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Non chiudete i cinema: lettera aperta al Ministro Franceschini

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il Dpcm che entrerà in vigore lunedì 26 ottobre, fino al 24 novembre.

 

Tra le tante misure prese per contenere l'espandersi dei contagi COVID-19 c'è anche un nuovo colpo durissimo al mondo dello spettacolo: 

"Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto". 

 

La reazione del Ministro Dario Franceschini si è per ora limitata a un tweet 

 

 

 

L'associazione Cultura Italiae ha lanciato un appello che vi riportiamo qui integralmente: 

"Gentili Presidente Conte, Ministro Franceschini,

in merito all’intenzione di richiudere Teatri e Cinema contemplati esplicitamente nella bozza del prossimo Dpcm, ed eventuali altri fondamentali luoghi della cultura al momento non esplicitati, nel tentativo di scongiurarne l’approvazione che avrebbe conseguenze nefaste sull’intero comparto culturale e sullo spirito dei cittadini, richiamiamo la Vostra attenzione sui seguenti punti:

 

1) I lavoratori dello spettacolo dal vivo hanno messo il loro straordinario e personale impegno per riaprire Teatri e Cinema nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute. Essi sono luoghi sicuri dove il pubblico è seduto con mascherina e non parla durante la rappresentazione.

L’uscita e l’entrata sono regolati e rispettano il distanziamento.

Questi luoghi rappresentano oggi un esempio virtuoso di gestione degli spazi pubblici in epoca di pandemia.

 

2) Abbiamo riconquistato faticosamente il nostro pubblico, spesso titubante e confuso da una comunicazione altalenante e ansiogena, a riacquistare i biglietti, rassicurandolo sulla certezza degli spettacoli e sulla scrupolosa adozione di tutte le misure di sicurezza.

 

3) Per quanto concerne i teatri abbiamo riavviato l’attività di produzione degli spettacoli sospesi, investendo pertanto nuovamente per il loro riallestimento.

Peraltro tutti i voucher emessi acquisiti per gli spettacoli se fossero annullati dovrebbero essere riemessi nuovamente per non gravare sulle casse dei teatri;

 

4) Abbiamo riprogrammato tournée, concerti, uscite cinematografiche assumendoci enormi rischi, investendo e scommettendo quindi anche sul futuro, malgrado lo stato di incertezza dominante;

 

5) Abbiamo fatto rientrare tutti i dipendenti dalla Cig, garantendo loro non solo la giusta retribuzione ma soprattutto la dignità del lavoro;

 

6) L’ultimo punto sul quale richiediamo la vostra preziosa attenzione è il più importante in assoluto: chi opera nel settore della cultura è consapevole dell’importanza che essa ricopre soprattutto in momenti difficili come quello che ci troviamo ad affrontare.

Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità.

 

È soprattutto per l’importanza di non privare l’Italia del proprio immaginario collettivo che vi chiediamo a nome della Associazione Cultura Italiae che rappresento, e dunque di tutti i comparti e i generi dello Spettacolo dal vivo, dei Produttori Cinematografici, degli Artisti, degli Esercenti, delle Gallerie d’Arte, dei Musei, delle Sale da Concerto, di mantenere indistintamente tutti i luoghi della cultura aperti!

 

Siamo importanti per la società civile perché vi supportiamo nel vostro difficile compito istituzionale a mantenere elevato lo spirito dei cittadini, nella piena consapevolezza delle sofferenze che stanno incontrando a livello personale, familiare e professionale.

È soprattutto in questa seconda ondata che ne avremmo più bisogno.

 

Il teatro e il cinema non possono fermarsi perché sono la riserva invisibile di senso, per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini. 

Tuteliamo la parte visibile di questa riserva di senso.

 

Confidiamo in voi."

 

Seguono le firme del Presidente di Cultura Italiae Angelo Argento e di - al momento della stesura di questo pezzo - quasi 10mila persone, lavoratori dello spettacolo e non, solidali con questo comunicato. 

 

In quanto Direttore Editoriale di CineFacts.it vorrei rendere chiaro il nostro appoggio a Cultura Italiae, sottolineando come da sempre CineFacts su sito e social network si batta per la fruizione del Cinema nel luogo più adatto: la sala cinematografica. 

 

So di parlare a nome di tutta la redazione e per dare più forza a questo appello ci tengo ad aggiungere qualche dato importante.

 

1 - La concentrazione degli aerosol rilevanti per la trasmissione del Coronavirus è notevolmente inferiore nelle sale cinematografiche rispetto a un ufficio.

Questo è il risultato di uno studio dell'Istituto Hermann Rietschel della Technical University di Berlino per la Main Association of German Film Theatres HDF Kino.

Il numero di aerosol inalati in una sala cinematografica risulta essere ben al di sotto di quello di un ufficio dove si parla; secondo lo studio questo è anche correlato al tipo di ventilazione nei cinema.

"Poiché generalmente non si parla durante un film mentre le conversazioni si svolgono nella vita quotidiana dell'ufficio, la quantità di aerosol inalata nel cinema è solo dello 0,3% rispetto a quella in ufficio.

Il tipo di ventilazione prevalente nei cinema è la cosiddetta ventilazione di fonte, in cui l'aria normalmente fluisce sotto la seduta, l'aria usata si riscalda sulle persone e poi sale.

L'aria nella zona di respirazione di queste persone è quindi significativamente meno contenente aerosol rispetto allo stesso ricambio d'aria in una stanza con ventilazione mista, come è normale negli uffici."

2 - Natascha Tuznik, Professore Associato di malattie infettive dell'UC Davis Health, ha dichiarato: 

"Sembra un problema: molte persone sono rinchiuse in casa, in una stanza, per un periodo prolungato.

Ma ora che le maschere nelle sale cinematografiche sono obbligatorie il cinema dovrebbe comportare meno rischi di trasmissione da persona a persona rispetto a molti altri posti in cui le persone continuano ad andare. 

 

3 - Uno studio condotto da AGIS, Impresa Cultura Italia - Confcommercio, Università IULM di Milano e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in collaborazione con l’Istituto MAKNO, ha evidenziato che l'indotto del sistema cinema in Italia è pari a 

"4,7 miliardi di euro di valore aggiunto per il territorio, generato da 4 best practice italiane del cinema e del teatro, e 160 milioni di euro da 5 grandi festival nazionali, secondo quanto emerge dalla ricerca.

Le spese aggiuntive legate alla fruizione di uno spettacolo al teatro o cinema sono in media di 53 euro, tra bar ristoranti, shopping e altre spese. Per i festival la spesa pro capite oscilla tra 65 e 200 euro. 

Ogni euro in biglietti di ingresso genera 2 euro di spese extra.

Nei consumi extra degli spettatori, a fronte di 5,3 miliardi di spese, si genera un valore aggiunto annuale da 4,7 miliardi di euro, una produzione aggiuntiva da 10,8 miliardi, oltre a 99 mila unità di lavoro." 

 

4 - Secondo una ricerca datata 2019 del Centro Studi di ANICA tutta la filiera dell'industria cinematografica impiega

"173mila posti di lavoro, quasi 8.500 imprese con oltre quattro lavoratori in media, con un indotto che va dalle attività creative all’agricoltura, abbracciando pure la manifattura e l’edilizia.

Il risultato è un effetto moltiplicatore che, dopo il settore delle costruzioni, è il più alto tra tutte le attività economiche in Italia.

 

Su 61mila posti di lavoro diretti, nel mondo del cinema si contano oltre 26mila tra ingegneri, architetti, avvocati, designer, fiscalisti.

A questi si aggiungono poi i posti indiretti attivati a catena negli altri comparti, che sono quali il doppio, pari a 112mila (64%).

 

Arrivando quindi a un bacino occupazionale di 173mila persone che a vario titolo lavorano attorno a schermi, microfoni e telecamere.

Incluse quelle professionalità creative e tecniche che non hanno rapporti di lavoro subordinato con le imprese dell’audiovisivo, ma che con loro lavorano come lavoratori autonomi.

Il rapporto sottolinea la presenza maggiore nel comparto di lavoratrici donne rispetto alla media nazionale (39% contro 36%) e di under 50 (77% vs 73%).

Solo dietro le quinte della produzione cinematografica, un quarto degli occupati ha meno di 30 anni." 

 

4 - Un’indagine elaborata dall’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo su un campione interamente rappresentativo della pluralità dei generi e dei settori dello spettacolo dal vivo e che copre tutto il territorio nazionale ha rilevato quanto segue: 

"Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali.

Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri."

 

È quindi a fronte di questi dati che CineFacts.it si associa alla richiesta Non chiudete i cinema. 

 

Nei mesi scorsi centinaia di esercenti hanno dovuto fronteggiare prima la chiusura, poi le spese aggiuntive per rispettare le misure sanitarie e infine i duri colpi assestati dalle grandi major statunitensi che hanno spostato i propri blockbuster sulle piattaforme streaming o li hanno rinviati in alcuni casi anche di 10 mesi. 

 

Nella speranza che questo appello e che questo elenco di studi e dati possa spingere a una riflessione e a un ripensamento sulla chiusura delle sale cinematografiche, che sono evidentemente una parte fondamentale non solo della cultura del nostro Paese, ma anche una fetta consistente del circuito economico che fa lavorare migliaia di persone. 

 

Ribadiamo quindi come redazione il nostro appoggio a Cultura Italiae e invitiamo i nostri lettori ad aggiungersi alla lista dei firmatari dell'appello. 

 

La Redazione di CineFacts.it. 

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7 commenti

Gabriele Rovello

1 mese fa

Articolo super interessante.
Concordo e l’ho condiviso.
Si tratta di un provvedimento senza senso che non modificherà in alcun modo la curva dei contagi

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Tommaso Lesti

1 mese fa

L'appello sopra citato è assolutamente condivisibile. La sala è un luogo sicuro, per lo meno molto più sicuro di altri che rimangono aperti. Si tratta di un mese circa di chiusura (questo è quanto stabilito dal decreto) e questo mese sarà davvero tosto per gli introiti degli esercenti, che già sono stati messi a dura prova dal precedente lockdown e dalle case di produzione, che non di rado preferiscono la distribuzione via streaming. Inoltre molte sale hanno provveduto a modificare l'accesso in sala con prenotazioni online, eliminazione della coda in cassa e igienizzazione dei luoghi. Anche per questi motivi credo sia più che fattibile mantenere le sale aperte, ma purtroppo la decisione è stata presa con un po' di leggerezza, diciamo così.

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Imya Familia

1 mese fa

Nice!

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marco bandini

1 mese fa

si possono avere i link per recupera le dichiarazioni e gli studi citati?

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Nuriell

1 mese fa

Per comìè la situazione ora dovremmo tornare in fase 1 con lockfown e chiusura totali per evitare danni irreparabili, chiudere cinema e altri luoghi d'incontro è ovvio e giusto, molto più stupido lasciare aperti musei e altri luoghi dove molti possono incontrarsi.

Certo è triste, soprattutto per chi non puo' farne a meno, ma socialmente la salute viene prima e questa scelta è assolutamente inevitabile.

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Luca Buratta

1 mese fa

Nuriell
I danni irreparabili li fai anche chiudendo tutto, se abbandoni a se stessi interi settori economici e produttivi del Paese. Non ho idea, perché non viene mai spiegato di preciso, di quante piccole e medie attività sono state costrette a chiudere quest'anno, peraltro amplificando un trend che in Italia era già esistente. Negli ultimi anni nel raggio di 10 km da casa mia hanno chiuso due sale cinematografiche storiche, e francamente vedo male anche una terza sala che non so quanto riuscirà a reggere a questo impatto.
Che la salute venga prima di tutto è vero, ma chiudere tutto dopo aver costretto gli imprenditori a pagare (di tasca loro, of course) per uniformarsi alle strettissime misure di sicurezza, suona un po' come un modo comodo e semplice per far vedere che si sta facendo qualcosa, colpendo settori facili da colpire e lasciando invece aperte alcune falle che non si può o non si vuole sistemare. Mi riferisco ai mezzi pubblici (io scrivo da Roma, dove la situazione mezzi pubblici è terrificante da ben prima del virus: pochi mezzi, poco personale, zero controlli, e nulla è cambiato negli ultimi mesi), alle RSA che sono state delle vere e proprie trappole per i pazienti, ai reparti di ospedale largamente insufficienti sia per mezzi che per personale. Se non si può investire, non può essere che l'unica risposta possibile sia chiudiamo tutto e si salvi chi può!
Speriamo almeno che serva. E che dalla crisi si possa uscire con nuove idee, nuove forze. Spesso ad una crisi segue una grande crescita... speriamo sia così, per il cinema e per tutte le altre attività che stanno pagando una politica trentennale di tagli e approssimazione.

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Nuriell

1 mese fa

Luca Buratta
Capisco benissimo e la cosa più brutta è che tutto questo poteva essere evitato o fortemente limitato tenendo un profilo d'allerta maggiore d'estate, purtroppo così non è stato e abbiamo perso in fretta tutto il vantaggio preso.

Tralaltro è vero che ciniema e teatri sono molto più sicuri di altri posti ma sono stati presi come "cavallo di troia", proprio perché molti non li considerano così importanti vengono chiusi per primi per dare un senso di "c'è già qualcosa di completamente chiuso", per me è sbagliato e anche inutile.

Com'è inutile il coprifuoco, il virus non è in giro solo dalle 1e alle 5 quindi chiudere in quell'orario è inutile, o chiudi o non lo fai.

Per ultimo dico che secondo me il mondo dell'intrattenimento dal vivo, cinema e teatri in primis, è stato quello gestito peggio in questa pandemia, in pratica non è quasi stato preso in considerazione e questo è un problema, l'intrattenimento è necessario quanto l'aria al giorno d'oggi.

Noi invece facciamo parte della filiera alimentare, non abbiamo mai chiuso, nemmeno nel periodo più nero e pericoloso e gli incentivi ci sono stati ma... pochi e solo perché ce li ha anticipati la ditta, non si sa se gli saranno mai pagati.

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