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L'uomo che uccise Don Chisciotte - Recensione

Parlando de L'Uomo che uccise Don Chisciotte non si può prescindere dal fatto che il film abbia alle spalle 25 anni di tentativi, di fallimenti, di delusioni e di disgrazie e che ripetutamente è stato a un passo dal venire realizzato per poi dover ricominciare tutto dall'inizio. 
Non si può perché il film è anche questo. 
L'ultimo lavoro di Terry Gilliam racchiude tutto il Gilliam-pensiero e rappresenta se stesso e il cinema, insieme. 

 

 

 

 


Il regista Toby (Adam Driver) torna dopo dieci anni nei luoghi dove girò il suo primo film, quelle terre spagnole arse dal sole e dalla luce così intensa, scoprendo di non assomigliare più al ragazzo che era, rendendosi conto di aver perso la Passione non solo per il Cinema, ma una spinta emotiva verso qualcosa. 
Ritroverà il ciabattino che aveva reso attore e che oggi è convinto di essere il vero Don Chisciotte (Jonathan Pryce), ritroverà cresciuta la ragazza che all'epoca era appena quindicenne e cercherà di ritrovare se stesso. 
Il tutto combattendo con avidi produttori, oscuri e malvagi finanziatori russi, subdoli gitani, mogli fedifraghe e padri vendicativi, maschere e personaggi che mischiano la realtà e la fantasia.

 

È difficile raccontare il film perché è il film stesso che ci viene raccontato a pezzi, saltando da un tempo all'altro, passando dal sogno alla realtà alla rappresentazione al cinema, muovendosi in continuazione ad alta velocità e non dandoci troppo tempo per capire dove e cosa stiamo guardando. 

 

 

 

 


Ma è evidente che il discorso che vuole farci Gilliam sia una riflessione sull'arte e su cosa voglia dire essere artista. 
Su cosa vogliamo dimenticarci e cosa invece è giusto proteggere e mantenere, che sia la scintilla negli occhi di un giovane cineasta o l'amore di una donna conosciuta da bambina e poi perduta. 

Sull'energia, l'innocenza, la passione dei vent'anni che vengono poi mangiate e masticate dall'industria, dal denaro, dalla noia. 


E vuole anche dirci che l'arte può fare del male, può distruggere delle esistenze per colpa delle illusioni provocate: i personaggi di Angelica e Don Chisciotte non sono usciti indenni dall'incontro con il regista dieci anni prima, anzi. 

L'arte li ha elevati, li ha usati e li ha fatti cadere. 

Per motivi diversi entrambi hanno finito per condurre una vita non propria, continuando ad interpretare un personaggio (lui palesemente rintontito dall'età e dagli inganni, lei facendo il lavoro meno edificante che una donna possa arrivare a fare) ma senza essere davvero ciò che sono. 

I film, come ha detto lo stesso Gilliam durante la presentazione del film, "sono pericolosi".  

 

 

 


E tutto il film gioca su questa sovrapposizione di piani multipli, su quello che è e quello che non è, quello che sembra e quello che viene rappresentato, sul sogno che sembra reale e sulla realtà che si trasforma in un sogno, e c'è veramente di tutto: c'è il set del cinema con le sue lungaggini ed i suoi contrattempi, c'è il teatro, c'è il film proiettato su una tenda dentro una carrozza, c'è il circo, ci sono le ombre fatte con la luce di un fuoco e ci sono le maschere sotto le quali si può nascondere chiunque... c'è addirittura la televisione con il dvd. 

Questa opulenza di richiami e rimandi non è scevra da cadute di tono, come spesso accade nei film di Gilliam: un primo atto spettacolare lascia spazio ad un secondo più appoggiato, meno roboante anche se nelle intenzioni vorrebbe esserlo di più e qualche trovata non funziona perfettamente. 

Ed anche l'accennato riferimento ai potenti produttori che trattano le donne come proprietà personale, Jordi Mollà con Joana RibeiroStellan Skarsgård con la splendida Olga Kurylenko, pur se attuale e "weinsteniano" è fin troppo palese e risulta banale. 

Ma ci sono delle invenzioni e delle idee visive meravigliose e immaginifiche ed un terzo atto che raggiunge l'apice del "cinema dentro al cinema", dove tutto si mischia e si trasforma e si compie e... ricomincia da capo.

 

 

 



 

Il personaggio di Adam Driver compie un arco difficile ma credibile pur non discostandosi molto dal cliché dell'artista che ha perso se stesso, e in questo l'attore è davvero straordinario ed il resto del cast (fatto salvo un Jonathan Pryce che fisicamente sembra nato per il ruolo) fatica a stargli dietro: Driver/Toby corre, scappa, rincorre, si nasconde, si rivela e si ribella fino a giungere al terzo atto completamente trasformato, dove il tipico sguardo sbilenco e fuori bolla di Gilliam, con il fido Nicola Pecorini alla fotografia, trova la sua più riuscita rappresentazione. 

 

Le lenti anamorfiche (il formato del film è un 2.35:1 che però dà l'impressione di essere ancora più panoramico) vanno a distorcere luoghi ed ambienti e torniamo a vedere il volto disorientato del protagonista in primissimo piano. 
Qualcosa che già conosciamo per averla vista in Brazil sullo stesso Jonathan Pryce, su Bruce Willis ne L'esercito delle 12 scimmie, su Johnny Depp in Paura e Delirio a Las Vegas, su Robin Williams ne La Leggenda del re Pescatore e sul protagonista doppio, triplo, quadruplo di Parnassus e su Christoph Waltz in The Zero Theorem

 

Quelle facce stralunate, spaesate, che non trovano ragione di ciò che gli accade intorno o che, se la trovano, è una ragione altra, che va al di là di loro e che al momento non comprendono... e forse non sono interessati a farlo.
Un segno distintivo inconfondibile. 

 

 

 

 

 

 

Ma questa volta Gilliam decide di metterci ancora di più: se all'inizio ho detto che il film racchiude tutto Gilliam è perché nel film c'è davvero tutto Gilliam. 

C'è un cavaliere minaccioso come nel re pescatore, che qui non sputa fuoco ma riflette mille volte la luce del sole, c'è un Jonathan Pryce in armatura come il Sam di Brazil, ci sono i salti temporali come L'esercito delle 12 scimmie e Banditi del Tempo, c'è l'elemento fiabesco presente in tutta la sua filmografia e c'è anche il ritrovamento dei personaggi in altri panni, come ne Le Avventure del Barone di Munchausen

E anzi Gilliam va ancora più indietro perché, e non posso averlo notato solo io, a un certo punto dal nulla spunta anche l'inquisizione spagnola, quella che "nessuno si aspetta" di un famosissimo sketch dei Monty Python

 

Il regista si rivede nel personaggio di Toby ed il discorso tocca anche il modo di fare cinema oggi, ma appare evidente che si riveda anche nello stesso Don Chisciotte: 25 anni per portare a termine un progetto equivale a combattere una vita contro i mulini a vento. 
E se nei titoli di coda il direttore della fotografia, che sul set è il numero 2 dopo il regista, viene accreditato come "Nicola Sancho Pecorini" allora l'identificazione è dichiarata. 

 

 

 

 

 


Ha il sapore di un lascito, L'uomo che uccise Don Chisciotte, come se Gilliam volesse dirci che questo è IL suo film. 
Ma non lo dichiara e nemmeno vuole spiegare nulla, sia nella vita che nella finzione: chi presentava la serata a Milano il 27 settembre al Cinema Anteo CityLife gli ha rivolto la domanda diretta

"Vuole darci una chiave di lettura del film?"

e si è sentito rispondere un secco 
"No! ...dovete pensarci da soli!"

Uno scrosciante applauso ha sottolineato le parole del regista.

Che proprio nel film lo fa dire al suo Don Chisciotte: "Pensi che spiegare... spieghi tutto?"

 

Perché in un film come questo non c'è nulla da spiegare, c'è solo da farsi trasportare, ammaliare e affascinare, perdonando le imperfezioni con affetto, ricordandoci quanto è stato cercato e voluto, quanta fatica e quanti anni sono stati impiegati per portarlo davanti ai nostri occhi, per farci viaggiare con il cinema dentro al cinema e attorno al cinema, per guardare il grande schermo e ridere, partecipare, commuoverci. 

Perché Terry Gilliam è uno degli ultimi grandi visionari della Settima Arte, e come dice il suo protagonista cavalcando al tramonto 
"Io sono Don Chisciotte, e sono destinato a vivere per sempre". 

 

[tutte le foto dell'articolo, compresa la copertina, sono di Diego Lopez Calvin - Tornasol Films, per gentile concessione di M2 Pictures; qui sotto le riprese della presentazione di Terry Gilliam a Milano, il 27 settembre 2018 presso il cinema CityLife Anteo]

 

 

 

 

Chi lo ha scritto

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48 commenti

Peter from Space

1 anno fa

Lo andrò a vedere oggi, e non vedo l'ora! Ho sempre adorato Gilliam, con la sua particolare visione del mondo, e il suo altrettanto particolare modo di raccontare storie. Sono sicuro che non verrò deluso da questo film! (inoltre adoro Adam Driver quindi punti bonus)

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Jude

1 anno fa

Finalmente stasera sono riuscita a vederlo (in italiano però). Fatico a mettere insieme due parole di senso compiuto sul film, ma l'unica cosa di cui sono certa è che mi ha estasiata! È uno di cui film in cui cadi letteralmente dentro, al punto da non riuscire più a mantenere la giusta distanza per affrontarlo criticamente: è come quando sei troppo coinvolto in una relazione e non sei in grado di analizzarla in modo razionale🙈
Per il momento tutto quello che posso dire al riguardo è: Mi madre es una basura!

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Danilo Canepa

1 anno fa

questo film è un piacere per gli occhi e per la mente. ne è valsa la pena aspettare

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cischetto92

1 anno fa

L'ho visto la scorsa settimana. Sono pienamente d'accordo. Qualche errore c'è ma va effettivamente perdonato. Un film che ci fa vivere "l'inferno" cinematografico. Mi spiego meglio, ci mostra le illusioni, i compromessi e le pressioni che si hanno nel mondo del cinema.
È un film che mi ha spiazzato, sono sincero.

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Francesco Alfi

1 anno fa

Attendo di vederlo da quando se ne è saputo. Nessuno ci sperava più nella sua realizzazione, Terry Gilliam ne ha passate delle belle in vita sua 😅

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Lu

1 anno fa

Mamma mia! Non vedo l'ora di vederlo,,,

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Nicolò Murru

1 anno fa

Ho avuto la fortuna di leggere il libro in spagnolo e mi è piaciuto un sacco. Sono curioso di vederlo.

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BubbleGyal

1 anno fa

Io ho assistito all'intervista fatta al regista a Bologna al cinema Lumiére, se volete sul mio canale la potete trovare. E' uno di noi, molto alla mano, simpaticissimo e umile!

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Nicola Terzaghi

1 anno fa

Film visionario, magico e, sicuramente, molto personale. Davvero un piacere vederlo al cinema (e stringere la mano al regista 😁)

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Michele Sorrentino

1 anno fa

Visto ieri. Se qualcuno mi chiedesse cosa ne penso credo che sarei più in difficoltà di Carla Fracci in una partita di basket. È un viaggio. Quando Gilliam dice che il senso va trovato autonomamente è la pura verità. Attori perfetti per il ruolo. Pryce disegnato per Don Chisciotte e Adam Driver gradevolissimo. Per quanto riguarda la regia Gilliam è uno dei pochi che ha diritto al cognome “aggettivo”, tipo “kubrickiano” o “tarantiniano” per intenderci.

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Pfepfer

1 anno fa

Recensione interessante. Appena vedrò il film vedrò di rileggerla e articolare una mia personale risposta.

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Pietro Figura

1 anno fa

Ho visto il film ieri al cinema in italiano. Purtroppo da lì non sono riuscito a comprendere del tutto la capacità attoriale di Driver, che è un attore che ancora conosco poco. Jonathan Pryce ha comunque una capacità espressiva sensazionale a mio parere, e ho amato la sua interpretazione da questo punto di vista. Per quanto riguarda il film in sé, condivido che la parte parte del secondo atto e quella di passaggio al terzo siano più sotto tono, pur apprezzando alcune trovate. E sebbene da buon russista io odi gli stereotipi semplicistici sui russi, credo che la semplificazione del personaggio di Aleksej sia stata scelta solo per aiutare meglio a comprendere la metafora degli interessi commerciali che gravitano attorno alle pellicole moderne e che nulla hanno a che fare con l'arte. Il finale invece mi era un po' inaspettato. Pensavo di trovare Toby riprendere in mano la sua vena artistica e la sua carriera. E invece, proprio perché un artista, se vuole rimanere puro, non può immischiarsi con certi affari, perde il senno (o trova la ragione a seconda dei punti di vista), e diventa esso stesso incarnazione della sua arte, trovando difatti l'unica strada per riuscire a "vivere per sempre".

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Jude

1 anno fa

Sto aspettando pazientemente la data in cui lo faranno in o.v. nel mio cinema di fiducia, ma dopo sta recensione andrei a vederlo domani 😅

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Luca Persia

1 anno fa

Recensione come sempre chiara e completa. Attendevo il film di Gilliam da tempo ed è riuscito, nella sua apparente semplicità, ancora una volta a stupirmi. Anche io ho trovato il secondo atto quello più debole ma comunque necessario per l’evoluzione del protagonista, interpretato da un Driver che ha fatto il suo dovere senza però stupirmi. La regia è in linea con i film passati: ho apprezzato diverse scelte sopratutto sul finale, talmente geniale e dinamico da farti perdere lettelarmente la testa, in completa empatia con il protagonista e con il Don Chisciotte di un J. Pryce impeccabile.
Un film che parla di Cinema e di arte: mi ha ricordato, per certi leggeri aspetti, 8 e mezzo di Fellini.

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Yuri Pennacchi

1 anno fa

Autobiografico come pochi film, bellissimo come ancor meno cose al mondo.
Gilliam è riuscito a creare qualcosa di inaspettato dal primo all'ultimo minuto. Questo non vuol dire che fosse tutta roba non vista; come ha elencato il buon Teo ci sono infiniti rimandi alle pellicole precedenti e anche qualcosa che ritorna in altri vari film (l'uomo cattivo che tratta male la donna amata dall'eroe). A parte però quest'ultima cosa non ho trovato nulla che non mi abbia convinto e a chi mette subito le mani avanti dicendo "Non è perfetto, non è un capolavoro" rispondo proprio Terry durante un'intervista a cui ho assistito: niente é perfetto al mondo perché frutto del lavoro dell'uomo. Ogni piccola imperfezione racconta una lunghissimo storia dietro e diviene quasi testimonianza di un miracolo superiore alla natura divina. Gilliam ha trasformato quelle che per altri sono debolezze in punti di forza, facendo delle imperfezioni i suoi cavalli di battaglia ed ha così contribuito in maniera deliziosa all'arte cinematografica, alla faccia di tutti gli Snyder che "ci avrebbero liberato dai Gilliam". 
Se in bocca ad altri quello che dice il Quixote (ovvero che è qui per riportarci ad un epoca di lustro) potrebbe apparire pomposo e ridicolo, in questo film vuole farci da monito ricordandoci che tutti possiamo (o dobbiamo?) esser Don Quixote e lottare per mantenere vita, arti e passioni pulite da tutte le prostitute e gli avari che pullulano in ogni campo.

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Ottimo film. Mi è piaciuto tantissimo 😊😍

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Francesco Galdieri

1 anno fa

Voto? 😂

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Teo Youssoufian

1 anno fa

Francesco Galdieri
lo trovi nella pagina del film 😉

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kree.stina

1 anno fa

Non il suo film migliore ma mi è piaciuto, e devo dire che alcune scene, ad esempio quella della costruzione del viaggio sulla luna, mi hanno fatto impazzire 😍

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La bellezza totale di questo film mi ha sconvolto. L'ho rivisto ieri con presentazione di Sir Gilliam, che è la persona più bella del mondo; anche se vedendo come si comporta il protagonista del film si può immaginare che anche Terry sia uno bello stronzo, rimane una persona troppo divertente. Capolavoro

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ZERO

1 anno fa

Visto ieri sera ma quando sono uscito dalla sala non ero troppo entusiasta. Ho apprezzato la storia e il concetto sul quale si basa l'intero film ma sono stato un po' stordito dal modo in cui tutto mi è stato raccontato che a tratti era caotico e un po' frammentario (nel senso confusionario del termine), certe cose erano un po' lì senza un apparente senso e certe scene o scelte dei protagonisti che avrebbero dovuto avere delle conseguenze e delle ripercussioni sulla trama, si risolvono poi in un nulla di fatto... 
Tante cose positive ma anche tante cose "Meh". Molto affetto per Gilliam a prescindere da tutto però il film non mi ha stupito come Parnassus e non mi ha fatto sognare come Il Barone di Munchausen... Mio parere ovviamente, perchè in linea generale vedo che il film sta piacendo, quindi comunque ben fatto Terry! =D

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Michele Lunati

1 anno fa

Dopo questa recensione non posso far altro che andarlo a vedere!

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Nicola Cozza

1 anno fa

Devo vederlo il prima possibile!

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Andrea Vassalle

1 anno fa

Concordo con questa recensione. La parte che ho trovato più debole sono le prime scene nel castello, che secondo me non hanno un equilibrio del tutto riuscito, ma poi nel finale torna a piacermi molto. Che bello, comunque, che è questo film...da godere in modo puro e in modo totalmente immersivo, divertendosi e lasciandosi affascinare da questo viaggio picaresco che mischia totalmente sogno e realtà. Di Gilliam, Monty Python a parte, ho visto solo questo e L'esercito delle 12 scimmie (proprio il giorno prima della visione). Voglio assolutamente recuperare anche gli altri film

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Momo

1 anno fa

Ho sempre amato molto Gilliam, sia come membro dei Monthy Python che per la sua carriera da regista, poi I fratelli Grimm e Tideland mi hanno spiazzato soprattutto il secondo l'ho veramente detestato, ho visto certamente film più brutti ma quello mi ha inaspettatamente disturbato nell'accezione più negativa possibile. Non ho più visto nulla di lui della sua filmografia successiva ma almeno con questo ci volevo provare

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Quanto avrei voluto incontrare quest’uomo in sala.. non vedo l’ora di vedere questo film

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Filman

1 anno fa

Only love reaction

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Samuel De Checchi

1 anno fa

C'è poco da fare, quando Gilliam fa un film, ti immergi in una storia che affascina e rapisce. Io ho visto solo Brazil, L'Esercito delle 12 Scimmie, I Fratelli Grim e Parnassus. Non so se ce ne sia uno migliore di questi, ma The Man Who Kill Don Quixote lo metterei al secondo posto. Al primo non per essere scontato ma c'è Brazil...eh poco da fare se ami la fantascienza 😅😂

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Daniele Besana

1 anno fa

Oddio, Teo, ho notato tanto rimandi visivi ad altri film dello stesso Gilliam (il mascherone con la testona di Cupido, la maschera del gitano durante la festa...) ma all'Inquisizione spagnola dei Monty Phyton proprio non ci avevo pensato 😂

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Teo Youssoufian

1 anno fa

Daniele Besana
io sono scoppiato a ridere perché è stato il primo pensiero! 
anche perché in quel momento davvero "non me l'aspettavo" l'inquisizione spagnola! 😂

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Daniele Besana

1 anno fa

Teo Youssoufian
Eh, immagino! Io sul momento l'ho letta "solo" come un indicatore del passaggio temporale...alla fine... (spoiler)
.
 
.
 
 ...si stava parlando di improbabili terroristi islamici, mi stavo aspettando da un momento all'altro il salto ai mori secenteschi...

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Emanuele

1 anno fa

Finalmente è uscito, non vedo l'ora di essere in sala😍

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con tutto l'affetto per Gilliam, e confermando che le intenzioni sono quelle che hai riscontrato tu nel pezzo, per me è innegabile che il film sia un pastrocchio...tutte le trovate sono purtroppo moscette e anzianotte, la trama è arzigogolata senza essere incalzante e il protagonista cambia intenzione e tono ogni due scene. E se la Kurylenko è vittima "weinsteniana" con Skarsgard, con Driver sembra davvero la Signorina Silvagni, o una strappona arrapata da cinepanettone. Tra gli attori salvo però Pryce, davvero in parte, toccante in un ruolo oggettivamente difficilissimo. Per me l'ultimo film davvero riuscito di Gilliam resta Tideland, con un asterisco per Parnassus.

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Niccolò Giannini

1 anno fa

Mamma mia che bomba di recensione !!!

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Teo Youssoufian

1 anno fa

Niccolò Giannini
grazie ❤️

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iena plinsky

1 anno fa

Più leggo di questo film e più mi viene voglia di guardarlo! Non vedo l’ora di essere in sala a gustarmelo 😋

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Francesco Costa

1 anno fa

Uno di quei film davvero da non perdere..non vedo l'ora di poterlo vedere in sala, le premesse e l'articolo non fanno altro che invogliare a godersi l'opera, forse definitiva, di un grandissimo artista

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Tommaso Schifano

1 anno fa


Mi spiace per ieri sera, però non vedo l'ora di fiondarmi in sala

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Davide Sciacca

1 anno fa

Penso che questo film non si possa scindere da tutta la sua storia precedente, da tutti i travagli.
Penso addirittura che comunichi meno, sapendo quanta fatica Gilliam ha dovuto fare per portare sullo schermo questa pellicola: consiglio a tutti prima di vederlo il documentario Lost in La Mancha.
Tutti i rimandi alla propria filmografia e anche allo sketch dei Monty Python (ho visto la gente accanto a me indifferente in quel momento) permettono di comprendere questa profonda identificazione che ha Gilliam verso Toby, come regista, e verso Don Chisciotte stesso, sempre a combattere contro i mulini a vento, l'artista visionario che realizza sogni e che non viene preso sul serio.
Tante cose sono cambiate da quella che sembrava la sceneggiatura originale e non sapremo mai quante versioni ci sono state nel mezzo: la versione finale è in effetti un continuo alternarsi di situazioni, nello spazio e nel tempo, che è forte nella prima parte, soffre per il tipo di costruzione di un po' di caos nella parte centrale e si riprende alla grande nella parte finale.
Tutto cio' che sbaglia il film non è importante secondo me, in confronto a cio' che rappresenta, fuori e dentro lo schermo: abbiamo bisogno di Don Chisciotte nel mondo come abbiamo bisogno di artisti come Terry Gilliam, abbiamo bisogno di respirare nelle pellicole tutto l'amore per il cinema e l'immaginazione che pellicole come questa trasmettono.
Ed è vero: i film sono anche pericolosi, possono avere un prezzo. Spesso pero' vale la pena correre il pericolo per poter finalmente assistere, dopo 20 anni, all'inizio di questa magnifica amicizia.

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Andrea Vagnoli

1 anno fa

Ho visto il film ieri sera, e sono d'accordo praticamente su tutto.
Ottima recensione!
A me è piaciuto tantissimo, Pryce e Driver spettacolari!
Va visto assolutamente! 😃

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BubbleGyal

1 anno fa

Spero di poterlo incontrare stasera a Bologna!

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Mattia Landoni

1 anno fa

Ho letto pareri molto discordanti sul film, ma dal tono di questa recensione credo vada visto per forza di cose

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Claudio Serena

1 anno fa

Quanto ho voluto bene a Terry quando ha risposto "no" a quella domanda! L'ovazione è stata spontanea.
Sul film ha già detto tutto Teo, ed io mi trovo d'accordo su tutto. Anche sul secondo atto sottotono.
I richiami ai suoi precedenti lavori sono lì, in passerella a presentarsi. Soprattutto Brazil, anche per la presenza di Pryce.
P.s. con Spoiler!!!
Hai invertito le coppie di amanti. Jordi sta con Joana e Stellan sta con Olga. E poi Olga sta un po' con tutti :D

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Teo Youssoufian

1 anno fa

Claudio Serena
'zzo, scrivere alle 4 di notte non è mai un bene! 😅
correggo subito, grazie!

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Adriano Meis

1 anno fa

Se vivo il cinema come lo vivo adesso è anche merito di film come “Le avventure del barone di Munchausen”, “La leggenda del re pescatore”, “L’esercito delle 12 scimmie” o i lavori dei Monty Python. Quando - ieri sera - Mr. Gilliam è entrato in sala, o mentre rispondeva con un secco ‘no’ a chi gli chiedeva una chiave di lettura per il suo (meraviglioso) Don Chisciotte, non abbiamo potuto far altro che alzarci e applaudire. C’è stato qualcuno che aveva persino la pelle d’oca! 😉
“L’uomo che uccise Don Chisciotte” non è che l’ennesimo viaggio dentro il mondo dei sogni e dell’immaginazione di uomo che è - ormai per antonomasia - un fabbricante di favole e visioni fantastiche. Un regista che ha trascorso una vita intera perseguendo la sacra missione della guerra ai mulini a vento. Un vero eroe romantico...!
Ottimo commento, Teo!

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Daniele Besana

1 anno fa

Adriano Meis
Non posso che essere d'accordo con te come con Teo! Assistere finalmente alla proiezione di questo film è stata una vera e grande emozione, un'esperienza che andava oltre la semplice visione: come si dice anche nella recensione, non si può davvero scindere questa pellicola da tutte le peripezie - conoscendole -  che ha passato per vedere la luce; è un film a cui ho scoperto di tenere visceralmente dal primo fotogramma e forse anche da prima, un po' come fosse un caro amico che rivedi (cambiato) dopo molti anni..

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Ambra

1 anno fa

Adriano Meis
Applausi❤️

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