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Tre Piani: errori, tragedie e catarsi - Cannes 2021 - Recensione

Nanni Moretti e il Festival del Cinema di Cannes hanno un rapporto ormai consolidato: qui l'autore romano portò nel 1978 Ecce Bombo, la sua opera seconda, vinse per la Migliore Regia con Caro Diario nel 1994 e portò a casa la Palma d'oro con La Stanza del Figlio nel 2001. 

 

Tre Piani è il suo nuovo lungometraggio a sei anni di distanza da Mia Madre - presentato anch'esso a Cannes - e il film era uno dei più attesi dell'intera kermesse. 

 

[Il teaser trailer di Tre Piani]

 

 

Per la prima volta in 45 anni Nanni Moretti sceglie di sviluppare un film partendo da un soggetto non originale: alla base di Tre Piani c'è infatti l'omonimo romanzo dell'autore israeliano Eshkol Nevo e questa singolarità aumentava l'attesa nei giorni precedenti alla première. 

 

Il film si apre subito con un'inquadratura e una scena che dichiarano gli intenti: mentre scorrono i titoli di testa la macchina da presa è fissa sulla facciata di un condominio della Roma bene, dove sono distinguibili tre piani. 

Tre appartamenti che scopriremo presto essere il nido di tre famiglie differenti, i cui destini si sovrapporranno durante l'evolversi della storia. 

 

Ma questo quadro tranquillo, durante una serata serena e senza vento, viene immediatamente sconvolto da un grave incidente, un evento che scatenerà il plot rivoluzionando le esistenze dei protagonisti. 

 

 

[Margherita Buy in Tre Piani è Dora]

 

Il cast è da Serie A e annovera nomi come Margherita Buy, Anna Bonaiuto, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Tommaso Ragno, Riccardo Scamarcio, Elena Lietti, Stefano Dionisi più molti giovani e giovanissimi attori che tengono testa ai loro colleghi adulti. 

 

Si comprende in fretta che i tre piani del titolo non si limitano a indicare semplicemente gli appartamenti, ma che si tratta di piani narrativi e interpretativi. 

Moretti fa parte del cast nei panni del marito del personaggio interpretato da Buy, un magistrato duro e deciso con un rapporto conflittuale con il proprio figlio: il suo non è l'unico personaggio in contrasto, nel film ognuno è in tumulto, ognuno ha un problema da risolvere e ognuno compie un percorso per provare a farlo. 

 

Ma la catarsi arriverà solo per alcuni di loro, alla fine di un viaggio difficile che si dipana lungo 10 anni e durante il quale le vite di tutti verranno segnate inesorabilmente dagli eventi che li hanno colpiti. 

 

 

[Elena Lietti (Sara) e Riccardo Scamarcio (Lucio), uno dei nuclei familiari di Tre Piani]

 

Personalmente ho trovato i personaggi femminili di Tre Piani fin troppo legati a quelli dei loro partner, le vite delle donne del film sembrano esistere solo in funzione di quelle degli uomini: una condizione di subalternità che per alcune si risolve verso la fine ma che nello svolgimento mi ha dato l'idea di un'antica concezione della figura femminile. 

 

Ho avuto l'incredibile fortuna di poter scambiare qualche parola con Nanni Moretti, al quale ho posto le mie riserve in merito: pur rispettando la mia opinione si è detto in disaccordo, sottolineando lo smarcamento soprattutto da parte di due personaggi - di Buy e di Rohrwacher - che sono poi a tutti gli effetti quelli che ho trovato più riusciti. 

 

Tre Piani riesce a trasportarci nelle vite di una borghesia romana che sembra quasi annaspare come se fosse cosciente della propria fine; c'è una sensazione di malinconia e consapevolezza del cambiamento e della fine di una sorta di impunità che aleggia su tutta l'opera, qualcosa che incontra la cinematografia morettiana post-La Stanza del Figlio e che prosegue sulla strada segnata da Mia Madre. 

 

 

[Monica, intrpretata da una bravissima Alba Rohrwacher, è forse il personaggio più dolce e affascinante di Tre Piani]

 

 

In Tre Piani si tocca il senso di colpa, il dubbio, la malattia mentale, la pedofilia, l'omicidio, senza però spingere eccessivamente sul dramma, lasciando anzi che lo sguardo del regista non entri nel merito e guardi tutto da fuori, distaccato e freddo. 

 

Un film quasi spietato nel tratteggiare il destino di alcuni suoi protagonisti, ma che nel finale scivola nell'indulgenza gentile nei loro confronti, facendo sì che nessuno in fondo abbia grandi colpe da espiare se non chi si trova a che fare con la Giustizia per un motivo valido e inappuntabile. 

 

Il film di Moretti è un'opera che ci racconta di scelte sbagliate e di conseguenze, che appare feroce e impietoso ma che, in fondo, apre le porte a tutti verso una seconda possibilità. 

 

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