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Manuale di storie dei cinema: ci manca la sala! - gLocal 2021

Qualsiasi cinefilo a un certo punto del proprio percorso si trova di fronte a un libro intitolato Manuale di Storia del Cinema, Manuale del film o Storia del Cinema.

 

Il film di Bruno Ugioli e Stefano D'Antuono parte proprio da questo passaggio obbligato: Manuale di storie dei cinema ci introduce a una brevissima storia della Settima Arte, ma dal punto di vista del suo tempio profano, ovvero la sala cinematografica.

 

[Trailer di Manuale di storie dei cinema
 Manuale di storie dei cinema Manuale di storie dei cinema Manuale di storie dei cinema Manuale di storie dei cinema Manuale di storie dei cinema

 

Un film che vuole sia raccontare e istruire lo spettatore su avvenimenti e processi storici che hanno segnato il rapporto tra i cinema e il Cinema, sia divertire con una vena estremamente ironica, esagerata e fanciullesca attraverso siparietti, espedienti visivi e voci narranti che riproducono un programma radiofonico.

 

In questa dualità Manuale di storie dei cinema riesce a mantenere una seconda doppia valenza: infatti il viaggio storico di questo documentario parla dell'evoluzione del Cinema italiano e della storia della distribuzione in senso generale risultando di grande interesse per uno spettatore di ogni parte del mondo, ma per farlo tiene un occhio sempre ben puntato su Torino raccontando un luogo fondamentale per la Settima Arte in Italia.

 

 

[Davide Ferrario, documentarista e produttore di Manuale di storie dei cinema, in una delle interviste del film]

 

Lo stile del film di Ugioli e D'Antuono ricorda moltissimo la natura del Museo Nazionale del Cinema del capoluogo piemontese: un luogo esagerato e caotico in cui si passa da cimeli e nozioni a un tourbillon visivo e scenico al limite del kitsch, un'esposizione fatta per attrarre sia un pubblico occasionale che vuole perdersi nel fasto della Storia del Cinema, sia il mondo cinefilo con cimeli, retrospettive e tanto altro.

 

Riprendendo le parole di Davide Ferrario, una tra le tante voci autorevoli intervistate in Manuale di storie dei cinema, proprio in questa "cialtroneria" - che tiene insieme l'arte e l'intrattenimento frivolo - sia il museo sia il documentario ritrovano il rapporto più profondo con il Cinema stesso.

 

Un'arte popolare nata come divertimento serale, mentre si beveva e si mangiava immersi nel chiasso.

 

 

[Cabiria e tutta l'opera di Giovanni Pastrone prendono ovviamente gran parte del racconto dei primi anni presi in esame dal film]

 

Il film sarà quindi fruibile sia come panoramica veloce su tutta la Storia del Cinema italiano e del suo sistema distributivo, sia come spunto di riflessione, per coloro che già conoscono tutto ciò, su alcuni dei grandi cambiamenti che hanno segnato la visione in sala, assieme a voci di rilievo della critica e della storiografia cinematografica.

 

Un doppio volto che si riflette perfettamente nell'uso estremamente pop che viene fatto nel film di Giaime Alonge, storico del Cinema e docente del DAMS di Torino, il quale viene chiamato dai due conduttori radiofonici che guidano Manuale di storie dei cinema.

 

Il professore è infatti usato come digressione teorica, come fossero delle spiegazioni non particolarmente ben volute in un programma per bambini: l'espediente funziona, risultando estremamente simpatico.

 

 

[Giaime Alonge nel primo "spiegone" del film: questi inserti sono tra i momenti in cui i due registi giocano di più con l'immagine e con l'effetto visivo in Manuale di storie dei cinema]
 

 

Oltre a questa figura che fa da ponte tra l'anima più scanzonata e quella più teorica il film si avvale di una rosa autorevolissima di esperti di cui ascoltiamo le interviste: spiccano David Bordwell, Steve Della Casa, Sergio Toffetti, Paolo Mereghetti, Lorenzo Ventavoli e tantissimi altri tra docenti, critici ed esercenti.

 

Questa schiera di voci autorevoli non solo racconta un percorso che parte da Arturo Ambrosio (fondatore dell'omonimo cinema e impresario fondamentale dei primi anni di Storia della Settima Arte in Italia) e Giovanni Pastrone per concludersi con le Film Commission, la transizione digitale delle sale e la COVID-19, ma analizza una serie di guerre e processi di cambiamento che hanno segnato il Cinema: l'avvento del sonoro, l'arrivo della televisione, la nascita dell'home video, l'apertura dei primi multisala e l'avvento dei grandi multiplex, fino alla battaglia in corso con lo streaming e con la fruizione online di contenuti.

 

Tutto con estrema lucidità, pluralità di punti vista e innumerevoli spunti di grande interesse.

 

 

[Un frame da uno dei film prodotti da Arturo Ambrosio, che all'apice della sua carriera ne produceva quasi 1400 film in un anno - ovviamente con metraggi decisamente inferiori rispetto agli standard odierni - come ci viene raccontato in Manuale di storie dei cinema]

 

Manuale di storie dei cinema è segnato tanto da due anime a livello di registro, quanto da due diversi focus su cui si concentra.

 

Se infatti da un lato si ragiona su quale possa essere il futuro della sala o della distribuzione in senso più ampio, dall'altro si guarda al piccolo recinto di una delle città più cinefile d'Italia - se non la più cinefila secondo alcuni degli intervistati - in perfetto stile gLocal.

 

Si passa poi attraverso il racconto del grande fermento pre-bellico legato alla vicinanza con la Francia dei fratelli Lumière a quello della generazione dei cineclub, da cui è nato il Torino Film Festival e che ha segnato la vita festivaliera italiana con figure di primissimo piano come Alberto Barbera, Steve Della Casa e Roberto Turigliatto.

 

 

[Alberto Barbera, Gianni Rondolino e Steve Della Casa: le anime del primo festival metropolitano d'Italia: Festival internazionale Cinema Giovani di Torino]

 

Il film racconta una lunga panoramica sulla Storia del Cinema e non può che concludersi parlando della chiusura delle sale a causa della pandemia da COVID-19, che sembra siano pronte a riaprire a breve.

 

Questa sezione, nonostante alcuni inserti visivamente ed emotivamente molto suggestivi, risulta probabilmente la meno convincente, forse a causa di un cambio in corsa nella produzione del film che ha obbligato a includere un evento così drammatico e inaspettato.

Cambiamento di piani che si riverbera anche nei tristissimi titoli di coda che, in maniera abbastanza grottesca, parlano direttamente agli spettatori in sala, immaginandosi una platea e che invece risuonano nel vuoto di una stanza mentre escono dalle casse di un computer o di un televisore.

 

Manuale di storie dei cinema è un film che si propone di avere un pubblico estremamente ampio che spazi tra appassionati e curiosi, addetti ai lavori e cinefili e proprio per questo non tutti i momenti risultano coerenti con un progetto unitario e sia la forma sia il ritmo possono spiazzare lo spettatore dell'una o dell'altra categoria.

 

Talvolta lo stile eccessivamente fanciullesco può cozzare con la brama di ragionamenti e contenuti degli addetti ai lavori, così come un certo nozionismo può forse annoiare il semplice spettatore, ma al netto di queste eterogeneità è un lavoro capace di alternare con grande ritmo e quindi tenere incollato anche colui che non sia interessato a quel segmento. 

 

 

[Quanto ci manca il suono di un proiettore in sala? Manuale di storie dei cinema ce lo ricorda]

 

 

Credo inoltre che sia esattamente il tipo di film di cui abbiamo bisogno in questo momento: per non dimenticarci delle sale e della distribuzione e della sostanziale differenza rispetto allo streaming o a qualsiasi altra fruizione casalinga, per ricordarci le guerre che questi templi profani hanno vinto in passato contro guerre, innovazioni e depressioni e per riassaporare, anche se solo di riflesso, il gusto del suono di un proiettore e della luce che dalle nostre spalle ci trasporto nell'arte che amiamo.

 

Manuale di storie del cinema è un film indubbiamente interessante, che sa parlare a tanti spettatori diversi tra loro, ma che oggi più di ieri è importante proprio per queste ragioni.

_________________

 

Manuale di storie dei cinema è disponibile da mercoledì 11 marzo su streen.org, quando aprirà la XX edizione del gLocal Film Festival.

 

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