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Endings, Beginnings: provaci ancora Jamie - Recensione - TIFF 2019

Endings, Beginnings è il film che non mi ha fatto dormire bene la scorsa notte, anche se scommetterei tutti i miei soldi sulla pizza indigesta di Domino's mangiata prima di andare a letto - nella mia zona non vi era null'altro aperto a mezzanotte inoltrata - o il rosicamento di essermi perso la premiere di Color Out of Space nella quale Nicolas Cage ha cantato durante il Q&A: scegliete voi la strada che vi sembra più plausibile. 

 

Il film diretto da Drake Doremus e interpretato da Shailene WoodleySebastian Stan e Jamie Dornan vorrebbe essere, nelle intenzioni e per come è stato presentato, uno studio di caratteri di forte impatto per scardinare gli umori del pubblico. 

 

Personalmente ho trovato questa premessa parecchio pretenziosa esattamente come il film e il canovaccio pseudo-sperimentale che ha lasciato agli attori largo spazio all'improvvisazione. 

 

La sceneggiatura di Endings, Beginnings, scritta a quattro mani da Doremus con Jardine Libaire, sembra un gentile tentativo di redimere Jamie Dornan da quell'Harmony per chierichetti che è la trilogia delle 50 Sfumature per metterlo finalmente al centro di un film carico di un qualche erotismo. 

 

 

[Shailene Woodley e Sebastian Stan in Endings, Beginnings]

 

 

La storia vede protagonista Daphne, una giovane donna in crisi dopo la separazione dallo storico fidanzato e in seguito a un fatto traumatico che sembra al centro del ribaltamento della sua vita. 

 

Tornata a casa della sorella dopo aver lasciato il lavoro, l'abbrutimento di Daphne viene interrotto dal triangolo che nasce tra lei e l'affascinante e bad boy Frank (Sebastian Stan) e il più affidabile e romantico Jack (Jamie Dornan). 

 

Endings, Beginnings è un film che ha indubbiamente dei pregi. 

 

Doremus cavalca il film indipendente americano cercando di dare sensazioni e di rendere tutto molto intimista, stando sempre vicino agli attori, insistendo sui primi piani e spezzando la narrazione dandole un ritmo interessante e un montaggio ben dosato che alterna languore e sferzate emotive. 

 

La storia non si siede eccessivamente, distrae dai tre atti e cerca di dare un sentimento alle situazioni, portando lo spettatore in scene di sesso frenetiche, erotiche, mettendo in scena i corteggiamenti basati sul fumo di sigarette, ricercando le luci giuste per gli umori delle sfumature del triangolo e sostanzialmente mettendo sempre ben in scena le situazioni e il loro mood. 

 

Allo stesso tempo è apprezzabile un ritmo diverso, caratteristico del suo pensiero e metodi di racconto ma anche utile alla fruizione di una storia che altrimenti sarebbe un qualcosa di già visto senza particolari guizzi. 

 

Il sesso in Endings, Beginnings funziona come funziona la passione dello sguardo che va sulle labbra, e gli attori formano il giusto ambiente nel creare le interazioni tra i personaggi protagonisti del triangolo. 

 

Quello che invece a mio avviso non funziona è la premessa di voler creare uno studio di caratteri a destabilizzare la visione del pubblico, quando invece il film, a meno che voi non siate particolarmente bigotti, non è poi così sconvolgente.

 

 

[Un dietro le quinte di Endings, Beginnings]

 

 

Endings, Beginnings non studia alcun carattere, ma anzi mette in primo piano tre maschere ben inquadrate e descritte nella loro presentazione e nei loro contorni, riempiti con molto poco. 

 

La sceneggiatura secondo me non riesce a raccontarci i personaggi, proprio perché non ha ben chiaro cosa dire e a chi farlo dire: non escono dunque le loro sfumature, le idiosincrasie che li dominano e tutto si ferma al passo uno di molte esplorazioni, lasciando alle acque dell'improvvisazione del cast il compito di uccidere questo bambino narrativo. 

 

Durante la visione il tarlo che ha dominato i miei pensieri è stato quello di Drake Doremus che mette in scena un film girato con i filtri di Instagram.

 

Tecnicamente Endings, Beginnings si intorta con conversazioni via smartphone portate sullo schermo con un font criminale che nemmeno il più svogliato degli editor si azzarderebbe a utilizzare, e per buona parte cerca di annegare la sostanza in una forma a volte posata, e altre ben congeniata per scene da album Polaroid, da spot romantico di un profumo o ricalcando semplicemente alcuni stilemi del cinema indipendente americano. 

 

Doremus non fa un lavoro brutto tecnicamente, ma vacuo.

Aggiungendo rumore e particolarità tecniche per distrarre da un vuoto ancora più evidente della sceneggiatura, che quando non sa più cosa raccontare butta nel dramma altri drammi, non raccontando una storia d'amore, un viaggio verso l'emancipazione di un individuo o la self-discovery di una persona. 

 

Endings, Beginnings è un film molto ingenuo, molto pretenzioso, particolarmente lontano dallo stabilire una connessione con il pubblico - non e' chiaro a chi voglia parlare - e sembra volersi nascondere dietro quell'irritante modo di dire del "la mia vita è un casino" che sembra autorizzare molti privilegiati della Orange County a una profondità che non sanno nemmeno dove stia di casa. 

 

Il film di Drake Doremus potrebbe anche essere gradito da una parte del pubblico, ha i suoi pregi e ha le sue retoriche, ma non vedo alcun motivo per cui si dovrebbe leggere questa storia e farne qualcosa di prezioso, di motivazionale o di romantico.

 

Poiché di caldo e avvolgente Endings, Beginnings non ha quasi niente. 

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