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8 titoli fondamentali della Nouvelle Vague

Iniziare un percorso cinefilo di crescita e avventurarsi nel mondo della Settima Arte prescindendo dalla conoscenza, ma soprattutto dalla consapevolezza del ruolo che ha avuto la Nouvelle Vague lungo tutta la storia del cinema, sarebbe un po’ come acquistare una bellissima e costosa autovettura senza prima sapere quale sia il pedale della frizione e ignorando le basi del codice stradale.

 

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, gli scrittori dei leggendari Cahiers du Cinéma realizzarono qualcosa di rivoluzionario, che avrebbe posto le basi per il cinema moderno, influenzando decine e decine di registi a venire, nel vecchio come nel nuovo continente: da Brian De Palma a Quentin Tarantino, da Martin Scorsese a Richard Linklater, da Abel Ferrara a Bernardo Bertolucci

 

Questa nuova ondata cinematografica (Nouvelle Vague in francese significa proprio “Nuova onda”, letteralmente), i cui rappresentanti erano prima di tutto fervidi cinefili ancor prima che registi, nasceva e via via si sviluppava con la convinzione che fosse possibile un nuovo modo di girare i film, che ribaltasse le convenzioni classiche e che si ponesse alla stregua di letteratura e musica, rafforzando cioè un’idea già nata nella seconda metà degli anni ’50 per mano di altri importanti cineasti europei (Ingmar Bergman e Robert Bresson su tutti) e a quel punto definitivamente esplosa: il cinema come arte, il regista come autore.   

 

Sono diversi gli aspetti che contribuirono alla codificazione di un nuovo linguaggio del cinema, che si poneva dunque in netto contrasto con il passato: i ritmi di narrazione sincopati; la voce fuori campo; lo sguardo in macchina volto ad abbattere il sacro muro della quarta parete; un découpage per molti aspetti destrutturato, con la composizione della singola scena che viene completamente spogliata di qualsivoglia climax emotivo; la sterilizzazione del principio campo-controcampo; gli split screen; i jump-cut; la suddivisione narrativa in capitoli/quadri.

 

 

 

[Jean-Luc Godard e François Truffaut]

 

 

Mi piaceva quest’idea di totale libertà, l’improvvisazione, il fatto che non ci fosse una vera sceneggiatura con le battute precise da imparare a memoria e che io potessi lasciarmi andare all’istinto, come veniva.

 

Il giorno prima delle riprese ho chiesto a Godard se almeno avesse un’idea di quello che voleva fare.

Mi ha dato una risposta che mi ha riempito di entusiasmo: No.

 

La battuta del grande Jean-Paul Belmondo, uno degli interpreti di punta del cinema francese del secolo scorso, ben sintetizza lo spirito con cui gli autori del movimento decisero di avvicinarsi al cinema.

 

Se nel periodo americano classico la macchina da presa era invisibile e gli attori erano sì star di prima grandezza, ma pur sempre delle pedine sul set, splendidi e costosi burattini in mano a produttori e grandi major, nella nuova corrente francese la mano del regista/autore diventa ancor più decisiva nelle logiche di messa in scena e gli stessi interpreti acquisiscono una libertà di movimento e improvvisazione, che raramente si era vista fino a quel momento nelle sale.

 

Se un tempo le sceneggiature, predefinite e assolutamente consolidate ancor prima di iniziare le riprese, erano dunque una parte indispensabile dell'intero processo creativo cinematografico, nelle logiche della Nouvelle Vague esse perdono rilevanza e diventano al contrario abbozzate, provvisorie e suscettibili di continue modifiche ed evoluzioni, anche durante la stessa lavorazione del film.

 

Per la prima volta, in modo così esplicito e dichiarato, la forma assume la stessa rilevanza del contenuto.

Nei film della Nouvelle Vague, infatti, l’accento non viene posto tanto sulla storia, intesa nella sua accezione squisitamente classica, quanto piuttosto sul modo di raccontarla. 

Alfred Hitchcock diceva che il cinema fosse la vita con le parti noiose tagliate; ebbene, nel cinema della Nouvelle Vague il principio si rovescia e la realtà, così come ci appare, si fa oggetto di una rappresentazione priva di censure o forzature; tutte le parti di stallo, quelle cioè che nella nostra vita quotidiana costituiscono dei momenti di pausa, come di attesa di qualcosa tra un fatto e un altro fatto, tra un’azione e un’altra azione, vengono in questo caso non solo mostrate, ma anche e soprattutto esaltate. 

 

Parlando della sua opera massima, I quattrocento colpi, François Truffaut spiega come fosse assolutamente necessario che l’attore principale dovesse comportarsi come se la macchina da presa non esistesse, come se il piccolo Antoine, protagonista della storia, si trovasse da solo in una stanza, senza operatori e regista intorno, a vivere semplicemente la sua vita e a fare cose che farebbe in quell’esatto momento, in quella stessa circostanza, solo senza la presenza di un pubblico pagante davanti a uno schermo. 

 

“Ne 'I quattrocento colpi' bisognava evidentemente impedire a Jean-Pierre Leaud di sorridere, al contrario dell’adolescente beato di Louisiana Story che mi dà fastidio ancora oggi, tanto è evidente che recita per la macchina da presa.

Non si sorride quando si è soli.

Mettendo l’accento su questo particolare aspetto, si capisce come al centro della corrente francese vi fosse il trionfo dell’antiretorica, dell’antigrammaticalità e della libertà scenica, quest’ultima svincolata dai dettami narrativi che avevano governato fino a quel momento la messa in scena tipicamente hollywoodiana.

 

È inutile negare che siano due o tre i nomi, più di tutti gli altri, dei veri iniziatori di quella corrente artistica rivoluzionaria e che quindi vengano ancora oggi indicati come i maggiori esponenti di quel nuovo periodo storico.

Inoltre, è altrettanto doveroso specificare come anche all’interno dello stesso gruppo dei nuovi registi siano comunque riscontrabili delle differenze stilistiche, che in un certo senso riescono a isolare le carriere dei singoli componenti e che fanno capire come ognuno di loro abbia avuto un approccio personale nella realizzazione delle proprie opere.

 

Basti anche solo pensare alle separate filmografie di quelli che sono unanimemente considerati come i maestri assoluti della nuova ondata francese, Jean-Luc Godard e François Truffaut, bravi quanto distanti; i personaggi del primo, ad esempio, parlano, si muovono e si relazionano all’interno delle vicende in modo molto più teatrale rispetto a quelli del secondo. 

 

Anche tenendo conto dunque di quest'ultimo aspetto e dell’ampia scelta di capolavori che quel cinema d'oltralpe ha offerto, ho deciso di stilare una Top 8 che fosse il più possibile eterogenea, con la consapevolezza di aver necessariamente lasciato fuori titoli altrettanto memorabili, il cui valore non è ovviamente in discussione: da Il segno del Leone di Éric Rohmer a Questa è la mia vita di Godard, da L’anno scorso a Marienbad di Alain Resnais a Effetto notte di Truffaut, passando poi per lo straordinario cortometraggio fantascientifico di Chris Marker, La jetée, che nonostante sia meno in linea rispetto alle opere dello stesso periodo, merita comunque di essere menzionato.

 

Se vi fosse capitato di leggere il mio articolo “Gli spartiacque del cinema”, vi risulterà facile immaginare quale titolo abbia scelto per occupare il gradino più alto della classifica…

 

 



Posizione 8


Le beau Serge (Claude Chabrol, 1958)

 

Il titolo che inaugurò ufficialmente il filone della Nouvelle Vague. 

 

Posizione 7

 

Jules e Jim (François Truffaut, 1962)

 

Il più celebre triangolo amoroso del cinema europeo. 

 

Posizione 6

 

Ascensore per il patibolo (Louis Malle, 1958)

 

Il nuovo giallo francese. 

 

Posizione 5

 

Il disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963)

 

Lezioni di metacinema, con Brigitte Bardot al suo apice di sensualità. 

 

Posizione 4

 

La mia notte con Maud (Éric Rohmer, 1969)

 

Disquisizioni sul caso, sulla filosofia, sulla politica, nell'opera più umanistica del movimento. 

 

Posizione 3

 

Hiroshima mon amour (Alain Resnais, 1959)

 

Resnais rinnova l'uso del flashback, nel capolavoro della sua carriera.

 

Posizione 2

 

I quattrocento colpi (François Truffaut, 1959)

 

La corsa finale di Antoine verso il mare è una delle sequenze più emozionanti della storia del cinema.

 

Posizione 1

 

Fino all'ultimo respiro (Jean-Luc Godard, 1960)

 

Soggetto di Truffaut, regia di Godard: il manifesto della Nouvelle Vague.

 



Chi lo ha scritto

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53 commenti

eddak

10 mesi fa

E' l'argomento che ho studiato più volentieri agli esami per l'università 😍 Jules e Jim e Hiroshima mon Amour sono i miei preferiti!

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Interessante descrizione di un periodo che non conosco se non molto superficialmente. Segno tutti i titoli che mi mancano 😎

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Lucrezia Bariselli

1 anno fa

Ho adorato i 400 colpi e Fino all’ultimo respiro. Film geniali che al corso di storia del cinema ho dovuto analizzare più nel dettaglio e ammetto di averli amati ancora di più dopo averne compreso la tecnica

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Giuliana Zaccarini

1 anno fa

sono troppo carente per quanto riguarda la nouvelle vague

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Tazebao

1 anno fa

Ogni volta che leggo del film Il disprezzo penso all'orrore della versione italiana. Soprattutto la scena dell'assistente traduttrice. Fa ridere e mette tanta tristezza. Non mi pronuncio sulla classifica. Non sono molto esperto di N. V. ma i titoli presenti sono davvero fenomenali. Forse avrei inserito La jetee.

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Quanti bei film da recuperare, grazie mille!

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Bande à part...?

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Pierluca Parise

1 anno fa

Lasirenadelmississippi
Facendo classifiche di questo tipo si mette ovviamente in conto che molti titoli meritevoli restino fuori; questa è una regola che vale per tutte le Top8 che verranno fatte. Io ad esempio amo anche La mia droga si chiama Julie di Truffaut e La fornania di Monceau di Rohmer, entrambi esclusi dalla lista. Nel caso specifico di Bande à part, comunque, devo dire che ci sono diversi titoli della filmografia dello stesso Godard che personalmente reputo superiori e che comunque non sono presenti qui: Due o tre cose che so di lei, Una donna sposata, Il bandito delle 11, Questa è la mia vita, La cinese.

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Pierluca Parise
Avevo chiesto di Bande à part perché è un film stracitato con la sua corsa al Louvre (the dreamers) e il suo titolo storpiato da Tarantino per la sua casa di produzione, ma è ovvio che una classifica di 8 titoli sia così... e la tua è assolutamente condivisibile!  E poi se ti piace la mia droga si chiama Julie... ti piaccio io!! 🤣🤣

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Pierluca Parise

1 anno fa

Lasirenadelmississippi
Ahah infatti avevo colto l’amore che nutri per la NV già dal nome ;)

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Chi cappero è Eric Chabrol? Il fratello di Claude Rhomer? 😉

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Raff

1 anno fa

I 400 colpi tra l'altro è il primo di una trilogia che percorre tutta la vita di Antoine anche se i seguiti non sono famosi come il capostipite.

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Raff
Non sono tre i film che hanno come protagonista il personaggio di Antoine Doinel/Jean-Pierre Léaud, bensì cinque, quattro lungometraggi e un corto: I quattrocento colpi, Antoine e Colette, Baci Rubati, Domicile conjugal (titolo oscenamente  diventato da noi Non drammatizziamo... è solo questione di corna)  e L'amore fugge.

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Raff

1 anno fa

Lasirenadelmississippi
Grazie ricordavo male😝

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Lorenzo Mandile

1 anno fa

Fino all'ultimo respiro continua a stare al primo posto in tutte le classifiche sulla Nouvelle Vague

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Samuel De Checchi

1 anno fa

Devo recuperare tutto😂

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Lorenzo Nuccio

1 anno fa

Utile, della nouvelle vague ho visto poco e nulla se non "i 400 colpi" (che è qualcosa di meraviglioso)

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Gaia Marchetti

1 anno fa

Ma grazie per questa chicca! Ammetto di avere approfondito poco il genere, ma ho amato Hiroshima, non amour di Resnais, un film di poesia, pura e semplice:

"Tra qualche anno, quando ti avrò dimenticato io mi ricorderò di te come dell'oblio dell'amore stesso, io penserò a questa storia come all'orrore dell'oblio."

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Valentino Palazzo

1 anno fa

Da recuperare in toto!

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Pasquale Massara

1 anno fa

La Nouvelle Vague mi manca. È un movimento per me mai esplorato. Grazie per l'articolo :D

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Charlie Shield

1 anno fa

E' vero che cronologicamente è uscito prima, ma io sapevo che la nascita della Nouvelle Vague era stata consacrata da i 400 colpi

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Pierluca Parise

1 anno fa

Charlie Shield
Consacrazione e nascita sono due cose diverse. I 400 colpi è il capolavoro che diede risonanza internazionale alla NV; ma il titolo che si tende a considerare come inauguratore della corrente è Le beau serge.

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Charlie Shield

1 anno fa

Pierluca Parise
Ok, ti ringrazio. Lo recupererò, questo mi manca 😢

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Tazebao

1 anno fa

Pierluca Parise
E' divertente ricordare che il regista che portò alla ribalta mondiale la N.V., sia quello che poi si allontanò più di tutti da questa corrente.

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Luca Cozzolino

1 anno fa

Movimento fondamentale per il rinnovamento del cinema che avverrà con la New Hollywood in particolare. A quelli elencati, aggiungerei Pierrot le Fou di Godard e La Sirène du Mississipi di Truffaut

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Pierluca Parise

1 anno fa

Luca Cozzolino
Entrambi straordinari!

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Guido Vaccari

1 anno fa

Quanto è grave non averne visto manco uno? 😅😅

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Antonio Sansalone

1 anno fa

8 capolavori!!! E Jean Seberg sempre nel cuore

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Pfepfer

1 anno fa

Valà che me li segno tutti per una bella maratona!

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Ambra

1 anno fa

Bella lista! Quant'è bello ascensore per il patibolo... la notte, Parigi, Miles Davis, il buio desolante che avvolge i personaggi. Lo amo in maniera eccezionale!

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ho visto solo i 400 colpi, fortunatamente al cinema, non vedo l'ora di vedere anche gli altri

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Luca Ernandes

1 anno fa

Aaawww la Nouvelle Vague..😍

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Max Rockatansky

1 anno fa

Consiglio vivamente di guardarli in originale, perché ai tempi le variazioni che venivano apportate spesso e volentieri stravolgevano completamente il significato del film

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Era da tanto che volevo avvicinarmi al cinema francese, coglierò questo articolo come spunto di partenza.

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Marilena Saporito

1 anno fa

Articolo davvero interessante. Ho tantissimo da recuperare e non vedo l' ora !

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Melancholia

1 anno fa

Articolo interessantissimo!
Ultimamente sto esplorando proprio la Nouvelle Vague nel mio percorso cinefilo e questa top mi sarà utilissima.
Nell'elenco ho visto praticamente solo la prima posizione, e credo du aver fatto bene ad iniziare con quello ahah

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Mells324B21

1 anno fa

che bello leggere articoli sui classici del cinema europeo(e non solo)
Continuate così che io continuo a prendere appunti :)

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Francesco Miale

1 anno fa

Questa è la top che mi può aiutare di più in assoluto a farmi un idea della storia del cinema. Complimenti!!

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Piero Crea

1 anno fa

Quelli che leggo e che ho visto, li consiglio tutti! Sono ben intenzionato a recuperare gli altri. Questa corrente (o meglio, onda come hai detto) è forse la più affascinante di tutte. ❤️

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Joaquin Phoenix

1 anno fa

ho visto solo i 400 colpi della lista ma ho gia in programma jules e jim

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Bisogna recuperare in fretta

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Gioze

1 anno fa

Titoli molto allettanti.

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RustCohle

1 anno fa

Ne ho visti la metà, da recuperare gli altri!

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Mattia Fiorio

1 anno fa

Mi mancano "La mia notte con Maud" e "Ascensore per il patibolo". Articolo stupendo, complimenti!!

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Li recupererò. Bellissima la citazione di Belmondo.

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Drugo

1 anno fa

sfortunatamente non ne ho ancora visto nessuno

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Davide Arienzo

1 anno fa

- Quello che è brutto della guerra e che priva l’uomo della sua lotta individuale – È vero però io credo che ognuno possa lottare lo stesso, a parte la guerra. Mi ricorda un artigliere che ho conosciuto all’ospedale; tornando da una licenza conobbe una ragazza in treno. Parlarono tra Nizza e Marsiglia e sul marciapiede della stazione lei gli diede l’indirizzo e per ben due anni ogni giorno lui gli scrisse con frenesia dalla trincea su carta da pacchi e a lume di candela mentre piovevano le bombe e le granate; lettere sempre più intime. La prima cominciava con “Cara Signorina” e finiva con “i miei omaggi rispettosi”, nella terza la chiamava “Fatina Mia” e le domandò una fotografia; poi divento “mia adorata” poi “le bacio le mani” poi “la bacio la fronte”. Più tardi gli descrive la fotografia che le ha mandato e gli parla del seno che ha intravisto sotto l’accappatoio e poi passa a darle del tu: “ti amo tremendamente”; Un giorno scrive alla madre della ragazza per chiederle la mano e così si fidanza ufficialmente senza averla mai vista. La guerra continua e le lettere diventano sempre più intime: “ti sogno sempre amore mio” “carezzo i tuoi seni adorabili” “[…] e ti stringo tutta nuda a me”. Lei le risponde un po' fredda e lui si arrabbia e le dice di non fare la civetta perché lui può morire da un momento all’altro (ed era vero). Vedi Jules, per capire questi amori epistolari bisogna aver conosciuto la violenza della guerra di trincea, quella follia collettiva e la presenza della morte ad ogni minuto. Ecco un uomo che pur partecipando alla grande guerra, ha saputo combattere la sua piccola guerra privata e conquistare una donna da lontano solo con la persuasione. Quando arrivò all’ospedale era come lei, ferito alla testa, ma non ebbe fortuna. È morto dopo la trapanazione alla viglia dell’armistizio. Nella sua ultima lettera la ragazza gli scrisse “i miei seni sono le uniche spolette che ami” (Jules e Jim)
Mi è bastato questo per farmi innamorare di questa incredibile corrente cinematografica e di Truffaut
Articolo grandioso come sempre

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Barbara G.

1 anno fa

I quattrocento colpi è stato una sorpresa in positivo per me, l'ho adorato e lo consiglio

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Lorenzo Passeri

1 anno fa

Finora ne ho visto solo uno, ma conto di recuperare al più presto anche gli altri. Molto interessante l'introduzione generale, che seppur concisa, riesce a contestualizzare le opere.

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Andrea Vassalle

1 anno fa

Ne ho visti la metà, quelli che preferisco sono Il disprezzo e i 2 di Truffaut. Con Fino all'ultimo respiro non ho un gran rapporto, magari lo riguarderò

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