo trittico di vite riflettendo sulla società dei nostri giorni e intercettando - volutamente o meno - il periodo di mutamento dovuto alla pandemia da COVID-19.

 

Camille è frustrato dal proprio lavoro di insegnante, sottopagato e pronto ad adattarsi ogni sei mesi alle nuove norme del governo, Émilie conduce una vita apatica sia nell’ambito lavorativo sia sentimentale (“Prima scopo, poi penso”) e Nora non sa bene che strada prendere, sentendosi un pesce fuor d’acqua dopo aver ripreso il proprio percorso universitario.

 

 

[Paris, 13Arr. è l'esordio dell'attrice Lucie Zhang]
Parigi, 13Arr.

 

Ognuno di questi personaggi è caratterizzato dall’incapacità di guardare al futuro e di adattarsi al reale, finendo inesorabilmente per essere vittime della solitudine.

 

Le possibilità di dare una svolta a tutto ciò ci sono, ma sono atte a fuggire, per mascherare e mascherarsi di fronte alla propria inadeguatezza nel mondo: Émilie chiede alla nuova coinquilina - in cambio di un buon prezzo per l’affitto - di andare a trovare la propria nonna con il morbo di Alzheimer; Camille sfoga la propria frustrazione con "un’alta attività sessuale" senza far trasparire i propri sentimenti e Nora si traveste per integrarsi nel nuovo ambiente universitario, finendo per esser scambiata con l’attrice di film pornografici Amber Sweet.

 

I sentimenti perciò vengono in aiuto dei personaggi, liberandoli dal senso di pesantezza dovuto alla loro condizione per condurli verso una nuova vita, verso nuove prospettive.

 

Parigi, 13Arr. è una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del reale, un film che si fa carico dei due anni di pandemia che abbiamo trascorso per esplodere in un tripudio di corpi nudi, di sesso, di baci e di contatto fisico che era da tempo che, personalmente, non vedevo al Cinema.

 

 

[Noémie Merlant e Makita Samba interpretano rispettivamente Nora e Camille in Parigi, 13Arr.]

 

Nel momento in cui si mette in moto la macchina dei sentimenti i personaggi iniziano realmente a vivere, aderendo e facendo proprie le geometrie taglienti dei palazzoni del quartiere parigino, passando dall’insicurezze all’affermazione del proprio io.

 

La vita in Parigi, 13Arr. diventa allora il cuore pulsante della narrazione, con i suoi imprevisti, con la voglia di ballare, fare l’amore e sentirsi parte di una collettività. 

La ricerca della propria identità è graduale e avviene su differenti media, mostrando un Cinema perfettamente conscio del contemporaneo e di come le stesse immagini di cui ci nutriamo ogni giorno possano essere carne da macello o di vitale importanza.

 

I personaggi di Nora e Amber Sweet, da questo punto di vista, rappresentano un esempio lampante: entrambe - in modo e con un peso differente - sono vittime dei commenti sulla propria immagine e della velocità con cui essa si diffonde, ma allo stesso tempo raggiungono la serenità individuale proprio grazie al non-contatto dello schermo.

 

Quando infine le due si incontreranno Nora cadrà per terra accecata dall’incontro con la realtà, per poi lasciarsi andare a un catartico: “Baciami”.

 

  

[Parigi, 13Arr. ha ricevuto 5 nomination ai Premi César 2021]

 

 

Anche il "Ti amo" con cui si chiude Parigi, 13Arr. arriva tramite il citofono, due parole che vengono anche in questo caso mediate da un oggetto, necessario per dare modo ai personaggi di trovarsi.

 

Il bianco e nero con cui è fotografato il lungometraggio di Audiard - che riprende i fumetti di Adrian Tomine - rimanda ai triangoli amorosi della Nouvelle Vague dialogando però con il presente, per un film pieno di speranza che è una dichiarazione d’amore alla vita stessa.

 

Ne avevamo bisogno.

 

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