close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#articoli

madre! - Recensione: il midollo di Aronofsky nel corpo della Lawrence

Parlare di madre! inevitabilmente comporta degli spoiler grandi quanto la casa del film, quindi chi non l'avesse visto e volesse scoprirne i segreti da solo è meglio che si astenga dal leggere il contenuto di questo articolo, nonostante le locandine ufficiali svelino già praticamente tutto.

 

Come brevissima introduzione posso solo dire che secondo me è uno di quei film di cui il Cinema di oggi ha assolutamente bisogno: profondo, sconvolgente, allegorico, che non assomiglia a nessun altro film fatto finora... personalmente lo ritengo tra i migliori film del secolo corrente. 

 

Se una major come la Paramount (dopo il rifiuto di altri studios) sceglie di credere in una pellicola di questo tipo allora c'è ben più di una speranza per il presente e il futuro della Settima Arte.

 

Chi lo ha fischiato alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia, e chi oggi lo bolla come "brutto film", semplicemente non ne ha colto il significato perché se si ama il Cinema un film simile è un film da amare, e da difendere.

 

 

 

 

Darren Aronofsky è uno di quegli autori che ha da sempre dichiarato le sue intenzioni e che col tempo è diventato ciò che dipinge sullo schermo: il suo Cinema è dedicato alle ossessioni e alle dipendenze, e lui stesso è ossessionato dalle ossessioni e dipendente dalle dipendenze.

 

I suoi film sono spesso fastidiosi, urticanti, sporchi, paranoici, i suoi personaggi vivono in una condizione di sofferenza e insoddisfazione ma hanno tutti alla base un'enorme speranza affinché le cose possano evolversi, che sono esattamente le emozioni che trasmette allo spettatore; ma è anche vero che pulsano di una vita molto rara da trovare nei circuiti mainstream del Cinema attuale, soprattutto se addirittura hollywoodiano.

 

madre! è secondo me la sua opera più bella, più riuscita, più ricercata proprio perché ancora meno diretta delle altre.

 

 

 

L'inquadratura iniziale è violenta e rivelatoria, anche se lo si capirà solo alla fine, e il film inizia come una qualsiasi storia con al centro una coppia.

 

Ma l'allegoria generale del film è presto svelata ed è facilmente comprensibile durante la visione: Ed Harris è un Adamo che, dopo una notte di sofferenze dove lo vediamo ferito al costato, si unisce all'amata Eva (Michelle Pfeiffer) e poco dopo ai due figli Caino e Abele.

 

Il riferimento biblico è dichiarato.

Javier Bardem è "Lui", unico personaggio ad avere nei titoli di coda l'iniziale maiuscola, è Dio: colui che crea, colui che scrive i destini del mondo e dell'uomo. 

 

 

 

 

La vera protagonista assoluta però è una Jennifer Lawrence mai così intensa e mai così al centro di tutto.

 

Sono di parte perché mi è sempre piaciuta, penso però che un ruolo simile faccia invidia a tutte le sue colleghe e credo ci sia un motivo preciso se il regista l'ha scelta al posto di altre... ma questo lo aggiungo dopo.

 

Aronofsky e Matthew Libatique (il fidato direttore della fotografia che, a parte The Wrestler, accompagna il regista in tutte le sue opere fin da Pi greco - Il teorema del delirio), scelgono di girare in pellicola, in Super 16mm, e con delle lenti che danno una profondità di campo cortissima.

 

Questo regala al film quella pasta granulosa che in tempi di 4K e digitale non siamo più abituati a vedere, ed è una scelta che si inserisce perfettamente nel quadro generale: la pellicola è organica, è materica, è qualcosa che si può toccare con mano e che nasce e si evolve, a differenza degli 1 e degli 0 delle cineprese digitali che rendono tutto così algido e distaccato.

 

 

 

 

I piani stretti e appiccicati al protagonista sono una delle firme del regista newyorkese, ma qui andiamo ben oltre quello a cui ci ha abituati.

 

Tutto il film è girato per darci il punto di vista della Lawrence, la madre del titolo che altro non è che Madre Natura, e la macchina da presa le sta attaccata addosso con primissimi piani insistiti e insistenti, la messa a fuoco spesso non lascia scampo e non mostra altro se non lei, ciò che vediamo e percepiamo noi è ciò che vede e percepisce lei e come lei non riesce ad afferrare il senso di ciò che succede, così accade a noi spettatori.

 

La fotografia quindi pone l'accento su quella che secondo Aronofsky dovrebbe stare al centro dei nostri pensieri: la Natura, la terra, ciò che è in grado di darci e come noi decidiamo di usufruirne e, spesso, sfruttare.

 

La messa a fuoco è labile ed è spesso complicata anche da una leggera sottoesposizione di molte scene, al limite del buio, che intimizza la visione e ci costringe a guardare bene, a fare attenzione a ciò che c'è sullo schermo proprio perché non è tutto visibile, dichiarato, lampante.

 

I toni lievemente caldi, delicati e conciliatori dell'inizio divengono col passare dei minuti sempre più caldi, più violenti e accesi, mentre "l'uomo" diviene adoratore della divinità allo stesso tempo distrugge ciò che la Natura gli regala e il cuore pulsante della casa nascosto nei muri si inaridisce fino a divenire un rinsecchito cumulo di robaccia. 

 

 

madre madre madre madre 

 

Anche il sonoro, da sempre altro marchio di fabbrica del regista, lavora sugli effetti e sui suoni più che sulla musica, che è pressoché inesistente, con quelle porte che si chiudono sbattendo inesorabili e quel legno che scricchiola ad ogni passo.

 

L'allegoria biblica è solo il primo e più evidente riferimento, con un Dio assolutamente egoriferito che proprio non riesce a non perdonare l'uomo che ha creato a sua immagine e somiglianza e che si bea dell'adorazione ricevuta, ma che in fondo non è del tutto cattivo: non può fare a meno di amare ciò che ha creato perché altrimenti entrerebbe in contraddizione con se stesso, pensa a sé perché crede che tutto nasca da lui e che sia giusto così.

 

Non è il Dio malvagio e vendicativo dell'Antico Testamento, ma quello più caritatevole e pronto a dare una seconda possibilità ai peccatori, nonostante continuino a sbagliare e a travisare le sue parole.

 

Un Dio che si incazza con Adamo ed Eva solo una volta, quando questi compiono il peccato originale distruggendo ciò che a loro non era permesso toccare, quel "frutto del seno tuo" che scopriamo alla fine essere nato dal cuore della Madre Terra: qualcosa di puro, di trasparente, di prezioso, da proteggere e ammirare. 

 

 

madre madre madre 

 

Le sue parole vengono prima utilizzate per un lutto, poi venerate e idolatrate come il vitello d'oro e poi ribaltate completamente nel significato quando l'umanità cannibalizza il figlio della Madre, con evidenti riferimenti al cristo tramite "magi che portano doni" ma anche con una pesante accusa alla società moderna che distrugge ciò che la Terra ci dona senza curarsi delle conseguenze e pensando di essere nel giusto, in un finale che scivola in una spirale di delirio e di violenza senza via di scampo.

 

Palese, dunque, la visione del mondo di Aronofsky: stiamo danneggiando ciò che ci dona la vita e il danno non sarà fatto solo al pianeta, che tanto potrà nuovamente "ricominciare" a vivere, ma soprattutto sarà a noi stessi che finiremo con l'autodistruggerci.

 

La sovrappopolazione, le guerre fratricide in nome di una religione diversa, la condizione di povertà disperata, l'odio nei confronti del diverso e l'idolatria di falsi profeti ci porterà alla fine.

 

Ma è una fine in cui a perderci sarà solo e soltanto l'uomo perché nella visione aronofskyana Dio sarà pronto a perdonarci e ricominciare di nuovo, ponendo al centro di tutto il cristallo nato da un incendio "Che mi ha portato via tutto", con una Madre Natura differente nell'aspetto ma uguale nelle intenzioni, ancora pronta a provare a rimediare a tutti gli errori e la noncuranza dell'uomo, rappresentata nel film come una madre che passa il suo tempo a rassettare la cucina, a pulire per terra, a riordinare le cose stravolte dagli uomini che le occupano la casa e che non la guardano, non la vedono e non la sentono e che quando lo fanno, non la ascoltano. 

 

 

madre madre madre 

 

E non solo: in madre! c'è la prima vera scena di nudo di Jennifer Lawrence, ed è un nudo violento, un tentativo di stupro di gruppo che personalmente - oltre a cogliere lo stupro della natura da parte dell'uomo - ho letto anche come riferimento personale alla storia della Lawrence e a quel The Fappening che la vide protagonista più di altre: la sua immagine privata esibita e data in pasto alla violenza della rete, alla mercé di chiunque, dove orde di sconosciuti le diedero della troia e della zoccola.

 

È un film che non assomiglia a nulla, è incredibilmente coraggioso, è un'opera di pancia - non a caso infatti Aronofsky ha dichiarato di aver buttato giù lo script in soli 5 giorni! - che capisco benissimo non sia adatta a chiunque e possa non incontrare i favori del grande pubblico.

 

Ma è un film di cui abbiamo bisogno, di cui il Cinema tutto ha bisogno, per indicare una strada possibile e percorribile, per andare oltre i circuiti del facile e del compiacente, per continuare a sperare che la Settima Arte sia sicuramente un'industria, ma che non dimentichi mai di essere, soprattutto, Arte

 

Become a Patron!

 

Quante volte sei caduto in trappola per colpa di un titolo clickbait che poi ti ha portato a un articolo in cui non si diceva nulla?

Da noi non succederà mai.

Se vuoi che le nostre battaglie diventino un po' anche tue, entra a far parte de Gli amici di CineFacts.it!

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Articoli

Articoli

Articoli

Lascia un commento



89 commenti

Bella analisi su cui mi trovo perlopiù molto d’accordo!
Personalmente, ho interpretato l’opera più come allegoria del rapporto musa e artista, sempre con delle dinamiche interpersonali analoghe a quelle da te descritte.
È chiaro che quando si parla d’arte e di film del genere, avere un’interpretazione univoca risulta essere più limitante che d’aiuto, in quanto definire vuole anche dire limitare il contenuto di un’opera.
Su un passaggio mi trovo, inoltre, davvero molto d’accordo con te: è un’allegoria, ovvero, il contenuto di questa rappresentazione ha valore quanto la forma che la contiene.
Dunque, come la Divina Commedia, anche in questo film il significato non può essere scisso o prendere sopravvento sulla narrazione stessa.

Ho visto infine numerosi commenti sotto la recensione, molti anche parecchio lunghi e ricchi di spunti interessanti, segno che il film ha colpito e lasciato il segno.
Daje, Aronofsky, continua così!

Rispondi

Segnala

Non sapevo veramente cosa aspettarmi da questo film e non sono rimasta per niente delusa. Ogni scena mi ha lasciato col fiato sospeso ed alla fine mi sono ritrovata a piangere scioccata da quello che avevo appena visto facendo molta fatica a riprendermi. Questo film è veramente dissimile da qualunque altra cosa io abbia mai visto; non saprei nemmeno come descriverlo senza fare spoiler, é da vedere, punto. Indipendentemente da quello che si pensa sugli horror.
Questo è un film in cui il vero mostro è l'uomo ed il regista non smette mai di ribadirlo. Non avevo ancora trovato un'interpretazione per quello che avevo visto, ma trovo che la tua sia più che efficace per capirne il significato, nonostante come hai già detto nel podcast, Aronofsky non la pensasse alla tua maniera. Come al solito ringrazio te e la redazione, senza i quali io probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di buttarmi sull'horror e su capolavori come questo.

Rispondi

Segnala

Jacopo Greppi

5 mesi fa

Che dire Teo... mi hai fornito una chiave di lettura alla quale proprio non avevo pensato. Ma ora che me l'hai fatta notare non posso fare a meno di pensarci, e di constatare ulteriormente la bellezza che questo film racchiude. Adoro il fatto che la tua interpretazione differisca totalmente dalla mia, in quanto mostra come un'opera del genere (perché di opera si parla) sia in grado di toccare corde ed idee diverse a seconda di chi la guarda. Qui di seguito ho inserito la mia opinione sul film, ma non vedo l'ora di rivederlo per poterlo guardare con un altro occhio e coglierne la bellezza sotto un altro punto di vista



Madre! – tra dipendenza e linfa vitale
Parlare di "Madre!" puo' risultare difficile, ma personalmente lo ritengo fondamentale in quanto la tematica trattata non viene discussa quanto dovrebbe, malgrado la sua importanza e il suo peso all'interno di un nucleo di persone.
Vediamo protagonista Jennifer Lawrence, la quale sta aiutando suo marito, uno scrittore, a ricostruire la casa di campagna all'interno della quale si trovano e attorno alla quale ruota tutto il film. La coppia sarà inizialmente interrotta da un ospite a sorpresa, ammiratore del marito. Quest'uomo non sarà l'unica persona ad entrare senza preavviso in quella casa...
Parlando del significato del film, evidenzierei innanzitutto come il regista Aronofsky nei suoi lavori parli delle dipendenze. Se in Requiem for a dream egli tratta la deumanizzazione usando come pretesto la droga e la dipendenza che essa comporta, in “Madre!” tale fattore di dipendenza è trasposto sul piano lavorativo del marito. Infatti, egli dipende dall’amore che i suoi ammiratori gli danno e tale comportamento non farà nient’altro che prosciugare la vitalità della compagna…
Secondo la mia personalissima visione, questo film vuole comunicare allo spettatore la tossicità e i danni di proporzioni incalcolabili che una dipendenza del genere può portare. Il film è un climax ascendente, fino a degenerare nel caos più totale nel terzo atto, che mostra e spiega i danni di questa dipendenza e di come quest’ultima non faccia altro che prosciugare ogni residuo di linfa vitale delle persone vicine. Infatti, il personaggio di Jennifer Lawrence morirà a causa del marito e della sua dipendenza dall'amore che le altre persone hanno nei suoi confronti.
Riflettendo sul titolo, direi che uno dei messaggi potrebbe riferirsi al fatto che quando una persona si ritrova così dipendente da qualcosa, nemmeno una delle gioie più belle che potrebbero esserci al mondo sarebbe in grado di aiutare: avere un figlio. Anzi, è proprio dal momento in cui il personaggio interpretato da Jennifer Lawrence rimane incinta, che si apre quella porta conducente ad una spirale che porterà all'annichilimento della stessa Lawrence, e persino del bambino che porta in grembo. Il marito, puramente traviato da tale dipendenza, utilizzerà le energie vitali della moglie e del suo stesso bambino solamente a scopo di ricevere amore dai suoi seguaci, quasi come se si trattasse di una setta… Ma la realtà è ben diversa in quanto siamo usciti da quel costrutto mentale che porta a pensare che un bambino sia in grado di risollevare per forza una coppia e di rendere automaticamente felice qualcuno… E il film ci mostra gli effetti e le conseguenze che tale scelta comporta.
Per avallare ulteriormente la mia interpretazione parlerei della "reliquia" che il marito possiede e che viene distrutta per errore. Essa, secondo me, rappresenta quella speranza che gli permette di andare avanti, ed infatti alla fine del film scopriamo che tale "reliquia" non è nient'altro che l'ultima risorsa vitale della persona che gli è stata accanto e che gli ha dato tutte le sue forze per proseguire. Viene dunque mostrato, come detto in precedenza, quanto questa dipendenza finisca per nuocere gravemente a chi gli sta attorno, e di come nessuno sia veramente in grado di risolvere tale problema. Infatti, la scena finale riprende quella iniziale, ma al posto della Lawrence vediamo un'altra donna... Facendo capire allo spettatore che in una tale condizione, chiunque sarà accanto al marito dipendente, sarà condannato allo stesso destino in quanto incapace di aiutarlo e condannato ad essere del puro carburante volto ad alimentare una dipendenza che non si placherà mai, come detto dallo stesso personaggio del marito.
Concludendo, ci terrei a dire che “Madre!” non è sicuramente un film facilmente fruibile da tutti, ma credo che molta della sua bellezza stia proprio in questo. È un film fatto di simbolismi, significati ed interpretazioni… Esso non urla e non dichiara apertamente nulla, lasciando allo spettatore la possibilità di cogliere e di mettere insieme i vari elementi proposti aventi lo scopo di far riflettere chi guarda… Caratteristica purtroppo sempre più rara nel periodo in cui viviamo.

Rispondi

Segnala

TankReady

10 mesi fa

Ho deciso di riprendere un po' di film horror che avevo indietro, e questo l'ho trovato nella lista qui: https://www.cinefacts.it/cinefacts-top8-78/gli-8-migliori-horror-del-decennio-piu-altri-7.html

Non sapevo a cosa stessi andando incontro, e anche guardandolo non capivo a cosa stessi andando incontro, e quella botta finale che da il senso a tutto quanto e lascia l'amaro in bocca ti fa ricalcolare ogni ipotesi e considerazione precedenti.
Non è un horror. Non nel senso "classico" del termine, secondo me.
E' un capolavoro, un pugno nello stomaco che conclude un'ora e passa di disagio profondo, quello della Lawrence, che si vive di persona tanto ci si immedesima nell'attrice.
L'allegoria e il significato sono solo una "chicca", un secondo layer ad una storia che già di suo ti lascia di stucco.
Può piacere e non piacere.
Conosco persone a cui non consiglierei MAI di vedere un film del genere. E non posso dire che sia un film che rivedrei.
Ma è uno dei film migliori che abbia visto di recente per quanto ti coinvolga e riesca a far PROVARE quello che la protagonista sente.
Terribile e magnifico.


Mi sono iscritto al sito solo per lasciare questo commento

Rispondi

Segnala

Carolina Attanasio

10 mesi fa

Ho accuratamente scelto di leggere questa recensione dopo tre minuti dalla fine della prima visione di questo film ( minuti necessari per riprendermi giusto un attimo e buttare giù un bicchiere d'acqua).
Ho i pensieri ancora annebbiati che non riesco a convertire in parole al momento; mi viene solo voglia di dire che è questo il cinema di cui abbiamo bisogno. La tua analisi è stata acuta e impeccabile, come un bisturi in mani esperte. Sapere che questo film non abbia accolto il favore di molti la considero la definitiva conferma della sua grandezza. È un film che parla agli uomini schiaffeggiandoli con brandelli della loro stessa natura ed è noto che la verità fa male. Forse c'è bisogno di coraggio per riconoscercisi, l'importante è che qualcuno ne abbia avuto per metterci in scena e in questa pellicola è stato fatto magistralmente.
Ora vado a bere qualcosa di forte.

Rispondi

Segnala

Andrea Lucietti

1 anno fa

Questo film è davvero un mistero per me. Dividerei questo commento in due parti: un giudizio personale sul film prima e un'analisi più ampia sul concettosi "necessario". Ho dovuto vederlo un paio di volte per poterlo, diciamo, "avvicinare". La prima visione è stata tragica. Mi ha davvero lasciato privo di forze per fare qualunque commento. Non mi è piaciuto. Per niente. La seconda mi ha fatto entrare un po' di più bel significato generale dell'opera ma confesso che mi è rimasto un tantino indigesto. Per carità, una resa davvero ben fatta da molti punti di vista, per quello che ne posso capire. J.Law. mi è sempre piaciuta e si conferma un grande talento. Però alla fine...non mi ha lasciato tutto quell'entusiasmo che leggo in questa recensione. Ne approfitto per agganciarmi alla seconda parte del mio intervento: quando un film è "necessario" ? E chi siamo noi per definire un film "necessario" ? Penso che ciascuno abbia la possibilità di giudicare un film secondo le proprie capacità e non debba essere tacciato di superficialità solo per non ritenere un capolavoro tale. Riconosco ci siano dei canoni per giudicare un'opera dal punto di vista della sua riuscita artistica e dal suo significato intrinseco ma penso che sostenere che chi ama il cinema ama anche un film, sottintendendo che chi non l'ha apprezzato di cinema non può dirsi un grande appassionato mi lascia perplesso. Capisco l'entusiasmo per alcuni lavori che ci colpiscono particolarmente ma penso che quello che dice sempre Teo sia sacrosanto: non si può dire che un film è bello o brutto ma solo che mi è piaciuto o non mi è piaciuto. Direi che per questo vale lo stesso principio. Penso che chi odi questo film possa ancora amare il cinema.

Rispondi

Segnala

Sky

1 anno fa

Classico lavoro che andrebbe visto almeno 2/3 volte per notare ogni piccolo riferimento una volta scoperta la chiave di lettura.

Rispondi

Segnala

giov_7

2 anni fa

Uno dei film più belli e carichi, sia a livello emotivo che simbolico, degli ultimi anni. Aronofsky si dimostra ancora una volta uno dei più grandi autori cinematografici contemporanei, capace di dare una forza intrinseca nelle sue opere che pochi altri registi riescono a fare.

Rispondi

Segnala

Emanuele Antolini

2 anni fa

Bellissimo! Ricordo ancora quando sono andato a vederlo in sala, eravamo in 4 gatti ahahah devo assolutamente prendermi il bluray e rivederlo

Rispondi

Segnala

Arkantos

2 anni fa

Ho avuto l'opportunità di vederlo solo qualche giorno fa (ahimè, i cinema nei paraggi non lo mettevano in sala), film che mi è coinvolto assai; interessante la recensione, che completa alcune delle intuizioni che avevo durante la visione, ma di cui non ne ero sicuro.

Rispondi

Segnala


close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni