close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#cinefacts

#Kineneumatica

Wendy Carlos, Stanley Kubrick e la colonna sonora di Arancia Meccanica

A metà del secolo scorso il mondo musicale vive un’epoca di grandioso fermento evolutivo. Gli sperimentatori raggiungono livelli di novità mai sentiti prima, a volte sconfinando nell’inascoltabile.

 

E quando dico inascoltabile lo intendo sia in senso letterale, con riferimento ai 4’33” di John Cage, sia in senso figurato con le composizioni di Xenakis che, fidatevi, vi faranno rivalutare la precedente opera di Cage.

 

[Che simpatico burlone era John Cage]

 

 

Ma se evitiamo accuratamente di dirigere i motori della nostra navicella verso la stratosfera, subito sotto troviamo i pionieri della musica elettronica.

 

Nel 1968 un giovane Walter Carlos pubblica Switched-On Bach, album in cui reinterpreta con il solo uso di un sintetizzatore Moog alcune delle opere più famose del compositore tedesco.

È un successo straordinario: raggiunge la Top 10 nella classifica US Billboard 200, vince tre Grammy Award, ma soprattutto rende il sintetizzatore uno strumento pop.

 

Piccola precisazione per non urtare la sensibilità né dei SJW né dei cripto omofobi: sì, prima l’ho chiamata Walter perché l’album fu rilasciato con quello che all’epoca era il suo nome di battesimo.

Ritengo la questione sul suo cambiamento di sesso strettamente individuale e meritevole di rispetto.

Per giunta è anche del tutto irrilevante in tale sede, perciò eviterò di trattarla o strumentalizzarla in qualsivoglia maniera.

 

Dico questo per non confondervi, perché da ora in avanti la chiamerò Wendy Carlos.

 

 

[Wendy Carlos in azione] 

 

 

Torniamo a noi.

 

Il successo del disco d’esordio di Wendy Carlos è talmente folgorante da richiedere automaticamente un seguito.

L’anno seguente pubblica The Well-Tempered Synthesizer, in cui amplia il bacino di attinenza a diversi autori di epoca barocca.

 

Le sue due prove, incensate dal pubblico e demolite dai puristi della classica, non passano inosservate neanche nella capitale della perfida Albione, più precisamente ad Abbots Mead, dove un esule americano con la passione per la regia si appresta a girare il suo nono lungometraggio. 

 

La storia è tratta da un romanzo politico-distopico e le trasposizioni futuristiche e artificiose delle opere classiche realizzate da Wendy Carlos, in contumacia al maestro Morricone, si adatteranno perfettamente al tema.

 

Senza girarci ancora attorno, come un perfido e sadico squalo con un malcapitato surfista, sto ovviamente parlando di Stanley Kubrick e di Arancia Meccanica.

 

 

 

 

Se siete appassionati e vi interessa un'analisi del film potete trovarla qui.

 

Io mi concentrerò più sull'aspetto musicale anche perché la pellicola, ricalcando il romanzo di Anthony Burgess, regala alla musica un ruolo di primaria importanza. 

 

La passione di Alex (Malcolm McDowell) per la nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, ammirata come una creazione di angelica fattura, si contrappone all’antisocialità dei suoi passatempi ultraviolenti.

Gli istinti più alti si fondono con quelli più bassi offrendoci un personaggio grottesco.

 

 

 

Personalità che esplode in tutta la sua forza nella scena della prima effrazione e della celeberrima reinterpretazione del balletto di Gene Kelly sulle note di Singin’ In The Rain

.

Una scelta improvvisata dallo stesso McDowell dopo la richiesta, da parte di Kubrick, di ballare e cantare durante le violenze agli sfortunati padroni di casa.

La sequenza, divinamente rivoltante, ci costringe a familiarizzare con la natura di "trickster" del protagonista.

 

Il risultato è talmente forte da essere diventato immortale.

Uno di quei picchi artistici che ti si incastrano tra gli ingranaggi del Gulliver e non riesci più a rimuovere.

 

 

 

L’elemento grottesco ritorna più volte nel corso delle due ore di film, e uno degli espedienti utilizzati da Kubrick è il cambiamento delle velocità di proiezione.

 

La scena del threesome tra Alex e le due devotchke rimorchiate nel negozio di dischi acquista, grazie a musica e montaggio, una verve comica inaspettata.

È tanto buffo quanto straniante vedere questi tre intenti ad amarsi a velocità supersonica accompagnati dalla bizzarra cavalcata elettronica sulle note dell’ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini.

 

 

 

Se la scena precedente è comicamente spiazzante, le scene in cui abbina la brutalità visiva alla magnificenza festosa della musica, sono davvero sublimi.

 

La massima espressione Stanley Kubrick la raggiunge con il ralenti.

Lo scontro tra Alex e i drughi è talmente iconico da aver fatto scuola.

 

La violenza coreografica rallentata ed elevata ad arte, associata a una musica il cui intento sarebbe di convogliare nell’ascoltatore emozioni e visioni ben diverse da quelle mostrate.

 

 

 

Tutto ciò, invece di stonare, acquista un nuovo potentissimo significato, l’esaltazione della catarsi raggiunta dal protagonista in un momento di assoluta onnipotenza.

 

Un mezzo espressivo talmente prezioso da essere entrato nella coscienza collettiva dei cineasti di tutto il mondo.

 

Basti pensare alla furiosa scena finale in Bronson di Nicolas Winding Refn.

 

 

 

Poi c’è la scena della Cura Ludovico.

 

Gli occhi azzurri, spalancati dai "fissa-palpebre", di un Alex orripilato alla visione delle immagini del Terzo Reich e della Seconda Guerra Mondiale mentre ascolta la amata nona del Ludovico Van.

 

Qui Wendy Carlos prende quelli che, per mio gusto personale, sono i cinque minuti più belli della storia della musica e ne realizza una versione farsesca, in cui il sintetizzatore diventa orchestra e il tenore solista viene sostituito dal vocoder.

 

Anche qui Kubrick dosa sapientemente i contrasti tra una musica quasi clownesca, filmati di guerra e la violenza sofferta, in questo caso, dal nostro spregevole antieroe, costretto con la forza a reprimere sia gli istinti più bassi e beceri, sia le più alte aspirazioni dello spirito.

 

 


 

Il gusto e la cultura musicale di Wendy Carlos si manifestano durante tutta la pellicola ma una particolare menzione la merita la prima scena al Korova Milk Bar.

 

Per dare le giuste vibrazioni all’ambiente cupo e decadentista del covo in cui Alex e i drughi si rifocillano a bicchieri di latte più, Wendy Carlos sceglie la Musica per il funerale della Regina Maria di Herny Purcell.

 

Il sintetizzatore rende ancora più oscura e inquietante quella che è a tutti gli effetti una marcia funebre in stile barocco.

 

 

 

Lo spettatore è istantaneamente catapultato in un mondo dove la speranza deve essere lasciata alle proprie spalle prima di varcare l’uscio.

 

Un mondo in cui la violenza non appartiene solo ai sociopatici e ai criminali, ma anche agli apparati statali, ai difensori della legge e della moralità.

Un mondo dove i drughi si reinventano poliziotti.

 

 

 

Ho citato solo i momenti più iconici ma la musica classica costella tutta la durata del film, come brillantissimi astri nelle notti estive.

 

Per esempio Pomps and Circumstance di Edward Elgar durante la detenzione e la Scheherazade di Nikolai Rimsky-Korsakov a cullare Alex nelle sue fantasie bibliche.

 

A queste si aggiungono anche alcuni pezzi composti dalla stessa Wendy Carlos e raggruppati nella traccia Timesteps che è possibile ascoltare nel disco rilasciato nel 1972.

 

 

 

 

Non si può affermare che Arancia Meccanica sia un film di facile visione.

 

I temi trattati e le immagini violente potrebbero inizialmente allontanare alcune persone.

 

Però è altrettanto vero che sia un film indispensabile nella cineteca di un amante del Cinema e della Musica. 

Momenti di puro genio e un uso iconico della colonna sonora: se non lo avete ancora visto non potete non recuperarlo.

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Top8

Stortod'autore

Oscar2019

Lascia un commento

close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni