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Woody Allen: a proposito di un vecchietto incensurato e di un autore censurato

Vorrei presentarmi: sono più o meno la fan italiana numero uno di Woody Allen e, già con questo, sono consapevole di fornirvi le basi per un sano o malsano pregiudizio verso questo articolo/recensione.

 

 

Per sempre la ricorderò come ''la lettura della quarantena'' perché è letteralmente durata tutta la quarantena!

 

Vorrei parlare però non solo da fan che ha visto, letto, sentito tutto di e su Woody Allen, ma da giovane (Generazione Millennial, quasi Z) cineasta molto turbata.

 

 

 

 

Chi ha paura di Woody Allen?

 

La questione "Woody Allen" è diventata una causa personale per me, il che va contro ogni mio principio di esistenza online.

 

Sono ormai passati da un po' i 15 anni e trovo inutile perdere tempo e farmi rodere il fegato sui social network per difendere i miei idoli (che ignorano la mia esistenza) da sconosciuti che non cambieranno mai idea.

Come anticipato, Woody Allen è l'eccezione che a volte mi fa abbandonare ogni senso di superiorità alle quisquilie da social, a costo di fare a scazzottate virtuali con sconosciuti.

 

Perché?

Perché non è giusto avercela con Woody Allen.

 

Non ci sono reali motivazioni per questa damnatio memoriae che soprattutto fuori dall'Europa (in primis negli Stati Uniti) i media stanno istigando.

 

Ormai, esprimere apprezzamento verso Woody Allen e il suo lavoro deve per forza far rullare i tamburi per una lunga, intricata e disinformata querelle sulla separazione fra l'artista e la sua arte, sul victim blaming, sull'abuso di minori, sull'essere creepy/misogino, sull'incesto; cose che con Woody Allen non hanno oggettivamente nulla a che fare, se non per le chiacchiere e, forse, per la colpa di avere un aspetto da nerd invece che da affascinante Don Giovanni. 

 

 

[Alcune vittime della "Cancel Culture" che sta imperando nel mondo dell'Entertainment e dell'Arte, ma soprattutto dei Social, per questioni moralmente, politicamente o legalmente scorrette]

 

 

Per ragioni oscure al regista e a molte persone nel mondo, identificare Woody Allen come un mostro senza reali fatti a supporto, e quindi mettere in cattiva luce il suo lavoro facendolo sembrare un argomento controverso, è uno sport sporco praticato ampiamente, al punto che:

Nelle scuole di cinema americane di oggi si evita di mostrare i suoi film;

Nei documentari con interviste a Woody Allen i suoi spezzoni vengono tagliati;

La distribuzione del suo film viene bloccata;

Il contratto con Amazon viene disatteso a costo di andare in tribunale

 

Attori famosi e non, che fino a ieri avrebbero corso come Usain Bolt per avere il privilegio di lavorare con un Maestro, ora scappano per paura di associarsi a lui; i dipendenti della Hachette addirittura manifestano contro la casa editrice per cui lavorano affinché l'autobiografia non venga pubblicata. 

 

La revoca della pubblicazione e, infine, la lettera dai toni preoccupati della PEN Association a difesa della libertà di stampa. 

 

[Dipendenti della Hachette che protestano dopo l'annuncio della pubblicazione di A proposito di niente, lo scorso marzo]

 

Come delle falsità, senza che il bersaglio di esse abbia mai avuto voglia di rispondere e alimentare con astio, abbiano viaggiato tanto, per anni, e avuto così tanta presa, è veramente preoccupante per capire come la caccia alle streghe, di cui proprio Woody Allen aveva parlato all'epoca dello scandalo Harvey Weinstein, esiste ed è in atto da alcuni anni.

 

Falciando anche chi non se lo merita e, d'altra parte, privando e condizionando le generazioni future nella loro scoperta indipendente della produzione vastissima e significativa di un autore come Woody Allen.

 

Pubblicato in italiano da La Nave Di Teseo, io non ho potuto fare altro che leggerlo in forma online visto che in versione cartacea in inglese sembrava fosse introvabile, e lo sembra tuttora.

 

Complici i rallentamenti dei servizi di delivery?

Può essere.

Certo che dover andare a spulciare per tutta la rete alla ricerca dell'attesissimo e chiacchierato libro di Woody Allen, come se fosse la pubblicazione di un topo di biblioteca, suona veramente strano.

 

Ad ogni modo, dopo una lunga e amareggiata premessa, questo è quello che mi porto via dall'autobiografia di un artista ormai in pensione "forzata", infervorato suonatore di clarinetto, che non si vede mai in giro e non va a ritirare i premi, bistrattato sui giornali, che lascerà un'eredità immensa a chi vorrà scoprirlo senza vergogna fra cent'anni, e che ha avuto a che fare con i grandi del Cinema, della letteratura americana e non solo. 

 

 

 

 

''Capitolo Primo: adorava New York...''

 

Prima di tutto: New York.

Ritorno d'obbligo post-Covid19 nella Grande Mela, che guarda caso è fra le città più colpite da questo male.

 

Stando da questa parte dell'Atlantico, ci si dimentica un po' di quanto sia fantastica New York, fino a quando un vero New Yorker te ne parla e te la racconta.

Woody Allen è quel New Yorker.

 

Nato a Brooklyn da famiglia modesta ebraica, racconta di quando prendere il treno e arrivare dall'altra parte del ponte nella ambiziosa Manhattan per vedersi un film a 12 cents era il massimo del sogno.

 

Vivere in un attico sulla Quinta Strada, come nei film hollywoodiani anni '40 e '50, e non scollarsi da lì, era davvero il suo sogno, e lo ha realizzato scrivendo battute, monologhi, sketch, TV e commedie, fin dall'adolescenza.

 

Chiariamolo: New York come setting delle rom-com, dei thriller, dei drammi, etc, è diventato un clichè solo dopo che Woody Allen ha deciso che avrebbe girato i suoi film lì.

Solo per gli altri, però.

 

Con Woody Allen, anche dopo il 51esimo film girato a New York, rimane "un'altra cosa";

 

 

 

"New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata", come dice all'incipit di Manhattan, in bianco e nero.

 

La Sua New York della classe media di intellettuali, o pseudo tali, nevrotici: i suoi alter ego che ci rifila in tutte le salse dagli anni '70.

 

"Una volta ero in campagna con Mia, ascoltavo musica classica e ammiravo il paesaggio.

Mi stava facendo pensare a molte cose profonde, al cinema europeo; poi, non vidi l'ora di tornarmene nel mio appartamento e mangiare il pollo in cartoccio come lo fanno solo a Manhattan"

da A proposito di niente.

_____________________

 

"Ho l'ansia di entrare nei posti" e tutto quello che avete sempre voluto sapere sulle nevrosi di Woody Allen ma che non avete mai potuto chiedere. 

 

Niente mi dà più gioia e riso di un nevrotico che racconta apertamente al mondo le proprie nevrosi, le proprie insicurezze, senza indugiare, ma anzi, caricandoci il peso.

 

Forse perché anche io sono così, è una questione di conforto sapere che anche un pluri Premio Oscar lo fa.

 

La descrizione di ogni nevrosi e, devo dire, anche la scoperta, tra cui la paura "di entrare", la paura delle malattie, la paura che gli altri lo accoltellino nel sonno, lo schifo per la campagna e la natura, lo schifo per ogni posto sulla Terra che non sia New York, l'amore per il jazz, l'ossessione per suonare il clarinetto e fare concerti in giro per il mondo, il disinteresse totale per i premi, la voglia di imparare a cucinare durata tre giorni, lo schifo nel condividere i bagni con estranei, il divieto di riguardare i propri film (è il processo che conta), l'incapacità di sostituire il nastro della macchina da scrivere, la paura di parlare con Judy Davis, l'imbarazzo di dover fare i casting o di incontrare persone nuove.

 

Queste e tremila altre cose disseminate per tutto il libro, che lo mettevano a disagio a 20 anni così come a 80, pur avendo cambiato una trentina di psicoterapeuti.

 

 

 

Non si crede affatto un intellettuale e crede che questa sia una delle più grandi mal interpretazioni del suo personaggio.

 

Gli unici che ammira e copia spudoratamente sono Tennessee Williams, Ingmar Bergman, Anton Čechov, Henry Miller, Federico Fellini.

Nonché alcuni jazzisti e alcuni comici americani.

 

Non andava bene a scuola perché non aveva interesse, nemmeno al corso di cinema al college.

È sempre stato un tipo molto sportivo, amante del baseball, e se avesse dovuto far altro nella vita avrebbe fatto quello.

 

In effetti, sul set non vede l'ora di finire per poter tornare a casa e guardarsi il match.

 

Per fortuna, scrivere gli è sempre venuto bene, scuola o non scuola, ed è così che è partito sperimentando: scrivendo finte battute per le agenzie di PR che volevano far sembrare simpatici i propri clienti, scrivendo i monologhi comici degli stand up comedians di New York, alcuni diventati poi iconici. 

 

 

[Woody Allen con il cast di Broadway della sua prima commedia Play It Again, Sam, dove ha incontrato Diane Keaton, 1969]

 

 

Fatidica l'ammissione a un programma della NBC che formava futuri scrittori per la commedia televisiva.

 

Da lì in poi, la carriera prende diverse diramazioni sempre nell'ambito commedia ma, una volta traslata al Cinema, procede in modo lineare, strizzando l'occhio sempre di più al dramma e, cosa fondamentale, avendo il potere creativo assoluto, cosa molto rara a Hollywood, sia all'epoca che adesso.

 

Notoriamente, infatti, Woody Allen consegna il film finito ai produttori e distributori e non accetta di fare alcun cambiamento.

 

Il giorno dopo, sta già lavorando a qualcosa di nuovo e non riguarderà più il film finito. 

 

 

[Cate Blanchett vince l'Oscar come Migliore Attrice Protagonista per Blue Jasmine, 2014]

 

 

Piccolo commento ad ogni film con apprezzamento del cast. 

Spolier: sono tantissimi! 

 

"Ogni film" snocciolato purtroppo non in lungo e in largo, visto che si tratta di una cinquantina di film fino ad oggi e l'autobiografia sarebbe diventata di mille pagine.

 

Ad ogni modo, c'è sempre qualche titolo da recuperare o da rivedere, soprattutto quelli che per lui hanno un significato diverso da come sono stati ricevuti dal pubblico o dalla critica.

Sono contenta che io e questa celebrità che ignora la mia esistenza concordiamo sui suoi lavori meglio riusciti (Misterioso omicidio a Manhattan, sto guardando te).

 

Chi ha ispirato cosa, ottime riletture e dritte per scrivere.

 

"Sono uno che fa le battute sui parcheggi che vuole scrivere drammi"

da A proposito di niente. 

 

L'approccio alla regia come un qualcosa di molto diverso da come lo intendono altri registi consacrati come Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, David Fincher e altri.

 

Per Woody Allen è molto, molto meno: non è l'evento dopo anni di bozze o dopo nottate passate ad aiutare la crew a dipingere minuziosamente un set removibile in cartongesso in uno studio di posa.

 

È il processo che conta, la scrittura, e non si sente affatto in soggezione per questo.

 

Pensate a un attore a caso e molto probabilmente ha fatto un film con Woody Allen.

 

Hugh Grant, Anjelica Huston, Roberto Benigni, Alec Baldwin, John Cusack, Penelope Cruz, Christina Ricci, Rebecca Hall, Emma Stone, Gene Hackman, Jonatahn Rhys Meyers, Goldie Hawn, Meryl Streep, Edward Norton, Drew Barrymore, Natalie Portman, Judy Davis, Leonardo DiCaprio, etc.

 

Facile perdere di vista tutti i nomi dei grandi attori e attrici con cui ha lavorato e da cui ha tirato fuori il meglio, non penso che ci sia qualcuno che possa eguagliarlo in questo.

E anche se alcuni sono corsi a dissociarsi per pura operazione mediatica, è stato un signore a parlare bene di tutti.

 

Attrici che sono nate con lui o hanno vinto un Oscar, che sono andate a coprire giusto quelle centinaia di ruoli forti di personaggi femminili scritti da lui; sempre per restare in tema di fantomatica misoginia e creepiness.

 

 

[Alcuni dei personaggi femminili iconici da: Manhattan, Blue Jasmine, Hannah e le sue sorelle, Vicky Cristina Barcelona]

 

 

Le donne di Woody Allen 

 

Il giovane Woody, non un adone, non bravo a scuola, non ricco, prevedibilmente era una schiappa con le donne che lui ha sempre idealizzato: belle, acqua e sapone, colte.

 

Poi, si capisce, il fascino del finto intellettuale bravo con le parole e simpatico come pochi, si fa strada e riesce a far breccia in alcune donne bellissime, carismatiche e altrettanto "pazze".

 

Da Diane Keaton, a Louise Lasser, a Mia Farrow; c'era però sempre qualcosa di storto e forse tossico in queste relazioni carnali tra musa e poeta.

 

Beh, Mia Farrow forse sarebbe stato meglio non incontrarla, direte voi, direi io.

E invece, nonostante gli abbia rovinato la vita sotto alcuni aspetti, gli ha dato l'opportunità di incontrare la sua vera anima gemella: Soon-Yi, che definisce "la sua unica vera relazione".

 

Sul perché e il per come, andate a leggerli con le sue parole.

Provate a credergli.

 

 

[Mia Farrow con Woody Allen, Dylan e Satchel (poi diventato Ronan), anni ''90]

 

 

Qualunque sia il vostro pensiero, due sono i fatti.

 

Il primo è che lei non era sua figlia, né biologica né adottiva, e non vivevano sotto lo stesso tetto, il secondo è che i due sono sposati ormai da vent'anni e hanno una famiglia, quindi non si è trattato di un capriccio.

 

Vorrei conoscerla, perché sembra veramente una personalità incredibile e credo che per una povera donna che fin da giovane è stata sbattuta sui giornali e descritta da sua madre adottiva come una "ritardata", il ritratto che fuoriesce da queste pagine dimostri, invece, amore vero, una maturità e un coraggio rari da trovare.

 

Una persona solida, tutta d'un pezzo, nonostante la differenza d'età, con cui

"C'è sempre qualcosa di cui parlare, perché il tempo a New York cambia molto spesso",

da A proposito di niente.   

 

 

[Woody Allen con sua moglie Soon Yi alla premiere di Irrational Man]

 

 

Parliamo di una che è scappata di casa a 5 anni e che mangiava le saponette per la fame, adottata e trattata come una minorata, picchiata col telefono da Mia Farrow, che ora è finalmente amata e rispettata e fa la socialite dell'Upper East Side.

 

"Io non sopravviverei un giorno in un campo di concentramento, mia moglie invece dopo due giorni si farebbe portare la colazione a letto dalla Gestapo" 

da A proposito di niente. 


Il materiale c'è, caro Woody, e mi ricorda Blue Jasmine al contrario.

 

E se dal tuo cassettone in camera da letto, contenente i bigliettini con le idee per i prossimi soggetti, ce ne fosse anche uno con la logline della storia di Soon-Yi non avrei nulla in contrario se lo pescassi e dessi voce a questa persona straordinaria che ti sopporta da 25 anni!


Se ri-attraverserebbe l'inferno che ha patito per Soon Yi, gli chiedete?

Certamente, vi risponde. E questo credo che dica tutto.  

 

 

[Woody Allen, Mia Farrow e Soon Yi]

 

 

La falsa accusa e il rebooot della falsa accusa

 

Woody Allen si riferisce allo scandalo come "false accusation"; in effetti, lui non ha il privilegio di essere a una serata tra amici a commentare se Woody Allen sia un molestatore, forse sì o forse no, tra una risata e l'altra.

 

Woody Allen ritiene di essere stato falsamente accusato di molestia per vendetta personale, di aver visto negato il diritto di veder crescere i suoi figli, e di essere stato censurato ed etichettato come mostro ingiustamente.

Ha messo in gioco tutto se stesso, le sue finanze, ha dato disponibilità per fare test della verità, ha accettato una mezza custodia supervisionata dei figli, pur essendo stato scagionato.

 

Per i media e l'opinione pubblica questo non basta.

Per lui, la questione è drammatica, ovviamente, e ha un impatto sulla sua vita molto pesante.

 

Essere trattato da molestatore quando non lo si è e dopo che un giudice lo ha anche provato.

 

Dunque molte pagine di A proposito di niente sono dedicate alla travagliata storia con Mia Farrow per poi arrivare alla relazione con Soon Yi e alla falsa accusa di molestia facente parte del piano vendetta di Mia Farrow.

Se volete leggere le storie horror (non sto esagerando) di cosa succedeva in casa Farrow da ben prima che la frequentasse Woody Allen, andate a leggervi le testimonianze di Moses, Soon Yi; gli altri non hanno potuto scriverle perché si sono suicidati.

A me una volta è bastata.

 

Se avete dei dubbi su come siano andate le cose, vi consiglio di leggervi appunto questo unico spazio che Woody Allen, processato dalla stampa e dai giustizieri di campagna delle peggio cose, ha potuto utilizzare non solo per raccontare dal principio come si sono sviluppati gli eventi - dai comportamenti psicotici di Mia, alle separazioni, alla vendetta, con tutti i mea culpa del caso, eh - ma soprattutto per chiarire i passaggi dell'investigazione, che non hanno portato nemmeno Allen al processo come si pensa, in quanto il giudice, i procuratori, gli psichiatri infantili, i testimoni hanno giurato e stabilito che non c'era stata alcuna molestia nei confronti di Dylan e che era stata tutta una invenzione di Mia Farrow.

Anni '90.

 

A salire sul carrozzone del #MeToo, recentemente, è stata la stessa Dylan dopo anni di silenzio, che non ha visto il padre da quando ne aveva 7, perché "era meglio così" secondo i giudici, nonostante Woody Allen abbia speso milioni in battaglie legali per poter rivedere sua figlia e suo figlio Ronan, quello che incoraggia la censura dell'autobiografia.

 

 

[Mia Farrow e Dylan Farrow nel 2018]

 

 

Certo, Il fatto che a raccontare una storia arricchita di particolari nuovi (e improbabili) sia proprio la presunta vittima di molestie pone inevitabilmente degli interrogativi nel pubblico, pressati da questa nuova onda per cui "a coloro che si proclamano vittime bisogna credere sempre", nonostante l'innocenza di Woody Allen rimanga quella stampata su faldoni di carte di vent'anni prima.

 

Idem il "caso inventato" da Mia Farrow, che disse a suo tempo

"You took my daughter, now I'll take yours".

Tu hai preso mia figlia e ora io prendo la tua.

 

Ma Woody Allen non è arrabbiato, lui è sicuro che sia stata la loro madre a farli vivere in un clima di terrore e che chi osasse parlare, veniva ostracizzato dalla famiglia, come successo a Moses, che ora vive con Woody e Soon Yi.

 

D'altronde come si può puntare il dito verso Dylan?

Probabilmente è convinta della storia che racconta.

 

Woody Allen spera sempre che lei ritorni e capisca di che tipo di lavaggio del cervello sia stata vittima. 

 

 

[Woody Allen con Dylan Farrow, anni 90]

 

 

Si è fatta largo quindi, dopo anni di latenza, la dicotomia

"Se non prendo posizione contro Woody Allen, vuol dire che sto potenzialmente appoggiando un molestatore".

 

Le attrici che si sono schierate con il #MeToo hanno sentito il dovere - o forse lo hanno sentito i loro PR - di correre subito ai ripari, dichiarandosi dispiaciute e pentite di aver lavorato con un potenziale molestatore, di fatto alludendo a una certezza di colpevolezza che non c'è.

Attrici come Greta Gerwig, Ellen Page, Rebecca Hall.

 

Arrivando addirittura all'annuncio di devolvere il proprio salario in beneficenza per le cause più disparate; come se Woody Allen fosse tutto ad un tratto un molestatore, un criminale, un omofobo, un misogino, un violento, e supportare organizzazioni a favore di categorie di vittime random fungesse quindi da pegno per la propria redenzione dal nulla. 

 

Perché queste persone non hanno subìto o assistito a nessun episodio di scorrettezza da parte di Woody Allen, e forse non hanno mai scoperto che Allen sia stato dichiarato innocente, ma per i media lui è comunque colpevole e così è giusto schierarsi, per sicurezza.

 

Se avete letto fino a qui, non vi volevo tediare con tutto il caso, anche se io me lo sono snocciolato tutto.

 

 

[Una delle attrici che ha difeso il regista, Penelope Cruz, con Woody Allen, fotografati da Annie Leibovitz]

 

 

Attenzione alle frasi che lasciano in sospeso.

 
Tante persone, meno fan di Woody Allena di quanto sia io, alzano bandiera bianca e dicono

"Beh, a me Woody Allen in ogni caso piace come artista, le cose private non contano", oppure "Beh, la verità la sanno solo loro", oppure ancora "Beh, ognuno ha fatto la sua parte di cavolate lì dentro".

 

Il problema è che la verità è una, non cento.

Molestia sì o molestia no.

È stato provato, con testimoni oculari e specialisti, a suo tempo, che questa molestia non è accaduta, perciò è pericoloso pronunciare queste frasi che lasciano in sospeso l'innocenza o meno di Woody Allen. 

 

Diciamo le cose come stanno: lui è innocente.

 

Anche i giudizi morali su di lui e su Soon Yi lasciano il tempo che trovano, come spiegato sopra.

Qui c'è una persona che ha costruito una falsa accusa pesante di molestia su minore, facendo del male a sua figlia, solo per vendetta.

 

È mai stata perseguita per questo?

No, è lì fuori che scrive su Twitter, perché a lei il beneficio della ragione è concesso, nonostante i tribunali dicano il contrario.

 

A Woody Allen invece vengono rotti i contratti con Amazon, i film e i libri censurati negli Stati Uniti e, per qualche strana ragione, noi fruitori ci dobbiamo sentire in dovere di giustificare o chiarire quando esprimiamo ammirazione per il regista vivente più prolifico del Cinema americano e forse del mondo.

 

 

[Woody Allen alla macchina da scrivere, anni '70]

 

 

Conclusione

 

Che a Woody Allen la percezione del pubblico importi fino a un certo punto e che sia ormai consapevole di essere alla fine della corsa, dovrebbe farmi sentire meno angosciata da questo trattamento inflittogli.

 

Ma, appunto, è il sistema che mi preoccupa e di come questa rivisitazione da etichette "buoni" e "cattivi" inficerà la memoria e l'eredità di un Maestro che, a differenza di tanti Maestri che hanno commesso veri crimini nonostante la produzione di arte eccelsa, in realtà è un incensurato nonnino che si alza alle 6 per fare sport e andare dal cardiologo.

 

Pranza, cena e cammina nel parco con sua moglie, vizia le due figlie adottive, suona il clarinetto con la sua band e scrive incessantemente sceneggiature che, forse, per colpa di questa ingiusta macchina del fango, non vedranno mai la luce.

 

Il pubblico e la stampa, invece, quando la vedranno?

 

 

[Woody Allen e la sua "stella polare" Diane Keaton in Manhattan]

 

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8 commenti

Efrem Dolgan

2 mesi fa

Amo Woody Allen, un artista che ha guardato alla vita con pessimismo ma sempre con un sorriso e un umorismo di fondo. Genio assoluto.

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Riccardo Iadema

5 mesi fa

Bell'articolo
Leggerò sicuramente il libro

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Gianluca Verdelli

5 mesi fa

Siamo tutti un po' Woody Allen.. 😁

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Giacomo Camilli

5 mesi fa

I suoi film resteranno, le calunnie passeranno. Il vero problema è che quando si infanga la reputazione di una persona, spesso non basta il resto della sua vita a riabilitarla. Tuttavia se la verità giudiziaria dice innocente o non colpevole la discussione è priva di rilevanza.

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Nuriell

5 mesi fa

Ci sono prove certe?

Per caso è stato condannato?

Se le risposte sono entrambe no allora si tratta solo di vaccate e di un'inutile censura.

P.S.

In caso un giorno venissero a galla prove certe e lui venisse processato e condannato le sue opere sarebbero spazzatura di un personaggio indegno?

Spoiler.

No.

Continuerebbero a essere grandi film, impariamo a dividere l'uomo e la sua arte.

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Giorgia Leonardi

5 mesi fa

Ormai diffamare pare non essere più perseguibile. Nell'epoca dei media (social e non), tutti si ergono a giudici e poco importa quale sia la verità. Trovo davvero riprovevole tutto ciò, tanto più se nei confronti di un autore che a dir poco adoro. Corro anch'io a comprare l'autobiografia, non solo per interesse personale, ma anche come segno di sostegno nei confronti di

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Gioza

5 mesi fa

Attendevo con ansia un articolo sull’argomento e trovarlo così ben scritto, curato E RAGIONATO mi ha fatto veramente piacere!

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AlvySinger

5 mesi fa

Bellissimo articolo. Complimenti

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