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Povere creature! - Recensione: il favoloso mondo distorto di Bella - Venezia 2023

Una rivoluzione nella carriera di Yorgos Lanthimos attraverso le avventure della creatura frankensteiniana Bella Baxter, in un mondo distorto e plasmato dallo sguardo del suo autore

Uno dei film più attesi del concorso di questa 80ª Mostra del Cinema di Venezia, è senza dubbio Povere creature!, l’ottavo film di Yorgos Lanthimos.

 

Un punto nodale all’interno della carriera di uno degli autori più riconoscibili e amati degli ultimi due decenni, che all’alba dei cinquant’anni è forse chiamato a consolidare e confermare il percorso avuto fino ad oggi, dopo la più lunga pausa tra due uscite: sono passati infatti cinque anni da La Favorita.

 

[Il trailer internazionale di Povere creature!]

 

 

Povere creature! è un’opera che avrebbe dovuto segnare una rottura, il superamento di un linguaggio che poteva iniziare a mostrare le sue prime crepe tra la costrizione dell'alienazione, ma sempre sugli stessi toni, e l’intrinseca ripetitività di una poetica: il film secondo me lo fa senza ombra di dubbio, ricollocandosi nel solco che era già stato de La Favorita, il più grottescamente atipico dei suoi ultimi film. 

 

Vita e misteri della prima donna medico d'Inghilterra, questo doveva essere il primo titolo di Povere creature!, il frankensteiniano coming of age di Bella Baxter: una donna morta suicida a cui è stato impiantato il cervello del feto che portava in grembo.

Come una bambina che deve imparare tutto sul mondo e sulla vita, la protagonista interpretata da una mai così multiforme Emma Stone viaggia e cerca avventure per scoprire il mondo che la circonda. 

 

Il film è diviso per capitoli tra i diversi luoghi che la donna con il cervello di bambina attraversa lungo tutto il film e in ognuno di questi sembra essere messa di fronte a uno dei nodi dell’esistenza umana: dall’iniziale scoperta del proprio corpo al primo incontro con i rapporti sociali, dalla delusione legata alle classi sociali e al viaggio nel lavoro e nella sessualità.

 

Fino alla costruzione di un proprio posto nel mondo, come ogni coming of age che si rispetti.

 

 

[Emma Stone nei panni della frankensteiniana creatura di Povere creature!]

 

La “ritardata così carina” come viene chiamata in una delle prime scene del film è l’unico fulcro delle immagini grandangolari e distorte di Povere creature!, che sin dalla prima inquadratura ci mostra la sovrapposizione totale con la sua protagonista.

 

Una donna vestita di blu si perde prima nel cielo e poi nel Tamigi, dopo essersi buttata da un ponte: tutto è del colore dei suoi abiti, come tutto all’interno dell’opera di Lanthimos parla delle vicende e delle emozioni della sua eroina.

 

Bella è la figlia/creatura del mostruoso dottor Godwin Baxter (Willem Dafoe) - o come lo chiama lei: Dio - luminare chirurgo e scienziato segnato dalle sevizie che il padre gli ha inferto usandolo come cavia per i suoi esperimenti.

Un perfetto dottor Frankenstein che racchiude al suo interno due concetti strettamente interlacciati, che arrivano direttamente dalla cultura ellenica: da un lato l’ubris di un genio che osa il volo verso il divino e dall’altro le colpe e le ferite dei padri che si propagano sui figli, dal genitore dello studioso al professore fino alla sua creazione.

 

L’empio azzardo del professore è quello di tentare di riscrivere una persona a suo piacimento, ma con un errore imperdonabile: permetterle i sentimenti; lui stesso infatti sottolineerà, al suo secondo tentativo con una nuova creatura interpretata da Margaret Qualley, che non avrebbe dovuto concederle questa umanità, perché è stata il seme dalla sua fuga.

 

 

[La distorsione nel bokeh, i grandangoli esasperati e tutto l'arsenale stilistico di Yorgos Lanthimos ha come primario obiettivo la sovrapposizione tra Bella e Povere creature!]

 

La dualità tra pensiero ed emozione, tra cuore e cervello è ineludibile in un’opera di questo tipo, in cui la scintilla romantica dell’emotività, data come elemento segnante sin dalle prime battute, è messa in relazione con l’essere una creatura nata dal trapianto del simbolo dell’opposta razionalità: le scoperte di Bella in Povere creature! sono tutte dettate dagli istinti primari della donna, siano essi violenti, passionali, lussuriosi o concettuali.

 

Un'emotività straripante che segna tutto il linguaggio di Lanthimos, che da totale demiurgo di Povere creature! piega la realtà fasulla, ingannevole e multiforme del suo film attraverso i grandangoli esasperati che lo contraddistinguono e i cambiamenti cromatici (dal bianco e nero alla tinta portante di ogni sequenza): tutti aspetti che si sovrappongono alle percezioni e alle esperienze della ingenua e bestiale Bella. 

 

Questo porta il film a essere estremamente multitonale in cui i cambi tematici, visivi e di crescita della protagonista portano l’autore greco si riversano totalmente nel cambio di estetica, di caratterizzazione di Bella (da bambina inconsapevole a donna matura capace di ingabbiare tutto ciò che ha intorno) e in ognuno di questi Lanthimos a mio avviso non sbaglia, senza mai peccare di sciatteria nella variazione o di minor sfaccettatura di uno dei tanti filoni di approfondimento, nonostante la vena grottesca e spesso sinceramente divertente. 

 

 

[Il rapporto a tre tra Bella, il suo creatore e l'apprendista McCandles oltre a essere la genesi della spinta verso la libertà di Povere creature! è uno dei motori più importanti del film di Lanthimos]

 

La grande qualità di Povere creature! è infatti quella di saper sempre dosare al meglio il discorso assolutistico e di indagine sull’uomo, la componente stilistica, la semplice capacità di far ridere e l’organicità delle variazioni, che pur mostrandosi attraverso netti stacchi cromatici, geografici, situazionali e di crescita di Bella non sembrano mai giustapposti, ma perfettamente lineari.

 

Lanthimos esaspera la grottesca comicità che già aveva caratterizzato tutto il suo Cinema in un’opera che, grazie alla libertà che il genere gli consente, mostra una sfumatura in più all’interno della sua filmografia: un'opera meno compatta delle precedenti, ma in cui l’autore in maniera profondamente gilliamiana spazia come all’interno de Le avventure del barone di Munchausen tra le differenti ricerche della sua protagonista. 

 

L’esasperazione e l’eterogeneità che caratterizzavano anche l’opera di Terry Gilliam non sono gli unici aspetti in comune: proprio in linea con lo stesso animo grottesco e sopra le righe Povere creature! pur essendo un gioiello stilistico è caratterizzato da un’estetica fasulla, come le sue scenografie, in cui si uniscono cieli quasi turneriani, oggetti al limite dello steampunk, grandi città europee rese surreali e personaggi esasperati nella loro caratteristica definente.

 

 

[I panorami surreali di Povere creature! si mischiano romanticamente all'intimità di Bella]

 

Questo vale per esempio per la brama di conoscenza del professor Baxter, per la fedeltà di McCandles, per l’amore romantico e passionale di Wedderburn (un incredibile ritorno a grandi livelli per Mark Ruffalo) e per tutti gli altri incontri maschili, all’interno del viaggio alla scoperta di sé e di come migliorare il mondo di Bella in Povere creature!. 

 

Un viaggio che la porterà a comprendere la natura bestiale e fatta di soprusi dell’uomo, inteso come genere e non solo come specie, utile soltanto come strumento di crescita e ostacolo alla sua emancipazione. 

Un parallelo interessante unisce il film di Lanthimos a El Conde, altro film in concorso al Lido, in cui si ritrovano la virata grottesca, l’esasperazione stilistica e la scelta di sfruttare il genere: i due film sembrano portare due autori quasi coetanei alle stesse conclusioni sull'inutilità del genere maschile e all’estremo riconoscimento proprio attraverso la sovraccarica narrazione dei propri mostri.

 

Povere creature! è una parziale rivoluzione all’interno della filmografia di Lanthimos, ma se il film di Larraín non sembrava essere l’ennesimo passo in avanti dell’autore cileno, qui siamo senza dubbio di fronte a un profondo reinventarsi che lascia la sensazione di un autore che ha trovato dove indirizzare il proprio percorso negli anni a venire.

 

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