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Uomini contro e la crudeltà della guerra fra poveri

Nel 1970 arrivò nelle sale italiane Uomini contro, film diretto da Francesco Rosi e liberamente ispirato al romanzo storico Un anno sull’altipiano, scritto dall'ufficiale militare e politico italiano Emilio Lussu, fra i primi a mettere in risalto le disparità di classe e cultura fra le forze coinvolte nella prima guerra mondiale.

 

Francesco Rosi, del quale ricorre proprio in questi giorni l'anniversario della scomparsa, è stata una figura-chiave del Cinema italiano nella seconda metà del XX secolo.

 

[Una clip di Uomini contro]

 

 

Regista e sceneggiatore di origini napoletane, nella sua carriera ha prediletto la realizzazione di film civilmente e politicamente impegnati come Salvatore Giuliano o Le mani sulla città: grazie a quest’ultimo lungometraggio, che indagava la corruzione e la speculazione edilizia imperanti nella Napoli del tempo, il cineasta si aggiudicò il Leone d’oro alla 24ª Mostra del Cinema di Venezia, svoltasi nel 1963.

 

Uomini contro non fa eccezione e ben si inserisce nella riflessione cinematografica sulla società italiana e le sue storture condotta da Rosi per tutta la sua carriera.

 

 

[Francesco Rosi a Venezia nel 1963]

 

 

La pellicola, ambientata durante la Prima Guerra Mondiale, mostra la lotta all’ultimo sangue fra l’esercito italiano e quello austriaco di stanza sull’altopiano di Asiago (oggi al confine fra Trentino Alto-Adige e Veneto) per la conquista e la difesa delle postazioni sul Monte Fior.

 

Il punto di vista è quello dei soldati italiani: quest’ultimi sono guidati da ufficiali talvolta compassionevoli e sinceramente preoccupati per le loro condizioni, in altri casi completamente insensibili alla loro sorte.

Fra di essi spiccano il giovane sottotenente Sassu, volontario e inizialmente favorevole al conflitto, il tenente Ottolenghi dalle convinzioni socialiste e l’arcigno generale Leone.

 

I ruoli di Ottolenghi e Leone in Uomini contro furono affidati a interpreti del calibro di Gian Maria Volonté e Alain Cuny, i quali più volte negli anni successivi tornarono poi a collaborare con Rosi dopo questa prima felice esperienza. 

Sassu fu invece impersonato dall’attore statunitense Mark Frechette, noto per la sue sfortunate vicissitudini al di fuori dei set cinematografici: morì nel 1975, a soli 27 anni, in un carcere statunitense in seguito a un incidente con i pesi avvenuto in palestra, anche se non è stata mai scartata l’ipotesi del suicidio dovuto a un profondo stato di depressione.

 

In Uomini contro gli austriaci raramente sono inquadrati; una scelta stilistica, questa, che ricorda un altro eccezionale war movie pacifista, Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick (uscito in sala tredici anni prima della pellicola italiana), col quale il film di Rosi condivide argomenti e altre caratteristiche formali, come ad esempio la mobilità della macchina da presa nelle scene che mostrano le ispezioni delle trincee e gli sfortunati assalti al nemico ben protetto, senza tuttavia per questo essere una sterile copia del film statunitense.

 

[Il trailer di Orizzonti di gloria]

 

 

Un primo lodevole aspetto di Uomini contro è la rappresentazione della guerra, delle sue tattiche e delle condizioni disumane in cui vivevano i soldati al fronte.

 

Le scenografie curate da Andrea Crisanti (che ha lavorato anche per Sergio LeoneAndrej Tarkovskij e Giuseppe Tornatore) restituiscono allo spettatore l’atmosfera lugubre delle trincee e della terra di nessuno, quel territorio brullo e desolato che separava le fortificazioni degli eserciti in lotta.

 

In questo contesto che sa di morte, Rosi riprende - su sceneggiatura firmata anche da Tonino Guerra - ordinarie ed extra-ordinarie scene di vita quotidiana in tempo di guerra, utili a esplicitare il tema portante del film: la folle crudeltà che caratterizza ogni conflitto, di ieri e anche di oggi. 

 

Al regista - come lui stesso ha dichiarato in un’intervista rilasciata qualche anno prima della sua scomparsa - infatti non interessava raccontare la Storia, ma le atrocità che essa si porta dietro e che si sono verificate sul fronte italiano ormai più di cento anni fa.

 

Situazioni comuni anche al conflitto del Vietnam fra gli anni ‘60 e ‘70 o a quello dell'Afghanistan negli ultimi decenni, per citare altri famigerati teatri di guerra. 

 

 

[L'esito delle battaglie in Uomini contro]

 

 

Scena dopo scena, l’assurdo si fa strada attraverso gli ordini impartiti dai superiori ai soldati in prima linea, costretti ad azioni insensate che avranno come unico risultato la morte.

 

Esporsi al fuoco nemico per provare il proprio coraggio, aprirsi un varco nelle fortificazioni austriache armati di pinze che non funzionano, attraversare il campo di battaglia indossando corazze ridicole che limitano i movimenti corporei e soprattutto non proteggono dalle pallottole avversarie, nonostante gli ufficiali pensino il contrario.

 

Uomini contro è perciò un atto d’accusa contro gli alti comandi militari e la loro ottusa visione della guerra: il generale Leone e i suoi pari sono uomini legati a una concezione ottocentesca e cavalleresca del conflitto, basata sullo scontro corpo a corpo in campo aperto.

 

Strategie e tattiche ormai superate: la Prima Guerra Mondiale fu il trionfo delle trincee e della staticità logorante tanto dal punto di vista fisico quanto da quello psicologico.

 

 

[Le bizzarre corazze protettive mostrate in Uomini contro esistevano davvero: nel film sono chiamate "Fasina", storpiatura di Farina, loro vero nome derivato dal creatore Ferruccio Farina. Spacciate per invenzioni eccezionali, in realtà erano del tutto inutili contro il fuoco nemico]

 

 

La casta dei graduati è completamente staccata dalla realtà e ciò si riflette malamente sul rapporto coi soldati semplici, culturalmente e ideologicamente molto distanti dai loro capi: si tratta per lo più di contadini analfabeti, provenienti da ogni parte d’Italia e desiderosi soltanto di tornare a casa, costretti a subire la guerra per volere di una ristretta élite politica (in cerca di prestigio internazionale) e industriale (in cerca di guadagni). 

 

Se per gli ufficiali di alto rango la guerra dunque è sacra, foriera di onore e gloria (con tanto di richiami al destino, alla patria e all’antico impero romano), per i loro sottoposti è solo una perdita di tempo, una seccatura da evitare a ogni costo, anche procurandosi volontariamente ferite che permettano loro di ottenere l’agognato congedo. 

 

 

[Uomini contro segnò anche l'esordio come attrice di Daria Nicolodi, che nella pellicola recita la piccola parte di un'infermiera crocerossina]

 

 

Francesco Rosi appare molto critico anche nei confronti dei ferrei codici militari dell’epoca, pronti a punire con decimazioni e fucilazioni coloro che tentavano la fuga dal fronte o si rifiutavano di combattere contro il nemico. 

 

Forse è proprio questa la più importante lezione di Uomini contro: un distorto senso del dovere, che porta a sacrificare inutilmente vite umane per vittorie effimere (e a volte neppure quelle), non può e non deve essere condiviso né appoggiato; i militari in trincea, al contrario dei loro superiori, sono consapevoli della miseria in cui si trovano, maturando la consapevolezza per cui rifiutare la guerra non è un disonore, bensì una scelta razionale a tutela della vita umana: non ha senso morire per conquistare pochi metri di terra che torneranno poi al nemico.

 

Qual è il vero nemico, poi?

Mentre le immagini scorrono sullo schermo, lo spettatore è sempre più invitato a ragionarci su. 

Uomini contro

In fondo l’esercito austriaco si trova nella stessa situazione di quello italiano; seguendo le convinzioni socialiste del tenente Ottolenghi, la lotta ai vertici militari borghesi e aristocratici - veri nemici in quanto responsabili di ingiustificati e indicibili massacri - diventa lotta di classe, portata avanti da soldati contadini e operai con lo scopo di porre fine alla guerra. 

 

 

[L'esecuzione di alcuni soldati ribelli in Uomini contro: da notare le bare già pronte sullo sfondo]

 

 

Alla sua uscita in sala, nel settembre del 1970, Uomini contro non fu accolto benissimo: sin dalla première alla Mostra di Venezia, la sua rappresentazione della grande guerra suscitò le ire tanto della sinistra extra-parlamentare quanto dei democristiani.

Rosi fu addirittura denunciato per vilipendio dell’esercito.

 

Tuttavia, il processo e le polemiche che ne derivarono furono la miglior pubblicità per la pellicola, diventata nel tempo per il suo valore didattico (attraverso le proiezioni nelle scuole, nei cineforum e in televisione), una delle più note e rilevanti produzioni nella filmografia del regista napoletano, nonostante gli iniziali tentativi di boicottaggio.

 

In Uomini contro non c’è alcuna esaltazione dell’eroismo bellico, solo uomini mandati al macello a discapito di ogni possibile logica.

D’altronde, quando mai è stato facile trovare una logica nella guerra? 

 

Uomini contro è disponibile in streaming su Prime Video.

 

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