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The Aeronauts - Recensione: vai, vai nel cielo, vai... TIFF 2019

Tom Harper sale sul palco della Roy Thomson Hall per presentare il suo The Aeronauts, film basato sulla storia dello scienziato James Glaisher (Eddie Redmayne) e la pilota Amelia Wren (Felicity Jones) che nel 1862 tentarono di superare il record di quota in mongolfiera per raccogliere dati atmosferici al fine di prevedere i fenomeni metereologici. 

 

In The Aeronauts Tom Harper mette in scena la sceneggiatura di Jack Thorne seguendo i dettami del buon James Cameron ma, non essendo un mago degli effetti visivi e dell'avanguardia tecnica, decide di girare il film in IMAX cercando di dare un impatto spettacolare e significativo al superamento di quella che per noi non è più una frontiera: il cielo. 

 

Il Cinema contemporaneo ci ha ben abituato al tema dell'esplorazione spaziale, considerando anche il rispolvero di questo nel corso degli ultimi anni, ma Harper decide di fare qualche passo indietro e raccontare un'epoca in cui il cielo, l'atmosfera e la comprensione della sfericità terrestre, quella per la quale Giordano Bruno fu condannato, era il limite, il baratro che ci separava da una maggiore comprensione del mondo.

 

[Trailer internazionale di The Aeronauts]

 

 

Ancora una volta torna quindi il tema dell'essere umano disposto a imbarcarsi in un'avventura potenzialmente mortale pur di comprendere questo mondo, in nome di una conoscenza a liberarlo dal suolo e dalle catene di convinzioni che con la scienza hanno ben poco a spartire, avvicinandosi forse alla supersitizione.

 

James Glaisher vuole prevedere il tempo e per il suo presente suona quasi una barzelletta su di un mago e una sfera magica. 

 

In un presente in cui la ragione dei fatti e la divulgazione scientifica arrancano a sbugiardare chi è davvero convinto che l'uomo non possa andare oltre l'atmosfera senza regredire allo stato di scimmia, The Aeronauts decide di prendersela con calma e mostrarci il passo intermedio: la vertigine tra il freddo siderale delle stelle e la Terra. 

 

Grazie alle riprese in IMAX Harper riesce a mettere in scena molto bene una storia affascinante che, nonostante la vicinanza al suolo, lascia lo spettatore estasiato e sorpreso della sostanza delle nuvole, confortato dallo spazio sicuro sopra le tempeste e spaventato dalla loro potenza, affascinato dalle farfalle che sanno volare dove non sembrerebbe possibile, terrorizzato dall'altezza e obnubilato dalla mancanza di ossigeno e dal freddo, mentre le stelle diventano più chiare su di un manto celeste sempre più scuro. 

 

 

[Eddie Redmayne e Felicity Jones in un momento di The Aeronauts]

 

 

The Aeronauts trova il suo pregio proprio nella parte conclusiva del suo sviluppo, quando la frontiera diventa il traguardo, quando le parti più concitate diventano spettacolo e il senso di vertigine si fa pressante e stressante.

 

Al contempo, il film di Harper trova il suo difetto principale nel non riuscire fino in fondo a costruire un build up per la storia, rendendo i personaggi un po' deboli, poco delineati nei loro contrasti, non abbastanza traumatizzati dalle loro mancanze e dal loro vissuto, facendo passare per una formalità tutta la costruzione dei caratteri messi in gioco e le loro motivazioni. 

 

Un peccato accentuato dal montaggio alternato che Harper azzecca nel raccontare la storia, mettendo il continuo spostarsi tra l'impresa in corso e il racconto dei protagonisti al centro del ritmo del film. 

 

The Aeronauts è un film bello visivamente, ben congeniato, appassionante nell'ultimo terzo di film e il cui significato alle spalle è enorme e imponente, ma che si spreca in una narrazione poco ispirata dei protagonisti e dei loro travagli personali e ideologici. 

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2 commenti

Giorgia Leonardi

1 anno fa

Sembra un film interessante, anche se mi dispiace che non riesca a delineare bene i personaggi, importante dato che la vicenda si svolge in uno spazio così ristretto. Comunque già solo la spettacolarità visiva sembrerebbe valere la visione.

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Hanza

1 anno fa

Mi sarebbe piaciuto vederlo in IMAX. Peccato.

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