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Gli 8 migliori film western del XXI secolo

Il western è uno dei generi cinematografici più trasposti al cinema: Cripple creek bar room, prima opera che ha per protagonista un cowboy, è stata realizzata nel 1899, mentre La grande rapina al treno, una pellicola prodotta da Edison, incoraggiò addiritura la diffusione del cinematografo come strumento per intrattenere.

 

 

Ma all'epoca non si poteva ancora parlare di genere western, in quanto c'erano pochissimi punti in comune fra i film che avevano come ambientazione il Far West.

 

Il mito della frontiera, i duelli, i saloon, insomma tutti quegli elementi entrati nel nostro immaginario collettivo, li dobbiamo ad alcuni attori del cinema muto che hanno iniziato a imprimere, spesso scrivendosi le proprie parti, un certo stile riconoscibile nei film in cui recitavano.

 

La caratteristica principale di queste opere a basso budget risiedeva nel fatto che appartenevano spesso a un serial e quindi andavano a formare un filone narrativo e visivo coeso.

 

 

 

Al centro della vicenda c'era l'eroe, spesso dall'identità ignota ma affascinante, dall'altra invece si contrapponeva il cattivo, un personaggio esteticamente brutto e dai modi molto rudi e vili. 

 

Gli attori cardine del cinema muto che hanno contribuito a formare questo genere furono per gli anni '10 Gilbert M. Anderson e per gli anni '20 William Hurt e Tom Mix.

 

 

[Tom Mix e il suo cavallo Tony]

 

 

Nel 1923 la Paramount produsse il primo film dal grande budget di matrice western: I pionieri.

 

Questa pellicola imponente di James Cruze fu un grandissimo successo di pubblico che incoraggiò gli studios a finanziare nuovi progetti che portarono alla luce grandi registi come John Ford e il suo Il cavallo d'acciaio

 

Sebbene si continuassero a realizzare anche B-movie e serial, il western si rivelò essere un genere per importanti produzioni e iconici divi: basti pensare a Ombre rosse che lanciò John Wayne o ai registi Howard Hawks e Fred Zinnerman che con Un dollaro d'onore e Mezzogiorno di fuoco realizzarono due film immortali per la Storia del Cinema.

 

L'enorme quantità di western prodotti negli anni '40 e '50 andò pian piano calando fino a raggiungere una crisi all'inizio degli anni '60.

 

A ridare linfa a un genere che sembrava avviarsi verso il dimenticatoio arrivò lo Spaghetti Western.

 

I film che appartenavano a questo filone tutto italiano erano caratterizzati da una forte violenza visiva, ambientazioni degradate e antieroi che agivano spesso per motivazioni materiali e non per principi morali, il che non risaltava lo stacco netto fra buoni e cattivi.

 

Sergio Leone fu il più grande regista di questo sottogenere, con pellicole entrate di diritto nella Storia del Cinema mondiale e che hanno influenzato lo stile cinematografico di molti registi attuali.

 

Si pensi alla Trilogia del Dollaro con protagonista Clint Eastwood o al primo film della Trilogia del tempo: C'era una volta il West.

 

 

 

[Una delle scene più iconiche di C'era una volta il West]

 

 

Seguendo gli Spaghetti Western anche negli Stati Uniti inizarono a essere prodotti film di grande successo che ricalcavano lo stile italiano come Il mucchio selvaggio, Butch Cassidy o Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

 

Negli anni '80 e '90 ci fu un nuovo calo di produzioni di film western intervallato da brevi parentesi che portano il nome di Balla coi Lupi, Pronti a morire e Gli Spietati.

 

Con l'inizio del nuovo secolo, sebbene siamo lontanti dai fasti degli anni d'oro di questo genere, sono stati prodotti film di notevole qualità sia visiva che narrativa.

 

Con questa classifica ho voluto elencare quelle che ritengo essere le 8 migliori opere di genere western del secolo attuale, cercando di essere il più variegato possibile con la tipologia di film e inserendo una sola pellicola per regista.



Posizione 8

Ostili

Scott Cooper, 2017

 

New Mexico, 1892.

 

Una famiglia che abita in una fattoria viene improvvisamente assalita da un gruppo di Comanche che trucida tutti i componenti tranne la madre (Rosamund Pike) che riesce miracolosamente a mettersi in salvo.

 

Sulla sua strada s'imbatte il capitano Joseph Blocker (Christian Bale) che insieme a un gruppo di soldati deve scortare, contro ogni suo principio, il capo indiano Falco Giallo in una riseva indiana del Montana.

 

Joseph Blocker ha partecipato a moltissime guerre contro i nativi americani, coltivando nel tempo un odio viscerale verso di loro dovuto alle numerose perdite di compagni sul campo di battaglia.

 

Osili diretto da Scott Cooper (Crazy Hearth, Black Mass) è un'opera che attraverso il genere western e la cruenta storia degli Stati Uniti vuole tracciarci alcuni aspetti della vita dell'uomo come l'elaborazione del lutto e la capacità di redenzione.

 

Il viaggio intrapreso dai personaggi di Christian Bale e Rosamund Pike si tramuta in un cammino catartico dove però gli spiriti del passato sono sempre in agguato. Cooper inoltre è abile nel mostrarci anche come l'America che noi tutti conosciamo sia stata fondata prettamente sul sangue e sull'odio razziale, rappresentati magnificamente nella prima parte da un Christian Bale, che in Ostili recita splendidamente per sottrazione come poche volte nella sua carriera.

 

Forse il problema dell'opera di Cooper risiede proprio nel cambio troppo repentino di pensiero dei suoi protagonisti e in una retorica un po' troppo forzata in alcuni frangenti del film.

 

Il tutto è comunque ben confezionato dai bellissimi campi lunghi realizzati dal direttore della fotografia Masanobu Takayanagi e dalle due grandi prove attoriali di Christian Bale e Rosamund Pike

 

 

Posizione 7

I Fratelli Sisters

Jacques Audiard, 2018

 

Oregon, 1851.

 

I fratelli Sisters (Joaquin Phoenix e John C. Reilly) sono assoldati dal commodoro (Rutger Hauer) per estorcere a un chimico (Riz Ahmed) una misteriosa formula che permette di individuare subito l'oro nelle sorgenti d'acqua. Per trovarlo, dovranno prima cercare un detective (Jake Gyllenhaal) che è stato incaricato dallo stesso commodoro di trovare e catturare il chimico.

 

Ma le cose non andranno secondo i piani.

 

I Fratelli Sisters è un western diretto da Jacques Audiard e presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia dove ha vinto il Leone d'Argento per la miglior regia.

 

Il regista vincitore della Palma D'oro realizza con questo film un western atipico, intimo ma non per questo meno affascinante. 

 

Infatti la pellicola di Audiard è un'opera incentrata più sui personaggi che sulla storia, dove il viaggio intrapreso dai quattro interpreti è usato come pretesto per mettere in luce i caratteri di ognuno di essi, risaltando le debolezze e l'umanità con una conseguente critica alla società dell'epoca e perché no, anche a quella attuale.

 

Il film ha ovviamente come protagonisti principali i due fratelli: Charlie Sisters (Joaquin Phoenix) più incline del fratello all'autodistruzione dovuta anche a un triste passato e Eli Sisters (John C. Reilly) stufo ormai del suo estenuante lavoro di sicario e speranzoso una volta portato a termine l'incarico di ricominciare una nuova vita.

 

Il loro rapporto è il fulcro dell'opera, anche se i personaggi interpretati da Jake Gyllenhaal e Riz Hamed sebbene siano meno approfonditi da un punto di vista psicologico risultano ugualmente interessanti, grazie alle loro discussioni spesso incentrate sulla psicologia umana e sulla società.

 

Tutto ciò è confenzionato in maniera splendida da Audiard che grazie a una stupenda fotografia realizzata da Benoit Debie (Irréversible, Enter the Void) e una avvolgente colonna sonora del due volte premio Oscar Alexandre Desplat (Grand Budapest Hotel, The Shape of Water) ci regala un western fuori dai canoni classici del genere, ma ammaliante e avvincente che ci farà riflettere molto e divertire altrettanto.

 

  

Posizione 6

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Andrew Dominik, 2007

 

Jesse James è stato probabilmente il più famoso bandito del Far West.

 

Dopo un passato da sudista durante la guerra di secessione, formò una banda con suo fratello Frank che seminò terrore per moltissimi anni.

Il governo americano non riuscì mai a catturarlo vivo, infatti Jesse James fu ucciso vigliaccamente alle spalle da Robert Ford, un componente della banda dei fratelli James.

 

Il film di Andrew Dominik ripercorre le vicende degli ultimi anni di vita di Jesse James - interpretato da Brad Pitt che ha vinto la Coppa Volpi per questo ruolo - concentrandosi in modo peculiare però sul suo omicida, il codardo Robert Ford.

 

Infatti l'opera ci mostra come Bob Ford - un bravissimo Casey Affleck -  sia sempre cresciuto con il mito di Jesse James, alimentato dai numerosi libri scritti sul celeberrimo bandito.

Se all'inizio la venerazione che il personaggio di Affleck provava era candidamente sincera, col passare del tempo si tramuta in ossessione e spasmodica invidia che lo porterà all'omicidio di Jesse James.

 

il film, caratterizzato da un ritmo lento e contemplativo, è principalmente incentrato sui dialoghi e sui lunghi silenzi di questi due personaggi.

Magnifico e austero è anche il paesaggio dell'opera di Dominik. Il Kansas e il Missouri, straordinariamente fotografati da Roger Deakins, alimentano ancor di più l'anima del film, malinconica e meditativa. 

 

L'assasinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford ci mostra essenzialmente la caduta del mito del Far West.

Dopo la morte del personaggio di Brad Pitt, Robert Ford insieme a suo fratello Charlie - Sam Rockwell - iniziò a inscenare il famoso omicido, ed è in questa ultima parte del film che l'opera si tramuta, diventando più cupa e dove le meravigliose praterie del vecchio west lasciano spazio ad angusti e claustrofobici spazi chiusi, per segnalare la caduta del mito e l'avanzamento del nuovo mondo.

 

Un film quello di Domink complesso, incentrato molto sulla psicologia dei personaggi, che si smarca dal concetto classico di western per ottenere qualcosa di più sofisticato e particolare, ma non per questo meno splendido.

 

 

Posizione 5

Quel treno per Yuma 

James Mangold, 2007

 

Dan Evans (Christian Bale) è un veterano della guerra civile americana che, ferito a una gamba, si è ritirato da tempo dalle armi per allevare vacche e coltivare la terra insieme alla moglie e i suoi due figli.

 

La siccità e i debiti accumolati però non lasciano in pace Dan che ha però l'occasione di riscattarsi economicamente e moralmente tramite un'opportunità unica: Ben Wade (Russel Crowe), un pericoloso fuorilegge, deve essere scortato a Yuma sul treno delle 3:10 e Dan che ha contribuito alla cattura, farà parte della comitiva che porterà Wade su quel treno. 

 

James Mangold - regista dei recenti Logan e Le Mans '66 - La Grande Sfida - con Quel treno per Yuma realizza un western classico, coeso e senza sbavature. 

 

Infatti, sebbene la struttura narrativa sia quella prettamente classica del genere, Mangold riesce a imprimere nel film una dinamicità unica, tramite una narrazione semplice e priva di ogni finalità etica, e sequenze d'azione spesso girate in modo assolutamente magistrale come la rapina alla diligenza e la sparatoria finale.

 

La potenza del film risiede anche e soprattutto nei suoi peronaggi: Bale e Crowe fanno a gara di bravura interpretando due caratteri apparentemente distanti a inizio pellicola, e lo sguardo del figlio maggiore di Dan durante la vicenda è uno degli aspetti più forti e romantici del film. 

 

Quel treno per Yuma, remake del film omonimo del 1957, risulta essere alla fine un ottimo prodotto, accompagnato da una travolgente colonna sonora, con un finale in cui risiede l'essenza del western: il mito che continua e la speranza che non muore mai.

 

 

Posizione 4

Il buono, il matto, il cattivo 

Kim Ji-woon, 2008 

 

Manciuria anni '30: il Giappone ha invaso e conquistato la Corea.

 

Un esercito di ribelli vuole liberarsi del regime dittatoriale del Sol Levante.

 

Yoon Tae-goo (interpretato da Song Kang-ho, attore feticcio di Bong Joon-ho) durante una rapina su un treno si impossessa inconsciamente di una mappa che porterebbe a un misterioso tesoro.

Sulla traccia di questo manufatto ci sono anche Manchuria Kid e Park Do-won assoldati rispettivamente da un mercante privo di scrupoli e l'esercito di ribelli coreano.

 

Il buono, il matto, il cattivo è l'omaggio di Kim Ji-woon all'opera di Leone, citata a più riprese durante il film sia da un punto di vista estetico che di soluzioni narrative. 

 

L'opera del regista sudcoreano però si discosta dalle atmosfere de Il buono, il brutto, il cattivo e riscrive le regole del genere western inventando un nuovo sottogenere il Kimchi western.

 

Il film di Kim ji-woon è estremamente violento, ma allo stesso tempo riesce ad allegerire la crudezza di certe scene attraverso un umorismo tipico dei film orientali.

Nel Il buono, il matto, il cattivo non c'è spazio per i silenzi, se non in bravi frangenti, ma l'azione è sempre lì a portata di mano, con sequenze pirotecniche da far invidia alle migliori scenografie della cinematografia mondiale. 

 

Il regista di Bittersweet Life riesce con chiarezza a rappresentare il suo immaginario di Far West con chiarezza e versatiltà, in un blockbuster divertente, graffiante e unico.

 

Assolutamente da non perdere. 

 

 

Posizione 3

La ballata di Buster Scruggs

Joel Coen, Ethan Coen, 2018

 

La ballata di Buster Scruggs è un film scritto e diretto dai fratelli Coen strutturato in 6 episodi antologici.

 

Ogni episodio viene intradotto da un testo proveniente dal libro La ballata di Buster Scruggs, dove l'aspetto che accumuna tutti i capitoli del film è il tema centrale: la morte.

 

In ogni episodio c'è un morto, spesso il protagonista stesso, fatta eccezione per l'ultimo capitolo dove a esser defunti sono tutti gli occupanti di un lato della carrozza.

 

I fratelli Coen usando come pretesto la morte ci vogliono parlare dell'America che è stata - e forse? - è ancora, senza però vestirsi da giudici ma raccontando semplicemente delle magnifiche storie.

 

È giusto il pensiero di un cercatore d'oro - un favoloso Tom Waits - che uccide un ladro che ha tentato a sua volta di ucciderlo?

È giusto che un impresario - un cinico Liam Neeson - costretto alla fame, sacrifichi il suo compagno di viaggio monco nonchè attrazione del suo spettacolo, per denaro? I Coen non ce lo dicono, si limitano a mostrare, lasciando a noi questi infausti dilemmi.

 

La ballata di Buster Scruggs oltre a essere un gioiello di scrittura, visivamente è a tutti gli effetti uno dei più bei western di sempre.

 

La fotografia di Bruno Delbonnel (Faust, A Proposito di Davis, Il favoloso Mondo di Amélie) ci regala, durante le più di due ore di visione, quadri che si potrebbero appendere al muro per quanto perfetti. 

 

"Una canzone non manca mai di risollevarmi il morale, quaggiù nel vecchio West, dove le distanze sono grandi e il paesaggio è immutabile."

 

Così canta Buster Scruggs, protagonista del primo episodio, e ascoltandolo come darli torto... 

Non si respirava l'atmosfera del vecchio west in modo tale da anni. 

 

 

 

 

Posizione 2

Django Unchained

Quentin Tarantino, 2012

 

1858, due anni prima della guerra civile, da qualche parte in Texas.

 

Lo schiavo di colore Django (Jamie Foxx) viene liberato dall'ex dentista tedesco, ora cacciatore di taglie, King Schultz (Christoph Walz) che ha bisogno di lui per trovare tre ricercati che lavorano in una piantagione dove era costretto a lavorare Django insieme a sua moglie.

 

Fra i due nasce subito una sincera amicizia che porterà il Dottor Schultz ad aiutare Django a liberare sua moglie Broomhilda, prigioniera a Candieland, una tenuta immensa di proprietà di Calvin Candie (Leonardo DiCaprio).

 

"Il tuo capo è uno un po' debole di stomaco per uno sport cruento come la lotta."

"No... È che non è abituato a vedere un uomo sbranato dai cani."

"Tu invece sì?"

"Io sono solo più abituato agli americani di lui."

 

Questo dialogo fra Django e Calvin Candie, avvenuto poco dopo che un uomo venisse sbranato vivo da dei cani, rappresenta secondo me l'essenza del film di Tarantino.

 

Si sa: il regista di C'era una volta a... Hollywood, ama come pochi altri il cinema western, in particolare gli spaghetti western.

 

Con Django Unchained Tarantino si cimenta in questo genere avvalendosi della collaborazione di pezzi da 90 come i tre premi Oscar Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo DiCaprio, oltre che il suo attore feticcio Samuel L. Jackson

 

Ma oltre a delle prove da urlo degli attori sopracitati, oltre ai temi musicali di Ennio Morricone e oltre al citazionismo - forse esagerato - ai film di Sergio Leone e Sergio Corbucci, c'è molto di più: una critica feroce alla Storia e alla società statunitense. 

 

Django in questo film diventa il simbolo della libertà, della vendetta di un popolo che è stato vittima, e lo è ancora, di un razzismo bieco e folle.

 

E Tarantino ce lo fa capire con numerose scelte stilistiche vincenti: il sangue che schizza sul cotone bianco quando uno dei ricercati da Schultz viene ucciso, i dialoghi al limite della stupidità del Ku Klux Klan e sopratutto raffigurando l'americano razzista come uno stupido, ignorante e folle, incarnato perfettamente da un diabolico Leonardo DiCaprio.

 

Quentin Tarantino con Django Unchained ci regala un grande film, vincitore dell'Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale, che sa divertire, intrattenere ma soprattutto riflettere sulla nostra società, perché anche se il film è ambientato nel 1858 è ancora tremendemente attuale. 

 



Posizione 1

Revenant

Alejandro González Iñárritu, 2015

 

"Nel mezzo di una tempesta, se guardi i rami di un albero, giureresti che stia per cadere.

Ma se osservi il suo tronco ti accorgerai di quanto sia stabile."

 

Questa è una delle frasi più esplicative e significative di Revenant, l'ultimo film di Iñárritu con protagonista Leonardo DiCaprio.

 

Quando uscì, l'opera del regista messicano polarizzò in un certo senso il giudizio del pubblico che si divideva fra chi lo elogiava in tutti i suoi aspetti e chi lo riteneva essenzialmente un esercizio stilistico di Iñárritu e del direttore della fotografia Emmanuel 'Chivo' Lubezki.

 

Personalmente penso che Revenant sia un film completo in tutti i suoi aspetti.

L'opera di Iñárritu, sebbene non sia un western prettamente classico, ha tutti gli elementi caratteristici del genere: la ditocomia fra il protagonista principale - Hugh Glass - un sofferente e fantastico Leonardo DiCaprio e il suo antogonista - John Fitzgerald - un feroce e irriconoscibile Tom Hardy; la rappresentazione delle minoranze etniche degli Stati Uniti; le atmosfere e i paesaggi ottocenteschi perfettamente fotografati da Lubezki.

 

L'aspetto però che a molti è sfuggito secondo me è il signicato del film.

La trama, se vista superficialmente, può risultare come la classica storia di vendetta ma dietro a ciò c'è molto di più: la rappresentazione più pura del significato di sopravvivenza e di resilienza.

 

Durante il film tutti lottano per sopravvivere, nessuno escluso.

Gli indiani che attaccano il gruppo capitano da Glass - in quel fantastico piano sequenza - il gruppo che a sua volta deve prottegersi dall'attacco, Fitzgerald che vuole portare a casa le pelli faticosamente prese durante l'inverno, il personaggio di DiCaprio, suo figlio, la natura, tutti.

 

La sopravvivenza la viviamo anche noi spettatori, grazie anche alla sceneggiatura svilluppata in orizzontale che ci rende partecipe di ogni respiro, di ogni sofferenza dei personaggi, tanto che l'ultimo sguardo di Glass è rivolto a noi.

Un film che ci distrugge, dove in ogni istante può accadere qualcosa, ma che al tempo stesso ci fa vivere la natura in ogni suo aspetto fisico e umano.

 

Nel mezzo di una industria cinematografica popolata da sequel/prequel/reboot, giureremmo che il Cinema stia per morire. 

Ma se guardiamo Revenant ci accorgeremo di quanto sia stabile e magnifico.

 

 



Chi lo ha scritto

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15 commenti

Tati23

2 mesi fa

Ho ancora in lista da vedere  I Fratelli Sisters e la Ballata di Buster Scruggs

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Lenù

2 mesi fa

mi manca Il buono, il matto, il cattivo:(  grazieee

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Yuri Palamini

3 mesi fa

Gran bella classifica! 
Felice di averci trovato 2 gioiellini come I fratelli Sisters e La ballata di Buster Scruggs (dove giustamente citi la fotografia, grazie Netflix...)
Per gusto personale, dovendo scegliere, avrei messo The hateful eight di Tarantino, ma mi rendo conto che Django (che comunque non disprezzo) sia più "western". 
Il coreano mi manca, ma già solo dal titolo va recuperato immediatamente, grazie!!

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Lenù

2 mesi fa

Yuri Palamini
anche a me incuriosisce Il buono, il matto, il cattivo :)))    Amo Django e ho apprezzato molto La ballata di Buster Scruggs

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Marta Savastano

2 mesi fa

Lenù
Quoto in pieno il tuo commento 😎

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Filman

3 mesi fa

Bella classifica, poco scontata 👍

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Claudio Bertelle

3 mesi fa

Confesso che non ho visto il nr. 6 ma per i miei gusti avrei invertito i posti 4 e 5. Dei f.lli Coen personalmente avrei messo Il Grinta al posto de La ballata di Buster Scruggs. In merito ai primi due confesso che sarei impazzito per scegliere il migliore, a mio avviso sarebbe un "ex aequo".

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Lenù

2 mesi fa

Claudio Bertelle
avrei invertito i primi due

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Yuri Pennacchi

3 mesi fa

Consiglio di recuperare a chi se lo sia perso "The Homesman" di e con Tommy Lee Jones.
Ottimo lavoro che avrebbe più che meritatamente potuto prendersi un posto in questa classifica.
Il genere Western rivive grazie ad un'atmosfera e una ricostruzione storica caratterizzate da una maniacale cura dei dettagli di una qualità come poche volte se ne è vista. 
La storia poi è ricolma di risvolti drammatici a cui ogni spettatore non può rimanere indifferente 

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Emanuele Antolini

3 mesi fa

Yuri Pennacchi
Segnato!

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