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Impetigore - Recensione: il bimbo con l'acqua sporca - FEFF 2020

La giornata di apertura del Far East Film Festival ci ha proposto - fra gli altri - anche l'horror disturbante Impetigore, diretto dal regista indonesiano Joko Anwar, che in questa edizione del FEFF 2020 presenta anche un'altra sua recentissima produzione supereroistica, Gundala.

 

 

La storia raccontata in Impetigore (in indonesiano Perempuan Tanah Jahanam, ovvero La ragazza dell’inferno) è quella di una coppia di amiche legate da un rapporto strettissimo, quasi fraterno, che lavora in un casello durante il turno notturno.

 

Maya (Tara Basro), orfana cresciuta dai suoi zii, teme il ritorno di un inquietante automobilista che, nelle sue ultime notti di servizio, si è presentato a più riprese terrorizzando la ragazza con un fare tra lo svitato e il serial killer.
Dina (Marissa Anita), disinibita, sarcastica e dotata di un carattere forte e deciso, tenta di tranquillizzare l'amica al telefono mentre - ovviamente - il misterioso individuo si presenta nuovamente alla sbarra del casello di Maya armato di machete.

 

 

 

 

Dopo la breve - e rocambolesca - fuga di Maya lungo l'autostrada, l'uomo viene freddato dalla polizia un secondo prima che la sua lama accarezzi il cranio della giovane. Le ultime parole pronunciate dall'invasato sono criptiche, misteriose e riguardanti il passato di Maya e dei suoi genitori.

“Non vogliamo quello che la tua famiglia s’è lasciata dietro. Per favore, portatelo via”.

 

A un anno dal tragico avvenimento, le frasi sconnesse dall'aggressore guideranno Maya e Dina in un viaggio fino al lontano villaggio di Harjosari, sede di millenarie tradizioni giavanesi, del Wayang Kulit (il teatro delle ombre indonesiano), pratiche sciamaniche e magia nera.

 

Durante il suo percorso Maya scoprirà la propria identità, le sue radici, il suo vero nome e l'origine della terribile maledizione che affligge i neonati del paese-fantasma di Harjosari.

 

[Il trailer di Impetigore]

 

 

Joko Anwar, uno dei nomi più noti del Cinema indonesiano contemporaneo, con Impetigore (di cui ha firmato anche la sceneggiatura) riprende le atmosfere orrorifiche e inquietanti del suo precedente successo Satan's slave, presentando una storia ricca di tensione, elementi della tradizione e del folklore indonesiani e una discreta quantità di gore sanguinolento.

 

Attraverso il viaggio nel passato di Maya, lo spettatore percorre un dedalo degli orrori costruito su atmosfere cupe e angoscianti, colpi di scena e una (non troppo velata) denuncia sulle condizioni economico-sociali-culturali del paese.

 

 

 

 

Servendosi di suggestioni e riferimenti cinematografici, in Impetigore, Anwar trasmette chiaramente la sua immagine di regista dotato, l'impressione di saper costruire una narrazione in frame - anche grazie al supporto della buona fotografia di Ical Tanjung e il montaggio di Dinda Amanda - e di avere solidi modelli (perennemente in bilico fra occidente e Asia) all'interno della sua grammatica compositiva.

 

Ma se l'aspetto visivo è di buon livello, a tratti ottimo, l'altro piatto della bilancia - come spesso accade in un certo tipo di produzioni del sud est asiatico - piange sotto il peso di alcune evidenti carenze tecniche e struttural-narrative, come quelle relative a effetti sonori e soundtrack scialbi, un cast non sempre all'altezza e una sceneggiatura che troppo spesso si concede ingenuità clamorose.

 

All'interno dello strano calderone mistery-thriller-horror che è Impetigore, il regista classe '76 inserisce degli snodi narrativi forzati, jumpscare malfunzionanti e alcune sequenze che, probabilmente, nella progettualità di Anwar dovevano essere estremamente gravi, cariche di tensione, ma che finiscono solo col suscitare l'ilarità dello spettatore.

 

 

 

 

Bastano questi difetti ad affossare completamente gli aspetti pregevoli dell'ultimo lavoro del cineasta indonesiano? 
La sentenza è affidata alle aspettative e alla sensibilità dello spettatore.

 

Quel che è certo è che in Impetigore ci sono molte idee di regia e spunti di livello - specie visivamente - che sarebbe bene non buttare via come il bimbo con l'acqua sporca.

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