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L'angelo del male, una tragedia d'amore e di bestialità

Correva l’anno 1938 quando nelle sale cinematografiche francesi uscì L’angelo del male, film diretto da Jean Renoir.

 

Figlio secondogenito del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir, nato nel 1894 e cresciuto a Parigi in ambienti frequentati da artisti e poeti, l’avvicinarsi del giovane Jean al mondo dell’Arte e sembrò una naturale conseguenza degli eventi.

 

 

[Jean Renoir e suo padre Pierre-Auguste]

 

 

Dopo l’esordio all’epoca del muto, Jean Renoir divenne negli anni ‘30 un alfiere del Cinema francese e del suo Realismo poetico, corrente che dedicava particolare attenzione alle fasce meno agiate della società per offrirne una descrizione concreta e senza fronzoli.

 

L’angelo del male è indubbiamente un ottimo esempio, per storia e tematiche mostrate, di questa tendenza cinematografica.

 

La pellicola si piazza cronologicamente tra due capolavori come La grande Illusione (film antimilitarista e pervaso da spirito di fratellanza universale, risalente al 1937) e La regola del gioco (spietata rappresentazione della decadente società francese, realizzata nel 1939): è la trasposizione sul grande schermo de La bestia umana, romanzo dello scrittore francese Émile Zola, appartenente al ciclo dei Rougon-Macquart, del quale Renoir aveva già adattato Nanà nel 1926. 

 

[Il trailer del film L'angelo del male]

 

 

Il protagonista della storia è un macchinista di nome Jacques Lantier, affetto da tendenze omicide che pare siano dovute all’alcolismo dei suoi avi. 

 

Un giorno, durante un viaggio in treno, è testimone di un omicidio perpetrato da Roubaud, vicecapo della stazione di Le Havre; Lantier tacerà sul delitto a causa dell’amore che nutre verso Séverine, moglie di Roubaud: la donna - inizialmente - lo avvicinerà soltanto per assicurarsi che l’uomo non parli, finendo poi per innamorarsene a sua volta. 

 

La storia d'amore, tuttavia, avrà breve durata.

 

 

[Jacques Lantier, interpretato da Jean Gabin]

 

 

Lantier, Roubaud e Séverine hanno la statura dei personaggi tragici, incapaci perciò di sfuggire all’ineluttabile destino (la fatalità è un altro tratto caratteristico del Realismo poetico).

 

Lantier è vittima di raptus violenti durante i quali perde la ragione e commette azioni sciagurate contro la sua stessa volontà.

 

Al determinismo (l’influenza della società e della famiglia sull’individuo) di matrice zoliana, Renoir affianca l’insoddisfazione delle pulsioni erotiche: il macchinista, almeno fino all’incontro con Séverine, è una persona solitaria perché consapevole della sua natura; il suo unico amore è la locomotiva da lui guidata, la Lison, alla quale presta amorevoli cure e attenzioni e che si configura come un surrogato della compagnia femminile. 

 

La locomotiva è anche una metafora della storia narrata da L'angelo del male: una volta partita non può che arrivare alla sua luttuosa destinazione.

 

 

[La locomotiva protagonista de L'angelo del male]

 

 

Completano il triangolo amoroso Roubaud e Séverine, anche loro colpiti dall'infelicità.

 

Roubaud è accecato dalla gelosia nei confronti della moglie e commette un delitto che lo condurrà alla completa degradazione morale; Séverine non riesce ad avere sane relazioni amorose per il suo passato di soprusi e molestie. 

Lantier è interpretato da Jean Gabin, probabilmente il più grande divo che il Cinema francese abbia mai conosciuto: questo e altri ruoli simili in film come Il porto delle nebbie e Alba tragica (entrambi diretti dal regista Marcel Carné sempre sul finire degli anni ‘30) lo hanno reso un’inossidabile icona della Settima Arte.

 

Le parti di Roubaud e Séverine andarono invece rispettivamente a Fernand Ledoux e Simone Simon, quest’ultima molto attiva anche oltreoceano in ruoli dolci e insieme intriganti: la sua interpretazione più famosa sarebbe arrivata soltanto qualche anno dopo L’angelo del male, nell’horror Il bacio della pantera, film di Jacques Tourneur del 1942. 

 

 

[Roubaud e sua moglie Séverine ne L'angelo del male]

 

 

L’angelo del male gioca quindi con gli stilemi del noir (il delitto, la femme fatale) e del melodramma (l’amore impossibile), presentando anche spunti di critica sociale: abbattere le barriere di classe sembra impossibile.

 

Ciò è testimoniato non solo da un episodio, all’apparenza marginale che però innesca il corso degli eventi - la lite fra il vicecapostazione e l’industriale Turlot - ma anche e soprattutto dal comportamento di Grandmorin, il potente padrino di Séverine che sfrutta il suo rango per abusare di giovani donne a lui sottoposte, inclusa la stessa protagonista.

 

Renoir mette in scena vicissitudini e sentimenti dei protagonisti con innegabile maestria.

Subito notevole è la sequenza che apre il film, dal tono documentario: inquadrature del macchinista e del fuochista Pecqueux (unico amico di Lantier) al lavoro sulla locomotiva si alternano nel montaggio con meravigliose soggettive del treno che sfreccia a tutta velocità sulla tratta da Parigi a Le Havre, località dove si svolgeranno i fatti narrati.

 

Le riprese di queste scene avvennero per volontà di Renoir su un treno in corsa senza l’ausilio di effetti speciali, contribuendo così al realismo dell’opera. 

 

Come Robert De Niro per Taxi Driver, anche Gabin imparò il mestiere del personaggio prima di girare il film e, a ben vedere, i risultati sono ottimi, osservando la naturalezza dei suoi movimenti a bordo della locomotiva.

 

 

[Renoir in compagnia di Gabin: un sodalizio importante per la resa de L'angelo del male]

 

 

La bravura registica di Renoir è evidente anche in altri aspetti de L'angelo del male: dalla direzione degli attori in scena alle scelte riguardanti l’impianto estetico del film, che può contare sulla bellezza tanto dei fluidi movimenti di macchina quanto dei malinconici primi piani riservati ai protagonisti, abili nel comunicare con il solo sguardo il dissidio interiore fonte del loro travaglio (sottolineato spesso anche dall’enfatica colonna sonora di Joseph Kosma), nonché l’utilizzo del fuori campo nei momenti più drammatici del film, lasciati così all’immaginazione del pubblico. 

 

L’angelo del male, insieme agli altri suoi film precedentemente citati, consentirono a Renoir di diventare il più grande dei registi francesi, influenzando i suoi colleghi sia in patria (fu uno degli autori più apprezzati dagli esponenti della successiva Nouvelle Vague) sia all’estero, se è vero che il Neorealismo italiano è debitore del Realismo poetico francese.

 

[Ingrid Bergman accetta per Renoir il suo Oscar onorario nel 1975]

 

 

A causa della Seconda Guerra Mondiale, Renoir si allontanò dalla Francia e continuò a dirigere film negli Stati Uniti, senza tuttavia raggiungere le vette artistiche degli anni ‘30.

 

Tornò poi in patria per chiudere negli anni '60 la propria gloriosa carriera cinematografica, mentre al contempo si cimentò anche nella regia teatrale. 

Pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1979, il cineasta fu anche premiato con un Oscar onorario, suggellamento della sua immortale grandezza.

 

 

Cos'altro dire su Renoir e L’angelo del male?

Se non l'avete ancora visto, ogni occasione è quella giusta per recuperarlo: il film è attualmente disponibile sul catalogo di Netflix.

 

Come si suol dire in questi casi: fatevi un favore!

 

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