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Star Wars: Il Risveglio Della Forza - Recensione: quando un film è un sequel, un remake e un reboot

Star Wars: Il Risveglio Della Forza, il nuovo capitolo della saga di Guerre Stellari affidato a J.J. Abrams è un film che riesce ad essere contemporaneamente un sequel, un remake e un reboot. 

 

 

Inizio con il commento più semplice di tutti: il film mi è piaciuto. 

 

Ci ho visto tantissimo fan service, ho avuto innumerevoli déjà vu, non è ovviamente esente da difetti, ma mi è piaciuto.

 

Siamo di fronte, secondo me, ad uno stranissimo e, credo, unico esempio di film che è allo stesso tempo un sequel, un remake e un reboot tutto insieme. 

 

 

 

Sequel perché è palesemente il settimo episodio della saga

*quarto episodio, quarto, gli altri non esist* dai smettila, per una volta faccio il serio...

 

Remake perché è evidente la situazione pressoché identica al Guerre Stellari del 1977, ma potenziata 2.0: c'è il cattivo vestito di nero con la maschera nera, c'è un'arma gigante, c'è un nugolo di X-Wing che la abbatterà, c'è il Millennium Falcon di un Han Solo che all'inizio vorrebbe sbattersene ma poi cambia idea - anche se ci mette meno di 38 anni fa a cambiare idea - c'è questa figura potentissima che si palesa sotto forma di ologramma, c'è il droide che nasconde una mappa...

 

Reboot perché rilancia la saga, e lo fa alla grande: chi non ha mai visto nemmeno uno dei precedenti film di Guerre Stellari, se lo può godere tranquillamente. 

 

Star Wars: Il Risveglio della Forza a mio avviso funziona perché intrattiene, stupisce, appassiona.

 

 

 

 

Ho però accennato ai difetti, e ne parlo subito: intanto la scelta delle musiche. 

 

La pecca più grave di questo film, perché se la saga è quella che è, lo deve per un buon 50% alla colonna sonora di John Williams: qui mi è parso che abbia scritto le partiture mentre giocava a Candy Crush sul telefonino.

Dove sono le musiche? 

 

Certo, ci sono i temi che devono esserci: il tema di Leia, il tema di Han, il tema malinconico-quello-che-nel-primo-film-ti-commuove-mentre-Luke-guarda-il-doppio-tramonto, etc... ma non ho sentito musiche originali o appassionanti o memorabili. 

 

Perfino quel coso de La Minaccia Fantasma aveva un tema spettacolare, quel Duel of the Fates che tra fiati e cori mette addosso i brividi.

 

Secondo difetto: chi è sto Supremo? Da dove chiama? 

E che tariffa avrà? Da dove salta fuori e perché sta lì?  

 

 

 

 

Altra cosa che secondo me funziona poco è l'innesco della storia di Rey: se mi mostri una morta di fame che si fa un mazzo tanto per recuperare rottami in cambio di mezza porzione di sbobba - a proposito, menzione d'onore per il panino istantaneo: lo voglio - non puoi subito dopo mostrarmela mentre ruba un droide a un altro mercante di rottami ma poi non lo vende in cambioo di 60 porzioni.

 

60 porzioni quella le vede in due mesi e mezzo, forse. 

E tu non baratti due mesi minimo di cibo con una pallocchia appena conosciuta?

Perché? Si era già creato un legame?

 

BB-8 è talmente tenero e coccoloso che non lo venderesti mai neanche se sei una morta di fame?

Risposta veloce, sì: è davvero tanto tenero e coccoloso, però dai.

 

E questo è fondamentalmente l'innesco di tutta l'intera storia, e il fatto che zoppichi questo punto secondo me è una grave falla. 

 

 

 

 

Però il film non si ferma lì.

 

La pellicola, perché di pellicola fisica si tratta e si vede tutta, prosegue senza dare un attimo di tregua allo spettatore, e non la darà mai per tutti i 136 minuti di durata: mai una pausa, mai un dialogo stiracchiato o noioso, mai una sosta, è tutto un divenire, una corsa senza poter riprendere fiato.

 

Star Wars: Il Risveglio della Forza in realtà parte dimostrando subito le sue intenzioni: quei meravigliosi campi lunghissimi su Jakku dove le protagoniste sono le rovine delle navi dell'Impero sono la prima dichiarazione di intenti del film, e il significato è palese:

"Stiamo costruendo qualcosa di nuovo sulle rovine di ciò che è stato e che non sarà più".

 

 



I personaggi secondo me funzionano e le battute anche: chi in questi giorni si sta lamentando perché "Ommioddio Poe Dameron fa una battutina sciocca a Kylo Ren e stempera la tensione" probabilmente non si ricorda che al minuto 6 di Guerre Stellari, dopo aver visto Darth Vader alzare di peso una persona e strangolarla con una mano e gli stormtrooper che sparano nella schiena a una donna, compare C3PO che apostrofa R2D2 in questo modo: 

"Non darmi del filosofo senza cervello, mucchio di grasso lubrificante!"

 

Con quella sua vocetta da Lord inglese di due secoli fa un po' piccato e infastidito dal mondo. 

 

Mi pare che da subito abbiamo imparato a conoscere la Saga come infarcita di "battutine che stemperano la tensione", no? 

Quella battuta di Poe Dameron definisce immediatamente il personaggio: sprezzante, sicuro di sé, coraggioso.

 

Altro punto che sto notando accende le discussioni: Kylo Ren. 

 

 



La cosa buffa di chi sta ferocemente criticando Star Wars: Il Risveglio della Forza - ho letto addirittura che "fa schifo"... quindi in una scala di giudizio dove questo film fa schifo i film tipo Natale a Miami dove li mettiamo? - è che riesce a lamentarsi per l'eccessiva somiglianza con Guerre Stellari e contemporaneamente si lamenta del fatto che Kylo Ren non assomiglia per niente a Darth Vader.

Beh, decidetevi.

 

Non vi piace perché ci assomiglia troppo oppure non vi piace perché è troppo diverso?

 

Kylo Ren non è il cattivone del film: il villain è tutto il cosiddetto Primo Ordine capeggiato non da Kylo Ren ma da Hux, il biondino nazista che mette in riga le migliaia di stormtrooper sotto di sé. 

 

Scena in cui tra l'altro i già evidenti richiami nazi dell'impero diventano palesi, anche se poi i soldati salutano con il pugno sinistro chiuso.

Questo particolare mi ha fatto alzare tre sopracciglia, ma vabbè.

 

Kylo Ren, dicevo, non è un nuovo Darth Vader.

Non doveva essere un nuovo Darth Vader.

 

Non ci sarà mai un nuovo Darth Vader.  

 

 

 

 

Stiamo parlando di quello che a mio parere - ma non solo - è il Cattivo Cinematografico per eccellenza, uno che ha popolato gli incubi di generazioni con quella divisa, quel passo, quella maschera, quella voce e quel respiro. 

 

Ogni copia che si potrebbe voler fare risulterebbe non all'altezza, e infatti il film dichiara immediatamente che non vuole presentarci una "copia" di Darth Vader, bensì un personaggio nuovo.

 

Un ragazzino, insicuro e instabile, che tremola come la sua spada laser, che vive nel mito del nonno e che vorrebbe tanto assomigliargli ma che è cosciente di non esserci neanche lontanamente vicino. 

E questo tratto distintivo è la seconda dichiarazione di intenti del film.

 

La maschera non nasce da una necessità fisica eppure la usa perché ci si può nascondere dietro, può incutere timore al prossimo e può celare il suo viso giovanissimo ed inesperto.

 

Non è in grado di gestire la rabbia e il potere che ha tra le mani, e ne è cosciente.

Credo sia il personaggio più interessante del film, interpretato da un bravissimo Adam Driver, e sono molto curioso di vedere come verrà sviluppato. 

 

 

 

 

I colpi di scena, che alla fine nel film sono tre, trovo che funzionino sì e no.

 

Il primo funziona, anche se ce lo buttano in faccia un po' a caso, il secondo è telefonatissimo dal momento in cui Han mette piede sul ponticello, ma il terzo... quello su cui noto che molti si stanno facendo domande, è il più bello di tutti: senza bisogno di spiegoni o dialoghi, si capisce di chi sia figlia Rey e perché la spada glielo "comunica". 

 

E questo è alla base delle sue capacità visibili nel prosieguo del film.

 

Ricordiamoci che nel primo film Luke Skywalker diventava un mezzo jedi solo dopo aver giochicchiato un'oretta con il remoto sul Millennium Falcon: la differenza con Rey dov'è?

Non c'è.

Io credo di aver capito le origini del personaggio e di chi sia figlia, ma forse il film mi ha instradato appositamente su una strada sbagliata. 

Vedremo. 

 

Rey in generale è tra le cose riuscite del film: bella, brava, interessante, carismatica.

 

 



E anche Finn secondo me funziona: uno stormtrooper con i problemi di coscienza. 

 

Bellissimo l'inizio in cui, senza neanche poter esprimere un qualcosa con il volto, si vede il trooper dispiaciuto per la morte dell'amico, un qualcosa che non si era mai visto: gli stormtrooper che provano sentimenti, che diventano uomini quando invece sono sempre stati o dei numeri sacrificabili - nella Trilogia - o dei cloni in quell'altra... cosa.

 

C'è poi lo svelamento dell'asse portante di tutta la saga. 

Se finora poteva essere La Storia di Anakin Skywalker, ora comincia a cambiare prospettiva, e almeno io ci ho visto una continuità di Daddy Issues che prosegue anche qui: il rapporto Padre - Figlio assume nuovi contorni e si pone al centro dell'intera epopea StarWarsiana. 

 

E si svela quello che era fin dall'inizio: mentre George Lucas girava il primo film, era a un certo punto apparso evidente a tutti che Luke fosse lui e che Darth fosse suo padre.

Ancora di più adesso questo passaggio generazionale si fa sentire, perché adesso c'è in ballo il passaggio generazionale nella vita vera: la vecchia saga che lascia spazio a quella nuova. 

 

Sono passati 38 anni e mezzo e sicuramente ci sono dei padri in questi giorni che portano i figli a vedere Star Wars: Il Risveglio della Forza, come ci furono allora. 

E magari, anzi, padri e figli che andarono al cinema nel 1977 si ritrovano per tornarci. 

 

 

 

 

Con quasi quarant'anni in mezzo, nonostante qualunque altra cosa abbia portato loro la vita, si ripete la liturgia e magari rapporti che non funzionano, per un attimo, nel buio della sala, tornano indietro di decenni e rivivono.

 

Ho riflettuto sulla questione Padre - Figlio perché George Lucas è in senso lato il Padre cinematografico di tanti cineasti, che si sono avvicinati alla professione perché folgorati da Star Wars, come hanno ammesso in tanti, e come anche chi?

Toh: J.J. Abrams.

 

Quindi ora abbiamo La Saga delle Saghe in mano a "un figlio" che deve riportare in vita la creatura del "padre", e che a mio modesto parere ci riesce, anzi, ci riesce anche meglio del padre stesso.

 

È un classico topos della cinematografia statunitense quello del figlio che cerca l'approvazione del padre: qui, secondo me, la vita si è intrecciata con la finzione.

Il sentimento e la nostalgia hanno permeato quello che forse è il film con il maggior numero di investimenti della Storia del Cinema recente. 

Investimenti economici, di promozione, ma anche investimenti di aspettative da parte di milioni di fan nel mondo.

 

Io sono uno di quei fan. 

 

E ho fondamentalmente visto proprio il film che avrei tanto voluto vedere: un bel film ambientato nel mondo di Guerre Stellari, atmosfere reali e non appesantite dalla CGI, una storia alla fine semplice ma appassionante, tante strizzatine d'occhio ma anche tanti tagli a quel cordone ombelicale che ci lega ancora a quei tre film incastonati nelle nostre teste. 

 

 

 

 

Pochi giorni prima di vederlo avevo scritto che speravo che il bambino che vive dentro di me non venisse deluso.

 

Beh, quel bambino è uscito dalla sala con un sorriso enorme e attualmente ha un'incredibile voglia di rivedere il film.

 

Perché se ci si riflette sopra un attimo, per chi è cresciuto con la Trilogia è esattamente il film che riconcilia con la propria infanzia ma che allo stesso tempo ci fa rendere conto di essere cresciuti, che i nostri eroi sono invecchiati o che addirittura sono morti, e che ci aspettano ancora tante avventure davanti. 

Avventure simili a quelle che hai già vissuto, perché questo è quello che sei, ma anche diverse perché ormai sei cambiato: non sei più figlio, ora sei padre.

 

E un film che riesce a soddisfare il fan come il neofita, il cinquantenne come l'ottenne, un film che dopo soli due giorni sta già così spaccando le opinioni - e anche qualcos'altro perché il marketing è veramente dappertutto - e che mantiene un legame enorme col passato ma allo stesso tempo guarda tantissimo avanti... secondo me è un film riuscito.

 

Sono davvero curioso di vedere cosa ci riserverà il futuro. 

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