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Stranger - Recensione: Un enigma liquido - RNFF 2020

Con Stranger il regista Dmitriy Tomashpolsky riesce a condurre lo spettatore verso un’esperienza cinematografica assolutamente originale, complessa, e di difficile interpretazione. 

 

L’opera, presentata al Ravenna Nightmare Film Festival 2020, esordisce con una criptica frase di H.P. Lovecraft, che anticipa e condensa in poche parole l’impalcatura tematica del film:

 

"[...] so di essere un estraneo, uno straniero in questo secolo e tra coloro che sono ancora uomini"

 

[Il trailer di Stranger]

 

 

La trama di Stranger è strutturata attorno a delle sparizioni che avvengono nell’acqua, senza ragione apparente, e a dispetto di qualsiasi possibile legge della fisica. 

  

L’ispettrice Gluhovsky indaga sulle persone scomparse - delle atlete di nuoto sincronizzato, e poi una donna di cui si sono misteriosamente perse le tracce, in un caso che pare presentare la stessa dinamica - giungendo in un centro idro-terapico che pare essere al centro dell’intera vicenda. 

 

Contestualmente viene seguita la storia di Zezulia, un anziano signore che lamenta la propria fondamentale solitudine e la mancanza di interesse che la società coltiva nei suoi confronti. 

 

 

[L'acqua è un elemento essenziale in Stranger]

 


Stilisticamente Stranger è un film molto particolare, che su una base noir va a inserire elementi di sci-fi, di orrore e di surrealismo, strizzando evidentemente l’occhio a David Lynch, ma al tempo stesso rinnovando questi elementi al fine di creare un’estetica personale unica. 

 

Ciò concorre a determinare un’opera la cui decodificazione è estremamente intricata, lavorando per suggestioni e intuizioni, lasciando così aperte diverse ipotesi interpretative.

 

Se le atmosfere sono lovecraftiane, la sostanza del discorso è comunque forse più facilmente comprensibile utilizzando come riferimento La Montagna Incantata di Thomas Mann, romanzo più volte citato nel corso della pellicola e che possibilmente costituisce una sorta di alter-ego letterario e metaforico di quanto accade nel film. 

 

 

 

 

In Stalker del Maestro Andrej Tarkovskij l’acqua era un elemento onnipresente che, allegoricamente, andava a configurarsi come una manifestazione esterna e tangibile del pensiero, dell’interiorità e dell’inconscio.

 

Pur coniugata certamente in maniera differente, qui assolve a un ruolo simile sicché vedremo ad esempio la protagonista immergersi nella vasca da bagno per “entrare” in una realtà intima differente; ma se l’acqua è il mezzo, la riflessione in sé verte invece sulla solitudine, esplicitamente nel caso di Zezulia, e sotterraneamente per quanto riguarda l’ispettrice Gluhovsky

 

In questo senso, Stranger si sofferma sui dimenticati, gli ignorati, le acque reflue della società che confluiscono metaforicamente verso l’impianto di depurazione del film che, pur possedendo un gusto estetico cinematografico indubbiamente ammiccante verso il terrore, pare anche però rappresentare una sorta di clinica atta a garantire una seconda chance a questi individui, con un po’ di fortuna e di volontà. 

 

Stranger è in definitiva un film molto particolare, che spazia dalla filosofia di John Locke all’estetica surrealista, dall’esoterismo al thriller sci-fi, risultando interessante, piacevole, enigmatico ed emozionante. 

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