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Joker: la spirale malata di una splendida illusione - Recensione

Il Joker di Todd Phillips sceglie di raccontarci una storia che si presta a molteplici chiavi di lettura, caratteristica questa posseduta solo dai grandi film. E Joker è indubbiamente un grande film, nonostante scelga di poggiarsi interamente sulle spalle del suo protagonista - un Joaquin Phoenix da mostrare in qualunque scuola di recitazione da qui in avanti - e nonostante le evidenti ispirazioni degli sceneggiatori arrivino a volte a mangiarsi la storia che stiamo vedendo. 

 

La Gotham del Joker di Todd Phillips è una più che evidente New York scorsesiana, e non è l'unico omaggio che il film tributa al regista di Taxi Driver.  

 

 

 

Arthur Fleck è un nuovo Travis Bickle, ne condivide il disagio e la ricerca di un posto nel mondo, entrambi faticano a rapportarsi con il prossimo e con l'universo femminile ed entrambi vivranno un momento decisivo che cambierà loro la testa grazie all'uso di un'arma. 

 

Anche il finale è identico: l'antieroe assurge a modello, l'assassino diventa un simbolo, la reazione violenta non viene demonizzata dai più ma anzi è vissuta come atto liberatorio e dovuto. 

 

Con tanto di gesto delle dita a forma di pistola contro la tempia, che se in Taxi Driver risulta agghiacciante nel finale, in Joker viene reiterato durante il film. 

 

Re per una Notte è l'altro evidentissimo film di Martin Scorsese da cui Scott Silver e Todd Phillips hanno preso a piene mani, ma se Rupert Pupkin era comunque in grado di fare quello che desiderava fare - il suo show di stand-up comedy è a tutti gli effetti divertente - Arthur Fleck resta imprigionato nella sua malattia, che non gli permette di relazionarsi con il mondo esteriore e di vedere le cose da un punto di vista diverso dal proprio.  

 

 



Joker è infatti interamente raccontato attraverso i suoi occhi, le lenti con cui guarda il mondo sono quelle che vengono messe davanti agli occhi degli spettatori, che spesso non si rendono conto che ciò a cui assistono è soltanto una gigantesca illusione partorita da una mente gravemente malata. 

 

E questa presa di posizione da parte della regia dà modo a Joaquin Phoenix di cannibalizzare totalmente il film, con il risultato di essere presente praticamente in tutte le inquadrature e di far sì che qualunque altro personaggio presente in Joker risulti essere una figurina bidimensionale senza importanza.

 

Ma se il peso di Taxi Driver l'ho vissuto come un difetto del film, arrivo adesso ad esporre quelli che secondo me sono i suoi pregi più grandi. 

 

Tecnicamente il film lo ritengo ineccepibile.

È una banalita, perché è talmente evidente che quasi non si dovrebbe neanche sottolineare, ma la fotografia del film aumenta la sensazione di malessere e illustra alla perfezione il momento che precede l'esplosione di una bomba civile. 

 

Le tonalità spaziano dal gelido al tiepido, mantenendo sempre una patina in superficie come se anche ciò che vediamo fosse sudicio, impolverato e trascurato come l'anima di quel Joker che ancora deve diventare Joker; costumi e scenografie seguono la spirale inesorabile del personaggio, e se all'inizio del film Arthur indossa degli abiti anonimi e al limite dell'incolore, il suo trucco e quell'abito rosso e senape nel terzo atto colpiscono l'occhio.  

 

 



Così come lo colpiscono il rosso vivo del sangue e le luci di una città che ancora non conosce i led e i neon e vive di bulbi a incandescenza che contribuiscono a collocare la storia nel 1981 (a scanso di equivoci a un certo punto si vede Blow Out in cartellone in un cinema: il film di Brian De Palma uscì negli USA a fine luglio 1981). 

 

La composizione dei quadri è una gioia per gli occhi: il film inizia con Arthur allo specchio che si sta truccando da clown e il film dichiara così da subito il doppio e la maschera, il reale e la rappresentazione del reale, e staccando su un primissimo piano di Phoenix ne mette in risalto gli occhi e lo sguardo.

 

Tutti temi che saranno centrali in Joker, così come il suo tentativo forzato di sorridere, obbligando se stesso con le dita a piegare la bocca verso l'alto. 

 

In tutto il primo atto di Joker Joaquin Phoenix risulta spesso impallato, semi-nascosto da un oggetto, non visibile totalmente, un po' come se egli stesso non volesse esporsi e allo stesso modo come se fotografia e regia volessero occultarlo alla nostra vista per non mostrarcelo intero.

 

Ma per tutto il film la macchina da presa è totalmente dipendente dalla sua figura: lo scruta, ne indaga i dettagli e ne mostra implacabile i difetti, con quella schiena curva e quella cassa toracica spigolosa, si soffema su primi e primissimi piani di Phoenix che danno modo all'attore di recitare nel dettaglio minimo, riuscendo a cambiare espressione muovendo a volte appena un paio di muscoli facciali.  

 

E il lavoro che Phoenix ha fatto sul suo personaggio in Joker mi ha colpevolmente portato a stare con lui.  

 

 

 

 

Probabilmente in Joker, più che in altri film hollywoodiani recenti, il lavoro di scavo dentro le sensazioni dello spettatore risente molto del vissuto di quest'ultimo. 

 

Per vari motivi personali, che non starò qui a illustrare, sono da sempre portato a empatizzare tantissimo con le figure emarginate, i personaggi tristi, coloro che vengono ripetutamente presi a calci dalla vita e non hanno possibilità di riscatto, gli ultimi della società che non riescono e non possono in alcun modo risalire la scala sociale per poter dire di aver vissuto una vita gratificante. 

 

Gli sconfitti, i malati, i perdenti. 

 

Soffro sempre molto vedendoli perché istintivamente mi metto nei loro panni e mentre mi rendo conto di che fortuna io abbia a non trovarmi al loro posto, ne piango i destini infami che li hanno collocati lì. 

In un posto da dove loro malgrado non riescono a uscire, nonostante abbiano una tremenda voglia di farlo. 

 

Ogni film cambia a seconda di chi lo sta guardando e capita che arrivi in maniera totalmente diversa agli spettatori, in base a cosa quegli spettatori hanno affrontato nella loro vita.  

 

 

 

 

Arthur Fleck in Joker mi ha fatto una pena immensa, e ammetto senza vergogna che la sceneggiatura - che pur non risplende per originalità - è riuscita a farmi stare dalla sua parte.

 

Anche se è un omicida. 

Anche se è un pericolo per la società.

Comprendo il suo dolore e la sua fatica, visibile nei lividi sul corpo e percepibile nei lividi psicologici impressigli dentro dal suo passato. 

 

Non ne condivido le reazioni, ovvio. 

Ma capisco perché arrivi a fare ciò che fa e capisco il sentimento di rivalsa che prova alla fine.

 

Capisco anche come mai Joker negli USA stia facendo molto discutere, ed è un tema che in altri paesi può essere compreso fino a un certo punto.  

 

 

 

 

In questo periodo storico le élite sono sempre più distanti dal mondo reale, il ricco è sempre più ricco e il povero sempre più povero, il ceto medio sta svanendo e il capitalismo ha ormai così tanto in pugno le nostre esistenze che qualunque decisione si debba prendere nell'ottica di un miglioramento collettivo delle condizioni di vita deve necessariamente scontrarsi con la realtà di un'industrializzazione selvaggia, di una società schiava del mercato azionario che essa stessa ha creato e totalmente dipendente dallo sfruttamento delle risorse naturali in esaurimento. 

 

A tutto ciò aggiungiamo che negli USA il discorso sul controllo delle armi è ormai all'ordine del giorno, con le stragi nei supermercati e in mezzo alle strade che si fanno più frequenti e un Donald Trump che vuole rimanere saldamente attaccato alla NRA, ribadendo il diritto degli statunitensi a possedere un'arma da fuoco sancito dal II emendamento della loro Costituzione. 

 

È evidente quindi che Joker appaia come una fortissima critica a quella società e alla mancanza di controllo, ed è chiaro altresì che l'establishment statunitense abbia il terrore che il film possa essere preso come simbolo e spinta per l'inizio di una rivoluzione armata che parte dal basso, da quella società civile sempre più abbandonata a se stessa, dove gli aiuti sono lasciati al buon cuore delle associazioni di volontariato perché istituzionalmente, quando c'è da tagliare qualche fondo, i primi a subirne le conseguenze sono loro... esattamente come succede nel film. 

 

Kill the Rich, recitano i titoli di giornale in Joker

 

 



Oltre alla già citata performance di un immenso Joaquin Phoenix - che ha lavorato fisicamente e psicologicamente sul personaggio dimagrendo una ventina di chili e studiando la patologia che costringe chi ne è affetto a incontrollabili esplosioni di risa o di pianto - Joker è a mio avviso costruito con grande classe per farsi beffe dello spettatore in maniera subdola e ingannevole. 

 

Come detto, il racconto viaggia attraverso gli strumenti di decodificazione propri di Arthur, e ci viene detto da subito quanto questi strumenti siano registrati su codici non convenzionali: l'uomo è un derelitto, sconfitto dalla vita e dagli eventi, schiavo di una malattia mentale che gli impedisce addirittura di spiegare di cosa si tratti, costringendolo a comunicare la cosa tramite un biglietto. 

 

Tornando al discorso dell'immedesimazione, quella scena in autobus all'inizio del film mi ha colpito in maniera impressionante, e non mi vergogno a dire che ho immediatamente empatizzato con lui al punto di trovarmi in lacrime mentre assistevo al profondo dramma di questo ometto frainteso, deriso e incompreso. 

 

"La cosa peggiore della malattia mentale è che tutti si aspettano che tu ti comporti come se non l'avessi"

 

Questo recita una delle tante frasi scritte sul diario di Arthur/Joker, ed è una riflessione di una lucidità devastante che sottolinea quanto la società non sia disposta ad accettare, aiutare, coinvolgere il diverso e lo sfortunato. 

 

 



Joker sceglie dunque di metterci alla prova e giocare con noi fin dal principio: penso sia palese l'intenzione di Todd Phillips e Scott Silver nel lasciare che l'interpretazione di tutto il film, e soprattutto del finale, resti aperta alle varie chiavi di lettura. 

 

Scelta che ritengo sia molto più affascinante rispetto a un mero "è andata così" perché a ben vedere, e scostandosi per un momento della monumentale prova di Phoenix, lo script è in molti passaggi quasi banale. 

 

Ma all'inizio vediamo Arthur ospite del talk show di Murray Franklin, sapendo perfettamente che ciò che stiamo vedendo non sia vero. 

Illusione palesata dallo stacco improvviso che ci riporta al momento in cui guarda la tv, nella bettola dove vive con una madre bisognosa di affetto e attenzioni. 

 

La seconda volta che Joker ci illude è invece più infida: da spettatori, pur sembrandoci strano, accettiamo il fatto che Sophie Dumond (Zazie Beetz) scelga di frequentare Arthur. 

 

Crediamo al loro primo incontro in ascensore e a quello successivo sulla soglia della porta, crediamo allo spettacolo di stand-up comedy dove in seguito all'intoppo iniziale di Arthur la vediamo ridere, crediamo al loro appuntamento nel quale lei chiarisce il proprio punto di vista in merito all'omicidio dei tre yuppie in metropolitana e crediamo anche al rapporto consolidatosi al punto da accompagnarlo in ospedale per assistere la madre.  

 

 



Ma tutto cio non è mai esistito. 

 

Esiste solo nella testa di Arthur, in quella testa che lui sa perfettamente essere malata anche se ancora non sa fino a che punto lo sia. 

 

Le allucinazioni di Arthur in Joker peggiorano con il passare del tempo. 

E quando scopre la verità su se stesso e sulla madre, la malattia lo corrode sempre di più, facendolo svalvolare completamente perché come ammette lui stesso non ha più niente da perdere. 

 

Allora quando alla fine del film lo vediamo trucidare Murray Franklin - interpretato da un Robert De Niro sornione, conscio di essere all'interno di un film che cita a piene mani due film dei quali fu protagonista con due performance straordinarie - e quando vediamo Arthur che a tutti gli effetti si tramuta in Joker, quando dopo il terribile incidente in strada si rialza e viene acclamato dalla folla… 

 

Siamo davvero sicuri che ciò che vediamo sia reale e non sia invece l'ennesima illusione di una mente distrutta dalla malattia? 

 

Quale sarebbe altrimenti la barzelletta che la psicologa della prigione "non riuscirebbe a comprendere"? 

 

 

 

"Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, adesso vedo che è una commedia" racconta il Joker.

 

Per un uomo costretto a ridere anche quando non vuole, l'illusione di una vita da protagonista potrebbe essere l'unica vera scappatoia da un mondo reale che non accetta le rivoluzioni. 

Che non vuole che il povero si ribelli, che tiene lontano il diverso e lo prende a calci mentre sta in terra e a pugni mentre in bagno chiede soltanto un abbraccio da parte di quello che crede essere suo padre. 

 

Da un mondo che preferisce prendersi gioco di una figurina tragica come quella di Arthur Fleck, chiamando l'emittente televisiva per chiedere di poterlo rivedere e così riderne ancora. 

 

Per ridere di lui e non con lui. 

Per non accettare che un uomo simile possa essere "destinato a portare gioia e sorrisi nel mondo". 

 

Perché la società si è dimenticata di indossare una faccia felice e preferisce affondare e nel frattempo accumulare il possibile finché può. 

 

 

 

 

Allora forse è davvero meglio illudersi di essere riusciti a ucciderla, questa società. 

 

Meglio convincersi che coloro che non ti hanno mai guardato al punto di farti dubitare della tua stessa esistenza adesso ti guardino e ti ammirino, meglio credere che il mondo intero prenda esempio da te e ti porti sulle spalle in trionfo. 

 

E scappare come in un cartone animato in un finale al limite dell'onirico, illuminato da un bianco accecante e irreale dove Joker fugge per l'ennesima volta da chi lo insegue, in un ralenti che chiude un film non perfetto ma carico di cruda poesia, che ci regala un personaggio difficile da digerire e impossibile da dimenticare. 

 

"In ogni strada di questo paese c'è un nessuno che sogna di diventare qualcuno.
È un uomo dimenticato e solitario che deve disperatamente provare di essere vivo". 

 

La frase di lancio di Taxi Driver nel 1976 calza alla perfezione per il Joker del 2019. 

E la cosa più pesante da accettare è rendersi conto che a oltre quarant'anni di distanza gli ultimi siano rimasti tali. 

 

Ma non pensiamoci troppo, e mettiamoci addosso una faccia felice. 

 

 

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Chi lo ha scritto

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38 commenti

Nic Cage

4 giorni fa

Condivido praticamente tutta la recensione.. film spettacolare con una prova di recitazione magistrale .. non sono molto d'accordo con la "banalità" della trama .. è un film che ha dei contenuti forti ed importanti ( e direi anche più che attuali ) e riesce a trasmettere tutte le emozioni che secondo me deve dare dalla compassione per il personaggio alla quasi accettazione della sua razione verso la stessa società che ha creato quel mostro che ha creato Joker abbandonandolo a se stesso .. 
Quindi non vedo e non credo che la trama sia banale ma anzi sia perfetta per un film Jokerdipendete incentrato totalmente su di lui senza bisogno di arzigogoli mentali di trama..

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nerdscienziato

5 giorni fa

La prima visione di Joker mi aveva lasciato con l'amaro in bocca, ma non ero riuscito a capire bene il perchè. Ieri sono tornato al cinema per vederlo con la mia ragazza e alla fine del film quella sensazione è tornata, ma questa volta ho capito il perchè: la rottura della sospensione dell'incredulità. Il film ti prende per mano e ti accompagna lungo la discesa nella follia di Arthur, con un ritmo magistrale e una poetica sublime, ma poi....SPOILER 





 ... arriva la scena del vicolo e penso "Thomas Wayne, uomo potente e candidato a sindaco, porta la moglie e il figlio a teatro/cinema la stessa sera di un raduno di dissidenti sapendo che nel pomeriggio gli stessi dissidenti hanno aggredito due poliziotti. Nessuna scorta, nessuna precauzione. No, cavolo! Posso sorvolare sull'incontro tra un Bruce e Arthur davanti al non sorvegliato cancello di Villa Wayne, ma questo no!"

Perchè forzare cosi tanto la mano per dover associare le origini di Joker a quelle di Batman? La magia creata dal film si spezza proprio sul più bello.

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Marco Mammì

16 giorni fa

Concordo con chi dice che la storia è un po' banale, ma il film riesce a trasmettere allo spettatore esattamente tutto ciò che prova il protagonista, e penso che questo sia uno dei principali punti di forza del film

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Elisa Argirò

25 giorni fa

Bellissima recensione, davvero... nonostante le critiche in america riesci a spiegare nel dettaglio il come e il perché di questo film! Grazie

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Manuela Glieca

1 mese fa

Sono appena tornata dal cinema e la prima cosa che ho fatto è stata venire qui a leggere la tua recensione. Che dire, grandissimo film. Potente, commovente, crudo. È uno schiaffo in faccia. Dritto nella mia classifica dei film preferiti della vita.

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Maurizio Nardozza

1 mese fa

Assolutamente d'accordo con questa descrizione. E' un bel film con un interpretazione magistrale (spero che Phoenix riesca a vincere l'oscar alla quarta nomination ma ditemi un film dove ha sbagliato Irrational Man, Walk the line, The Master, Her). E' un Taxi driver rivisitato con la maschera di Joker. Personalmente non mi ha angosciato o emozionato particolarmente proprio perché i temi trattati li ho affrontati in altri film e libri.
Trovo ridicolo i tanti commenti in cui si fa a competizione fra i diversi Joker.. ogni interpretazione va inquadrata nel contesto e nel tono del film

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Jaimy

1 mese fa

bellissima recensione, film splendido, Joaquin insuperabile.

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iena plinsky

1 mese fa

Bellissima recensione Teo! Io sono dell’idea che il film si sarebbe potuto chiamare anche “Tony” e che sarebbe stato un capolavoro a prescindere. A parer mio non è il "vero" Joker.  Come si è detto più volte, il passato e le azioni del Joker cambiano in ogni storia a lui dedicata ma una cosa non cambia mai, l’intelligenza e la premeditazione. Sembra sempre che il Joker si lasci guidare dal caos ma in realtà non è così, è tutto premeditato (a volte anche anni prima) ed è questo che lo rende affascinante. Il Joker di Phoenix invece l'ho trovato esattamente l’opposto, si lascia guidare dal caos e arriva dove arriva quasi per solo fortuna.

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Stefano Calegari

1 mese fa

Un film potentissimo. Mi ha tenuto incollato allo schermo per tutta la sua durata. Mi ha commosso, mi ha ferito, mi ha fatto incazzare e mi ha disturbato. Ho empatizzato moltissimo con il protagonista, quasi da compatirlo. Per me uno dei più bei film che ho visto negli ultimi anni, accompagnato da una colonna sonora stupenda e con una una regia e una fotografia quasi impeccabili. Aggiungiamoci poi una prova attoriale fenomenale, forse la migliore di Phoenix. Tutto questo mi porta a dire una cosa che ho detto solo di pochi film: un film quasi perfetto, con le sole pecche già citate nell'articolo ma a cui onestamente ho dato davvero poca importanza, un film, secondo me, capolavoro. Mi diverto sempre a provare a dare una votazione ai film che vedo, basandomi sui miei gusti personali e non su questioni oggettive. A questo ho dato 9/10.

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Robisally

1 mese fa

Complimenti, una fantastica recensione!! Visto ieri sera il film, era da tempo che nn uscivo dal cinema con un misto tra emozione e turbamento. Quelle danze leggere, liberatorie quasi mi hanno commosso... ero felice per lui ma allo stesso tempo inorridita dai gesti compiuti. Bellissimo il contrasto della risata isterica e quella lacrima blu che rigava il viso. Musiche fantastiche, incalzanti! 
Insomma un 10+

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Daniele Vassalli

1 mese fa

Bellissimo articolo. Per me uno dei migliori film di quest'anno, mi manca da vedere Lighthouse e per come ne parli promette davvero bene. Unica pecca, se così si può chiamare, è la sceneggiatura abbastanza banale che però viene completamente sopperita da un Phoenix davvero pauroso.

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Benito Sgarlato

1 mese fa

Analisi assolutamente condivisibile... un bel film con una magnifica interpretazione, e non un capolavoro come si legge scritto ovunque da chiunque, come non avevo mai visto prima d'ora; troppe aspettative, molte delle quali soddisfatte, poche altre eluse.
Aspetto il blu-ray per gustarmelo meglio

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Sasuke

1 mese fa

A me, oltre a tutto quello riportato nella recensione, ha colpito molto anche il personaggio di Thomas Wayne di cui finalmente scopriamo qualcosa. Almeno per me, quel personaggio era sempre stato solo un icona, ne sapevamo ben poco, solo che era visto da tutti come il fantastico benefattore di Gotham, la sua morte aveva gettato nella disperazione la città. Quasi un essere mitologico che incide fortemente sulla scelta di suo figlio di trasformarsi nel vigilante mascherato, ma qui vediamo che forse era un semplice essere umano come molti altri, spinto anche dalla brama di potere, si vede molto poco e si vede solo visto dagli occhi malati di Arthur, però personalmente anche questo sotto aspetto a me è piaciuto molto.

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Luca Buratta

1 mese fa

Il film è molto (passatemi il termine) paraculo, sia nel citare le sue ispirazioni, sia nel sottotesto politico, sia nel fanservice piazzato qua e là... ma è un grande film, ben diretto, quadrato, senza troppi fronzoli, violento e crudele come giusto che sia, sorretto da un'interpretazione enorme di Phoenix che dovrà prendere un appartamento in più per stiparci i premi che vincerà per questo film.
Ribadisco, non è nulla di epocale né innovativo, ma preso per quel che è, senza volergli per forza appioppare addosso la parola "capolavoro", o dargli valenze sociali e politiche anche eccessive per quello che mostra, è un ottimo noir e un film nella sua interezza molto molto ben riuscito.
Speriamo che non lo rovinino infilandolo in una continuity.

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Giulio Scervino

1 mese fa

Ottima recensione Teo, davvero. Sono appena tornato dall'aver visto Joker e ho ancora addosso la sensazione questa sensazione di disagio che per un po' non penso andrà via. A mio parere, ottimo film con un Phoenix veramente grandioso.

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IlBuonVecchioNick

1 mese fa

Recensione superlativa. Descrizione del film fantastica.
Joker è un film che merita molte attenzioni secondo me e oltretutto potrebbe fare scuola per futuri progetti basati su personaggi dei fumetti, sopratutto villain.

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Bellissima recensione Teo!

Ho trovato questo Joker molto più inquietante di ciò che mi aspettassi perché le condiziomi sono molto più reali e vicine a noi... 

Grandissima interpretazione di Joaquin Phoenix. Quella scena in cui passa da una stanza all'altra cambiando bruscamente espressione mi è piaciuta molto. Così come le battute su uomini donne e relativi rapporti con macchine e parcheggio😂

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Bellissimo film, forse l'unica cosa che mancava era il tocco di originalità nella sceneggiatura visto che si vede enormemente il richiamo a Taxi driver e King of comedy.
Non ho mai letto i fumetti, ma mi chiedo quale sia il Joker più verosimile fra questo e quello di Ledger. Perché qui ci troviamo di fronte a una persona malata e con una visione della realtà completamente stravolta, imprevedibile perché al di fuori di comprensione, perché neanche lui sa bene cosa andrà a fare, una mina vagante. Il Joker di Ledger invece era sì folle, ma anche geniale e quindi la sua imprevedibilità risiedeva nell'essere sempre un passo avanti al nemico e nell'escogitare piani creativi in grado di anticipare le mosse. Qualche appassionato sa quale dei due ricalca meglio il personaggio originale?

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Filman

1 mese fa

Giorgia Leonardi
Sicuramente quello di Ledger. 
Nei fumetti, un po' per l'aura di mistero che possiede, un po' per la bidimensionalità del personaggio cartaceo, Joker non è certo un emarginato dal subconscio compromesso da traumi passati ma uno a cui piace fare il folle, uno che si diverte sul serio, non uno che lo fa perché non prende le pillole. Joker è un personaggio lucido, e Nolan questo l'aveva capito benissimo.

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Filman
Da quello che so non è ben chiara la genesi del personaggio. Quello che mi chiedo è se nel fumetto la sua imprevedibilità è frutto di genialità come in Nolan o solo di insensatezza delle azioni come in questo film. In quest'ultimo caso secondo me il nuovo Joker potrebbe essere più calzante, pur dando un background al personaggio che potrebbe sembrare fuori contesto. Stiamo pur sempre parlando di una genesi che si ferma davvero all'inizio di quello che poi deve diventare Joker stesso.

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Filman

1 mese fa

Giorgia Leonardi
Genesi a parte il Joker non balbetta, non tentenna, non fa quel che fa perché non prende le pillole.
Lui ha dei piani ben precisi in mente, organizza le sommosse, non ci capita dentro a caso.
Insomma crea dei piani che richiedono  enorme organizzazione, quindi il Joker di Pohenix non è sicuramente il genio del caos di Batman, ma una versione a parte e iper-realistica.

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Filman
Ecco appunto, questo volevo capire. Come ti ho detto, non sapevo bene quali fossero le caratteristiche di Joker nel fumetto. Grazie per il chiarimento!

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Filman

1 mese fa

Non riesco ad amare totalmente la retorica socialista del film, da amante di John Carpenter: possibile che dal '76, anno di Taxi Driver, o dall'81, anno in cui è ambientato il film, le cose non siano cambiate? Immagino che anche il populismo meriti la sua espressione artistica.
In generale questo film mi ha diviso tantissimo. E' un bel film e sono contento che un personaggio dei fumetti venga proposto in chiave scorsesiana, ispirandosi a qualcosa di più "alto" del solito cinefumetto. Tuttavia i riferimenti a King of Comedy e Taxi Driver sono veramente insistenti e reiterati, e alla fine di originale rimane solo l'operazione. Aggiungiamoci che questo Joker, per quanto sia stato lavorato e modellato, è il più scontato mai apparso sul grande schermo. E se vogliamo dirla tutta The Dark Knight Rises di Nolan già parlava di rivalsa sotto-proletaria.

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sharon_holmes

1 mese fa

Penso che non si possa aggiungere nulla a questa recensione, l'empatia che si prova per il personaggio non fa altro che crescere durante il film al punto tale di riuscire quasi a perdonare Joker per quei tremendi omicidi

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Jambo

1 mese fa

Complimenphis, la penso proprio come te.

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Angela

1 mese fa

Complimenti per la recensione, si sposa perfettamente a ciò che ho provato io guardando il film, penso che per godere appieno della recitazione di Phoenix si dovrebbe guardare in lingua originale; 
l'unica cosa, che secondo me stonava, erano i titoli di coda iniziali e finali, molto in stile anni 60, o giù di li, che con lo stile del film non ci stava molto bene, compreso il "the end" finale.
Ma questa è solo una mia piccola personale considerazione, per il resto il film è stato in linea con le aspettative, ciò che ho provato in sala, l'angoscia, la tristezza....raramente le ho provate con film usciti di recente: appena uscita dalla sala sono rimasta in silenzio per almeno un oretta, per assorbire tutto ciò che avevo appena visto, consigliatissimo 😁

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Ottima recensione Teo. L'impostazione del film, grazie alla magnifica interpretazione di Phoenix, trasmettono un senso di angoscia e di cruda realtà. Una realtà che non accetta i "diversi", che non vuole neanche provare a capirli. A mio parere nel film si percepisce una spirale discendente a cui il protagonista tenta di sottrarsi : egli sa dal principio quali sensazioni gli provochino la violenza, ma cerca di allontanarsene, per poi abbracciarla nel finale, quando ormai si sente schiacciato e abbandonato da una società quasi "darwiniana". Condivido come te il sentimento d'empatia verso il protagonista. In Sinceramente non credo che il finale sia un'illusione, anche se una possibile chiave di lettura.

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Michele Macchiorletti
Magari più che tutta un'illusione, semplicemente c'è una rivolta in atto, ma senza l'adorazione nei suoi confronti.

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Paino

1 mese fa

Film stupendo, ti fa sentire l'angoscia che prova il povero Arthur, così da voler quasi difendere un mostro che non si è creato da solo.

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Bellissima recensione. Pensavo che il film a conti fatti sarebbe stato del tutto slegato dal personaggio di Joker proponendo una visione più umana e realistica di un pazzoide criminale, ed è praticamente così, ma penso anche che la presenza di quegli elementi fantastici appartenti all'universo del fumetto (come anche il solo fatto che il film si chiami Joker) si amalghimino perfettamente con il tono e il senso della storia.

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Ten. Ripley

1 mese fa

Bella recensione, complimenti, d'accordo su tutto.
Il fatto che, nonostante sia un film molto "democratico", mi abbia inchiodato per due ore fuori dal cinema dopo la proiezione, è degno d'amore.

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Hanza

1 mese fa

Completamente d'accordo con te! 
E' un film che ci deve far riflettere perché quello che si vede è, purtroppo, una cosa vera.
Joaquin Phoenix stupendo, meraviglioso mi ha fatto contemporaneamente emozionare e venire i brividi. Solo la risata fa capire la sua bravura, lo senti ridere ma quando lo guardi vedi tristezza e tanta sofferenza nei suoi occhi.
Fotografia e una colonna sonora stupenda. Todd Phillips ha fatto un gran bel lavoro.

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Hanza
Penso che la risata sia una delle cose più stupefacenti di tutto il film. Ogni volta che capitava mi impressionava come bocca e occhi fossero agli antipodi dal punto di vista delle emozioni.

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Ilaria Ciciori

1 mese fa

Sarà che Taxi Driver è il mio film preferito, sarà che anch’io, come te, empatizzo moltissimo con gli ultimi e i bistrattati dalla società, ho provato una valanga di emozioni osservando ogni movimento, ogni espressione, ogni fantasia di Arthur. Phoenix immenso, non ci sono parole. La fotografia è qualcosa di meraviglioso.
Ho trovato diversi momenti davvero d’impatto... tra le tante la scena così bizzarra e al contempo delicata del saluto di Arthur a Gary, contrapposta alla violenza tragicomica della scena precedente, mi ha fatto contemporaneamente venire i brividi e scendere una lacrima. Il finale mi ha fatto volare. Niente, sono in estasi e già so che lo rivedrò un milione di volte!
Recensione meravigliosa come sempre Teo :)

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Francesco Costa

1 mese fa

Mi aspettavo un film in cui joker fosse una persona più che un super cattivo ed è stato proprio così. Proprio per questo ho apprezzato il film, al tempo stesso però calarlo in un contesto così verosimile mi ha portato tantissimo a soffrire per il personaggio per cui credo che non lo rivedrò subito. Il fatto però che sia il joker e quindi sia ambientato a Gotham ha un pochino diluito questo effetto, benché come hai giustamente detto Teo alla fine del film non condividi le scelte ma capisci perché fa ciò che fa.

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Valerio Battaglia

1 mese fa

Recensione molto bella! Purtroppo devo dire che il film non ha avuto su di me lo stesso impatto. Sono entrato in sala con aspettative molto alte, e ciò ha forse inficiato il godimento di una pellicola che, se non fosse per l'interpretazione di Phoenix, crollerebbe come un castello di carte.
 Seppure tecnicamente ineccepibile, l'ho trovato su quel fronte poco originale (la fotografia mi ha rimandato molto al Cavaliere Oscuro, non ho colto particolari virtuosismi di camera...); ma forse questa è colpa mia, avendolo visto subito dopo Ad Astra l'occhio era rimasto ad altre abitudini.
 Un film bello, per carità, ma non il capolavoro tanto atteso. Nota positiva per la colonna sonora, che ha saputo essere una buona cornice alla psicologia tormentata del protagonista. Per il resto la pesantezza di una sceneggiatura non proprio brillante ha influito molto sul mio giudizio della pellicola.

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Carmine Sirico

1 mese fa

Concordo appieno su tutto. Per la prima volta nel cinema della mia città ho assistito ad un applauso alla fine della proiezione, anche di ragazzini( probabilmente minori di 14 anni), che sottolineano la potenza visiva e comunicativa di questo film. Ps: Phoenix è stato mostruoso in tutti i sensi.

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Antonio Porricelli

1 mese fa

Mi trovo ancora una volta d'accordo con ciò che dici.
Purtroppo non sono riuscito a godermi appieno il film poichè ero entrato in sala aspettandomi un "supercattivo" e invece mi sono ritrovato un uomo distrutto che rappresenta (come Joker stesso dice) il prodotto di una società malata. Davvero un ottimo film, non un capolavoro, ma un film ben confezionato, con un'interpretazione ai limiti della perfezione.  Da rivedere assolutamente!

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