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Michael Jackson: Leaving Neverland

Il documentario di Dan Reed Leaving Neverland dura 4 ore, è suddiviso in due parti e, da quanto leggo online, è un progetto pericolosamente complicato da recensire non tanto per quello che racconta della vita di Michael Jackson, quanto per quello che viene riferito dai due protagonisti: due presunte vittime che decidono di raccontare le loro storie di abusi (molestie e stupro a danni di minori) perpetrati dall'idolo del pop nei loro confronti.

 


 

La famiglia di Michael Jackson è furiosa.

"Michael ha sempre porto l'altra guancia e anche noi abbiamo sempre porto l'altra guancia quando alcune persone si sono scagliate contro la nostra famiglia, era il nostro modo di fare" 

si legge in un comunicato stampa rilasciato dalla famiglia a seguito dell'anteprima del documentario al Sundance Festival

 

"Ma non possiamo restare zitti mentre si compie questo pubblico linciaggio e questi profili tweet che come avvoltoi che non hanno mai incontrato Michael gli danno addosso.

Michael non è qui e non può difendersi, altrimenti queste accuse non gli sarebbero mai state rivolte."

 

Ad onor del vero Jackson è stato assolto a seguito di una causa durata anni dalle accuse di presunte molestie e stupro a danni di minori, che hanno lasciato tante persone sconvolte.

 

Tutto ciò rende difficile valutare una serie di quattro ore, che sarà trasmessa questa primavera su HBO e Channel 4 nel Regno Unito, strutturata quasi interamente come un paio di interviste side-by-side in cui Wade Robson e James Safechuck sono incredibilmente persuasivi. 

 

 



A parte i due racconti strazianti, il film di Reed è complicato dal punto di vista legale proprio per le testimonianze filmate di Robson e Safechuck.

 

Il documentario non teme il fatto che Robson abbia citato in giudizio il Neverland Ranch, la tenuta di Jackson, solo quattro anni fa, né che entrambe le presunte vittime abbiano dichiarato alle autorità e/o confermato sotto giuramento in più occasioni che Jackson non li avesse mai molestati.

 

Ciò a cui punta il film è piuttosto dimostrare che una cosa che potrebbe essere facile per un osservatore valutare dall'esterno non è mai così chiara.

Leaving Neverland è, in definitiva, la storia durata più di 20 anni di Robson e Safechuck: i loro segreti, le loro bugie e i danni che possono provocare.   

 


 

Chiaramente Leaving Neverland è anche una grande mossa pubblicitaria, come lo sono sempre le storie strazianti che fanno notizia.

Robson (nella foto qui in alto con Michael) ha vinto una gara di imitazione di Michael Jackson in Australia e ha condiviso il palco con il suo idolo. 

 


Safechuck invece (qui nella foto con Michael) è apparso in uno dei famosi spot Pepsi di Jackson e l'ha seguito in tour come come ballerino. 

 

Entrambi sono apparsi con Jackson in innumerevoli fotografie nei backstage degli spettacoli e negli eventi del famoso Neverland Ranch.

Robson e Safechuck minorenni erano accompagnati dalle loro madri, che sapevano che i loro figli trascorrevano una quantità eccessiva di tempo con un uomo adulto: tempo che veniva spesso passato dietro porte chiuse! 

 

[Il regista del documentario Dan Reed, al centro, con accanto Wade Robson e James Safechuck, nel 2018]

 

 

L'intento del regista, quindi, non è tanto scoprire la verità, ma far credere a Robson e Safechuck di aver concesso loro un'occasione, un luogo sicuro dove condividere la loro esperienza come vogliono, e se ciò richiede per noi spettatori lo stare 4 ore del nostro tempo incollati ad uno schermo, beh... allora Reed ha vinto!   

 

C'è ancora una qualche possibilità che si possa fare giustizia, che si possa sapere la verità?

 

Certamente non è compito del regista né tantomeno di un documentario e quindi tenetelo in considerazione, se mai deciderete di vedere Leaving Neverland: That's Entertainment. 

 

 

 

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6 commenti

Daniele Besana

16 giorni fa

Adoro questi articoli! Probabilmente ho una fascinazione inconscia per la Legge...


Non mi sbilancio sull'argomento del documentario, perché sono stato cresciuto da una madre fan del Re del Pop e penso non sarò mai obiettivo nei suoi confronti...

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Claudia Roggero

11 giorni fa

Daniele Besana
Ognuno ha la sua verità...se vuoi leggere altri articoli vai su www.dandi.media

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Gabriele Maccauro

17 giorni fa

Non mi sembra altro se non una mossa pubblicitaria e volta a far parlare di sé, soprattutto visto il periodo storico in cui ci troviamo ed in cui si trovano, ancor più, gli americani. Di cinema però, ho paura ci sia molto poco, quando invece dovrebbe essere la cosa più importante

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Claudia Roggero

11 giorni fa

Gabriele Maccauro
🎥 chissà...

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Andrea Ervetti

17 giorni fa

L'innocenza di Michael è già stata appurata legalmente, direi che esorcizzare ancora queste dichiarazioni lo trovo di poco gusto.

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Claudia Roggero

11 giorni fa

Andrea Ervetti
toccherebbe vederlo

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