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Nessuno può mettere il copyright di Dirty Dancing in un angolo... o forse sì.

Quante volte hai sentitola frase ''Nessuno può mettere Baby in un angolo!'' presa da Dirty Dancing? Una frase nota di un film può essere protetta se registrata come marchio? Può essere protetta dal diritto d'autore?

 

 

Rispondo a queste domande analizzando un caso interessante avvenuto nel 2016 negli USA. 

 

Lionsgate, produttrice del film Dirty Dancing, ha fatto valere le sue ragioni in giudizio contro una pubblicità di TD Ameritrade che ha utilizzato i marchi Dirty Dancing e la famosa frase "Nessuno può mettere Baby in un angolo!" solo un po' rivisitata e diventata "Nessuno mette il tuo vecchio 401 (k) in un angolo"

 

La pubblicità in questione la vedete qui sotto.

 

 

 

Lionsgate ha affermato di possedere i diritti del marchio sulla frase "Nessuno mette Baby in un angolo", registrata per il merchandising del film Dirty Dancing.

 

TD Ameritrade ha tentato di "ingannare il consumatore facendogli credere che la campagna pubblicitaria fosse un'opera autorizzata o sponsorizzata da Lionsgate, quando in realtà non lo era".

 

Il Giudice californiano Dean Pregerson, che ha analizzato il caso, ha dato torto alla Lionsgate perché non ha trovato nessuna violazione né concorrenza sleale o agganciamento di clientela.

 

In pratica nessuna violazione del marchio "Dirty Dancing" nell'uso dello slogan pubblicitario "Nessuno mette il tuo vecchio 401 (k) nell'angolo".

 

 

 

 

Un altro caso simile, sempre statunitense, sull'uso di materiale coperto da proprietà intellettuale e sulla possibilità o meno di utilizzo da parte di terzi, è il caso Dastar.

 

Questo caso rappresenta forse il più famoso caso di Hollywood sulla tutela del marchio v. il pubblico dominio.

 

Una serie TV del 1949 sulla Seconda Guerra Mondiale, diventata di dominio pubblico grazie a una registrazione del copyright decaduta, può essere riconfezionata da un nuovo produttore con un nuovo titolo?

 

Dastar aveva copiato la serie televisiva Crusade in Europe di Fox una volta esauriti i diritti d’autore su di essa, riproponendola come una miniserie.

 

Ciò facendo non aveva riconosciuto alcunché alla fonte originale dei materiali-video (rappresentata da un libro i cui diritti, ormai scaduti, erano stati acquisiti da Fox).

La Fox, priva ormai della tutela autoriale, aveva accusato la Dastar di violare il proprio diritto di marchio. 

 

 



La Suprema Corte ha osservato che una volta estinta la privativa autoriale, il diritto di riprodurre copia dell’opera protetta “passes to the public”.

 

Negare tale diritto significherebbe alterare “a carefully crafted bargain under which, once the patent or copyright monopoly has expired, the public may use the invention or work at will and without attribution.” 

[un affare attentamente elaborato in base al quale, una volta scaduto il monopolio del brevetto o del copyright, il pubblico può utilizzare o lavorare sull'invenzione a volontà e senza attribuzione]

 

Di conseguenza, il Giudice Scalia ha rigettato la domanda attorea perché concedere la tutela di marchio avrebbe interferito col già esistente diritto d’autore, creando “a species of mutant copyright law that limits the public's federal right to copy and to use expired copyrights”.

[una specie di legge sui diritti d'autore mutante che limita il diritto federale del pubblico di copiare e utilizzare i diritti d'autore scaduti]

 

Il caso di Dirty Dancing è in qualche modo diverso.

 

 

 

Il Giudice Scalia ha deciso su due prodotti messi in vendita che utilizzavano la stessa fonte, mentre il caso Dirty Dancing ha coinvolto "l'autore di qualsiasi idea, concetto o comunicazione incorporata in tali beni".

 

Lionsgate ha sostenuto che i consumatori, vedendo la pubblicità di TD Ameritrade, avrebbero subito pensato o presunto che la società cinematografica aveva autorizzato l'uso di "Nessuno mette Baby in un angolo".

Ma il Giudice non ha ritenuto esistente alcuna violazione di marchio.

 

In realtà, a mio parere, anche la violazione del diritto d'autore non sarebbe stata priva di difficoltà.

 

Lionsgate avrebbe dovuto dimostrare che la pubblicità con un'espressione sostanzialmente simile al suo film era un plagio, ma la convenuta si sarebbe facilmente difesa dall'accusa sostenendo che la sua pubblicità è una parodia e in quanto tale protetta da copyright. 

 

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2 commenti

Nuriell

1 mese fa

Certo che un sacco di richieste sul copyright sono assurde.

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Claudia Roggero

1 mese fa

Nuriell
si hai ragione ed è per quello che mi piace!

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