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Night of the Kings - Recensione: ballata per un re caduto in una notte di luna rossa - TIFF 2020

Il Toronto International Film Festival 2020 non ci aveva ancora regalato un film potente nella sua narrazione tanto quanto nella sua messa in scena e finalmente lo fa con Night of the Kings, film di Philippe Lacôte che ci porta tra le mura di un enorme carcere in Costa d’Avorio, parlandoci di re e dell’importanza di raccontare storie.

 

La MACA è il più grande carcere della Costa d’Avorio e l’unico al mondo dove i detenuti hanno instaurato una propria monarchia, autogovernandosi. 

 

Il re, una volta malato e troppo debole per comandare, deve accettare di lasciare il trono abbracciando la propria morte, suicidandosi. 

 

Barbanera (Steve Tientcheu visto in Les Misérables), attuale re del carcere, in un disperato tentativo di tenere il trono, nomina un giovane nuovo detenuto come “Roman”, costringendolo a raccontare una storia nel corso di una notte di luna rossa, al termine della quale verrà giustiziato. 

 

Stordito, spaventato e sperduto, il ragazzo non può fare altro che continuare a raccontare la sua storia fino al sorgere del nuovo giorno, sopravvivendo alle leggi incomprensibili di una storia che sta tra Il signore delle mosche e Le mille e una notte

 

 

 

Philippe Lacôte ci porta nella lunga notte di luna rossa di Night of the Kings attraverso lo sguardo di un re in decadenza e dell’anarchia di un carcere dalle regole quasi tribali, affidandosi al giovane protagonista, ora Roman e quindi storyteller e quindi principessa Shahrazàd. 

 

Raccontare una storia per salvarsi la vita, ridisegnare il panorama politico e sociale della Costa d’Avorio per parlare di regine e di autoproclamatosi re efferati del crimine, cercando di resistere alla luna rossa fino al mattino, aiutati da un pazzo, a convenienza, con una gallina in spalla - ringraziamo il cameo di Denis Lavant perfetto per la situazione. 

 

Night of the Kings è un film che vive del carattere narrativo di Philippe Lacôte in sceneggiatura e che grazie alla sua regia e alla messa in scena diventa il film visivamente più affascinante visto a oggi.

 

Il carcere di La MACA diventa l’incubo di una notte per il nostro protagonista e noi con lui siamo portati a vivere il senso di urgenza nel dover apprenderne i meccanismi, entrando in questa storia abbozzata tra le rivolte, leggendo tra le scanalature di quella che è stata la realtà prima di quel momento e cercando un senso in questa storia di re e illegittimi successori. 

 

 

 

 

In Night of the Kings il racconto passa per il canto tribale, per i movimenti di danza improvvisi eppure perfettamente coordinati rispetto allo sguardo della macchina come rispetto al contesto di un cantastorie al centro di una corte, mentre suda terrore sperando di salvarsi la vita. 

 

Philippe Lacôte non fa sembrare nulla forzato: tutto è fluido e organico, tutto è armonico, i canti sono intonati, la violenza cruda e mai gratuita, il movimento in branchi e fazioni dei corpi dei carcerati accompagna un senso di irrequieta anarchia mai del tutto assente, seppur simile a una marea che, in qualche modo, sembra avere una sua ragione. 

 

Night of the Kings è folle nel raccontare una situazione che potrebbe aderire alla follia di una notte di Fuori orario, come all’archetipo di Le mille e una notte o del giullare di corte spavaldo eppure pavido di fronte alla spada del suo re, mossa più dagli umori che dalla ragione, mentre tra i ranghi i pretendenti al trono digrignano i denti. 

 

Un film che viene dall’importanza di raccontare storie e di come sia insita nella natura dell’uomo l’esigenza di sentirle proferire da qualcuno.

 

Anche se per forza, anche se per una notte intera, facendole un po’ proprie anche quando è la prima volta che le si sentono e assecondando l’urgenza di raccogliersi attorno a un fuoco, un pulpito, a un palco o a uno schermo per prendere parte a qualcosa che sembra avere tutta l’importanza del mondo e che può persino decidere una vita o due. 

 

Night of the Kings di Philippe Lacôte è una grandiosa sorpresa e, come in altri casi, sorge il rammarico di non aver potuto godere dell’occhio del regista in una sala cinematografica.

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2 commenti

Erik Nicoli

8 giorni fa

Spero rientri tra i film del cineforum che seguo sempre. Tutti i film dovrebbero essere trasmessi al cinema!!!

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Ambra

9 giorni fa

Visto a Venezia, condivido l'entusiasmo. Bella storia, grande messa in scena, una stupenda sorpresa.

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