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Barbie - Recensione: La bambola più famosa del mondo secondo Greta Gerwig

Barbie e Ken finalmente al cinema, con una commedia brillante che sembra pronta a sbancare il botteghino: riusciranno a convincere pubblico e critica?

Ah, i giocattoli... Barbie, certo, ma anche Lego, Transformers, Hot-Wheels.

 

Da semplici oggetti plasticosi per bambini in pochi decenni sono entrati di prepotenza a far parte del nostro immaginario pop, accompagnandoci sempre, in un modo o nell'altro.

Abbiamo inseguito i giocattoli in televisione, nei fumetti e nei videogiochi, e anche da adulti resta difficile non fermarsi a sbirciare le vetrine di un Lego Store. 

 

Poteva forse il Cinema restare in disparte? Certo che no.

Pupazzi cow-boy con l'invidia per lo spazio, robottoni trasformabili che se le danno di santa ragione e mattoncini animati hanno dato grandi soddisfazioni alle major di Hollywood e al loro pubblico.

Mancava all'appello una produzione degna di questo nome per la bambola più venduta di sempre; Warner Bros. e Mattel hanno raccolto la sfida, puntando su un'autrice pluripremiata e un cast di prim'ordine.

 

Tenetevi strette le vostre scarpe col tacco e mettete le briglie al cavallo: Barbie è arrivata al cinema.

 

[Il trailer internazionale di Barbie]

 

 

La trama di Barbie è più semplice da vedere che non da spiegare a parole.

 

Il concetto di fondo è più o meno questo: esiste un mondo in cui tutte le Barbie e i Ken convivono, una società perfetta di plastica rosa. Questo mondo è in qualche modo collegato ai giocattoli della nostra realtà e ne viene influenzato.

Le Barbie possono planare dolcemente a terra, perché così vengono spostate le bambole. Non hanno bisogno di mangiare o bere, ma fanno finta, proprio come i giocattoli.

Le Barbie sono vagamente consapevoli della presenza di un mondo reale, che credono sia strutturato a loro immagine e somiglianza.

 

Al contrario, nella realtà solo la grande Mattel conosce l'esistenza di Barbieland.

 

Barbie Stereotipo (si chiama proprio così) e Ken Spiaggia, a causa di un non troppo specificato strappo dimensionale, andranno nel mondo reale per riscoprire sé stessi e lottare contro cellulite e patriarcato.

Nel mezzo, canzoni con coreografie abbinate, giacche con le frange e tanti, tanti cavalli.

 

Sembra arzigogolato e anche un po' assurdo? Lo è, ma visto sul grande schermo tutto ha perfettamente senso e, accompagnati dalla voce narrante di Helen Mirren, ogni domanda trova una risposta. Altrettanto assurda, ma proprio per questo perfettamente accettabile. Tutto chiaro, no? 

Più che ad altre produzioni ispirate ai giocattoli, il film di Barbie potrebbe essere accostato ai romanzi di Roald Dahl e ai film che ne sono stati tratti.

 

Nelle scene ambientate nel palazzo Mattel non sarebbe così sorprendente veder spuntare un Willy Wonka accompagnato da un fedele Oompa-Loompa.

 

 

[Sono tutti Ken, ma Ryan Gosling è più Ken degli altri]

 

 

Greta Gerwig (Lady Bird, Piccole Donne) e Noah Baumbach (Storia di un matrimonio) hanno creato un mondo che è uno specchio surreale del nostro, e a mio avviso funziona.

 

Funziona estremamente bene anche grazie alla splendida fotografia di Rodrigo Prieto (21 grammi, Argo, The Irishman)

Barbie e Ken, due affiatatissimi Margot Robbie e Ryan Gosling, fanno ridere ed emozionare rimbalzando continuamente tra farsa e critica sociale.

 

Tutto il film è una grande scommessa sempre giocata su un equilibrio molto complesso, e cerca di toccare tanti, forse troppi temi.

Dà naturalmente grande spazio a Barbie, ma in molti momenti è Ken a prendersi la scena; strizza l'occhio alla parità di genere, al consumismo, all'accettazione di sé e riesce anche a fare autoironia sulla controversa vita di Ruth Handler, creatrice della bambola.

 

A fine visione però Barbie può sembrare un'opera troppo semplice, fin troppo didascalica nel lanciare il suo messaggio, ma è qui che Greta Gerwig secondo me vince la scommessa: il suo film fa il giro e trova un perfetto equilibrio, per convincere tutti.

 

Barbie piacerà ai bambini che rideranno molto e magari avranno qualche domanda interessante per i genitori: "Mi comprate una nuova Barbie? E mentre andiamo al negozio, mi spiegate un po' meglio questa cosa del patriarcato?"

Barbie piacerà agli adulti, che oltre a ridere verseranno anche qualche lacrimuccia.

 

E infine piacerà anche agli spettatori più intransigenti, che si divertiranno a spiegare tutte le citazioni che hanno colto e a smontare pezzo per pezzo la semplicità dei temi toccati.

 

Un po' come la bambola, quella vera, che sopravvive alle critiche e che viene usata per picchiare gli Action-Man, che viene riempita di tatuaggi e acconciature punk, per poi prendere il tè vestita da principessa.

Un giocattolo versatile insomma.

 

Da oggi, anche un gran bel film.

 

[articolo di Amedeo Anfuso]  

 

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