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Fuori era primavera - Recensione: l'emozionante racconto del lockdown

Fuori era primavera - Viaggio nell'Italia del lockdown è il racconto di tre mesi di costrizioni e sacrifici, di vite sospese e affetti negati, di vittime e dolori, di solidarietà e sofferenza.

 

Il nuovo film di Gabriele Salvatores dovrebbe essere proiettato in ogni piazza di ogni manifestazione negazionista in ogni angolo del Paese. 

 

Un colpo al cuore e all'anima, che assume oggi un valore ancora maggiore e segnante davanti ai discutibili no-mask e alla nuova impennata che rischia di rimettere in ginocchio il Paese.

 

 

[Trailer di Fuori era primavera]

 

 

Presentato alla Festa del Cinema di Roma - e inizialmente in programma in sala solo il 26 ottobre - il nuovo lavoro di Salvatores è un documentario di 75 minuti realizzato con il contributo di chi, nei giorni del lockdown, ha accolto l'appello del regista Premio Oscar inviando video casalinghi con la rappresentazione visiva di quel periodo.

 

 

Dai nonni costretti lontani dai parenti ai ballerini che allestiscono la loro sala prova in soggiorno, dai rider che rimbalzano da un punto a un altro della città alle lauree in streaming.

 

Intensa una lettera immaginaria scritta da un ragazzo campano al virus che gli ha portato via il papà a cui piaceva "o burdell'", la festa, la gioia, l'allegria.

 

 

[Uno dei concerti dal balcone durante il lockdown in Fuori era primavera]

 

 

Ogni storia di Fuori era primavera è accompagnata dalle immagini dei reparti di terapia intensiva, dei primissimi piani dei ventilatori o delle flebo.

 

Le voci di medici e infermieri lacerano l'anima, raccontano un incubo durato tre mesi e che sembra, ora, tornare drammaticamente nelle nostre vite.

Sul loro volto non si possono non notare i segni delle mascherine e delle tute, nei loro occhi quelli delle le lacrime, nelle loro voci quelli della sofferenza di chi ha accompagnato alla morte decine di persone, lontane dai loro cari. 

 

Salvatores confeziona un'opera di cronaca, sfruttando il lavoro dei suoi "inviati" - gli estemporanei videomaker - per portare sul grande schermo i momenti che più di ogni altro hanno segnato quei tre lunghi mesi.

Trovano spazio anche inserti delle attesissime conferenze del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma anche le immagini drammatiche degli automezzi dell'esercito a Bergamo o dei familiari delle vittime del Pio Albergo Trivulzio a Milano. 

 

In Fuori era primavera c'è spazio anche per il sorriso, portato sullo schermo quasi sempre dai bambini che giocano ad ammazzare il mostro.

La speranza è poi riposta nelle nuove vite, nei neonati che hanno visto la luce proprio durante uno dei periodi più bui dell'ultimo secolo. 

 

 

[La speranza e le lacrime] Fuori era primavera

 

Fuori era primavera è un film di montaggio, per questo una menzione speciale va fatta per Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti che andrebbero annoverati tra gli autori dell'opera insieme con Salvatores.

 

Dai 16mila video arrivati alla redazione sono riusciti a selezionarne circa 400, le cui storie sono state raccontate e non semplicemente composte l'una accanto all'altra. 

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